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Monster of the Deep: Final Fantasy XV – Recensione

Final Fantasy XV fu, senza ombra di dubbio, uno dei titoli più discussi dello scorso anno, in grado di spaccare in due tronconi la folta fan base della produzione: da un lato coloro che, nonostante il lungo e travagliato sviluppo, apprezzarono la svolta action della saga e le novità inserite con il nuovo episodio, mentre dalla parte opposta i detrattori, i quali non riuscirono a soprassedere agli evidenti buchi di trama e malus celati nel quindicesimo episodio. Nonostante ciò, nel corso del tempo, il gioco è riuscito a conquistarsi la fiducia del pubblico che è stato ripagato da un ricco programma di contenuti aggiuntivi conclusosi proprio recentemente, con il rilascio di un DLC dedicato a Ignis. Square Enix ha voluto soddisfare anche i possessori di PlayStation VR, realizzando un’avventura unica basata su uno degli aspetti maggiormente apprezzati dai player di Final Fantasy XV: la pesca. Difatti, Monster of the Deep non è altro che la riproposizione, attraverso interessanti novità e aggiunte, del minigame presente nell’opera originale, questa volta, però, impreziosito dal fascino unico della realtà virtuale. Scopriamo insieme cosa la produzione ha da offrire.

Mostro dei mostri

Nonostante il cuore pulsante di Monster of the Deep sia la pesca sfrenata, il team di sviluppo ha voluto arricchire il tutto fornendo una trama di base piuttosto inconsistente a dire il vero, ma utile quanto basta per spingere l’utente a proseguire nell’avventura. [quotedx]La storia non è il fulcro dell’esperienza[/quotedx] Difatti, mentre il protagonista si dirigerà con il proprio furgoncino in una località dell’immenso mondo di Eos per rilassarsi a pescare, verrà attaccato da un demone di dimensioni gargantuesche, il quale lo sbalzerà via dileguandosi nel profondo del mare. Per nostra fortuna, ben presto giungerà in soccorso la bella Cindy, che ci fornirà le prime cure e ci condurrà in un rifugio sicuro, il quale diverrà la nostra base operativa per i futuri incarichi. L’obiettivo, quindi, sarà quello di estirpare la minaccia dei mostri marini che affligge le zone subacquee, attaccandoli sfruttando il nostro arsenale e poi pescarli.

Tutto ciò avverrà dopo aver creato l’avatar, che potremo modificare a piacimento, agendo su tutte le componenti morfologiche ed estetiche: partendo dagli occhi e capelli, passando per il naso e finendo anche per il vestiario. Sicuramente starete pensando a tutto ciò come qualcosa di positivo, e infatti la feature è sicuramente pregevole, ma il problema sarà che il protagonista risulterà pressoché sempre celato agli occhi dell’utente (dato che, per ovvie ragioni, giocheremo in prima persona) e quindi appare chiaro che la meccanica è stata inserita unicamente per giustificare la spesa di crediti ottenuti completando le missioni in game, i quali serviranno per personalizzare il vostro alter-ego e incrementare artificialmente la longevità.

La leggenda del re pescatore

Passando al fulcro della produzione, avremo a disposizione quattro modalità in cui immergerci: la storia, nella quale sconfiggere le creature abissali, i tornei, in cui dovremo catturare più pesce possibile sfidando i nostri avversari, la pesca libera, utile per divertirsi senza vincoli, e la caccia a particolari specie. A primo impatto potrebbe sembrare tutto molto vario, ma la realtà risulterà ben diversa: purtroppo in tutte le sezioni di gioco saremo costretti a ripetere in circolo sempre le medesime azioni, le quali tedieranno il player dopo poco tempo. Innanzitutto, attraverso la classica funzione del teletrasporto (presente ormai in tutti i titoli VR) dovremo scovare il punto giusto in cui iniziare a pescare, successivamente saremo chiamati ad attivare uno speciale sonar che evidenzierà le zone maggiormente floride di fauna e infine obbligati a lanciare la nostra lenza calcolando perfettamente le distanze. Una volta fatto ciò, il pesce magicamente abboccherà, e girando la levetta sinistra del controller richiameremo a noi lo sfortunato animale, che verrà definitivamente catturato con un colpo verticale del DualShock 4.

[quotedx]L’iter di cattura dei mostri sarà sempre uguale[/quotedx]Ecco, in tutte le modalità dovremo agire sempre reiterando le azioni citate poc’anzi, con la sola eccezione della storia, la quale prevederà differenti fasi da completare prima di sconfiggere la preda. Difatti, prima di tutto dovremo pescare la giusta quantità di pesce, calcolato da una barra specifica, che obbligherà il mostro ad apparire; una volta uscito allo scoperto, prima di imprigionarlo dovremo indebolirlo (un po’ come accade in Pokémon) sparandogli con la balestra, e poi lanciare l’esca e catturarlo definitivamente. Per tutti i demoni subacquei saremo costretti a comportarci sempre nello stesso modo, con un tasso di varietà praticamente inesistente se non per il design e moveset dei boss, i quali, fortunatamente, saranno almeno caratterizzati da un’estetica accattivante e di impatto. Insomma, una stratificazione superiore dei compiti, qualche feature in più o semplicemente una maggiore differenziazione delle missioni avrebbe contribuito a rendere l’esperienza maggiormente divertente ed interessante.

[quotedx]Graficamente non ci ha colpito[/quotedx]Inoltre, a rendere ancora più frustrante l’esperienza di gioco si è aggiunta anche una calibrazione dei comandi piuttosto rivedibile, la quale ci ha impedito più volte di compiere un lancio discreto. Ci teniamo a sottolineare che non è dipeso minimamente dalle nostre abilità, in quanto in parecchie occasioni, utilizzando la giusta intensità, la canna da pesca ha lanciato l’amo nella direzione opposta a quella desiderata, lasciandoci abbastanza interdetti, soprattutto perché tutta l’esperienza si baserà sulla corretta esecuzione del compito. In più, tecnicamente il titolo ci è apparso di buon livello per quel che concerne la riproduzione dei character, ma abbastanza scadente nella riproposizione degli ambienti, molto limitati e poco dettagliati. Fortunatamente, un minimo la direzione artistica rimedia ai palesi limiti tecnici, ma non in maniera così significativa da renderli trascurabili. Altra nota dolente risulta essere l’assenza della localizzazione italiana, che potrebbe limitare ancor di più l’utenza.