Games

Megaton Rainfall – Recensione

Avete mai voluto essere dei veri supereroi? Volare nello spazio, distruggere alieni invasori e salvare intere città con dei poteri al limite della fisica? Allora Megaton Rainfall avvererà le vostre fantasie, a patto che non abbiate paura di mettervi il visore per la realtà virtuale e calarvi in un volo libero attraverso la terra ed oltre i suoi cieli.

Il titolo di Pentadimensional Games è uno dei primi passi all’interno della realtà virtuale, specificamente nel panorama di PlayStation VR, periferica su cui abbiamo provato il gioco in questione. Sicuramente è incline a molti altri progetti che tendono a sfruttare la tecnologia dei visori al fine di proporre esperienze al limite delle possibilità umane, fondendo la fantasia con la capacità di coinvolgimento della virtual reality. Non sempre però questa accoppiata risulta azzeccata per tutti gli utenti, soprattutto per chi è ancora un neofita nei confronti di questo mondo.

Megaton Rainfall si apre con l’unica spiegazione di trama che troveremo durante il gioco, eccetto qualche frammento di backstory sparso per l’universo. In una sorta di richiamo mistico da quello che dovrebbe essere Dio o una rappresentazione simile, un essere etereo è convocato a difesa della terra da una minaccia aliena che tenta di distruggere il pianeta, con la solita predilezione per le grandi metropoli. Dovremo dunque farci strada in una serie di  combattimenti aerei, dove voleremo per i cieli utilizzando diverse abilità che vanno da semplici sfere da lanciare fino ad onde energetiche. Questo è il centro dell’offerta di Megaton Rainfall, ripetuta in nove diversi scenari urbani abbastanza dettagliati.

Il pacchetto appena descritto è effettivamente divertente proprio perché si è in controllo di un essere capace di tirare testate megatoniche in faccia alla feccia extraterrestre. L’enorme potenziale caotico del nostro alter ego è sottolineato dalla cura riposta nella creazione degli effetti fisici, particellari e della distruzione dei vari edifici ed astronavi. Il nome del gioco, che tradotto significa “Pioggia di Megatoni”, è effettivamente il modo migliore per sintetizzare ciò che Pentadimensional Games ha creato per i giocatori. Purtroppo, però, è stata inserita una evidente limitazione che stronca sul nascere il fattore divertimento a favore di quello che risulta un mero tentativo di proporre una sfida.

Rimanendo in tema di supereroi e di Superman nello specifico, probabilmente ricorderete che la premessa del famoso film Batman VS Superman è proprio basata sulla distruzione che l’eroe dal mantello rosso ha causato a Metropolis in Man of Steel. La devastazione indiscriminata, seppur a fin di bene, diventa un problema al pari della minaccia dei Kriptoniani, portando Batman e le nazioni unite a condannare quanto accaduto. Gli sviluppatori di Megaton Rainfall hanno preso a cuore questa tematica, tanto da inserirla come un fattore determinante del gameplay. Essendo delle creature fatte di un’aura quasi radioattiva non potrete essere feriti, bensì la vostra “vita” è rappresentata da una barra che scenderà in base alle vittime mietute sia dagli alieni che dai vostri colpi mancati. Se sbaglierete a lanciare un colpo, o farete cadere un’astronave aliena sul suolo sbagliato, finirete per distruggere palazzi e uccidere persone, cosa che il gioco vi ordina caldamente di non fare seppur ci sia anche la possibilità di far esplodere l’intero globo terrestre.

Per quanto questo messaggio in stile Unicef sia moralmente valido, a livello puramente ludico non corrisponde a tutte le caratteristiche presenti all’interno di un titolo che vi mette a disposizione un arsenale di poteri via via più devastante. Sarebbe come chiedere ad una testata atomica di colpire i nemici ma lasciare integri gli edifici nell’area d’impatto, pura follia soprattutto per un potenziale caotico così evidente e a portata di mano. Sicuramente, essendo guidati dalla voce del Signore, non è coerente diventare una sorta di angelo dall’apocalisse ma questo non significa che dovremmo essere penalizzati per la logica distruzione di palazzi che sono sulla traiettoria delle astronavi che vogliamo colpire, le quali hanno forme così contorte e serpentine che servirebbe un cecchino per evitare di fare danni. In un certo senso, sembra che gli sviluppatori non hanno abbiano mai avuto modo di sentire il detto “ a mali estremi, estremi rimedi”.

Non aiuta, inoltre, il fatto di avere una sola modalità in tutto il gioco che si presterebbe molto al puro free roaming date le gigantesche dimensioni della mappa di gioco che ci permette di passare addirittura in altre galassie e sistemi solari. Per quanto ciò sia incredibile, là fuori non c’è nulla di nostro interesse soprattutto se si considera che i mondi sono tutti uguali in variazione di tre biomi. Solo la Terra è abbastanza ricca di dettagli, infatti è possibile perfino osservare piccoli banchi di pesce nelle profondità del mare o cercare le città più famose, perfino d’Italia, con tanto di monumenti e edifici iconici. Purtroppo, l’esplorazione risulta addirittura stroncata nella versione PlayStation 4, la quale non ha neanche la Luna o qualsiasi altro pianeta all’infuori della Terra.

Come evidenziato nelle righe di cui sopra, i dettagli di certo non mancano, ma è l’anima del gioco ad essere limitata e trattenuta dal diventare l’esperienza che i giocatori cercano e richiedono in ragione di limiti di gameplay senza una logica vera e propria. A tali paletti vanno aggiunti anche le evidenti problematiche riscontrabili da chi, magari, è più sensibile alla realtà virtuale. Sebbene il titolo sia completamente giocabile senza visore, è abbastanza palese che sia progettato per questo tipo di esperienza. Tenendo questa premessa a mente, proprio per la sua natura da voli supersonici nel globo e nello spazio, con i movimenti di testa di scatto per seguire le navi aliene ed il necessario puntamento millimetrico del capo per colpire i punti deboli dei nemici, avere la nausea è l’esito minimo dopo neanche un’ora di sessione continuata. Naturalmente si tratta di un fattore che può variare da individuo ad individuo, eppure bisogna necessariamente sottolineare l’insorgere di tali effetti sgradevoli, proprio perché si tratta di una tecnologia che cerca di appellarsi a più pubblico possibile nel percorso verso la sua commercializzazione. L’estrema e poco lungimirante gestione del movimento di Megaton Rainfall è un altro ostacolo da aggiungere alla godibilità generale del gioco.

Eppure, la sostanza dentro Megaton Rainfall è enorme e lo testimonia il gigantesco universo da scoprire allontanandosi semplicemente per il piacere di farlo. Parliamo di un ricco spazio pieno di stelle, buchi neri, soli e tante altre meraviglie che sono state poste all’interno del gioco ma senza uno scopo nei meccanismi dello stesso. Si potrebbero passare ore ed ore a scandagliare l’ignoto senza ricevere una ricompensa, oltre il puro piacere personale. Si sarebbe potuto sfruttare questo stratagemma per capire l’origine degli alieni, inseguirli nel cosmo in un’epica lotta all’ultimo raggio laser terminante nel pianeta natale degli stessi in un climax che sarebbe stato sicuramente superiore rispetto alla tiepida ricompensa della nona missione. Ciò che ci resta, purtroppo, sono solamente i palazzi da evitare ed il motion sickness causato da un prodotto che mostra del potenziale e delle idee creative ma rimane molto restio a svilupparlo nella sua interezza, ancora rinchiuso – forse – in quei limiti tecnici che affliggono tanti prodotti per la realtà virtuale.