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Le Bizzarre Avventure di Jojo: storia videoludica della famiglia Joestar

In questi ultimi giorni i fan delle Bizzarre Avventure di Jojo sono sull’attenti. Dopo che infatti è stata resa ufficiale la registrazione da parte di Shueisha dei marchi Vento Aureo e JOJO, in molti si chiedono se verrà annunciata a breve la versione animata della quarta serie di questa saga. Intanto che aspettiamo trepidamente altre notizie o magari un bel trailer, perché non ingannare l’attesa con una passeggiata nei giochi del passato dedicati ai nostri eroi?

Partiamo dal principio: per gli amanti dei manga, il 1987 resterà un anno memorabile. Fu proprio allora, infatti, che il mangaka Hirohiko Araki diede il via alla pubblicazione sul settimanale Shounen Jump dell’ormai conosciuta saga dedicata alla sfortunata ma combattiva famiglia Joestar. Il manga, che raggiunse il nostro paese nel 1993 sui volumi Action della casa editrice Star Comics, gode attualmente di un’estesa popolarità grazie soprattutto alle recenti serie animate ad esso ispirate, nonché a due tie-in per Playstation3 e Playstation4. E tuttavia la storia dei tie-in ispirati alla famiglia Joestar è iniziata molto tempo prima.

Il viaggio verso l’Egitto

La terza serie delle Bizzarre Avventure di Jojo è una tra quelle che gode di maggiore popolarità. Ebbe il merito di introdurre gli amati Stand, definiti come manifestazione dell’energia vitale e combattiva delle persone. In via teorica, tutti possiedono uno Stand, ma solo alcuni lo sviluppano; chi può impiegare il proprio Stand in battaglia è definito Guerriero Stand; c’è anche chi invece lo sviluppa con capacità diverse, non adatte allo scontro diretto. Una terza, sfortunata categoria è composta da persone che sviluppano uno Stand ma non posseggono abbastanza tenacia da controllarlo, e finiscono da esso posseduti e spesso uccisi. Ogni Stand è diverso dall’altro nella forma e nelle abilità e rispecchia la personalità unica ed irripetibile del proprio portatore. La terza serie propone un viaggio dal Giappone all’Egitto intrapreso dal discendente della famiglia Joestar, Kūjō Jōtarō al fine di rintracciare e sconfiggere il redivivo Dio Brando, antagonista dei Joestar fin dalla prima serie, definibile come un concentrato di brama di potere, intelligenza e cattiveria che, grazie al maleficio della Maschera di Pietra, ha ottenuto l’immortalità tramutandosi in vampiro. In palio c’è la vita di Holly, madre di Jojo, che come lui ha sviluppato uno Stand a causa dell’influenza nefasta di Dio, ma che essendo una persona d’indole dolce e pacifica ne viene soggiogata. Inutile dirlo, quello che si prospetta come una semplice trasvolata si tramuta in un pericoloso viaggio irto di pericoli, battaglie contro altri Guerrieri Stand al soldo di Brando e repentini cambi di programma. Un’esperienza che narra di amicizia, di legami, di tenacia e volontà.

Il viaggio (videoludico) verso l’Egitto

Dunque, eccoci al punto. La prima volta che Jojo e compagnia portarono i gamer in viaggio con loro risale al 1993, con il GDR Jojo’s Bizarre Adventure per Super Famicom, ad opera del developer Cobra Team. Il gioco era strutturato come un punta e clicca a scorrimento laterale, che permetteva di interagire limitatamente con l’ambiente per controllarne i dettagli e reperire oggetti o indicazioni; era anche possibile parlare con gli altri personaggi per ottenere consigli su come proseguire l’avventura. La storia scorreva in realtà da sola, proponendo di volta in volta un susseguirsi di situazioni in maniera obbligata. L’anima GDR del gioco usciva più marcatamente durante i combattimenti a turni; il giocatore poteva scegliere fra una lista di opzioni fra cui l’attacco, la provocazione e la possibilità di guardarsi attorno per studiare l’ambiente oppure osservare meglio il nemico e sfruttare a proprio vantaggio le informazioni e le idee ispirate da tali osservazioni, realizzando così attacchi speciali. Curiosamente, subito prima dell’inizio di ogni scontro compariva la figura di Dio nella parte alta dello schermo, in coppia con una stesa di Tarocchi coperti fra cui il giocatore era chiamato a scegliere. A seconda di quanto si fosse fortunati, era possibile ottenere potenziamenti, oppure limitazioni delle nostre abilità, come la perdita parziale dell’energia oppure lo status di stress.

Al termine della battaglia il giocatore riceveva punti esperienza e denaro. Immancabile l’inventario con gli oggetti da equipaggiare e i ricostituenti; una voce speciale era dedicata ai Tarocchi, le carte del destino ai cui arcani sono ispirati gli Stand della terza serie. Abdul, l’indovino del gruppo (non a caso portatore dello Stand Magician Red, il possente mago delle fiamme ispirato all’arcano del Bagatto), grazie alla lettura delle carte era in grado di suggerire al giocatore quale fosse l’approccio migliore per affrontare gli scontri. Graficamente, il titolo rispecchiava fedelmente i modelli originali del manga per quanto riguarda i personaggi, i loro stand e le rispettive pose d’attacco ma non offriva varietà negli sfondi, spesso ridotti alla ripetizione degli stessi elementi. Durante le fasi “esplorative” parlare con le persone presenti nelle schermate poteva fornire indizi utili a capire quale Stand nemico fosse sulle nostre tracce. Nei negozi, alberghi e negli uffici della Fondazione Speed Wagon, tale opzione permetteva di acquistare oggetti, far riposare il team e salvare i dati. La trama riprendeva quella che vi ho riassunto poco fa, ma la sintetizzava variando le modalità e le situazioni in cui i vari personaggi si presentavano. I numerosi nemici, invariati dal manga, arrivavano a raffica con modalità, in situazioni e in ordine molto diversi da quelli originali. Diversamente dal manga, il gruppo dei nostri Guerrieri Stand non si separava praticamente mai. Erano presenti anche elementi tipici della prima serie quali i vampiri zombie agli ordini di Dio.

Jojo picchia duro!

Pochi anni dopo, nel 1998, Capcom curò una versione picchiaduro 2D del viaggio di Jojo nella terza serie, dapprima come cabinato per sala giochi, poi anche convertito per Playstation col titolo Jojo’s Bizarre Adventure (da noi, Jojo’s Venture). Diversamente dal suo predecessore, il gioco Capcom seguiva fedelmente la trama del manga, rispettandone modi e tempi e offrendo anche un ritmo di gioco serrato. I modelli dei personaggi rispecchiavano gli originali del maestro Araki, ne ripetevano le movenze e pronunciavano le frasi note ai lettori del manga. Anche gli sfondi fissi erano direttamente tratti dalle ambientazioni originali. Con la pressione di un determinato tasto, era possibile evocare e ritirare il proprio Stand. Caricata un’apposita barra, diventava possibile eseguire degli attacchi speciali, mutuati dalle battaglie fra Stand del manga. Durante lo sviluppo della trama, le battaglie uno contro uno lasciavano il posto a giochi basati sulla prontezza di riflessi, come schivare gli attacchi a sorpresa degli avversari, una partita di poker con tanto di possibilità di barare e addirittura un meta-gioco in cui cimentarsi in una gara all’ultima curva in un videogioco racing.

Godibilissima anche se un po’ macchinosa la virata nel genere platform a scorrimento laterale nel livello in cui gli Stand di due dei nostri amici davano la caccia ad uno Stand nemico in un contesto molto particolare – l’interno del cervello di Joseph Joestar! Sconfiggere ciascun avversario con l’esatta tecnica Stand usata nel manga fruttava punti extra. Dopo aver accumulato abbastanza punti, questi mini giochi diventavano sbloccabili per essere fruiti indipendentemente dalla storia principale, con la simpatica aggiunta di una modalità in cui era possibile chiedere un consulto veloce della propria fortuna attraverso i Tarocchi. Oltre al viaggio verso l’Egitto, il gioco permetteva di affrontare la modalità arcade con ciascuno dei personaggi, per visualizzare un filmato personale. Una versione videoludica della terza serie delle Bizzarre Avventure di Jojo non perfetta, ma certamente ben riuscita. Nel 2012 venne riproposto su Playstation Network e Xbox Live Arcade in alta definizione.

Il Giogio nazionale

Chi ha letto il manga sa che la quinta serie de Le Bizzarre Avventure di Jojo si sposta sulla nostra ridente penisola, seguendo le vicende del Jojo italiano (in realtà giapponese ma cresciuto in Italia), tale Giorno Giovanna che, pur non sapendolo, è figlio di Dio Brando. Riassumendo all’osso la trama: nonostante la sua infanzia infelice per via della madre snaturata, Giogio cresce con un sogno costruttivo nel cassetto: vuole fondare e gestire la sua personale banda criminale, una gang che possa definirsi onorevole e che tolga lo spaccio dalle strade (chiodo scaccia chiodo docet).
Per fare ciò, Giogio chiede di essere integrato nella banda Passione gestita da un boss che vive circondato dal mistero. Una volta superata la prova d’iniziazione, Giorno viene inserito nel gruppo di bizzarri elementi agli ordini di Bruno Bucciarati. Ciascuno dei membri del gruppo possiede uno Stand. Giogio può contare sul suo Gold Experience, Stand col meraviglioso potere di creare la vita. L’ordine di scortare la figlia del boss lungo un viaggio che la condurrà dal padre e la scoperta della vera natura di questi, ivi incluso il fatto che voglia sua figlia per ucciderla con le sue mani, innescherà una lotta all’ultimo sangue fra il gruppo di ragazzi e il misterioso figuro, la cui identità è quella di Diavolo, possessore di un terrificante Stand in grado di tagliare il tessuto del tempo, alterandolo a suo favore. Grazie anche all’aiuto di Polnareff, possessore dello stand del Carro che fece la sua comparsa nella terza serie e custode della Freccia (un artefatto in grado di creare nuovi Stand come anche di accrescere notevolmente il potere di quelli già esistenti), Diavolo viene sconfitto. Giorno prende il suo posto nell’organizzazione coronando così il suo sogno e accetta di custodire la Freccia per la sicurezza dell’umanità.

Vento Aureo

Era il 2002 quando Capcom rilasciò JoJo no Kimyō na Bōken Ōgon no Senpū (Le Bizzarre Avventure di Jojo: Turbine Dorato) per Playstation 2. Il gioco era un picchiaduro tridimensionale con ampia libertà di movimento, diviso in capitoli che seguivano la progressione della trama così come narrata nel manga. Per combattere l’avversario era possibile sfruttare sia attacchi diretti che – ovviamente – servirsi delle abilità del proprio Stand; anche l’ambiente esplorabile offriva possibilità di eseguire attacchi speciali. Gli Stand avevano una resistenza limitata terminata la quale si ritiravano per un po’. Di tanto in tanto era necessario anche risolvere alcuni enigmi che non richiedevano uno scontro diretto con l’avversario. Una volta terminata la modalità principale era possibile ripetere i vari capitoli selezionando personaggi diversi, per sperimentare l’effetto di ciascuno stand nella medesima situazione. Il gioco venne realizzato con il motore grafico Artistoon, tecnica che permise una resa cel-shading dei personaggi per rendere in maniera quanto più prossima lo stile personale del maestro Araki. Nonostante fosse previsto il lancio del titolo anche sui mercati europeo e americano, il titolo ispirato ai nostri bizzarri connazionali non uscì mai dal Giappone.

Phantom Blood

L’ultimo titolo uscito per Playstation 2 è dedicato alla prima serie dell’opera di Araki, Phantom Blood. La prima serie getta le basi per la centenaria battaglia fra i Joestar e il malvagio Dio Brando: in tempi ancora non sospetti, nella casa del giovane Jonathan Joestar fa il suo ingresso Dio Brando, un ragazzo disagiato che il padre di Jonathan ha deciso di adottare per mantenere una promessa fatta in passato. Nonostante Jonathan faccia del suo meglio per instaurare un rapporto di amicizia con Dio, il ragazzo fa qualunque cosa in suo potere per isolarlo, levandogli la stima di parenti e amici. Il suo obiettivo è far impazzire Jojo in solitudine per poter diventare erede dell’impero dei Joestar al suo posto.

Fra mille avvenimenti, i due crescono insieme. Jojo conduce delle ricerche su un’antica maschera di pietra proveniente dal sud America e il cui utilizzo è ancora sconosciuto; intuendo che possa trattarsi di uno strumento di potere, Dio la testa su un pover’uomo per strada e scopre così che la maschera trasforma chi la indossa in un vampiro, restituendogli la giovinezza e donandogli una forza disumana. Scopre accidentalmente anche che la luce del sole è l’unica cosa che sembra distruggere i vampiri creati con la maschera. Messo all’angolo da Jonathan che nel frattempo ha scoperto il piano del fratellastro per avvelenare il padre, Dio indossa la maschera e si spoglia definitivamente di ciò che resta della sua umanità. Dopo una lotta impari, Dio sembra sconfitto e Jonathan può curarsi accudito dall’amorevole Erina, con cui si sposerà. Ma la comparsa di un bizzarro uomo di nome Zeppeli lo strappa alla sua ritrovata tranquillità: Dio è immortale, e l’unico modo per distruggerlo è padroneggiare la tecnica concentrica. Altre lotte aspettano il giovane Joestar!

Il primo Jojo, l’ultimo ad arrivare sulle nostre console

Può sembrare bizzarro, ma benché si tratti del capostipite della famiglia Joestar così come la conosciamo, Jonathan dovette aspettare il 2006 per vedere le nostre console. Grazie all’allora Bandai, infatti, venne pubblicato JoJo no Kimyō na Bōken Phantom Blood, altro titolo che non lasciò mai il Giappone. Il gioco è un picchiaduto tridimensionale con una meccanica di gioco molto simile a quella di Ōgon no Senpū, la cui trama segue fedelmente la progressione del manga fin nei dettagli. I modelli poligonali dei personaggi rassomigliavano gli originali solo fino ad un certo punto, ma il gioco offriva cospicue fasi di intermezzo servendosi direttamente delle tavole originali disegnate da Araki, riportando l’utente direttamente al fumetto. Al principio le lotte sono classiche scazzottate con la possibilità di evitare gli attacchi rotolando; dopo l’addestramento di Zeppeli, Jojo può anche attaccare con le tecniche concentriche, effettuabili attraverso le classiche pose jojesche. Il gioco vede la crescita di Jonathan dall’infanzia alla sua morte causata da Dio, che rubandogli il corpo riuscirà a sopravvivere.

Allora che ne dite, abbiamo reso l’attesa un pochino più tollerabile? Non dimenticate di farci sapere quali sono la vostra serie e il vostro personaggio/Stand preferito delle Bizzarre Avventure di Jojo!