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Metal Gear Survive, Konami risorge dalle sue ceneri… o no?

“Puoi ancora brillare nell’oscurità”, diceva il vecchio Solid Snake a Raiden in una delle scene più belle di quel capolavoro che fu Metal Gear Solid 4: Guns Of The Patriots. Sono proprio queste le parole che mi sono venute in mente nel momento in cui, grazie alla recente open beta rilasciata da Konami, mi accingevo a mettere le mani sul primo Metal Gear Solid scritto e prodotto senza Hideo Kojima al timone del progetto, ossia Metal Gear Survive.

Sopravvivenza, a ogni costo

Scavando da subito nel cuore del gameplay ed esplorandone anche solo le meccaniche basilari, si palesa fin da subito la volontà di ripescare gran parte delle meccaniche viste in The Phantom Pain, anche se con Survive il team ha deciso di dare al progetto un’impronta e un senso completamente diversi, riservando molta più importanza al recupero di materiali e di conseguenza al crafting. Recuperando le materie prime sparse per le varie mappe del gioco sarà infatti possibile costruire diverse armi e oggetti, utili e spesso indispensabili per la nostra sopravvivenza. Anche se dirlo sembra un po’ un eufemismo, sopravvivere in Survive non sarà affatto semplice, non solo a causa di creature veramente toste da buttar giù, ma anche per colpa di uno schema di controlli veramente scomodo e macchinoso. E’ davvero difficile comprendere perché il team abbia improvvisamente deciso di utilizzare per Survive un simile sistema, piuttosto diverso rispetto alla precisione quasi chirurgica che abbiamo avuto modo di apprezzare in Metal Gear Solid V: The Phantom Pain ormai due anni e mezzo fa.

La storia messa in piedi dal team di sviluppo si svolge parallelamente agli eventi narrati nel precedente capitolo della serie: voi, il protagonista, vestirete i panni di un soldato che ha scoperto di essere stato infettato dallo stesso parassita che ha dato vita alle mostruose creature che affronterete nel gioco. Abbandonate quindi le tematiche adulte e complesse dei precedenti capitoli della saga, in questo caso la storia sarà solo una scusa per massacrare senza soluzione di continuità orde e orde di aberrazioni di ogni tipo. Le missioni che abbiamo avuto modo di provare consistevano nel difendere una speciale trivella, dedita all’estrazione di una fonte di energia molto preziosa e rara, da orde di nemici intenzionati a distruggerla. Nelle partite svolte online il netcode si è dimostrato piuttosto stabile, e non abbiamo riscontrato alcun lag o rallentamento di sorta.

 

L’intera avventura poggia le sue basi sul titanico e sempre funzionale Fox Engine, già visto all’opera in The Phantom Pain e qui ritoccato solo marginalmente. I pregi e le criticità del motore restano sostanzialmente gli stessi: anche Survive porta su schermo personaggi e ambienti molto dettagliati, seppur con alti e bassi. La direzione artistica tratteggia in modo affascinante un mondo distopico e sull’orlo del collasso, ed è brillantemente coadiuvata da un design delle creature veramente bizzarro e affascinante. Il mondo di gioco messo in piedi dal team di sviluppo fagocita immaginari completamente diversi fra loro e riporta alla mente scenari alla Interstellar, giusto per citarne uno. Dimenticate, però, quanto accadeva nei precedenti Metal Gear Solid, nei quali i concetti di “Tactical”, “Espionage” ed “Action” erano l’esatto specchio di quello che il giocatore era chiamato a fare pad alla mano. Ebbene, in Survive non è più così. Qui il concetto alla base di tutta l’esperienza di gioco è uno ed uno soltanto, ben più basilare: la sopravvivenza ad ogni costo e con ogni mezzo. In vostro aiuto, fortunatamente, giunge il tanto decantato e summenzionato crafting, un sistema molto profondo e ben implementato, che vi permette di creare letteralmente qualsiasi cosa: da semplici barricate difensive a nuovi giubbotti tattici, da lance a manganelli elettrificati utilissimi per stordire i nemici più coriacei. Volendo, potrete inoltre fabbricare degli utilissimi archi, che in ben più di un occasione riusciranno a salvarvi la vita.

Ma quindi, vi starete chiedendo, com’è davvero il nuovo Metal Gear secondo Konami? Quel che ci ritroviamo fra le mani è un gioco dal gameplay divertente e solido, anche se per nulla semplice da padroneggiare; se poi riuscirete anche ad accettare la sua natura survival, dimenticando per un attimo il nome che porta, allora avrete per la mani un titolo in grado di regalarvi ore e ore di divertimento. Dall’altro lato, tuttavia, è difficile ignorare le parole di Kojima, che nell’ormai lontano 2005 pronunciò la celebre frase “questo sarà il mio ultimo Metal Gear”. Una vera e propria profezia concretizzatasi 13 anni dopo, la cui eco riecheggerà nella vostra mente in modo persistente giocando a Survive, incollandovisi addosso, strisciando sotto la vostra pelle proprio come “un serpente” e provocandovi un sottile senso di nostalgia dei tempi che furono.