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Bayonetta e Bayonetta 2: la recensione della versione Switch

Il Wii U è stato, innegabilmente, una grande console. Ma anche una console sfortunata, che ha ospitato grandissimi giochi senza tuttavia mai ricevere il successo che si sarebbe meritata. Fortunatamente, l’arrivo di Switch ha fatto sì che tanti classici usciti su Wii U siano stati ripubblicati, non senza beneficiare di qualche interessante upgrade. Bayonetta 2 (e il suo predecessore) è uno tra questi.

Per i pochissimi che non avessero dimestichezza con la serie, Bayonetta è un action stylish realizzato da Hideki Kamiya, che recupera la tradizione over the top di giochi come Devil May Cry, introducendo una protagonista carismatica, la sexy strega Bayonetta. I giochi puntano tutto sull’esagerazione, espressa tanto nella profondità del combat system tanto nella spettacolarità degli scontri, che vi vedono (soprattutto nel secondo episodio) affrontare mostri giganteschi ed estremamente scenografici; il tutto inserito nella cornice di una narrazione ai limiti del nonsense, e che parla di danteschi viaggi tra Paradiso, Inferno, Demoni e Angeli caduti.

Prendere a calci nel sedere gli Angeli ribelli è una delle soddisfazioni più gradevoli dell’intero gioco. Il gioco riesce a miscelare suadenti coreografie con azione viscerale e intensa, tanto spettacolare quanto appagante.

Nonostante non ci siano eccessive novità dal punto di vista tecnico, il gioco su Switch, sia in modalità portatile che docked, è davvero splendido da vedere, con un leggerissimo scarto tra i due sistemi di visualizzazione. Una piccola infusione di potenza, non eccessiva ma sensibile, è bastata per esaltare la magnifica direzione artistica di Bayonetta 2 e del suo predecessore (incluso nel pacchetto come contenuto scaricabile). L’introduzione dei 60 FPS, piuttosto stabili (sebbene dobbiate toglierne 10-20 in modalità portatile), rende il gioco ancora più frenetico e magnetico, facendo di questa trasposizione la migliore versione del gioco finora mai uscita. I problemi dei rallentamenti su Wii U, che a ogni modo già all’epoca non minavano assolutamente l’esperienza, sono stati finalmente risolti, permettendo di goderci il gioco così come era stato concepito inizialmente, ossia velocissimo, fluidissimo e senza un attimo di tregua. Miglioramenti anche sul fronte delle texture e della resa delle ombre: dettagli non fondamentali, ma senza dubbio apprezzabili.

Naturalmente, la più grande attrattiva di questo port è la possibilità di far viaggiare sempre con sé le avventure della strega più amata del mondo del videogioco. Vedere un gioco così visivamente sontuoso girare sul piccolo schermo di Switch, è un vero e proprio prodigio tecnico, ed è anche uno dei motivi che dovrebbe indurvi maggiormente all’acquisto. Il gioco mutua direttamente dalla versione Wii U anche la possibilità di gestire Bayonetta tramite touch screen, in quella che è una versione estremamente semplificata dei controlli; utile per i giocatori più piccoli o per chi invece preferisce godersi la folle storia del gioco senza troppi intoppi.

Di solito le amiche vanno in giro a fare shopping insieme. Bayonetta e Jeanne preferiscono andare in giro a falciare mostri. La modalità cooperativa è divertente e conferisce un’identità completamente nuova a un combat system votato al caos più totale.

Ma come si difende il gioco, a distanza di qualche anno dalla sua prima uscita? Molto bene, in realtà, soprattutto per quanto riguarda il secondo e più recente episodio, che è fondamentalmente un grosso more of the same del primo. Il combat system è invecchiato benissimo, muovendosi sempre sapientemente tra anima arcade e velleità tecniche. La quantità di mosse a disposizione di Bayonetta è pressoché infinita, destinata ad aumentare alla luce delle innumerevoli armi che può incontrare nel corso del gioco; tanta abbondanza non è fine a se stessa, in quanto permette al giocatore di plasmare il suo stile di combattimento e vivere l’esperienza come meglio gli aggrada. A rendere più interessante la formula, la possibilità di usare un fuoco secondario per ogni arma (con tutte le implicazioni strategiche del caso), e l’eventualità per le armi di rompersi. Intrigante come sempre la presenza del Witch Time, che permette di sferrare contrattacchi evitando con il giusto tempismo un attacco nemico. L’evoluzione del sistema di combattimento dal primo al secondo episodio si nota piacevolmente, ed è altrettanto piacevole passare da uno all’altro per osservarne tutte le diverse sfumature.

Il gameplay è sostanzialmente rimasto invariato, fatta eccezione per l’introduzione di una nuova modalità co-operativa in locale, che permette a due giocatori di interpretare due personaggi diversi e affrontare insieme le mostruosità che vi mette davanti il gioco. Quella che potrebbe sembrare una scelta azzardata si rivela in realtà intelligente e ben bilanciata: la presenza di due giocatori a schermo contemporaneamente rende i combattimenti ancora più caotici ed esplosivi, sublimando quell’anima chiassosa e sopra le righe che ha caratterizzato la serie fin dal suo principio.

La versione “nintendosa” porta per giunta con sé l’inevitabile supporto agli amiibo, che permettono di far apparire nel gioco oggetti e costumi speciali, tra cui alcuni davvero particolari, come quelli dedicati alle icone Nintendo. E poi? E poi rimangono tutti i punti saldi del giovane ma già iconico franchise, a partire dal carisma di Bayonetta, per non parlare della caratterizzazione di comprimari e antagonisti, della cura per i dettagli riversata nelle ambientazioni, del fascino barocco dei mondi esplorabili, frutto del lavoro senza pari degli architetti digitali di Platinum Games. Insomma, Bayonetta non è mai stata così in forma e, se siete stati così svergognati da dare buca al primo appuntamento con l’avvenente fattucchiera, potete sicuramente farvi perdonare con questa sua seconda sortita in versione Nintendo Switch.