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24/01/2012 12:47
 

L'Arrogante #8

  genere: Editoriale  
A cura di
AliasGV
 

 
 


 
Premessa: io di marketing ne capisco come Cicciolina di verginità, e quindi tutto quello che leggerete nei prossimi minuti potrebbe benissimo essere considerato come spazzatura marcia e puzzolente. Tuttavia, non penso di essere l'unico a pormi certe domande sulle strategie di diversi publisher, i quali tendono ad annunciare in pompa magna l'uscita di un gioco in una certa data, salvo poi rinviarla per i più disparati motivi.

Da questo punto di vista, davvero non mi capacito di come Capcom, presentando al mondo Resident Evil 6, abbia potuto dichiarare già da ora (e con così largo anticipo) che il sesto episodio del survival horror per eccellenza sarà presente a scaffale il prossimo 20 novembre 2012, ovvero tra quasi un anno. Delle due, l'una: A) il gioco è già praticamente pronto, e allora non si capisce perché attendere così tanto tempo e andare a infognarsi in una finestra di mercato affollata come quella natalizia; B) il gioco è ben lungi dall'essere pronto, e quindi diventa quantomeno un azzardo annunciare fin da ora una data così precisa. Non vorrei fare il menagramo della situazione, ma la presenza di Hiroyuki Kobayashi nella veste di Producer non fa molto ben sperare, visto che i suoi titoli non è che si siano mai dimostrati un cristallino esempio di puntualità.

A ogni modo, Resident Evil 6, qualora dovesse avverarsi l'infausta previsione, non sarebbe certo in volata solitaria. Esistono un sacco di altri titoli che, in un modo o nell'altro, hanno subito slittamenti di pubblicazione. I primi due rinvii che mi vengono in mente sono quelli di Max Payne 3 e Ghost Recon: Future Soldier, slittati a maggio dopo che Rockstar Games e Ubisoft ne avevano annunciato la pubblicazione per marzo. I comunicati stampa, in questi casi, rappresentano la fiera del convenzionale: “fare le cose per bene, l'esperienza migliore possibile, affinare il gameplay, recepite le richieste della community, standard qualitativi, ecc...”. Di fronte a questi esempi di fastidiosa ovvietà, ho sempre l'impressione che i publisher credano che i giocatori siano così stolti da guardare il dito, anziché la Luna che viene indicata.

Un tipico esempio di ritardo dove l'hype si è trasformato in fastidio: Gran Turismo 5.
 
Come detto all'inizio, non sono un esperto di marketing, e quindi può essere che vada benissimo così e che sia io quello che non ci arriva. Però non posso non sentire un certo pizzicorino alle mani ogni volta che un titolo “tripla A” subisce l'onta del rinvio. Perché annunciare una data con le trombe a pieno fiato, se non si ha la certezza di poterla rispettare? O anche, perché non ammettere semplicemente che si è deciso di spostare il proprio prodotto di un paio di mesi, solo per fare in modo che non finisca soffocato dalla concorrenza di altri titoli attesi? Naturalmente, il fatto che tra fine febbraio e inizio marzo EA butti nella mischia Syndicate, SSX e Mass Effect 3 rappresenta un puro caso, e non ha nulla a che vedere con gli esempi di cui sopra.

La vera mosca bianca è rappresentata da Blizzard: il gioco sarà pronto quando sarà pronto, e non ci rompete. Di certo, Blizzard se lo può permettere: sa di poter fare la voce grossa e di potersi prendere tutto il tempo che vuole per arrivare al risultato, senza subire pressioni. In altri casi, è il publisher che decide come il gioco debba uscire entro una certa data. E questo accade anche qualora lo sviluppatore abbia fatto presente più volte che non sarebbe il caso di aprire il recinto prima che tutti i buoi siano rientrati nella stalla. Si tratta della tipica situazione dove un titolo esce incompleto (con buona pace dello sviluppatore), o viene rimandato per effettiva impossibilità di lanciare sul mercato qualcosa di decoroso (con buona pace del publisher).

Insomma... io sarò anche tonto, ma non posso credere di essere l'unica persona a cui i ritardi non aumentano l'hype, ma solo il nervoso. Quello che resta è solitamente la sensazione che, sotto sotto, qualcosa stia andando storto nello sviluppo, il che – tendenzialmente – mi fa alzare di un tot l'asticella del sospetto. Certo, nel caso di un rinvio deciso per evitare la concorrenza diretta di altri giochi, basterebbe semplicemente dire la verità. Ma forse anche no: la gente penserebbe che io abbia ceduto perché reputo il mio titolo inferiore a quello concorrente... boomerang! Come se ne esce?

 

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