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Discussione: 24/03/1944

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  1. #1
    uno di passaggio L'avatar di Wiald
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    24/03/1944

    24 marzo 1944 -

    Strage alle Fosse Ardeatine, cave di pozzolana situate a due chilometri oltre Porta San Sebastiano, prescelte da Kappler per compiere la vendetta decisa da Hitler e dal comando militare tedesco in Italia, per l'attacco partigiano di via Rasella.[morirono trenta tedeschi, Hitler ordinò venissero uccisi 50 italiani per ogni tedesco, ma siccome non si trovarono le 1500 persone necessarie si decise per 10 italiani per ogni tedesco, ndW] Vengono uccisi con un colpo alla nuca, nei tempi calcolati e programmati con meticolosità, in circa cinque ore, dal primo pomeriggio alle venti, 335 italiani, di ogni età e di varia condizione sociale, patrioti e rastrellati per caso, 75 ebrei soppressi solo per odio razziale. Undici delle vittime sono rimase senza nome, per due non si è certi della identità attribuita. Una strage da tenere segreta, la notizia diffusa solo il giorno dopo senza comunicare i nomi degli uccisi e il luogo dell' esecuzione, gli ingressi delle gallerie preclusi e celati dal crollo del terreno provocato facendo esplodere per quattro volte cariche di dinamite.

    Nell'avviare i destinati al massacro erano stati scelti tra i prigionieri di via Tasso, del III braccio di Regina Coeli e della pensione Oltremare, sede della "polizia speciale" di Pietro Kock. 285 da Kappler, 50 dal questore Caruso e da Koch per completare la lista su richiesta di Kappler. Dopo l'esecuzione, rifacendo il conto delle vittime, queste risultarono, per gli errori compiuti durante la selezione dei detenuti, 5 in piu' del previsto (sarebbero state 6 se il disertore austriaco Joseph Reider, unico straniero inserito tra i destinati a morire, non fosse riuscito a fuggire pochi istanti prima di essere avviato all' esecuzione).

    sito dell'associazione nazionale dedicata alla strage nazista

    la cassazione respinge l'amnistia

    la via per il superamento di sé è la liberazione dalle aspirazioni mediocri

  2. #2
    Utente L'avatar di Roy
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    Non é che ci sia molto da dire...

    Una gravissima tragedia, occorsa durante un periodo buio per l'Italia..

    Ricordo con dolore questa pagina della storia italiana, e ne disprezzo gli esecutori (ma non odio). Chi é rimasto in vita, sconti la sua pena.
    Maestro Sensate

    Moderazione in rosso e grassetto . Chiarimenti ne Il Forum dei Forum o in privato

  3. #3
    Utente L'avatar di BILBAO
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    Roy

    Non é che ci sia molto da dire...

    Una gravissima tragedia, occorsa durante un periodo buio per l'Italia..

    Ricordo con dolore questa pagina della storia italiana, e ne disprezzo gli esecutori (ma non odio). Chi é rimasto in vita, sconti la sua pena.

    quoto con te roy, anche se ho dei dubbi sulla prassi giuridica che ha portato alla condanna dell'unico ss che sconta la pena, dubbi giuridici che ho letto espressi da giuristi che mi pare siano al di sopra del sospetto di filorevisionismo bieco e fine a se stesso

    pietà e non oblio, ma imperitura memoria per chi trovo' la morte sotto il fuoco nazista

  4. #4
    Terza Via L'avatar di Zell '87
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    è la guerra miei cari,probabilmente se l' "eroico" partigiano responsabile dell'attentato si fosse consegnato a nazi non sarebbero morte tutte quelle persone,forse,ma ormai è inutile starci a pensare

  5. #5
    uno di passaggio L'avatar di Wiald
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    Zell '87

    è la guerra miei cari,probabilmente se l' "eroico" partigiano responsabile dell'attentato si fosse consegnato a nazi non sarebbero morte tutte quelle persone,forse,ma ormai è inutile starci a pensare
    no, atto di guerra è un rastrellamento. 335 persone, che avrebbero potuto essere 1500, in base alle disposizioni del fuhrer che niente c'entravano con il fatto freddate con un colpo alla nuca, dieci a alla volta, non sono un'azione di guerra.

    cmq la tua è soltanto un'accusa infame e inconsistente, di chi tra l'altro non conosce l'evento di cui parla.
    Intanto la Resistenza avrebbe cessato di essere tale all'atto stesso in cui accettasse il principio che ogni autore di un atto resistenziale ha il dovere morale di presentarsi all'occupante oppressore per evitare la rappresaglia. in questo caso poi gli autori dell'atto di guerra ai danni dei tedeschi nè sono avvertiti della rappresaglia, nè sono invitati a evitarla con il loro sacrificio personale. La strage avviene il giorno seguente e nessuno giornale o manifesto o comunicato ne ha dato l'avviso.

    la via per il superamento di sé è la liberazione dalle aspirazioni mediocri

  6. #6
    solo accompagnare puo' L'avatar di il troio
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    non sapevano della rappresaglia????
    purtroppo la resistenza è servita piu' a nascondere delinquenti che eroi...tanto per dirne una...qui a Follonica è stata dedicata una via al padree di ungiornalista locale considerato grande eroe della resistenza locale....peccato che i vecchi follonichesi si siano indignati e rivoltati contro le autorita' perchè ricordavano il suddetto come un imboscato nonchè sospettato di aver venduto un paio di suoi amici ai fascisti solo per salvarsi la pelle....non ha mai partecipato a nessuna azione di guerra e tanto meno si è impegnato col tanto decantato eroismo a salvare la nazione....poi se fossse ancora vivo mio nonno lui si che te ne racconterebbe di eroiche imprese partigiane in piemonte...non che voglia condannare in generale il partegianesimo ma bisogna anche mettere in conto certe situazioni e certi personaggi che trovarono nei boschi l'unica via di salvezza dai campi di concentramento non per motivi politici ma perchè delinquenti comuni....Salvo d?acquisto non si auto condanno' per qualcosa di cui non era colpevole solo per salvare la vita ad altri innocenti???

    "FOUR WHEELS MOVE THE BODY, TWO WHEELS MOVE THE SOUL"

  7. #7
    Utente L'avatar di Roy
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    Zell '87

    è la guerra miei cari,probabilmente se l' "eroico" partigiano responsabile dell'attentato si fosse consegnato a nazi non sarebbero morte tutte quelle persone,forse,ma ormai è inutile starci a pensare
    Perché, secondo te, se quello si consegnava gli altri non sarebbero morti? E con quale coraggio ti saresti consegnato a morte certa, pur sapendo che senza i partigiani comunisti, democratici, liberali che fossero, non ci sarebbe stata la liberazione?
    Maestro Sensate

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  8. #8
    Utente L'avatar di BILBAO
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    Wiald

    no, atto di guerra è un rastrellamento. 335 persone, che avrebbero potuto essere 1500, in base alle disposizioni del fuhrer che niente c'entravano con il fatto freddate con un colpo alla nuca, dieci a alla volta, non sono un'azione di guerra.

    cmq la tua è soltanto un'accusa infame e inconsistente, di chi tra l'altro non conosce l'evento di cui parla.
    Intanto la Resistenza avrebbe cessato di essere tale all'atto stesso in cui accettasse il principio che ogni autore di un atto resistenziale ha il dovere morale di presentarsi all'occupante oppressore per evitare la rappresaglia. in questo caso poi gli autori dell'atto di guerra ai danni dei tedeschi nè sono avvertiti della rappresaglia, nè sono invitati a evitarla con il loro sacrificio personale. La strage avviene il giorno seguente e nessuno giornale o manifesto o comunicato ne ha dato l'avviso.

    il problema wiald è che quell'attentato in via rasella fu condannato anche da una parte della resistenza romana, se non altro per il fatto che quello era un battaglione di risrvisti e non un plotone di ss ma ti sarò + preciso nei proxx gg

  9. #9
    uno di passaggio L'avatar di Wiald
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    il troio

    non sapevano della rappresaglia????
    ripeto
    gli autori dell'atto di guerra ai danni dei tedeschi nè sono avvertiti della rappresaglia, nè sono invitati a evitarla con il loro sacrificio personale. La strage avviene il giorno seguente e nessuno giornale o manifesto o comunicato ne ha dato l'avviso.

    il troio


    purtroppo la resistenza è servita piu' a nascondere delinquenti che eroi...tanto per dirne una...qui a Follonica è stata dedicata una via al padree di ungiornalista locale considerato grande eroe della resistenza locale....peccato che i vecchi follonichesi si siano indignati e rivoltati contro le autorita' perchè ricordavano il suddetto come un imboscato nonchè sospettato di aver venduto un paio di suoi amici ai fascisti solo per salvarsi la pelle....non ha mai partecipato a nessuna azione di guerra e tanto meno si è impegnato col tanto decantato eroismo a salvare la nazione....poi se fossse ancora vivo mio nonno lui si che te ne racconterebbe di eroiche imprese partigiane in piemonte...
    non che voglia condannare in generale il partegianesimo ma bisogna anche mettere in conto certe situazioni e certi personaggi che trovarono nei boschi l'unica via di salvezza dai campi di concentramento non per motivi politici ma perchè delinquenti comuni....
    è vero che questi casi ci furono, anche a roma per esempio un tizio di cui non ricordo il nome, ma furono un esigua minoranza

    se sono da condannare i delitti di cui alcuni componenti della resistenza si sono macchiati finita la guerra, come i fucilati a schio, non si può e non si deve dimenticare quale valore e quale ruolo ebbe la Resistenza nella lotta di liberazione dall'invasore e nella nascita della repubblica democratica(De Gasperi fu uno dei firmatari dell'accordo di costituzione del CNL, e Parri il capo delle divisioni di giustizia e libertà che facevano riferimento al partito azionista, di cui mebri furono molti degli intellettuali italiani come Norberto Bobbio, Giorgio Bocca, Galante Garrone, Enzo Biagi, quelli che mi vengono in mente così su due piedi). La Resistenza è stato l'unico momento della storia dopo garibaldi in cui degli italiani, dai mille di settembre ai 300.000 del ‘45, sono stati disposti a combattere e rischiare la vita senza paga ne precetto. non è affatto da poco, perché convincere della gente comune che potrebbe starsene a casa propria a venire in montagna per rischiare la pelle è stata una fatica veramente grande, una grande fatica organizzativa. Quando ci sono stati i momenti brutti come nel ottobre-novembre del ‘44 quando c’erano rastrellamenti continui, ogni giorno arrivavano i parenti a dire ai figli: "Tornate a casa!".
    la resisteza è stato un grande guerra popolare, ed è ancora oggi uno dei valori fondanti della nostra repubblica, insieme alla democrazia, all'antifascismo e alla libertà.

    ecco un articolo interessante

    Quando leggo le diverse interpretazioni che si danno della Resistenza provo un certo fastidio, una certa delusione: possibile, mi chiedo, che neppure di un evento che per venti mesi fu sotto gli occhi e il sentimento di tutti non si possa avere una memoria nel suo complesso univoca, come la si ha per un terremoto, per una alluvione?
    Che la Resistenza sia stata anche un fatto politico su cui tutti possono discutere all'infinito è evidente, ma stupisce che si dimentichi il suo dato unitario e quasi unico, direi, nella storia del nostro Paese e cioè la libertà di scelta, la riappropriazione del proprio destino che coinvolse milioni di italiani.
    Mi pare che i discorsi, le riflessioni sulla Resistenza come politica non dovrebbero mai dimenticare il fatto inedito che l'intero Paese veniva occupato da un potere straniero, non solo per lingua e caratteri nazionali, ma anche per concezione del mondo, per negazione della pace e della libertà, diciamo di ciò che è bene per gli uomini.
    Quella scelta fu politica solo in un senso globale, non partitica, salvo che per alcuni professionisti, non fu una ipoteca politica del potere. Credo che per questa memoria di una unità della Resistenza conti, in parte, il fatto di esserci o non esserci stati, e che per chi non c'è stato credo sia difficile rivivere quel sentimento di liberazione, di riappropriazione del proprio destino che quel giorno di settembre del '43 aprì il cuore di chi lasciava la città per salire in montagna, senza avere una minima idea di cosa avrebbe potuto fare, di quanto sarebbe durato, di dove si sarebbe arrivati. Tutto secondario, tutto da vedersi dopo quel momento che, per me almeno, fu come di rinascita.
    Anch'io nei miei libri sulla Resistenza ho ceduto alla tentazione di sistemare quella avventura umana, spesso caotica e casuale, con le definizioni, i recinti della politica: in che misura essa fosse comunista, in quale azionista o cattolica o monarchica. Perché la storia si è sempre fatta così, su coloro che la guidano, sui loro documenti, sui loro interessi, sulle loro propagande. Interessante oggetto di studio, di opinioni diverse, di polemiche più o meno dotte, ma sostanzialmente marginali, sostanzialmente appese a quel grande respiro di libertà e responsabilità che la Resistenza fu per i partigiani.
    Dire che i giellisti fossero azionisti o i garibaldini comunisti o gli azzurri monarchici, vuol dire nella realtà che in quella età di ideologie dominanti non era possibile pensare una storia che non fosse politica nei luoghi comuni dei partiti. Ma di appartenenza politica e partitica c'erano solo i miti; il partigiano comune non sapeva nulla dei nuovi partiti e anche i vecchi antifascisti avevano idee piuttosto vaghe sulla materia del contendere.
    Ricordo interminabili, anche se emozionanti, discussioni fra noi giellisti e i reduci comunisti della guerra di Spagna o della clandestinità, che vertevano su delle favole, su una ignoranza comune di cosa fossero nel reale la democrazia e il comunismo, fatte però nella buona coscienza di aver compiuto quella scelta di libertà e responsabilità.
    Ero certo allora che neppure i comunisti più sovietizzanti ignorassero che la scelta di libertà e di responsabilità fosse per loro più importante della scelta di partito. Per questo i partigiani comunisti di Spagna e d'Italia furono considerati dei nemici, degli eretici potenziali dallo stalinismo e anche dal pragmatismo politico, di potere, di Togliatti. Furono questi comunisti, che pure passavano per servi del partito - i Secchia, i Longo, gli Scoccimarro, i Pajetta -, a rendermi possibile la biografia di Togliatti: era ancora quella memoria comune della grande libertà, del grande respiro a fare di noi dei sodali.
    Un'altra osservazione vorrei fare sul revisionismo.
    A uno come me che c'è stato, questo revisionismo sente di falso, di artificioso, di rancoroso. I suoi argomenti sono evidentemente forzati: la Resistenza non fu prodotta da una maggioranza, ma da una minoranza; non fu una guerra di popolo contro lo straniero, ma una guerra civile; non fu determinante per la liberazione del Paese.
    Quest'ultimo argomento è il più ridicolo: quando mai la Resistenza ha preteso di avere deciso la guerra e liberato l'Italia? Certamente abbiamo rifiutato il ruolo subalterno che ci voleva imporre il maresciallo Alexander di esserci e di non esserci secondo i comodi dei grandi alleati, ma abbiamo accettato le decisioni comunicateci dalla missione Medici Tornaquinci, il disarmo delle formazioni, il governo dei vincitori. Nessuno, e non certamente questi revisionisti di cinquanta anni dopo, è in grado di giudicare il peso che ebbero le resistenze europee nella sconfitta del nazismo. Noi crediamo un grandissimo peso, perché, se l'intero continente fosse stato disponibile a collaborare con Hitler, se il nazismo non avesse creato dovunque un rifiuto, chi sa come sarebbe finita la guerra. Ma è un ragionamento falso, perché quello era il nazismo e quelle erano le risposte che produceva.
    Guerra di una minoranza? Ma andiamo! Accanto alle formazioni partigiane, alle centinaia di migliaia di uomini, c'erano i milioni di italiani. Solo chi non c'è stato non può sapere che per noi qualsiasi cittadino, qualsiasi paese, qualsiasi città erano "dei nostri". Forse esageravamo, forse in molti c'era solo la voglia di campare, di vedere come sarebbe andata a finire, ma noi quell'appoggio tacito lo sentivamo. Io ho percorso due volte a piedi il cammino fra la valle Grana e le Langhe, centinaia di chilometri, di giorno e di notte, fidandomi dei contadini che incontravo, certo che nessuno avrebbe informato i tedeschi. In una delle transumazioni con due bande di duecento uomini dormimmo in una cascina dei Murazzi, fra Cuneo e Fossano, a poche centinaia di metri dalla statale su cui passavano i camion dei tedeschi. E dormimmo.
    Guerra di liberazione o guerra civile? Con questi schematismi la storia non fa molta strada. Certo la Resistenza fu anche guerra civile, ma di che tipo? Dicendo guerra civile senza spiegare, si tende a far credere che l'Italia si fosse liberamente, spontaneamente divisa fra resistenti e fascisti, fra combattenti per la libertà e combattenti per la tirannia nazista: ma non fu così. Senza un quisling come Mussolini, senza la volontà tedesca di fare sopravvivere in qualche modo il fascismo, senza Salò, senza gli impieghi e gli stipendi della Repubblica sociale non ci sarebbe stato nessun fascismo collaborazionista, nessuna guerra civile. E nella pratica militare essa non ci fu. La parte avuta dalle formazioni repubblichine nella repressione della Resistenza fu minima. In venti mesi non ricordo un solo rastrellamento fascista che ci abbia veramente impensierito, abbiamo combattuto soltanto contro i tedeschi, ci siamo preoccupati unicamente dei rastrellamenti della Wehrmacht. Che le milizie fasciste fossero un nemico, e nemico preoccupante, nelle città è indiscutibile, ma nelle città le possibilità militari della Resistenza erano per forza di cose scarse.
    Solo ora, a tarda età, leggendo il bellissimo libro di Gitta Sereny su Albert Speer - il ministro nazista degli Armamenti - mi è parso di capire a fondo le ragioni del revisionismo. Davanti alla corte di Norimberga e poi nei suoi libri e interviste, Speer fu l'antesignano, il maestro del revisionismo. Senza mai negare il nazismo e la sua pratica in tutta Europa, ne fece una abilissima revisione e umanizzazione: sì, i lager c'erano stati, la soluzione finale anche, ma in parte casuali e da pochissimi condivisi e conosciuti, certo non da lui. Speer aveva le sue buone ragioni per essere un revisionista, doveva evitare la corda dell'impiccagione, ma c'erano delle ragioni più profonde che sono quelle del revisionismo attuale: si vergognava di aver fatto parte di quell'orrore, di quella vergogna. Che fu un orrore, una vergogna non solo del nazismo, ma della intera cultura occidentale dell'Europa e dell'America, che non vollero capire, che cercarono di nascondere e di rifiutare la responsabilità del genocidio. Questa vergogna e questo rimorso non sono scomparsi dall'Europa, restano in coloro che poco o nulla hanno fatto per liberarsene, per pagare il riscatto, sono ancora presenti nella borghesia moderata e attendista che non può e non vuole ammettere che senza le Resistenza non ci sarebbe neppure il rimorso per quelle infamie, che vuole far credere anche cinquant'anni dopo che, anche senza prendere le armi, tutto si sarebbe aggiustato, ricomposto sulle tombe di milioni di uomini.
    Molti degli attuali revisionisti non se ne rendono neppure conto, ma in loro parla il desiderio di mettere a tacere vergogna e rimorsi

    il troio


    Salvo d?acquisto non si auto condanno' per qualcosa di cui non era colpevole solo per salvare la vita ad altri innocenti???
    si, lo fece

    la via per il superamento di sé è la liberazione dalle aspirazioni mediocri

  10. #10
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    Nella ricorrenza del venticinquesimo anniversario della fondazione dei Fasci di combattimento, avvenuta a Milano il 23 marzo 1919, un gruppo del movimento clandestino di resistenza romano preparò e attuò un temerario attentato contro i tedeschi, che ebbe tragiche conseguenze di sangue per la popolazione romana e scosse profondamente la coscienza nazionale.
    Il 23 marzo 1944 alle ore 15 circa, nell'interno della città aperta di Roma, in pieno centro storico, in via Rasella, all'altezza di palazzo Tittoni, mentre passava un reparto di 156 uomini della 11a Compagnia del Reggimento "Bozen", comandato dal maggiore Helmut Dobbrick - che da quindici giorni era solito percorrere quella strada per rientrare in caserma dopo le esercitazioni - scoppiava una bomba a miccia ad alto potenziale collocata in un carrettino per la spazzatura urbana, confezionata con 18 chilogrammi di esplosivo frammisto a spezzoni di ferro.
    La tremenda esplosione causò la morte di trentatré militari tedeschi e di sei civili italiani tra cui un bambino di dieci anni (Piero Zuccheretti; la sua storia è raccontata anche nel libro "Via Rasella 50 anni di menzogne" di Pierangelo Maurizio, Maurizio edizioni).
    Subito dopo lo scoppio una squadra di appoggio, che sostava tra via del Boccaccio e via del Traforo, lanciava delle bombe a mano contro la coda del reparto per disorientare i militari e quindi si dileguava verso via dei Giardini allontanandosi rapidamente dalla zona.
    Rosario Bentivegna, travestito da spazzino, trasportò la bomba con la carretta; Franco Calamandrei, si tolse il berretto per indicare a Bentivegna che il reparto aveva imboccato via Rasella e che la miccia per l'esplosione doveva essere accesa; Carla Capponi, aspettava Bentivegna all'angolo di via delle Quattro Fontane; e poi Carlo Salinari, Pasquale Balsamo, Guglielmo Blasi, Francesco Cureli, Raoul Falciani, Silvio Serra e Fernando Vitagliano, tutti responsabili del glorioso e pluridecorato atto eroico. Altro che atto eroico, questo è stato un atto criminale bello e buono!
    Questi giovani (tra i 20 e i 27 anni) facevano parte di uno dei tanti gruppi denominati di Azione Patriottica (GAP) e dipendevano dalla Giunta militare, emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), di cui erano responsabili: Giorgio Amendola (comunista), Riccardo Bauer (azionista) e Sandro Pertini (socialista). L'ordine di eseguire l'imboscata di via Rasella, preparata nei minimi particolari da Carlo Salinari, fu dato dai responsabili della Giunta militare. Successivamente Bauer e Pertini dichiararono di non essere stati preventivamente informati e che l'ordine venne dato da Amendola a loro insaputa. Amendola stesso, qualche tempo dopo, confermò la versione, rivendicando a se stesso la responsabilità di aver dato ai "gappisti" l’ordine operativo per l'attentato.
    La sera del 26 marzo i giornali pubblicarono il testo del comunicato ufficiale germanico. In uno stile freddo, burocratico, la cittadinanza romana viene a sapere che
    "Nel pomeriggio del 23 marzo 1944 elementi criminali hanno eseguito un attentato con lancio di bombe contro una colonna tedesca di polizia in transito per via Rasella. In seguito a questa imboscata trentadue uomini della polizia tedesca sono stati uccisi e parecchi feriti. La vile imboscata fu eseguita da comunisti-badogliani. Sono ancora in atto indagini per chiarire fino a che punto questo fatto è da attribuirsi ad incitamento anglo-americano. Il Comando tedesco è deciso a stroncare l'attività di questi banditi scellerati. Il Comando tedesco ha perciò ordinato che per ogni tedesco ammazzato dieci comunisti-badogliani saranno fucilati: quest'ordine è stato eseguito".
    Processo Kappler. Tribunale Militare di Roma, 20 luglio 1948.
    Momento drammatico di alta tensione in aula quando, nel corso dell'udienza, esce dal pubblico una voce straziante di donna che investe violentemente Rosario Bentivegna presente in aula in qualità di testimone: "Assassino, codardo! Ho la mia creatura alle Fosse Ardeatine, perché non ti sei presentato, vigliacco?". È un’invettiva che esce dal cuore lacerato di una madre. Scottante, crudele. Essa pone il problema morale della guerriglia e solleva un dubbio atroce: si poteva evitare la rappresaglia dei tedeschi? In altre parole, se i responsabili materiali dell'attentato si fossero presentati, il Comando tedesco avrebbe ugualmente deciso la rappresaglia?
    Il presidente del Tribunale, gen. Euclide Fantoni, pone la domanda a uno dei protagonisti presenti, Rosario Bentivegna, appunto. Il teste risponde che la presentazione degli attentatori non fu esplicitamente richiesta dai tedeschi. “Se ci fosse stata - afferma - mi sarei presentato". E aggiunge: "la colonna tedesca costituiva un obiettivo militare. Facevano rastrellamenti e operavano arresti. Erano soldati. Ho avuto l'ordine di attaccarli e li ho attaccati".
    "No, - ribatte Kappler - l’eccidio avrebbe potuto essere evitato se si fosse presentato l'attentatore o se fosse venuta un'offerta della popolazione. D’altra parte, da mesi erano affissi manifesti per gli attentati con l'indicazione della rappresaglia da uno a dieci".
    "No, - dice l'accusa - i manifesti di cui parla l'imputato Kappler erano stati affissi due mesi prima e lasciati esposti per soli due giorni".
    Il punto da chiarire, quindi, non era tanto quello di sapere se la rappresaglia ci sarebbe stata oppure no. Era noto alle autorità politiche e amministrative, e a larga parte della popolazione, che ad ogni attentato le rappresaglie c'erano sempre, puntualmente. Quello che bisognava appurare era se un avviso, un comunicato fosse stato diramato dal Comando tedesco agli esecutori dell'attentato per invitarli a presentarsi onde evitare una strage di persone innocenti. Come abbiamo visto dagli atti del processo, Bentivegna lo esclude.
    In una lettera al settimanale "Panorama" del 28 marzo 1974, un testimone afferma: "Senza voler entrare nella polemica sulle responsabilità della strage delle Fosse Ardeatine, desidero testimoniare che la sera prima dell'attentato di via Rasella è stato affisso sui muri di Roma, e io l'ho letto, un manifesto preannunciante che il Comando tedesco avrebbe fatto uccidere dieci «comunisti badogliani» per ogni militare tedesco morto" .

    In una intervista Bentivegna dichiara: "Non credo che se mi fossi costituito la rappresaglia non sarebbe avvenuta..."
    I testimoni dell'attentato raccontano:
    "Era ormai cosa nota a tutti che per ogni tedesco ucciso, dieci italiani venivano sacrificati. L'attentato di via Rasella non ha nulla di glorioso".
    Rosario Bentivegna, autore dell'attentato di via Rasella, addirittura decorato di medaglia d'argento per la sua gloriosa fuga, oggi docente di medicina del lavoro, non esita a dichiarare che rifarebbe tutto.
    Perchè i vigliacchi attentatori rimasero nascosti nell'ombra nonostante sapessero cosa sarebbe successo a persone innocenti?
    Perchè hanno permesso che pagassero altri la loro eroica vigliaccata?
    Processo al Feldmaresciallo Kesserling - parla il Magistrato inglese che lo assolse dalle accuse relative alla rappresaglia delle Ardeatine:
    "Ciò che il Feldmaresciallo Kesserling doveva affrontare, non era uno stato
    organizzato, MA ALCUNE PERSONE IRRESPONSABILI con le quali non poteva
    negoziare, persone con le quali non poteva accordarsi e ai cui capi non
    poteva dire: signori, controllate i vostri uomini. Di conseguenza, se ci
    sono mai state delle circostanze in cui era necessario ricorrere alla
    rappresaglia dopo l'avere invano ricercato i colpevoli, quelle che ho
    descritto sono proprio le circostanze IN CUI LA RAPPRESAGLIA E' COSA
    APPROPRIATA. E non esprimo queste considerazioni solo da soldato, in quanto
    esse nascono soprattutto dal buon senso (...).
    LE RAPPRESAGLIE SONO AMMISSIBILI COME INDISPENSABILE MEZZO PER ASSICURARE
    CHE LA GUERRA RIMANGA NELLA LEGITTIMITA'. Il semplice fatto che esse siano
    previste in caso di violazioni della legge di guerra agisce ampiamente come
    deterrente. Le rappresaglie non sono mezzi di punizione o di arbitraria
    vendetta, ma sono strumenti di coercizione. E PROPRIO perché INFLIGGONO
    SOFFERENZE A PERSONE INNOCENTI LE RAPPRESAGLIE HANNO FORZA COERCITIVA E SONO
    INDISPENSABILI COME ULTIMA RISORSA. Atti illegittimi possono essere commessi
    da persone che è impossibile arrestare e punire. E CIO' E' QUANTO ACCADDE A
    ROMA. LA RAPPRESAGLIA ANDAVA ESEGUITA ED ANDAVA ESEGUITA VELOCEMENTE,
    ALTRIMENTI SAREBBE STATA INUTILE DAL PUNTO DI VISTA MILITARE. Un crimine di
    guerra è una deliberata violazione delle leggi di guerra: PERTANTO UNA
    RAPPRESAGLIA, COME PREVISTA DAL DIRITTO INTERNAZIONALE, NON PUO' ESSERE
    CONSIDERATA UN CRIMINE DI GUERRA".
    LA GIUSTIFICAZIONE AD UN ATTO DEPLOREVOLE
    "Corriere della sera" del 25 marzo 1994:
    “L'agguato di via Rasella è stato quindi un vero e proprio atto di guerra, coraggioso e ben condotto", concludendo "Nessun soldato ha mai dovuto provare la necessità di espiare per le morti seminate in battaglia":
    Ma quale macroscopica mistificazione, quale vera presa in giro è mai questa?
    Soldato è quello in divisa, è quello che si riconosce e in battaglia si trova di fronte a un soldato nemico a sua volta in divisa, e i due sono uno contro l'altro, cioè tu cerchi di prevalere su di me ed io cerco di fare altrettanto su di te.
    Il partigiano assassino invece è in abiti borghesi e ti ammazza perché tu non sai che è un assassino, altro che "morti seminate in battaglia"!
    Oggi, l'attentato di Via Rasella, viene visto come un Atto Eroico dovuto e necessario.
    Gli esecutori, vengono ricordati come salvatori della patria e coraggiosi patrioti!
    Gli stessi "coraggiosi patrioti" che rimasero nascosti nell'ombra e mandarono a morire 335 persone innocenti al loro posto!!
    GLI EROI DELLA MISSIONE:Rosario Bentivegna -Franco Calamandrei- Carla Capponi- Carlo Salinari- Pasquale Balsamo- Guglielmo Blasi- Francesco Cureli- Raoul Falciani- Silvio Serra- Fernando Vitagliano

  11. #11
    Terza Via L'avatar di Zell '87
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    Roy

    Perché, secondo te, se quello si consegnava gli altri non sarebbero morti? E con quale coraggio ti saresti consegnato a morte certa, pur sapendo che senza i partigiani comunisti, democratici, liberali che fossero, non ci sarebbe stata la liberazione?
    non possiamo saperlo,probabilmente i nazi con il colpevole tra le mani avrebbero lasciato stare tutti gli altri civili.
    E poi ascolta,se questo era un vero partigiano si sacrificava pur di salvare italiani oppressi dalla tirannia
    mi sono spiegato male,dopo provo a rispiegare questo concetto,ora sono mezzo stordito

  12. #12
    GRIM & FROSTBITTEN L'avatar di Wrathchild
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    Re: 24/03/1944

    Wiald

    24 marzo 1944 -

    Strage alle Fosse Ardeatine, cave di pozzolana situate a due chilometri oltre Porta San Sebastiano, prescelte da Kappler per compiere la vendetta decisa da Hitler e dal comando militare tedesco in Italia, per l'attacco partigiano di via Rasella.[morirono trenta tedeschi, Hitler ordinò venissero uccisi 50 italiani per ogni tedesco, ma siccome non si trovarono le 1500 persone necessarie si decise per 10 italiani per ogni tedesco, ndW] Vengono uccisi con un colpo alla nuca, nei tempi calcolati e programmati con meticolosità, in circa cinque ore, dal primo pomeriggio alle venti, 335 italiani, di ogni età e di varia condizione sociale, patrioti e rastrellati per caso, 75 ebrei soppressi solo per odio razziale. Undici delle vittime sono rimase senza nome, per due non si è certi della identità attribuita. Una strage da tenere segreta, la notizia diffusa solo il giorno dopo senza comunicare i nomi degli uccisi e il luogo dell' esecuzione, gli ingressi delle gallerie preclusi e celati dal crollo del terreno provocato facendo esplodere per quattro volte cariche di dinamite.

    Nell'avviare i destinati al massacro erano stati scelti tra i prigionieri di via Tasso, del III braccio di Regina Coeli e della pensione Oltremare, sede della "polizia speciale" di Pietro Kock. 285 da Kappler, 50 dal questore Caruso e da Koch per completare la lista su richiesta di Kappler. Dopo l'esecuzione, rifacendo il conto delle vittime, queste risultarono, per gli errori compiuti durante la selezione dei detenuti, 5 in piu' del previsto (sarebbero state 6 se il disertore austriaco Joseph Reider, unico straniero inserito tra i destinati a morire, non fosse riuscito a fuggire pochi istanti prima di essere avviato all' esecuzione).

    sito dell'associazione nazionale dedicata alla strage nazista

    la cassazione respinge l'amnistia
    Mi limito a fare i complimenti agli "eroi" che dopo aver fatto degli attentati correvano a nascondersi sulle montagne come topi, lasciando prendere donne vecchi e bambini...
    Den norrøne rasen må slakte de andre når blåmennene dunker for tungt på vår dør.

  13. #13
    Utente L'avatar di pasquale7bellezze
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    Re: Re: 24/03/1944

    Wrathchild

    Mi limito a fare i complimenti agli "eroi" che dopo aver fatto degli attentati correvano a nascondersi sulle montagne come topi, lasciando prendere donne vecchi e bambini...
    Erano anche loro che "prendevano" donne e bambini, nn erano tutti stinchi di santi

  14. #14
    GRIM & FROSTBITTEN L'avatar di Wrathchild
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    Re: Re: Re: 24/03/1944

    pasquale7bellezze

    Erano anche loro che "prendevano" donne e bambini, nn erano tutti stinchi di santi
    Va be questo non mi sembra neanche il caso di dirlo.
    Den norrøne rasen må slakte de andre når blåmennene dunker for tungt på vår dør.

  15. #15
    Utente L'avatar di pasquale7bellezze
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    Re: Re: Re: Re: 24/03/1944

    Wrathchild

    Va be questo non mi sembra neanche il caso di dirlo.
    E perchè mai? E' un dato di fatto, come del resto vi sono partigiani che sparavano e basta, senza compiere atrocità o ingiustizie varie (oltre a fare la guerra).
    Putroppo si sà, la guerra è fatta di ste cose, da piccoli attentati a fucilazioni sommarie.

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