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Discussione: Nuovi elementi sul concetto di copyright

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  1. #1
    (un po' meno) cattivo L'avatar di L33T
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    Nuovi elementi su pirateria e copyright

    --------------------------------------
    Internet e il mito del copyright
    di Karl Fogel (trad. e sintesi: Blogmatic.net) - La lotta delle major non è tesa a mettere fine al file sharing ma serve invece a conservare uno stato mentale, dove copiare equivale a rubare

    02/04/04 - Commenti - Roma - Le aziende discografiche non si preoccupano se vinceranno o perderanno i processi. A lungo termine, nemmeno si aspettano di eliminare il file sharing. Ciò per cui esse combattono è molto più grande. Combattono per mantenere uno stato mentale, un'attitudine verso il lavoro creativo, la quale dice che qualcuno deve possedere i prodotti della mente e controllare chi può copiarli. E l'industria ha avuto un successo sorprendente posizionando il tutto come una contesa tra gli Artisti Assediati, che si suppone abbiano bisogno del copyright per pagare l'affitto, e le Masse Irragionevoli, che vorrebbero copiare una storia o una canzone da Internet invece che pagare un prezzo adeguato. Essi sono riusciti a sostituire i termini caricati pirateria e furto al più preciso copia: come se non ci fosse differenza tra rubare la tua bicicletta (adesso tu non hai più la bicicletta) e copiare la tua canzone (adesso tutti e due abbiamo la canzone).

    La prima legge sul copyright fu una legge di censura. Essa non aveva niente a che fare con la protezione dei diritti degli autori, o con il loro incoraggiamento a produrre nuove opere. Il copyright è un sottoprodotto della privatizzazione della censura governativa nell'Inghilterra del sedicesimo secolo. L'arrivo della macchina per stampare (la prima macchina per copiare del mondo) era qualcosa che stimolava gli scrittori. Così stimolante, infatti, che il governo inglese cominciò a preoccuparsi per le troppe opere che venivano prodotte, non troppo poche. La nuova tecnologia, per la prima volta, stava rendendo ampiamente disponibili letture sediziose ed il governo aveva bisogno urgente di controllare il fiume di materiale stampato. Il risultato fu quello di consentire un particolare modello di business - la stampa di massa con distribuzione centralizzata - per rendere disponibili poche opere fortunate ad un'udienza più ampia, con considerevole profitto dei distributori.

    Gli Stationers basarono la loro strategia su un riconoscimento decisivo, che è rimasto da allora alle aziende editoriali fino a oggi: gli autori non hanno i mezzi per distribuire le proprie opere. Scrivere un libro richiede solo penna, carta e tempo. Ma la distribuzione di un libro richiede presse per la stampa, reti di trasporto ed investimenti iniziali in materiali e macchine compositrici. Il copyright fu progettato dai distributori per sovvenzionare se stessi, non i creatori.

    Oggi, però, il mezzo su cui vengono distribuiti i contenuti può essere del tutto diverso da quello utilizzato al momento della fruizione ultima del contenuto. I dati possono essere trasmessi su cavo a costo essenzialmente zero e l'utente, che si trova dall'altra parte del cavo, può stampare la copia di un'opera a proprie spese e con la qualità che può permettersi.

    Da un punto di vista della distribuzione non vi è differenza tra testo e musica e appena la tecnologia per la stampa e la rilegatura diverrà più economica, gli autori di libri vedranno molto più chiaramente che essi hanno le stesse alternative di cui dispongono nell'immediato i musicisti, e il risultato sarà lo stesso: sempre più materiale disponibile senza restrizioni, a partire dalla scelta dell'autore.

    L'arrivo di Internet, con la sua distribuzione istantanea a costo zero, ha reso obsoleto quel modello di business. La proibizione al popolo di condividere liberamente informazioni non serve a nessun altro interesse che a quello degli editori.

    Per la grande maggioranza degli artisti il copyright non porta alcun beneficio economico. Vero, ci sono poche star - alcuni dei quali con grande talento - le cui opere sono appoggiate dall'industria; essi ricevono la parte del leone dell'investimento in distribuzione e in modo analogo generano il profitto più grande, che viene condiviso con l'artista in termini migliori dell'usuale, perché la posizione contrattuale dell'artista è più forte. In modo per niente incidentale, queste star sono quelli che l'industria sostiene come esempi dei benefici del copyright. Ma trattare questi piccoli gruppi come rappresentativi vorrebbe dire confondere il marketing con la realtà. La vita della maggior parte degli artisti non appare per niente simile alla loro e mai lo sarà nell'attuale sistema basato sul profitto. Ecco perché lo stereotipo dell'artista impoverito rimane vivo e vegeto dopo trecento anni.

    Copiare non è furto e non è pirateria. È ciò che abbiamo fatto per millenni, fino all'invenzione del copyright, e possiamo farlo di nuovo, se non ci intralciamo da soli con gli antiquati residui di un sistema di censura del sedicesimo secolo.

    Quanto pubblicato qui sopra è una sintesi realizzata da Blogmatic di un più lungo commento di Karl Fogel intitolato "Le promesse di un mondo post-copyright"

    Per leggere il commento completo di Karl Fogel, in inglese, http://www.red-bean.com/kfogel/writings/copyright.html

    tratto da http://punto-informatico.it/p.asp?i=47640
    -------------------------------------

    Vi consiglio di leggere anche l'originale in inglese.
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  2. #2
    Ex admin L'avatar di Lex
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  3. #3
    (un po' meno) cattivo L'avatar di L33T
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    Ibm non ricava un cent da Linux, eppure ha investito miliardi di dollari per la sua diffusione.

    Detto questo, nella risposta non fai che riportare in termini generici un concetto criticato abbastanza ampiamente nell'articolo. Sarebbe stato meglio se l'avessi discusso con riferimento a quello, dato che, ogni volta che ci si è trovati a discutere della pirateria in termini vaghi, abbiamo assistito a:
    - prese di posizione che con l'aspetto del problema proposto all'inizio (l'articolo in questo caso) non c'entrano molto
    - la formazione di due schieramenti contrapposti
    - la nascita di un flame (che tu e gli altri mod dovrete sedare) e la fine di ogni discussione costruttiva
    Ultima modifica di L33T; 2-04-2004 alle 18:54:57
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  4. #4
    Utente L'avatar di cerberus
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    L'articolo del signor Fogel non mi convince per niente...
    prima di tutto, come ricorda giustamente Lex, non si scaricano unicamente libri e musica, ma anche opere che richiedono forti investimenti...
    in secondo luogo Fogel ritiene che con la libera circolazione delle opere gli artisti non verrebbero danneggiati... dato che si risparmierebbero unicamente i costi di impaginazione/distribuzione/produzione ecc... ma mi sfugge comunque di cosa camperebbero gli autori...
    ( Se bastasse essere conosciuti e avere un'ampia distribuzione delle proprie opere per campare, probabilmente Alda Merini non vivrebbe in un monolocale grazie al sussidio dello stato... )
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  5. #5
    Ex admin L'avatar di Lex
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    IBM investe su Linux perchè questo gli porta vantaggi in altri settori. Ad esempio, la diffusione di un sistema che gira su piattaforme non necessariamente compatibili Intel puuò permettere a IBM di posizionare con più forza sul mercato l suo hardware.
    Il problema è fondamentalmente questo. Ormai per avere successo in campo commerciale la promozione è fondamentale. Bisogna essere visibili, fare parlare di sè. Questo richiede capitali enormi, che solo grandi organizzazioni possiedono. E, ovviamente, chi investe ingenti somme pretende che queste in qualche modo rientrino. Si dice che ormai per farsi autopromozione basta mettere i propri mp3 su winmx: vero, ma se nessuno ti conosce nessuno ti scaricherà.
    Non vedo proprio perchè bisogni invvocare l'abolizione del copyright, ciascuno deve essere libero di distribuire le proprie opere nel metodo che preferisce.
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  6. #6
    O.C. Life L'avatar di Vegeth86
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    Lex

    Mi chiedo chi investirà più milioni di dollari per realizzare film e videogiochi, senza la prospettiva di ricavarne utili.
    Visto che siamo in tema.. mi chiedo :

    Quanta gente lavora nella creazione di materiale pirata e/o opensource senza guadagnarci nulla? Tantissimi lo fanno,e sembra quasi che lo facciano solo per fare un favore alla comunità.
    Adesso.. dico.. questa gente non ci ricava nulla.. lavora contro corrente,magari di notte,per giorni o mesi.Ok è un giudizio di parte,degno di un ignorante in materia magari,e non voglio sentirmi dare del giusto o del criminale. Il punto è che siamo in una società dove ci tocca quasi pagare l'aria che respiriamo.. tante volte le case di distribuizione dei VG vendono a metà prezzo di quanto ci si aspetterebbe (max payne 2?) eppure non esiste su questa terra che chi fa l'offerta ci perda.. cioè vi è sempre un guadagno.. ma allora mi domando.. in un gioco venduto a prezzo intero,per quante tasse possano essere imposte su esso,ma che guadagno procura al fornitore e al produttore?? Io direi che basta fare un paio di calcoli.. E allora spunta fuori che tutte le scuse per giustificare i prezzi alti dei cd,musicali o meno,sono infondate e stupide.. Vogliamo prendere come esempio l'ultima imposizione S.I.A.E. ? Io credo che anche un mero deficente potrebbe annuire all'idiozia di tale tassa. Io questo lo chiamo proibizionismo. Si.. probizionismo d'acquisto.
    Il copyright,bhè limita decisamente la possibilità di copiare le cose altrui,definendo tale atto come REATO. Eppure non conosco persona che almeno una volta non abbia copiato.. e non parlo di Videogiochi o Cd musicali,parlo di quella vena morale insita in ogni uomo..non sò se è comprensibile espresso così..ma in realtà l'articolo parla già chiaro da sè.. "Copiare È ciò che abbiamo fatto per millenni".

  7. #7
    MIINCHIIA L'avatar di Bosj
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    Lex

    ciascuno deve essere libero di distribuire le proprie opere nel metodo che preferisce.
    Credo ank'io ke sia giusto così, se qlk vuole mettere i propri "prodotti" su 1 program di file-sharing, liberissimo di farlo, ma se 1 nn vuole, cn l'abolizione dei diritti, in pratica nn potrebbe evitarlo.

  8. #8
    (un po' meno) cattivo L'avatar di L33T
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    Cerberus, è appunto questo il problema.
    Il copyright è presentato come un tentativo di difendere i diritti degli autori, che però solo raramente diventano abbastanza famosi da trarne giovamento: nel resto dei casi si rivela piuttosto come uno strumento utilizzato dai distributori per giustificare un modello economico a loro favorevole.
    La cosa forse più notevole è però che questo strumento è stato *storicamente* creato proprio per questo motivo (o almeno così dice Fogel nella sua lunga ricostruzione), fondandolo su considerazioni contingenti (i limiti tecnologici esistenti).
    Ora, se con questo modello gli autori rischiano di finire in un monolocale e le persone devono pagare per avere un bene che, grazie ai nuovi mezzi, è potenzialmente disponibile senza spese, forse è il caso di cercare un modello migliore, anche se alle major non conviene molto.

    P.S.
    La traduzione dell'intero articolo in italiano.
    http://www.comedonchisciotte.net/mod...ticle&sid=1509
    Vi prego, leggetelo, altrimenti anche questa discussione finisce come tutte le altre.. Se proprio non ce la fate evitate di postare
    Ultima modifica di L33T; 2-04-2004 alle 19:25:36
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  9. #9
    Ex admin L'avatar di Lex
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    Quello che continuo a chiedermi è, abolando il copyright, cosa guadagneranno gli auttori. Se adesso vendono poco, così non venderanno nulla.
    Vegeth, mi pare più che normale che la gente sia mossa dal guadagno. Quando andrai a lavorare (se già non lo fai) vedrai che ti farà comodo essere retribuito, visto che senza soldi non campi. E, allo stesso modo, chi lavora nel campo dell'intrattenimento vuole lo stesso. Che poi questi guadagni siano così mostruosi non è affatto vero: per ogni software house in salute cene sono 5 che stentano ad andare avanti. E, comunque, devo distruggere la tua visione "romantica" della pirateria: ormai essa è in mano al crimine organizzato e muove un giro d'affari di svariati miliardi.
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  10. #10
    (un po' meno) cattivo L'avatar di L33T
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    Stiamo parlando di file-sharing, non di distribuzione organizzata di prodotti contraffatti. La malavita c'entra davvero poco.

    Ripeto ancora che alla domanda trovi una risposta nell'articolo, anche se sono certo che non la condividerai. E ripeto che è dell'articolo che voglio parlare: la pirateria in generale è un argomento troppo vasto.
    Se ritieni che non sia possibile discutere su queste basi -- magari perchè l'articolo è troppo lungo per essere letto -- chiudi il thread: non ho problemi ad impiegare il mio tempo per discutere in modo costruttivo, ma mi faccio molti più scrupoli a gettarlo ripetendo una discussione già fatta non so quante volte.
    Ultima modifica di L33T; 2-04-2004 alle 19:32:43
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  11. #11
    Ex admin L'avatar di Lex
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    Beh, mi sembra fuori luogo adesso mettersi a parlare di chi si adopera per violare le leggi come di gente che fa il bene della comunità. E trovo giusto ricordare l'altra faccia della pirateria.
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  12. #12
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    Prendo atto della tua contrarietà, anche se non posso fare a meno di ritenerla pregiudiziale.

    Posso chiederti di cambiare il titolo del thread in "Nuovi elementi sul concetto di copyright"?
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  13. #13
    MIINCHIIA L'avatar di Bosj
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    Beh, mi sembra fuori luogo adesso mettersi a parlare di chi si adopera per violare le leggi come di gente che fa il bene della comunità. E trovo giusto ricordare l'altra faccia della pirateria.
    Lex, quindi tu nn fai differenze tra la pirateria "organizzata" e quella "privata"? Nemmeno 1 po'?

  14. #14
    Utente L'avatar di cerberus
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    "Immaginate lo scenario più semplice: entrate nella libreria di quartiere e fornite ad un impiegato l’indirizzo web del libro che state cercando. Un paio di minuti dopo, l’impiegato ritorna con una copia fresca del libro scaricata da internet, appena stampata e rilegata, ed annuncia il prezzo:
    “Sono otto dollari. Vuole aggiungere la donazione di un dollaro per l’autore?”
    Accettate? Ovviamente potete dire si o dire no, ma si deve notare che quando i musei propongono una donazione volontaria la gente di solito paga. Una cosa del tutto simile potrebbe quindi accadere nella libreria. Molte persone sono contente di pagare un piccolo extra su una spesa abbastanza grande se hanno tirato fuori il portafogli e pensano che sia per una buona causa. Quando le persone rinunciano a fare una piccola donazione volontaria per una causa in cui credono, è più spesso a causa di inconvenienti (scrivere un assegno, spedirlo, ecc) che a causa dei soldi. Ma se anche solo la metà, o meno, di tutti i lettori facesse tale donazione, gli autori guadagnerebbero tranquillamente più di quanto guadagnano con il sistema tradizionale delle royalty ed avrebbero inoltre il piacere di divenire finalmente gli alleati dei lettori e non i loro nemici. "

    Giusto un paio di appunti su questa parte...
    1. Che le persone siano contente di pagare un piccolo extra è tutto da verificare... e smantellare un sistema economico sperando nel buon cuore della gente mi pare un filo azzardato
    2. Di concerti non si campa... a meno che non hai alle spalle la Virgin o la Universal che ti coprono le spalle ( coi proventi del Copyright... )... i costi di un grande concerto sono ampiamente superiori ai proventi...
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  15. #15
    Ex admin L'avatar di Lex
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    L'ho letto più volte, l'articolo. E se tu mi vuoi dire che bisognerebbe creare nuovi canali di distribuzione più diretti, che portino a diminuzioni dei costi, posso essere d'accordo. Dirò di più: questo si sta già facendo, vedasi iTunes o RossoAlice. Personalmente, ritengo abbastanza improbabile che i sistemi economici descritti nell'articolo possano sostenere tutta la produzione: questo può andare bene in settori come i libri, dove i costi di produzione , ma in altri è semplicemente improponibile pensare a un modello che non prevede una retribuzione certa. Infine, una piccola osservazione. I metodi di distribuzione descritti sono già presenti. Chiunque può mettere i suoi lavori in rete, renderli accessibili a tutti e chiedere un compenso, anche facoltativo. Dunque, a che pro abolire il copyright?
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