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Discussione: Libro "Gothic"

Cambio titolo
  1. #1
    Utente L'avatar di il_negromante
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    Libro "Gothic"

    Sito sulla creazione di Gothic.
    Artisti:
    Dragon Hunter(Dario)
    Dkpx(Fabio)
    Andrea-d(Andrea)
    il_negromante(daniele)

    Stiamo cercando di fare un libro sul gioco Rpg Gothic
    Voglio na 406 come quella di Taxxi 2!!!
    Ma sopratutto vogliona una...

  2. #2
    Cervs L'avatar di Dragon Hunter
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    comicia a postare il libro finora fatto.



  3. #3
    Utente L'avatar di il_negromante
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    Pro-logo:
    Molto tempo fa quando gli orchi abitavano in questo mondo gli uomini li combattevano giorno e notte in una lotta senza fine, lunga quanto il tempo stesso...
    Più forti fisicamente e più portati al combattimento degli uomini, essi misero in grave pericolo il regno di Myrtana. Urgeva trovare una soluzione per uscire da questa tragica situazione. Il Re convocò un consiglio di tutte le persone più importanti del regno inclusa la leggenda vivente Xardas e tutti i principali capitani dell’esercito…
    Il Re si trovava nella sala della discussioni, aspettando che arrivassero i convocati. La sala era enorme e nel mezzo troneggiava un tavolo molto lungo. Ai lati della stanza, ad un metro dal muro, c’erano due file di colonne. Nelle colonne erano attaccate tante torce che proiettavano sinistre ombre ovunque. Al di là delle colonne i muri erano tappezzati con bandiere del regno di Myrtana, con dipinti raffiguranti scene di guerra e con alabarde che s’incrociavano. A poco a poco iniziarono ad entrare cavalieri, nobili e maghi. I nobili sembravano, come sempre, tramare qualcosa tra loro, i maghi parlavano degli orchi e delle sanguinose azioni che compivano; intanto i cavalieri tacevano rendendo silente omaggio al Re e aspettando che qualcuno prendesse la parola. Ad un tratto un uomo seduto al fianco del Re
    dal fisico austero e segnato sul volto da numerose battaglie, si alzò e disse: <Re Rhobar II ha convocato questo Consilio per un motivo molto importante: come è ben noto a tutti la guerra contro gli orchi volge ad un triste epilogo. Presto saremo sconfitti. Le loro rozze armi spezzano facilmente anche le nostre spade più affilate >. A quel punto si alzò un mago, sembrava molto stanco ma la sua voce era possente, tanto da annientare i bisbigli nella sala: <La nostra unica possibilità di salvezza è nelle miniere di Khorinis: nel metallo magico in esse contenuto. Dobbiamo impiegare più minatori per aumentare la quantità di ferro estratto. Dovremo sostituire tutte le armi attuali con armi forgiate partendo da metallo magico se vogliamo avere qualche speranza di vincere la guerra >. Ma un nobile ribatté subito e in tono di sfida: <é una follia… non abbiamo abbastanza minatori per estrarre una simile quantità di metallo, voi maghi non siete capaci di trovare una formula alchemica che trasformi il metallo comune in metallo magico anziché studiare i vostri antichi e inutili manoscritti? >.
    A quel punto un mago un po' tarchiato si alzò infuriato e urlò: <Come osa questo nobilotto rivolgersi a noi così. Anche un bambino sa che il metallo comune riesce a trattenere gli infusi magici per un massimo di 6 o 7 ore… >.
    Un mago si alzò subito e disse in tono conciliatorio: <Calmati Saturas non dobbiamo metterci l'uno contro l'altro, e comunque >, rivolgendosi al nobile, <Come ha detto il mio amico Corristo il metallo normale non può diventare permanentemente magico >. Il Re si alzò e tutti si zittirono. Lo guardarono: aveva l'aria di uno che non dorme da molto tempo; la barba folta e gli occhi cerchiati di rosso. Trasse un lungo sospiro e disse: <La situazione è più disperata di quanto pensiate: se non
    troviamo una soluzione al più presto verremo massacrati dagli orchi o peggio ancora fatti schiavi. Giusto ieri sono riusciti a conquistare un’altra delle nostre roccaforti >.
    Il Re tornò a sedersi, mentre nella stanza tutti tacevano: avevano un'aria sconvolta; tutti tranne uno. Questi, al contrario degli altri, era molto calmo. I suoi occhi sapevano incutere timore, ma anche grande fiducia. Era un mago, ma la sua veste era diversa da quella degli altri: segno che era molto importante. Si alzo e disse: <Sire, non tutto è perduto... Corristo ha ragione: la nostra unica possibilità di salvezza è nel metallo magico… >.
    Un nobile chiese con aria arrogante: <E chi lo estrae tutto quel metallo? I contadini? L’esercito? I maghi?!?>. A quel punto si alzo il Re e tuonò: <Barlon tenete a freno la lingua, è a Xardas che vi state rivolgendo! >. Barlon chinò il capo: <Chiedo perdono mio Re e anche a voi, Xardas >. Era visibilmente imbarazzato. Xardas fece un cenno e riprese: <La soluzione c’è. Certo è molto rischiosa, ma c’è >. Il suo tono era sicuro e deciso. <Di che si tratta?> chiese il Re impaziente. Nella stanza ora tutti stavano ascoltando con molta attenzione a Xardas. Il mago disse: <Possiamo usare i prigionieri, tutta la gente che sarà imprigionata e che già si trova nelle segrete per farli lavorare, eccetto le donne. Andrebbero ad unirsi agli ergastolani che già si trovano nelle miniere >. Uno dei capitani, abbastanza giovane e con poca esperienza sulle spalle obbiettò: <Una cosa del genere è impossibile: ci vorrebbero troppe guardie a sorvegliarli, dovremmo richiamare alcuni soldati dai campi di combattimento >.
    Allora Corristo disse: <Forse, ma il metallo così estratto sarebbe incredibilmente più resistente di quello comune e i soldati rimasti a combattere avrebbero molte più possibilità di vittoria… per una volta potrebbero essere le armi degli orchi a spezzarsi sotto i nostri colpi >.
    L'ingenuo capitano, non ancora convinto, ribatté: <E se i prigionieri fuggissero? Nelle prigioni c’è ogni sorta di tagliagole, ladri e criminali del regno…sarebbe un disastro >.
    A quel punto intervenne Xardas: <Per questo c’è una soluzione, credo di essere in grado, con l’aiuto di una quindicina di maghi, di creare una barriera magica capace di impedire agli esseri
    viventi di oltrepassarla una volta entrati >.
    <Non ho capito: come funzionerebbe di preciso? > chiese uno dei capitani. < È abbastanza semplice > gli spiegò Xardas, <Una volta che un essere vivente ci sia entrato, non avrà più alcuna possibilità di uscire, se non come cadavere >.
    Il Re iniziava a convincersi che questa era la soluzione migliore e disse: <Si…è un’idea molto interessante, ma se qualcosa andasse storto? Se ho capito bene userete una grande quantità di magia >. Xardas spiegò subito: <Non ci saranno problemi, avete la mia parola >. Lo disse con una tale sicurezza che il Re non riuscì a dire di no:
    <Allora che venga creata questa barriera >. L’uomo che sedeva accanto al Re si alzò e disse: <La riunione è conclusa. Potete ritirarvi >.

    A poco a poco tutti i presenti cominciarono a defilarsi verso le uscite porgendo il regale saluto al Re. Quando tutti se ne furono andati egli chiamò Xardas. Parlando sottovoce, in modo che le guardie non sentissero, gli chiese: <Siete davvero in grado di creare una barriera simile?>.
    Xardas gli rispose: < Senza dubbio è possibile, il guaio è che ci sono molte più cose che potrebbero andare storto di quanto non abbia fatto credere durante la riunione...>, lo sguardo di Xardas non era più tanto sicuro. < Sarebbe stato troppo bello… > disse il Re sconsolato e proseguì: < Promettetemi che farete del vostro meglio affinché vada tutto bene...>. < Ve l' ho già detto >, lo rassicurò Xardas,
    < Avete la mia parola, inoltre ho alcune pietre dal grande potere che ci saranno indubbiamente molto utili >.
    <Piuttosto > riprese Xardas dopo una pausa, <Siete sicuro che Lee debba essere gettato dentro come i comuni criminali?>. Il Re trasse un lungo sospiro, quindi rispose: <Purtroppo non ho scelta, c’erano troppi “testimoni” quando trovò il corpo della mia amata consorte che giurarono che il colpevole era lui… il popolo vuole un colpevole e io devo darglielo… ho già dato l'ordine che venga condotto nella miniera > disse più amareggiato che mai.
    <Questa volta l’ hanno ordita proprio bene quei maledetti nobili… ora devo andare >.
    Detto questo se ne andò lasciando solo il Re a crogiolarsi su cosa sarebbe accaduto nell'immediato futuro...

    L'indomani Xardas scelse 14 maghi fra i più forti del regno, quasi tutti presenti al consiglio e chiese al Re di non dare una scadenza per la formazione della barriera perché i maghi dovevano fare molta pratica se voleva che andasse tutto alla perfezione. Il Re accettò subito le condizioni del mago.

    Passarono i giorni e il Re, sempre più preoccupato, non avendo ancora avuto nessuna risposta, decise di scrivere una lettera a Xardas; fece quindi chiamare un messaggero, ma, mentre stava per consegnargli l’incarico, entrò un uomo con una collana al collo di fattura molto particolare. Il simbolo che portano i messaggeri dei maghi. Non sembrava molto forte: era mingherlino, evidentemente molto agile e svelto nel consegnare i messaggi. Consegnò la lettera al Re e chiese: <Mio Re, volete dare una risposta alla lettera?>. Il Re disse di no.
    Il messaggero aspettò un po’ prima di andarsene indignato pensando tra se e se: <Che razza di Gentiluomo è se non da neanche la ricompensa? >.

    Il Re lesse la lettera:

    Illustre Sovrano,
    I maghi sono pronti per dare il via alla creazione della barriera.
    Ne ho selezionati dodici ai quali mi unirò per coordinarli io stesso.
    Inizieremo l'evocazione appena avremo il vostro consenso.
    Il Mago degli Elementi Xardas

    Istintivamente il re chiamò il suo uomo più fidato e leale, nonché suo grande amico: Lee.
    Ma subito gli venne alla mente che era stato arrestato giorni prima: ritenuto colpevole per l'uccisione della regina avrebbe dovuto essere giustiziato, ma il Re chiese clemenza in quanto sapeva che in realtà era stato incastrato da alcuni nobili desiderosi di liberarsi di lui: era un consigliere del Re ed egli si fidava molto più di Lee che degli altri.
    Ordinò quindi ad una guardia di inviare la lettera di conferma, già pronta da tempo.
    Due giorni dopo la lettera venne consegnata al monastero dove si erano ritirati Xardas e i maghi.
    Xardas ricompensò la guardia e lesse la lettera che così recitava:

    Procedete con la costruzione della barriera.
    Essa dovrà estendersi per venti piedi intorno alla miniera di Khorinis come pattuito.
    La vostra ricompensa sarà decisa al castello.
    Re Rhobar II, sire del regno di Myrtana

    <Bene allora, domani ci recheremo alla miniera: ho preparato dodici rune di teletrasporto per voi, così ci arriveremo subito > disse agli altri maghi. Xardas era molto sicuro di se. La notte trascorse tranquillamente nel monastero e l'indomani i maghi usarono le rune per trasportarsi vicino alla miniera di Khorinis.
    <Ora > disse Xardas, <Dovete fare molta attenzione alle parole dell'incantesimo e alla loro pronuncia: abbiamo una sola possibilità. Iniziamo!!! >.
    In dieci minuti i maghi si disposero in un cerchio molto ampio intorno alla miniera e iniziarono la magia, le parole erano pronunciate in una lingua antica conosciuta solo dai maghi e dai più grandi saggi. Ad un tratto dai loro scettri uscì un lampo celeste e a quel punto fu un attimo: Xardas avvertì una presenza, ma non le diede peso: era troppo concentrato. Pronunciando le parole finali ebbe un brivido lungo la schiena per la visione di una
    creatura informe immersa nell’ombra che gli balenò nella mente per un
    istante, poi scomparve e Xardas vide, con immenso orrore, la barriera
    allargarsi fuori controllo, inghiottirlo ed estendersi ben oltre
    quanto era stato previsto arrivando ad intrappolare il castello e le capanne dei minatori lì vicino...
    Voglio na 406 come quella di Taxxi 2!!!
    Ma sopratutto vogliona una...

  4. #4
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    Capitolo 1: Circolo dell'Acqua e del Fuoco
    1° Parte
    Dopo la creazione della barriera tutti erano preoccupati, iniziarono a darsi la colpa a vicenda sostenendo che qualcuno aveva sbagliato qualcosa, ma Xardas che era l'unico a non aver perso il buon senso disse: <La colpa non è di nessuno: c'è stato qualcuno, o qualcosa, che ha interferito con la nostra magia; ora... non risolveremo niente stando qui a incolparci l'uno con l'altro, andiamo in quella cittadina che è stata risucchiata per errore, così potremo discutere con calma di tutto >.
    <Ma cosa può essere andato storto?> chiese Saturas.
    <Non lo so, ma ho intenzione di scoprirlo > lo rassicurò Xardas.
    I maghi furono d'accordo: era raro che dissentissero da quel che diceva Xardas: avevano troppo rispetto e timore del suo immenso potere. Così si incamminarono alla volta del castello.
    Arrivati alla cittadella rimasero tutti sgomenti: la città era caduta in mano ai detenuti che già lavoravano nelle miniere: si trattava di persone condannate all'ergastolo e che non avevano nessuna possibilità di redenzione. Il caos regnava sovrano. L'unico baluardo di civiltà era all'interno delle mura del castello dove nessuno aveva il coraggio di sfidare le otto guardie del signore che si trovavano nel cortile.
    Uno dei maghi, indignato per tutto questo caos, iniziò un incantesimo per stordire gli evasi, ma Saturas lo fermò: <No, Chromanin, non usare la magia contro gli evasi: potrebbero reagire male. Molti di loro odiano noi maghi e sono finiti qui per aver ucciso uno di noi >.
    <Hai ragione > si scusò Chromanin che poi si mise in disparte come faceva sempre. I maghi andarono verso il castello del nobile capeggiati da Xardas. Le guardie li lasciarono passare senza opporsi, mostrando grande rispetto e un po' di timore, ma sopra ogni altro sentimento erano sollevati. Il castello era enorme: alto e imponente con le sue spesse mura grigie avrebbe intimorito chiunque, ma non gli ergastolani evasi che erano decisi ad espugnarlo: forse perché non avevano nulla da perdere.
    Xardas e i maghi entrarono nel castello vero e proprio abbandonando il cortile dove c'erano le guardie che stavano contrastando un gruppetto di audaci prigionieri che avevano avuto il coraggio di affrontarli. Appena si presentarono dal nobile, per spiegare la loro situazione, li bloccò urlando: <COME OSATE ENTRARE NELLA MIA DIMORA, VOI MAGHI SAPETE SOLO PORTARE GUAI!!!> poi calmandosi un po' continuò: <Avete intrappolato il mio villaggio insieme a questi spregevoli tagliagole dentro quella cosa blu, ora sparite dalla mia vista prima che vi faccia uccidere e non fatevi più rivedere >.
    Xardas capì che quella era la cosa migliore da fare. C'erano evasi che infliggevano colpi a tradimento ovunque, ma non tutti volevano andarsene così quando un detenuto si avvicinò loro e disse: <Ehi voi, se volete posso aiutarvi a rimanere qui >, uno dei maghi che non se ne voleva andare, Torrez, esclamò: <A si? e cosa vorresti fare uccidere tutte le persone del castello?>.
    <Esattamente > rispose l'uomo evidentemente preso da una sete di sangue implacabile. <Con il vostro aiuto > proseguì, <Potremo farlo, in questo modo voi potrete restare qui senza far niente: mangiando e bevendo mentre io potrei usare il castello come mia dimora. Ho già qualche alleato dalla mia, possiamo farcela!>. lo sguardo era quello di un assassino che ha visto la morte in faccia in più di un’occasione. Corristo intanto assentiva: era evidentemente favorevole all’idea.
    Saturas obbiettò: <È una cosa assurda! Corristo non puoi davvero accettarlo >, ma Corristo sembrava deciso: <Mi dispiace Saturas ma per me impossessarsi del castello è una buona idea: pensaci… potremo stabilirci qui e studiare un modo per distruggere la barriera. Dobbiamo solo aiutarlo ad impadronirsi del castello >, <Tu!!!>, urlò Saturas poi cercando di calmarsi <Non sei degno di usare la magia! Un tempo eri diverso, ma ora sei come questi reietti! Le nostre strade si dividono, addio amico mio > e se ne andò da solo verso la foresta con la tristezza nel cuore: lui e Corristo si conoscevano fin da quando erano entrati nell'ordine dei maghi e ora dividersi così era per lui una cosa assurda, ma non poteva sopportare l'idea di uccidere il proprietario del castello per un motivo così futile. Evidentemente il suo amico, nel corso degli anni, era cambiato molto o forse, pensò, non era riuscito a sopportare di essere rinchiuso nella barriera.
    Anche Xardas si oppose e con i cinque maghi che riuscì a convincere fece per andarsene dicendo che sarebbe tornato l'indomani dopo aver esplorato la zona. Ma gli altri maghi che volevano restare al castello e volevano che anche lui restasse con loro: < Non andare Xardas. Cerca di capire, dobbiamo farlo o saremo costretti ad accamparci vicino alla foresta, solo gli Dei sanno quali feroci creature ci sono qui intorno >.
    <Preferirei di gran lunga dormire tra le fiere piuttosto che uccidere degli innocenti > esclamò lui. Detto questo Xardas e i maghi che non volevano compiere quella barbarie se ne andarono dalla porta principale diretti a est.

    <Tu > chiese Corristo rivolto al detenuto, <Come ti chiami?>.
    <Gomez > rispose lui. Corristo continuò: <Io e i miei compagni abbiamo deciso di aiutarti, ma non dovranno esserci uccisioni brutali >.
    Gomez accettò e chiamo altri cinque evasi per aiutarli nell'impresa, così
    si diressero verso il castello. Fu una lotta molto cruenta: i prigionieri riuscirono a cogliere alle spalle e a pugnalare la maggior parte delle guardie nel cortile mentre i maghi le distraevano, ma le ultime due rimaste erano intenzionate a vendere cara la pelle. Alla fine la superiorità numerica dei prigionieri ebbe la meglio. Il campo di battaglia era cosparso di cadaveri: c’erano le guardie, c’era il gruppetto che prima aveva attaccato e c’erano anche un paio degli uomini di Gomez.
    Il signore del castello era rimasto senza difesa e per i rivoltosi fu un gioco da ragazzi ucciderlo e impadronirsi del castello. Ai maghi, come promesso, venne donato un dormitorio accanto al castello, protetto dalle nuove “guardie” di Gomez.

    Intanto Xardas e i maghi che lo seguivano, diretti a est, stavano valutando i danni prodotti dall'estensione fuori controllo della barriera: essa aveva incluso un vasto boschetto, qualche grotta e, con grande sorpresa di tutti, anche un villaggio.
    <Cosa ci fa qui un villaggio?> chiese uno dei maghi, un esperto di pozioni.
    <Non ne ho idea Riordian, è strano...nessuna mappa segnala la presenza di un insediamento qui. Com'è possibile?> rispose un mago di nome Merdarion.
    <Non vedo altra soluzione che andare a chiedere > propose Nefarius, uno dei maghi novizi.
    <Giusto, andiamo > disse Xardas e si incamminarono scendendo il sentiero in discesa che conduceva all'entrata dove c'erano due guerrieri, probabilmente guardie, pensò Merdarion, che stavano immobili.
    <Benvenuti nella fratellanza > disse uno dei due. Avevano uno sguardo freddo come il ghiaccio. Erano robusti e indossavano una sorta di armatura composta da due spalliere in metallo e da un busto sempre in metallo che ricopriva gran parte del petto. Portavano entrambi uno spadone enorme. Non avevano capelli ed entrambi si erano tatuati la faccia.
    I maghi entrarono e furono accolti da uno strano individuo che indossava una veste lunga fino ai piedi ricoperta di strani simboli apparentemente senza senso. Guardandosi intorno i maghi videro che ce n'erano molti vestiti nello stesso modo, ma la maggior parte delle persone era a torso nudo e indossava solo uno strano gonnellino. Probabilmente agli occhi di queste persone sembriamo vestiti in modo stranissimo, pensò Nefarius, con le nostre vesti quasi completamente rosse. Lo strano individuo aveva la faccia ricoperta di tatuaggi di forme stranissime.
    <Chi siete? Cosa ci fanno qui dei maghi?> esordì, il suo tono era quasi aggressivo.
    Gli rispose Xardas: < Siamo stati intrapp...>, ma lo strano tipo lo interruppe: <Siete voi che avete creato questa specie di campo magico, non è così?>. Ora il suo tono era decisamente aggressivo: <Alcuni dei nostri novizi sono morti tentando di attraversarlo presi dal panico...>.
    <Lasciate che vi spieghi...> si difese Xardas. <Questo "campo" non avrebbe dovuto arrivare sin qui, doveva solo circondare la miniera di metallo di Khorinis. é stato un incidente assolutamente involontario >.
    <E così ci avete condannati a restare imprigionati qui!> lo aggredì l'uomo.
    <Non tutto è perduto: forse un giorno troveremo un modo per abbattere la barriera >, lo calmò Xardas, ma in realtà non ci credeva nemmeno lui.
    <Sentite... avete tutto il diritto di essere in collera, ma posso porvi una domanda?> chiese Chronos, uno dei maghi.
    <Cosa volete sapere?>, il suo tono era ancora scontroso, ma cominciava ad ammorbidirsi: aveva imparato da tempo che la rabbia non porta da nessuna parte.
    <Beh... questo villaggio non è segnato in nessuna mappa e poi non abbiamo mai sentito dell'esistenza di una “fratellanza” da queste parti e qual è il vostro nome?> <Ehi, ehi calmati mago impaziente > cominciò lo strano tipo. <Dunque, il mio nome è Namib, io sono il Baal Namib. Per quanto riguarda l'assenza del nostro Campo dalle mappe, non c'è da sorprendersi: questo villaggio si è formato da appena un mese grazie agli sforzi di Y ’Berion, il nostro capo spirituale.
    é stato lui ad avere per primo una visione del Dormiente e a fondare questa setta reclutando adepti dal vicino castello a ovest >. Vedendo le espressioni sorprese dei maghi il Baal, spiegò che il dormiente era una specie di divinità che loro adoravano.
    Conversarono ancora per qualche minuto su come era nato il Campo Palude, così chiamato da quelli della cittadella, e sulla possibilità che i maghi si unissero a quel campo; possibilità che rifiutarono. Ma chiesero comunque ospitalità per la notte. Dormirono tutti insieme in una capanna su letti fatti di foglie secche.
    Nel frattempo Saturas aveva percorso il bosco verso ovest ed era giunto in prossimità di una strana parete rocciosa piena di piccole insenature e grotte: l'ideale per accamparsi e passare la notte pensò e così fece. Il suo sonno fu agitato quella notte: avvertiva la presenza di un grande potere magico lì intorno ma non sapeva spiegarsi da dove venisse...

    Il giorno dopo, dopo mezzogiorno, Xardas e i maghi lasciarono Campo Palude tornando alla cittadella e videro cosa avevano fatto i maghi: ora erano accampati dentro le mura del castello. Andarono a chiedere subito spiegazioni. Andarono nel dormitorio dei maghi e scoprirono che gli ex prigionieri si erano impadroniti del castello e che gli altri maghi avevano deciso di restare lì.
    Alla fine della spiegazione Xardas sentenziò: <Spero sappiate quello che avete appena fatto!>
    Lo disse con amarezza e se ne andarono dalla porta principale…

    Quando fu sulla porta della cittadella, un immenso ponte levatoio, disse rivolto a Corristo: <Tornerò tra qualche giorno, nel frattempo vedete di non uccidere altri innocenti… >.
    Poi si volse a Merdarion e gli chiese: <Hai qualche idea di dove può essere andato Saturas: dobbiamo trovarlo, abbiamo bisogno della sua esperienza >, Merdarion scrutò la mappa di Myrtana che aveva tra le mani e rispose: <Non lo so, può essere andato in moltissimi posti: vedete? > e indicò a tutti che la mappa mostrava un territorio molto vasto. Merdarion prese un pezzo di carbone, apparentemente dal nulla, e tratteggiò la zona che era stata intrappolata dalla barriera: <Di certo non ha superato questa linea…>. Dopo qualche minuto di silenzio Xardas esclamò: <Chromanin tu non ci aiuti? >, infatti era da un po’ che Chromanin stava in disparte a leggere sempre lo stesso libro; questi alzò la testa dal libro con aria infastidita <Ehm, non so cosa dirti… hanno sbagliato a uccidere quel nobile >, Xardas s’infuriò: il suo volto non era più calmo, non infondeva più quel calore quando lo guardavi, aveva un’espressione fredda: <Cosa stai dicendo, non te ne importa niente del circolo dei maghi? Ci stiamo sfaldando sotto i tuoi occhi e tu non batti ciglio!! >, fece una pausa e riprese: <Pryokar aveva ragione: non avremo mai dovuto accettarti nell’ordine; è stato un grave errore >. Il volto di Chromanin si fece rosso, imbarazzato chiese scusa e si avvicinò alla mappa, ma Xardas non guardava più lui ma il libro che aveva preso e stava leggendo, poi disse: <Chromanin, dammi quel libro, voglio vedere cos’è: non sembra un libro del monastero. Dove l’ hai preso?>, ma Chromanin non voleva darglielo, era come se per qualche oscura ragione non volesse separarsene, urlò: <È MIO È MIO, LASCIATEMI IN PACE >. Detto questo cominciò la formula per un incantesimo: il suo corpo si cosparse di luce azzurra, alzò le braccia verso il cielo e in un attimo sparì dalla vista. Aveva usato un incantesimo di teletrasporto diretto chissà dove…
    <Deve aver perso la ragione >, sentenziò Xardas. <L’ ingrandimento della barriera è stato uno stress troppo grande per lui, venite: andiamo a cercare Saturas >. E si incamminarono verso sud.
    Camminarono per circa dieci minuti in direzione sud: dove avevano visto andare Saturas poi Xardas scrutò di nuovo la mappa: <Vediamo un po’, può essere qui: c’è un grande spazio, e la vegetazione in minore quantità quindi non ci sono animali pericolosi >.
    Ma Merdarion esclamò subito: <È impossibile che sia andato là! >, vide lo sguardo di Xardas: sembrava offeso, cosi un po’ imbarazzato aggiunse: <Ehm , cioè non perché non è un buon posto, ma perché lì c’è una città degli orchi >.
    Il volto di Xardas si fece preoccupato <Lui lo sa?>, non ricevendo risposta propose: <Dobbiamo cercarlo lì, potrebbe essere in pericolo! >.
    Così i maghi si diressero di corsa all’insediamento degli orchi, arrivati lì si divisero. Xardas passò vicino ad una cittadella dove sembrava vivessero gli orchi. Era al di là di un ponte dall’aspetto inquietante: all’ingresso c’erano due orchi a fare la guardia. Pensò che Saturas, vedendoli, non fosse entrato. Continuò quindi a cercarlo, sperando che effettivamente non avesse fatto qualche pazzia. Andò vicino ad un laghetto ma vi trovò solo lucertole di fuoco, enormi animali a quattro zampe che si nutrivano di animali che carbonizzavano sputando fuoco, e alcuni squartatori, dei pericolosissimi predatori con lunghi denti e artigli affilati che non di rado attaccavano gli uomini. Decise di evitare lo scontro così tornò al punto di ritrovo che aveva fissato con gli altri maghi. Neanche loro erano riusciti a trovarlo…
    Erano tutti afflitti e scoraggiati. Xardas disse, cercando di infondere loro un po’ di speranza: <Saturas è un mago molto potente: sa cavarsela da solo. Quali sono gli altri posti in cui dobbiamo controllare? >.
    Merdarion si schiarì la voce per non far vedere che era preoccupato: <Sono rimasti quattro o cinque posti >.
    <Bene >, disse Xardas <Andiamo qui, dall’altra parte di dove siamo adesso: ci sono due vate aree in cui avrebbe potuto trovare riparo facilmente >.
    I maghi, allora, si diressero più veloci che mai verso ovest dove nella mappa era segnata una grande radura. Sembravano tutti molto preoccupati. Dopo un po’ arrivarono ai piedi di una salita, si incamminarono con molta cautela perché c’era un branco di imboscatori, bestie anfibie che cacciavano di tutto compresi gli uomini. Proseguirono oltre la salita ma ancora nessuno vedeva niente, poi Myxir ebbe un fremito: <Ho visto qualcuno là, può essere lui > disse speranzoso. Poi Xardas vide qualcosa: quello non era Saturas ma un comunissimo criminale di cui quella regione era infestata. Lo chiamò e gli disse <Tu!!! Cosa ci fai qui? >, non aspettandosi risposta proseguì: <Hai visto un mago da queste parti? >. Il criminale, vedendo Xardas, fece cenno di no e scappò in preda al terrore. Xardas capì dal suo sguardo che non aveva mentito così lo lasciò andare. Ripresero il cammino verso la formazione rocciosa che intravedevano un po’ più avanti.
    Camminando Myxir vide delle piante particolari che crescevano solo intorno alla città di Khorinis note come seraphis: piante il cui fiore viola aveva proprietà curative; le voleva raccogliere per degli esperimenti e gli altri, che dovevano controllare la mappa, acconsentirono a fermarsi cosicché mentre loro decidevano se andare alla parete rocciosa o verso la più vicina radura in prossimità della miniera, lui raccolse le piante che gli servivano. Per farlo si avvicinò pericolosamente al branco di imboscatori presenti nelle vicinanze. Queste orrende bestie, appena si accorsero della presenza del mago, gli andarono addosso a passo di carica decisi a sbranarlo… Lui non si rese conto del pericolo immediato e fu sopraffatto facilmente: lo gettarono a terra e uno gli affondò i lunghi denti in una gamba. Gli altri maghi si accorsero di quello che era successo e cominciarono a gridare strane parole in quella lingua antica che usavano per preparare gli incantesimi: dalle loro mani uscirono tanti globi infuocati che si diressero magicamente contro gli aggressori. I imboscatori, che non erano preparati ad un attacco di quel tipo, furono colti di sorpresa e tre di loro si accesero come torce appena le palle di fuoco li raggiunsero. Una delle palle volò oltre colpendo una roccia e facendola annerire. I due imboscatori ancora vivi si precipitarono addosso ai maghi che li avevano attaccati, ma non riuscirono neanche ad avvicinarsi che furono ridotti in cenere. Myxir era a terra agonizzante. Il mago era ferito ad una gamba: perdeva molto sangue e se non fosse stato curato al più presto probabilmente sarebbe morto dissanguato. Xardas disse: <Dobbiamo curarlo al più presto: non resisterà a lungo in queste condizioni… >. Era una ferita molto profonda. <Potete… > cominciò Myxir, ma era molto debole e parlava a fatica: < … usare queste … erbe … > e nel dirlo mostrò ai suoi compagni le erbe che aveva appena raccolto. <Fantastico! > , esclamò Xardas <Dei fiori di seraphis: proprio quello che ci voleva!>. Ruppe i petali in tanti piccoli pezzetti, fece un impacco e lo applicò sullo squarcio che Myxir aveva sulla gamba: il povero mago urlò con quanto fiato aveva in gola. <Dovrebbe riprendersi nel giro di una decina di ore > annunciò Xardas. <Direi che allora sia meglio fermarci qui e passare la notte: non credo ci siano altre bestie qui intorno > disse Merdarion. <Giusto > convenne Xardas: < andiamo in quella radura >, indicò lo spiazzo più vicino, <E accampiamoci là >. I maghi seguirono il suggerimento di Xardas e trascorsero la notte in quel punto. Fu una nottata tranquilla: si riuscivano a intravedere le stelle attraverso la barriera e la gamba di Myxir non diede problemi.
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  5. #5
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    Capitolo 1: Circolo dell'Acqua e del Fuoco
    2° Parte
    Il primo a svegliarsi fu Merdarion: <Saturas! > esclamò: <Cosa ci fai qui? Abbiamo passato tutto il giorno a cercarti… >. <Sembra che alla fine sia stato io a trovare voi: cosa gli è successo? > chiese guardando verso Myxir. <È stato attaccato da un gruppo di imboscatori. Ce ne siamo accorti troppo tardi… >, fece una pausa poi riprese: <Tu, piuttosto, dove sei stato? Sono successe un bel po’ di cose da quando ci hai lasciato… >. <Me ne sono accorto. Gli altri maghi sono rimasti alla cittadella, vero? > chiese Saturas evitando la domanda di Merdarion. Merdarion gli rispose: <Hanno ucciso tutti… i prigionieri si sono impadroniti del castello >. <Ma è terribile > disse Saturas <Quanti maghi sono rimasti là? >. <Tutti quelli che non sono qui, a parte Chromanin… > gli rispose Merdarion.
    <Cosa gli è successo? Non è morto, vero? > volle sapere Saturas. <No, non è morto… >, fece una pausa poi riprese: <È come impazzito: si è messo a gridare senza motivo e ha usato un incantesimo di teletrasporto diretto chissà dove… noi abbiamo deciso di venire a cercarti in modo da restare uniti >.
    Ma Saturas non sembrava averlo ascoltato: era assorto nei suoi pensieri. Dopo un po’ parlò: <Com’è possibile che Corristo si sia dimenticato che la magia non è un’arma, ma un dono degli dei? >. <Non se l’è dimenticato > gli rispose Merdarion; <Lui, come pure gli altri maghi, non hanno usato la magia per fare del male al nobile e alle sue guardie… >, <Ma scommetto che non hanno fatto nulla per evitare una strage! > lo interruppe lui alzando il tono della voce.
    <Forse se tu non te ne fossi andato saresti riuscito a convincerlo a restare… > riprese Merdarion.
    <Conosce le arti arcane almeno da quando le conosco io: dovrebbe sapere di dover usarla solo a scopi benevoli!!>. La sua rabbia smontò di colpo: gli tornarono alla mente tutti gli anni trascorsi con il suo più grande amico e in quel momento i suoi occhi trasmettevano una tristezza infinita. Sapeva che le cose non sarebbero più tornate com’erano prima. Si riprese e fece per continuare la discussione quando in lontananza un animale selvaggio lanciò il suo fortissimo grido, talmente forte che tutti i maghi si svegliarono di colpo. Avevano tutti un’aria sorpresa non appena si accorsero della presenza di Saturas. <Saturas > disse Xardas <Finalmente sei di uovo con noi… dove sei stato? >. <Ho passato la notte in una grotta in quella radura là in cima. Poi, stamattina, prima di arrivare qui ho fatto un giro sulla montagna… non immaginerete mai cosa vi ho trovato… >. I maghi erano ansiosi di sapere a cosa alludeva Saturas. Lui proseguì: <Una miniera di metallo magico… del tutto simile a quella che sfrutta il re, solo che non è ancora stata scoperta ed il metallo all’interno è ancora puro e incontaminato… > concluse Saturas.
    <Se Myxir è in grado di camminare da solo voglio che tu ci conduca là: voglio darci un’occhiata, è da un po’ che avverto la presenza di una grande fonte magica, più grande della barriera… > disse Xardas
    <Se Myxir è in grado di camminare da solo voglio che tu ci conduca là: voglio darci un’occhiata, è da un po’ che avverto la presenza di una grande fonte magica, più grande della barriera… > disse Xardas. <Ce la faccio > gli rispose Myxir, <Ho passato la notte senza sentire nulla: quando volete io sono pronto >. Xardas lo guardò negli occhi: sembrava volesse leggergli la mente. Poi disse: <Allora possiamo andare, prima però dobbiamo mangiare qualcosa. Riordian va a prendere un po’ di legna, Merdarion passami la tua padella >. Magicamente Merdarion estrasse una padella dalla sua veste e la passò a Xardas. Nel frattempo Nefarius era andato a prendere la carcassa di uno degli imboscatori che avevano incenerito. Arrivò subito Riordian con un po’ di legna. Nefarius, intanto, stava squarcia
    ndo l’animale con il coltello che portava sempre con se. Xardas incendiò la legna usando un globo di fuoco generato dalle sue mani. Nefarius, quindi, cosse la carne: l’imboscatore, infatti, era carbonizzato solo all’esterno.
    Saturas, invece, aveva estratto dalla propria veste alcune fiaschette di vino. Dopo qualche minuto cominciarono a mangiare: <Certo non è come quella del nostro monastero, ma non ci si può lamentare… > disse Myxir. Gli altri assentirono.
    Dopo aver mangiato i maghi si diressero.

    I maghi si diressero con calma verso la montagna dove aveva riposato Saturas: non avevano più la fretta di prima, non ne avevano motivo.
    Sulla sinistra c’era un laghetto molto piccolo cui si affacciavano un paio di caverne sovrastate da un’altissima montagna rocciosa, la tana degli imboscatori, pensò Myxir. La montagna si estendeva fin davanti a loro dove, nella roccia, c’era un grande buco, come una porta nella pietra grigia. Oltre questo buco c’era un altro lago più, grande dell’altro, da cui partiva un fiumiciattolo. Evidentemente erano davanti ad una sorgente d’acqua. Oltrepassarono il buco: sulla sinistra c’era una specie di sentiero, ma per accedervi dovevano attraversare il laghetto.
    I maghi guadarono senza troppe difficoltà l’acqua e percorsero il sentiero naturale che correva tra le rocce per circa duecento metri. Si ritrovarono davanti un’enorme cavità nella parete del monte: la roccia s'interrompeva e rientrava verso il cuore della montagna. <È lì che ho dormito > disse Saturas, <Al riparo da animali e intemperie >. <Potremmo stabilirci qui visto che quelli della cittadella ci hanno respinto > suggerì Xardas. <O magari potremmo andare da quelli della fratellanza… > propose Myxir.. <No, è da escludere: non mi fido di quella gente. Hanno qualcosa di inquietante… sanno molto più di quello che lasciano intendere > gli rispose Xardas. <Decideremo in seguito > concluse Saturas, <Ora andiamo alla miniera, sono ansioso di sentire la tua opinione Xardas >. <L’avrai, lo rassicurò lui >. Al fianco della cavità c’era un altro sentiero naturale anche se tortuoso, probabilmente scavato dal passaggio ripetuto di animali di grossa taglia, ed è lì che si avventurarono i maghi. Il sentiero attraversava di nuovo la montagna: c’era una sorta di galleria, tana di alcuni topi talpa; animali carnivori dalla pelle rosa molto grossi. Attaccavano solo se provocati, quindi i maghi li superarono con cautela senza disturbarli: non avevano alcuna intenzione di affrontare un altro scontro. <Venite > disse Saturas. Erano usciti dalla grotta e il sentiero riprendeva un po’ più pianeggiante. Lo seguirono in silenzio, ognuno cercando di sentire quello che avvertivano Saturas e Xardas.
    <Siete sicuri di percepire qualcosa? > chiese Riordian, <Io non sento nulla >.
    <Fidati: ti posso assicurare che c’è molto potere magico in questo luogo… strano che non ce ne siamo accorti prima > gli rispose Xardas. <Si… lo sento anch’io > confermò Myxir. Proseguirono fino ad arrivare ad una gigantesca buca: <Sarà fonda almeno cinquanta metri! > esclamò Nefarius. <E guardate quant’è larga > aggiunse Merdarion stupefatto. <Andiamo > li incitò Saturas, <Ho trovato un modo per scendere >. I maghi seguirono Saturas. Le loro lunghe vesti erano ingombranti, ma riuscirono lo stesso a scendere senza troppa difficoltà, nonostante fossero ancora fradici per aver attraversato il lago. Arrivati in fondo trovarono un gruppo di tre uomini davanti all’ingresso della caverna contenente il metallo magico. <Non c’erano ieri > sussurrò Saturas come per dare spiegazioni. Uno dei tre, un uomo anziano, alto e robusto che pareva straordinariamente forte per la sua età si avvicinò ai maghi e chiese:
    <Chi siete? Cosa ci fate qui? > il suo tono era diffidente e dallo sguardo del suo unico occhio sembrava stesse cercando di capire le intenzioni dei maghi. Era un individuo strano e la cicatrice che gli ricopriva metà della faccia lasciava ad intendere che se l’era vista brutta più di una volta. Gli altri due uomini se ne stavano in disparte: erano praticamente identici uno all’altro: capelli neri tagliati corti, occhi azzurri e lo stesso portamento. Li si poteva distinguere solo per l’abbigliamento: uno era vestito con una logora maglia marrone e pantaloni ormai da buttare, mentre l’altro indossava degli stracci grigio scuro. Doveva essere passato molto tempo dall’ultima volta che avevano avuto l’occasione di cambiarsi gli abiti. <Siamo un gruppo di maghi > esordì Xardas, stava valutando se poteva fidarsi di loro, <Di certo vi sarete accorti della formazione di quella barriera > nel dirlo guardò verso l’alto. <Si > rispose secco l’uomo. <Siamo stati noi a crearla > proseguì Xardas, <Noi con l’aiuto di altri sette maghi di cui ora sei si sono uniti alla rivolta dei prigionieri della cittadella… >. <Rivolta?!? > lo interruppe l’uomo con aria sorpresa. <Sì, i prigionieri minatori si sono rivoltati contro il signore del castello e se ne sono impadroniti > concluse Xardas. <Era ora che si decidessero > disse lo sfregiato e proseguì: <Fino a due settimane fa anche noi eravamo dei prigionieri nelle miniere, ma abbiamo deciso di scappare e di vivere con la caccia piuttosto che sottostare a quello sfruttatore >. <Qual è il vostro nome? > chiese Merdarion. <Io sono Klaus > disse quello che aveva parlato fin’ora, <E questi sono Mike e John >. Indicò i due tizi dietro di lui. <Sono gemelli: per questo sono così simili. Stessi occhi, stessi capelli e via dicendo. Siamo stati arrestati insieme mentre cercavamo di rubare da un palazzo nobiliare > concluse.
    <Io sono Merdarion > si presentò il mago, <E questi sono Nefarius, Myxir, Riordian, Chronos e Xardas naturalmente, il nostro maestro >.
    <Cosa state facendo qui? > tagliò corto Xardas. <Abbiamo appena trovato questa miniera e stavamo pensando di creare un insediamento nella cavità che c’è sulla parete rocciosa per arrivare qui e magari, reclutando un po’ di gente stufa di soprusi dalla cittadella, di vendere anche noi il metallo al Re. Sarebbe una possibilità di far soldi senza infrangere la legge >.
    Xardas li scrutò cercando di capire se stessero mentendo. Alla fine disse: <Noi siamo venuti qui perché abbiamo sentito un potere molto grande, così grande che forse potrebbe distruggere la barriera >. <Così saremo di nuovo liberi! > esclamò Nefarius con gli occhi che brillavano.
    <Liberi? Ma di che cosa stai parlando? > chiese Klaus visibilmente agitato. Xardas, con il suo solito tono calmo gli spiegò: <Questa barriera che abbiamo creato impedisce a qualunque essere vivente di andarsene: siamo tutti intrappolati qui! >.
    Klaus stette a sentire poi rimase in silenzio. Xardas capì che a quell’uomo la prospettiva di uscire per affrontare nuovamente il mondo libero non piaceva minimamente, ma era deciso a usare il potere contenuto nella miniera quindi, dopo un’accesa discussione con Klaus lo convinse a fare come diceva, promettendogli una parte del metallo estratto e un aiuto nella creazione del villaggio. Klaus infine parlò: <Devo dire che non voglio subito uscire da qui, io qui sono libero, invece prima ero costretto a lavorare in quelle piccole miniere piene di guardie, dove lavoravo fino all’esaurimento, quindi non mi converrebbe uscire di qui e …> ma Saturas lo fermò: <Io e gli altri maghi potremmo mettere una buona parola con il Re: il nostro maestro Xardas lo conosce molto bene. Quindi potrebbe convincerlo a togliere la pena che vi condanna al lavoro nelle miniere >, ora il ladro sembrava confuso non tanto perché non sarebbe stato più condannato a qualche pena, ma perché aveva paura della forza di Xardas capo di tutti maghi, colui che era stato capace di uccidere dozzine di orchi in uno scontro frontale. <E poi > intervenne Chronos <Ci vorrà un bel po’ di tempo prima che riusciamo ad accumulare la quantità di metallo necessaria… >. Klaus sembrava essersi convinto: <D’accordo: io e i miei amici vi aiuteremo, però per prima cosa dobbiamo reclutare delle persone >. <A questo penseremo noi > aggiunse Xardas, poi continuò: <Noi maghi possiamo essere molto convincenti quando serve… >. Klaus ora si era convinto del tutto: <Molto bene allora > disse. <Possiamo creare il nostro villaggio dove c’è quel laghetto, ma per prima cosa dobbiamo costruire una diga… altrimenti non ci sarebbe abbastanza spazio >. Fece una pausa, meditabondo, poi riprese: <Ci sono: c’è un tizio nella cittadella dove eravamo schiavi prima… come si chiamava?… ah si: Homer! > esclamò. <Progettava dighe prima di essere sbattuto qua, è la persona che fa per noi! >.
    <Va bene, andrò a cercare questo Homer e qualche persona che ci possa aiutare ho sentito che qui vicino si sono radunati alcuni tra i migliori ladri della regione di Myrtana: potrei chiedere anche a loro se sono interessati a rifarsi una vita > disse Merdarion. <Vengo con te > gli disse Myxir e insieme a Chronos si incamminarono verso la cittadella.
    Xardas si girò verso i maghi rimasti: <Io e Saturas andiamo nella miniera voglio vedere quanto potere ha e se è pericolosa: non sappiamo da quanto tempo esiste quindi non conosciamo né gli esseri che la abitano, né la sua struttura. Spero che non ci sia acqua: se ce n’è è molto più facile che la miniera ci crolli addosso. Voi, intanto, fate un giro e uccidete gli animali pericolosi. State attenti: ne abbiamo già incontrati e non sono facili da uccidere >, poi rivolto a Nefarius: <Tu va con loro: potrebbero trovare qualcosa di grosso… >.
    Così Nefarius e i tre criminali uscirono dalla grande buca alla ricerca di animali feroci nelle vicinanze.

    Saturas e Xardas entrarono nella miniera: era molto profonda, dovettero stare molto attenti perché all’entrata c’era una grossa voragine. Tuttavia non era l’altezza a spaventare i maghi: li spaventavano una specie di ragni che non avevano mai visto prima di allora: erano giganteschi, ricoperti da una corazza che doveva essere molto spessa. Il muso era piccolo, ma in prossimità della bocca c’erano due lunghi aculei. Devono servire per uccidere le prede, pensò Saturas. Entrambi invocarono una luce sopra le loro teste. All’inizio erano un po’ indecisi, nessuno voleva parlare: quelle bestie si stavano nutrendo della carcassa di un loro simile, la divoravano con una velocità assurda. Fu Xardas a parlare per primo: <Cosa sono quegli esseri? Non li ho mai visti prima d’ora… > la sua voce era bassa, sembrava avesse paura che lo sentissero. <Neanche io: devono vivere solo dentro le miniere, altrimenti li avremo già visti da qualche parte… > gli disse Saturas, poi continuò: <Forse è meglio se le uccidiamo… così potremo continuare a perlustrare la zona indisturbati o forse dovremo sterminarle: se i minatori venissero attaccati da quegli esseri non avrebbero nessuna possibilità >. <Si, ma forse è meglio se li isoliamo in modo da non correre rischi inutili > convenne Xardas, ma poi ci ripensò: <Anzi è meglio se li attacchiamo con un gruppo di uomini di supporto. Proviamo a vedere fino a dove riusciamo ad arrivare…> disse. <Va bene > disse l’amico.
    I maghi non fecero molta strada ancora: la caverna era infestata da quella specie di incrocio tra un ragno e un pidocchio. Erano rimasti come incantati a osservare quelle strane creature e non si erano resi conto di quanto tempo era passato. Quando uscirono il sole era già calato. Ovviamente non c’era nessuno all’entrata della miniera così si diressero dove sarebbe dovuto sorgere il nuovo villaggio: lungo la strada trovarono le carcasse dei topi talpa che prima avevano ignorato.
    Arrivarono alla cavità nella montagna: Chronos e gli altri avevano radunato un gran numero di persone. Alcuni sembravano molto sicuri di sé altri invece avevano paura di stare al cospetto dei maghi.
    Merdarion si avvicinò a Saturas e disse: <Queste sono le persone che vorrebbero unirsi a noi nella costruzione del nuovo villaggio. Molti di loro si sono ribellati al signore della cittadella e anche a Gomez. Pensavano che una volta eliminato il signore del castello sarebbero stati liberi dal lavoro nelle miniere, ma Gomez li sfrutta allo stesso modo >. Xardas comprese subito la situazione e disse: <Veniamo subito al punto > tagliò corto Xardas. <Dividetevi in due gruppi: a destra quelli in grado di adoperare le armi pesanti e a sinistra quelli che non ce la fanno >. Gli uomini erano esitanti all’inizio, ma poi si disposero in due gruppi: molte persone si misero a sinistra e poche a destra.
    <Bene > disse Xardas e rivolto a Merdarion: <Qual è l’esperto nella costruzione di edifici? >, <È quello là > indicò Merdarion. <Mi chiamo Homer > si presentò lui <Sono un progettista >. <Ce la fai a creare una diga in modo da guadagnare spazio? > gli chiese Xardas. <Senza dubbio ci riesco, ma mi servono almeno una decina di uomini >. <Molto bene: scegline quindici dal gruppo di
    sinistra. Per quanto riguarda gli altri facciamo così: i pochi in grado di usare le armi pesanti cominceranno a costruire il villaggio in questa cavità. Per prima cosa costruite capanne provvisorie in grado di ospitare tutti noi, poi vedete di costruire un laboratorio da fabbro: ci servono armi e armature. Gli altri vadano a caccia e procurino il cibo per tutto il villaggio. Due o tre persone, poi, devono andare negli altri due villaggi a reclutare altra gente… Chronos vi dirà dove andare. All’inizio sarà dura, ma con un po’ di buona volontà riusciremo a mettere in piedi un buon villaggio >. Fece una pausa. <Io e gli altri maghi vi aiuteremo con i nostri poteri magici a costruire i vari edifici fintanto che non potremo creare delle armi: quando le avremo potremo liberare la miniera dalle creature che la popolano e iniziare ad estrarre il metallo… non costringeremo nessuno a farlo >.
    Passò una settimana e la diga stava prendendo forma, già una parte di acqua si era ritirata, al campo erano arrivati molte altre persone quasi tutti però non riuscivano ad alzare un’arma pesante quindi cercavano di aiutare nella costruzione di case piccole più che altro portavano i le pietre per la costruzione delle case oppure facevano un impasto di terra liquido che serviva ad unire le pietre, solo che ci metteva molto tempo per solidificarsi e dovevano rimanere un paio di persone a sorvegliare che nessuno facesse cadere la pietre. Fino ad allora non era successo neanche un incidente mortale, solo qualche costola rotta, ma succedeva solo per la costruzione della diga, nessuno degli uomini che lavorava per Homer aveva lavorato prima di allora nella costruzione di qualcosa, alcuni sembravano anche goffi mentre cercavano di chiudere i varchi dove passava l’acqua. Ogni sera erano tutti esausti ma in una settimana ormai la città aveva le sue case non più tende ma case tutti si erano dati fare, ora mancava solo costruire un luogo per i maghi e decidere dove sarebbe dovuto stare il capo di quel villaggio, molti volevano diventare il Capo del campo in modo da non dover più lavorare come matti per cercare di rendere quel campo un luogo accogliente. Ma le sole persone che potevano essere elette erano quelle che riuscivano ad usare un’arma pesante, ma i maghi non volevano che si eleggeva subito un capo, prima volevano che quel luogo venisse completato ma soprattutto volevano entrare in possesso di quella miniera che era l’unica cosa che aveva spinto molte persone a creare un campo. Ma se la miniera non si potesse usare? Queste erano le idee che venivano in mente ad ogni mago, ora loro stavano in una grande caverna che era situata sopra tutte le case del campo la grotta sarebbe stata una reggia per un uomo ma per 7 uomini sembrava più che altro una prigione, ma i maghi non volevano far costruire altre case perché avevano già chiesto un posto tutto per loro.
    Ultima modifica di il_negromante; 14-06-2004 alle 10:41:47
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  6. #6
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    Capitolo 1: Circolo dell'Acqua e del Fuoco
    3° parte
    Erano tutti accerchiati vicino ad un fuoco scoppiettante nessuno parlava ma dopo un attimo di indecisione Riordian disse <Xardas ma quando andiamo alla conquista di quella miniera, io personalmente ho dei timori, e se non fosse adatta?> Xardas era come sempre calmo forse troppo, disse <calmati Riordian sono timori che abbiamo tutti, domani se il sole sarà forte convocherò gli uomini più forti che abbiamo e chiederò a loro chi vuole venire spero che vengano almeno una decina di uomini quel luogo e infestato da quelle creature.
    La mattina dopo.
    Il sole era sorto si iniziavano a vedere la persone andare a lavorare alla diga, Xardas usci dalla caverna e si diresse dove abitavano gli uomini migliori di quel campo e disse loro <è arrivato il tempo di entrare in quella miniera, vorrei una decina di voi, non dico che sarà un lavoro facile ma più siamo meglio è, tutti quelli che vogliono venire li prego di aspettarmi lì> indico uno spiazzale molto grande che era seguito da una strada che portava a quella miniera. Alcuni erano indecisi se andare ma poi accettarono altri invece restarono con la scusa di dover continuare la costruzione delle case, Xardas non obiettò ma sapeva che era solo una scusa, salì verso gli altri maghi e gli fece cenno di seguirli andarono nel posto prima deciso gran parte degli uomini aveva accettato l’appello di Xardas cosi si avviarono verso la miniera non trovarono nessun problema, si fermarono vicino all’entrata della miniera e …

    All’entrata con grande disgusto di tutti trovarono altri di quei ragni, quelli stavano mangiando le carcasse di quelli che erano stati uccisi da Xardas e Saturas, i detenuti guardavano con attenzione le bestie, e mentre lo facevano stringevano con forza la loro arma. Come sempre fu Xardas a rompere il silenzio <noi maghi uccideremo quelli distanti, voi per adesso non fate niente ma se si dovessero avvicinare attaccateli con furia mi sono permesso di prepararvi queste pozioni, sono un elisir di seraphis riesce a restaurarvi se verrete feriti>, mercenari presero le pozioni ringraziando il mago con un cenno, nessuno di loro voleva parlare.
    Tutti i maghi pronunciarono delle parole strane, e dalle loro mani uscirono dei globi, riuscirono a far fuori un paio di quei mostri quelli rimasti in vita partirono all’attacco contro il gruppo di persone, i detenuti li attendevano con le armi in mano ma non servi a niente perché i maghi evocarono altri globi e li scagliarono contro i mostri rimasti. Cosi proseguirono con molta attenzione la loro esplorazione, i detenuti erano stati molto utili perché a lungo andare erano riusciti a uccidere i mostri che si nascondevano nell’oscurità, riuscirono ad andare avanti sempre con più problemi perché più avanzavano più mostri trovavano, ma lo stesso era per il metallo ne trovarono sempre di più, Xardas ne raccolse un frammento che si trovava per terra e se lo mise in tasca, i detenuti lo guardarono con uno sguardo strano, lui li fisso e disse <non pensate che lo sto prendendo per me, una volta usciti di qui lo esamineremo per vedere se e ancora grezzo e se pieno di potere magico, ma vorrei continuare la perlustrazione per scoprire più avanti cosa c’è> cosi continuarono la perlustrazione eliminarono tutti quelli che avevano trovato, stanchi e intolensiti si avviarono verso l’uscita ma trovarono un gran numero di quelle bestie davanti a loro sembravano usciti dal nulla li accerchiarono e partirono all’attacco, i maghi li attaccarono con i loro globi mentre i detenuti li attaccarono con le loro armi, tutti erano concentrati e non fecero caso che un detenuto era stato colpito ed era svenuto, la sua spada era stata rotta dal ragno che ora lo stava imbavagliando con la sua tela, quando i maghi se ne accorsero uccisero il ragno, i detenuti cercavano di staccare quella ragnatela ci misero un bel po’ di tempo, il corpo del detenuto era freddo e di un colore tra il giallo ed il bianco, Xardas gli fece bere un paio di pozioni ma l’uomo non diete sensi di vita, allora Xardas gli senti il polso alzo la testa e disse <mi dispiace ma non c’è la fatta>, i detenuti vollero portare il corpo del loro amico fuori da quella miniera, all’uscita il sole era calato, i detenuti presero a scavare con le loro armi, solo che queste erano spesse e dure quindi levavano molta più terra di quanto dovevano, uno di loro colpi con gran forza il terreno su una crepa che si era formata, le rocce li attorno si iniziarono a sgretolare, poi i pezzi che si staccavo dal resto della roccia si fecero sempre più grossi, il corpo dell’amico che era morto fu seppellito sotto le macerie, quando la polvere si dileguo con lo stupore di tutti videro che al posto della roccia ci stava il metallo magico, e si era formata anche un sentiero che portava più facilmente all’uscita da quel posto.
    Tornarono al villaggio, i mercenari andarono nelle loro case mentre i maghi fecero esperimenti su quel pezzo di metallo. Dopo che provarono tutti gli incantesimi Saturas disse <sappiamo quello che volevamo sapere, domani lo comunicheremo a tutte le persone del campo>.

    Ps: La 3° parte si può modificare
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  7. #7
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    Citazione Dragon Hunter
    Il Re convocò un consiglio di tutte le persone più importanti del regno inclusa la leggenda vivente Xardas e tutti i principali capitani dell’esercito…

    bisognerebe cambiare questo ''la legenda vivente xardas''
    No, si dice Leggenda, Legenda si mette sulle cartine del Mondo/nazioni ecc.

    Cmq il testo l'ha corretto Fabio quindi se trovi errori dimmelo.

    Vorrei ke qualkuno leggesse quello ke abbiamo fatto fino ad adesso per vedere come gli sembra
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  8. #8
    Cervs L'avatar di Dragon Hunter
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    Il Re convocò un consiglio di tutte le persone più importanti del regno incluso il gran consiglio dei magi e tutti i principali capitani dell’esercito…

    si puo far capire che xardas e una leggenda + avanti nel libro pu senza dirlo

    per ex il modo in cui lo tratano i prigionieri



  9. #9
    HERMUS
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    Sembra Più Una Chat Che Un Post!!

  10. #10
    . L'avatar di andrea-d
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    Ke bello abbiamo riaperto!! rga! in tutto questo Fabio nn sa niente!!!


    cmq in questo 3d ci dobbiamo focalizzare solo sul libro
    " I swear by the myth of the Gods, and by the power of the Holy Flame, that my knowledges and my deeds from now on and forever shall be one with the fire. Until my body shall return to the realm of Beliar and the fire of my life be estinguished."

    - Master Corristo, Gothic

  11. #11
    . L'avatar di andrea-d
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    Citazione HERMUS
    Sembra Più Una Chat Che Un Post!!


    VAI A GIOKARE KON I PUPAZZI DELLA NEMESIS! !
    " I swear by the myth of the Gods, and by the power of the Holy Flame, that my knowledges and my deeds from now on and forever shall be one with the fire. Until my body shall return to the realm of Beliar and the fire of my life be estinguished."

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  12. #12
    . L'avatar di andrea-d
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    kosa dobbiamo modificare della 3° parte???
    " I swear by the myth of the Gods, and by the power of the Holy Flame, that my knowledges and my deeds from now on and forever shall be one with the fire. Until my body shall return to the realm of Beliar and the fire of my life be estinguished."

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  13. #13
    Cervs L'avatar di Dragon Hunter
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    nella terza parte dobbiamo(credo) inserire il discorzo che fanno i magi ai mercenari per dire che la bariera puo essere distruta e l'andata via di xardas



  14. #14
    Utente L'avatar di il_negromante
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    Rga ora vi mando dei mp leggeteli. Lo mando anke a Fabio
    Voglio na 406 come quella di Taxxi 2!!!
    Ma sopratutto vogliona una...

  15. #15
    Utente L'avatar di il_negromante
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    Citazione Dragon Hunter
    Il Re convocò un consiglio di tutte le persone più importanti del regno incluso il gran consiglio dei magi e tutti i principali capitani dell’esercito…

    si puo far capire che xardas e una leggenda + avanti nel libro pu senza dirlo

    per ex il modo in cui lo tratano i prigionieri
    Si può fare
    Voglio na 406 come quella di Taxxi 2!!!
    Ma sopratutto vogliona una...

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