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Discussione: [DIF] Il mondo nel 2020 secondo la Cia

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  1. #1
    boh L'avatar di Jack89
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    [DIF] Il mondo nel 2020 secondo la Cia

    Lo scorso 13 gennaio il National Intelligence Council (Nic) Usa ha pubblicato e reso disponibile sul sito della Cia un documento di 123 pagine intitolato "Mapping the global future - 2020 Project". Il Nic è un organismo statale che, pur rispondendo al direttore della Cia e avvalendosi delle informazioni fornite da tutte le agenzie intelligence Usa, elabora analisi indipendenti dalla policy ufficiale dell'amministrazione. Questo almeno nelle intenzioni.
    Come altri due analoghi pubblicati nel 1997 e nel 2000 intitolati rispettivamente Global trends 2010 e Global trends 2015, il documento non è classificato e intende offrire una panoramica delle linee di tendenza globali nei prossimi 15 anni e dei loro possibili influssi sugli eventi del pianeta. Per un osservatore esterno non statunitense gli elementi più interessanti sono piuttosto l'approccio metodologico e la possibilità di cogliere dentro e tra le righe quale sia la percezione che gli Usa hanno del resto del mondo e del loro ruolo nei confronti di esso.

    Il documento, presentato da una lettera del presidente del Nic, è sintetizzato in un ampio sommario che precede l'esposizione della metodologia di lavoro e l'introduzione. La parte centrale si articola in quattro sezioni incentrate sui temi che costituiscono oggetto di indagine: le contraddizioni della globalizzazione; potenze emergenti: il cambiamento del panorama geopolitico; nuove sfide alla governance; insicurezza diffusa (pervasive è l'aggettivo usato). A questa metodologia analitica si affianca l'artifizio degli scenari, usati per ampliare l'orizzonte speculativo piuttosto che per offrire vere e proprie proiezioni di possibili realtà.

    Ciascuna delle quattro sezioni si conclude infatti con la presentazione di uno scenario fittizio: Davos World, una lettera datata 12 gennaio 2020 del capo del foro economico mondiale all'ex presidente della Federal Reserve alla vigilia del convegno annuale che si terrà in Cina anziché nella sede abituale di Davos; Pax Americana, una pagina datata 11 settembre 2020 del diario del segretario generale dell'Onu; A New Caliphate, una lettera datata 3 giugno 2020 di un nipote di Bin Laden a un suo parente; Cycle of Fear, uno scambio di messaggi di testo telefonici tra due trafficanti di armi, uno impegnato ideologicamente nell'estremismo musulmano, l'altro mosso esclusivamente da fini di lucro.

    Il tutto è molto suggestivo, anche nella veste grafica. L'ultima parte del documento è intitolata "Implicazioni politiche" e con maggiore concretezza indica i principali trend nelle diverse realtà geopolitiche. Nel complesso il corpo del documento, pur di facile e piacevole lettura, risulta dispersivo rispetto alle conclusioni cui perviene. Tornando volutamente sugli stessi argomenti, affrontati secondo le diverse ottiche dei quattro temi, forse si è inteso fornire una analisi di tutte le possibili sfaccettature della realtà.

    A volte però si ha la sensazione che si cerchi di dire tutto e il contrario di tutto. Nella seconda sezione, quella dedicata alle potenze emergenti, si prevede che la Cina possa superare la Russia e altre potenze nelle spese militari rimanendo seconda solo agli Usa, diventando quindi potenza militare di primo piano. Poco dopo però, nel caso di una recessione economica della Cina, si ipotizza instabilità politica, criminalità, traffico di droga e immigrazione illegale. Verrebbe da dire: delle due, una.

    La Cina comunque insieme all'India è al centro dell'attenzione. Il tema conduttore del documento è proprio lo spostamento dell'asse geopolitico verso l'estremo oriente. Mentre sostanzialmente tutto il resto del mondo si muove a piccoli passi o rimane addirittura fermo, Cina e India sarebbero le potenze emergenti del 2020.

    Gli stessi Usa, pur conservando l'attuale indiscussa supremazia militare, dovranno dimostrare maggiore flessibilità nella negoziazione politica. Vi saranno costretti dagli effetti della globalizzazione che favoriranno invece Cina e India. Questi due nuovi colossi avranno beneficiato della sinergia tra lo sviluppo scientifico e tecnologico sostenuto anche dalle enormi risorse umane già oggi in campo e l'ampliamento dei mercati su popolazioni che si contano a miliardi di individui.

    In questo macro-scenario gli Usa avrebbero ancora il ruolo di central pivot nella politica internazionale. E' interessante notare - e qui si entra nel campo delle percezioni che gli Usa hanno del loro ruolo - che a premessa dello scenario Pax Americana si trova questa frase: "There are new arrangements in Asia, but the United States still does the heavy lifting".

    Riemerge un malcelato spirito missionario che si prende poi una rivincita nei confronti della vecchia Europa nella lettera del Segretario generale dell'Onu, dove si immagina che nel 2010 si siano verificati gravi attentati terroristici in Europa. A questo punto gli europei avrebbero cominciato a "implorare gli americani di prendere duri provvedimenti nei riguardi del terrorismo (to get tough on terrorism)".

    Sull'idea centrale dello spostamento dell'asse geopolitico verso l'estremo oriente continuano dunque a incombere le minacce del terrorismo e delle armi di distruzione di massa (Wmd). Taluni passaggi su questo argomento appaiono semplicemente lapalissiani. Si dice a esempio che una strategia capace di affrontare il problema del terrorismo su più fronti (senza specificare quali siano) offre maggiori possibilità di successo. Oppure, l'attaccante ha il compito più facile del difensore perché quest'ultimo deve fronteggiare un ampio spettro di minacce.

    Per contro rimangono nel vago gli obiettivi del terrorismo, identificato nel radicalismo islamico che intenderebbe "creare una cornice per l'espansione della ideologia islamica radicale sia all'interno sia all'esterno del medio oriente, inclusa l'Europa dell'est, il sud dell'Asia e l'Asia centrale".

    Il problema delle Wmd è strettamente connesso con il terrorismo: "Our greatest concern is that [terrorist groups] might acquire biological agents, or less likely, a nuclear device, either of which could cause mass casualties". Queste angosce sembrano destinate a continuare almeno fino al 2020, vista anche la possibilità che "paesi con capacità Wmd perdano il controllo dei loro arsenali", aumentando così "il rischio di traffici da parte del crimine organizzato di armi nucleari, biologiche o chimiche".

    Terrorismo e Wmd sono sui gradini più alti della scala del rischio; sui gradini più bassi vengono collocate le conseguenze della globalizzazione. Il documento prevede che "entro il 2020 la globalizzazione possa essere identificata dalla opinione pubblica con l'ascesa dell'Asia, sostituendo così l'attuale associazione alla americanizzazione".

    Una prima conseguenza, o contraddizione, della globalizzazione sarebbe la coesistenza sul pianeta di entità-stato e di megalopoli connesse da flussi di telecomunicazioni, commercio e finanza. Questo ovviamente porterebbe a marginalizzare ulteriormente le aree che restano fuori dai flussi. Per contro c'è un approccio quasi fideistico allo sviluppo delle grandi multinazionali che, riorientate dall'ovest verso l'Asia, vengono definite "agenti chiave nel diffondere la tecnologia su ampia scala, integrando ulteriormente l'economia mondiale e promuovendo il progresso economico nel mondo in via di sviluppo".

    Una seconda conseguenza della globalizzazione è la crescita degli attori non-stato "anche se non prenderanno il posto degli stati-nazione". La gamma dei nuovi attori va dalle organizzazioni non governative ai terroristi fino alle multinazionali. Viene anche considerata a parte la diffusione di identità religiose e culturali che possono contrapporsi ai poteri statali tradizionali. Forse si poteva indagare più a fondo il fenomeno della erosione di competenze degli stati-nazione che al loro interno ricorrono a forme surrettizie di outsourcing attraverso soggetti quali, per esempio, le associazioni di volontariato mentre all'esterno perdono quote di potere a favore di organismi multilaterali siano essi politici, economici o militari.

    Una delle maggiori preoccupazioni indotte dalla globalizzazione, secondo il documento, è lo sviluppo e la diffusione di tecnologie per uso militare che "creano circostanze tali da incoraggiare l'uso della forza militare". La prima diretta conseguenza è che "paesi privi di armi nucleari - specialmente nel medio oriente e nel nord est asiatico - potrebbero cercare di acquisirle nel momento in cui i vicini e rivali regionali lo stanno facendo". Sembrerebbe proprio la fotografia attuale dell'Iran e prossima futura del Giappone.

    La frase appena citata si trova nella prima sezione del documento, quella relativa alla globalizzazione. Un altro rischio connesso con questo fenomeno viene individuato nella possibile fusione dei gruppi estremisti islamici eredi di al Qaeda con movimenti separatisti locali, il tutto favorito dalle applicazioni delle tecnologie dell'informazione che renderanno la minaccia terroristica sempre più decentralizzata. Anche in questo caso però la considerazione appare scontata, visto che queste tendenze sono già oggi più che un sospetto.

    Quanto emerge dai singoli passaggi trova conferma nel quadro geopolitico conclusivo. Sul nuovo asse planetario spostato a oriente, oltre a Cina e India nella loro nuova dimensione di superpotenze, si prevede un notevole sviluppo economico dell'Indonesia che la porterà a livello dei maggiori paesi europei. Per il Giappone si prevede un più intenso attivismo internazionale politico e militare; ma è proprio quello che sta già facendo il premier Koizumi. Secondo il documento peraltro il Giappone dovrà scegliere se controbilanciare il colosso cinese o aggregarsi a esso.

    In questo panorama rimarrebbero tuttavia irrisolti gli stessi nodi cruciali di oggi: la questione di Taiwan, il contenzioso India Pakistan sul Kashmir e il problema delle due Coree con le relative implicazioni nucleari. Ovviamente gli Usa continueranno a essere coinvolti - secondo lo scenario della Pax Americana - nella gestione di queste situazioni di crisi. Si può concordare sulla prudenza che tiene lontani da proiezioni ottimistiche, ma è anche difficile pensare che le varie materie del contendere possano rimanere pressoché immutate nei prossimi 15 anni.

    Conclusioni analoghe vengono tratte per il medio oriente, nel quale resterebbe irrisolto il problema palestinese, mentre le prospettive dell'Iraq rimarrebbero incerte. Su tutta la regione continuerebbe comunque a incombere la minaccia dell'estremismo islamico.

    Più distaccato appare invece l'approccio verso l'Africa. Per il cuore malato del continente (la regione sub-sahariana) la globalizzazione può offrire grandi opportunità a patto che vengano eliminate le barriere doganali e che Usa ed Europa recedano dal loro attuale protezionismo sui propri prodotti agricoli. A questa pia intenzione si affianca - altrettanto pia - quella del buon governo degli Stati africani, che potrebbero così usare efficacemente gli aiuti e le aperture commerciali. "Leadership will remain the ultimate wild card". Insomma, Africa, aiutati che il cielo ti aiuta.

    Non molto diverse sono le conclusioni sull'America latina, dove esistono Stati promettenti e altri meno. Il Brasile viene indicato, al pari della Indonesia, come candidato a superare nell'economia le maggiori potenze europee. Il fenomeno della emigrazione verso l'America del nord è visto come elemento di sviluppo, anche in virtù delle rimesse degli emigranti alle loro comunità di origine. Non è poca cosa forse, ma non è neppure una novità.

    Nella valutazione del panorama geopolitico compare una zona denominata Eurasia che comprende tutti gli Stati dell'ex Unione Sovietica, Russia inclusa. Per Europa, invece, si intende la parte occidentale del continente. Le prospettive della attuale Russia in un ipotetico dopo Putin non sono considerate particolarmente brillanti. Il principale ostacolo è costituito dall'economia, legata essenzialmente alle risorse energetiche, per la quale non ci sarebbero prospettive di diversificazione e sviluppo senza riforme strutturali.

    Nella terza sezione del documento, in un riquadro dedicato ai paesi dell'Eurasia, si legge: "Consapevole che l'Europa (occidentale) potrebbe stipulare relazioni privilegiate con una Russia più forte economicamente, Mosca potrebbe essere più tollerante con gli Stati dell'ex Unione Sovietica che volessero avvicinarsi all'Europa". Ma questo è esattamente il film delle recenti elezioni in Ucraina.

    Le prospettive di sviluppo sono considerate limitate anche per gli altri Stati, pur nelle loro differenti condizioni in termini di ricchezze naturali. Non mancano ovviamente la minaccia del radicalismo islamico e i problemi sociali soprattutto negli stati caucasici e centroasiatici. Tutto sommato però si ha la sensazione che l'Eurasia sia destinata a rimanere isolata. E' anche detto che, qualora la situazione dovesse deteriorare, la Russia potrebbe essere considerata come punto di appoggio da alcuni Stati sull'orlo del collasso, quali Turkmenistan, Tajikistan e Kyrgyzstan. Quasi un nuovo impero sovietico dei poveri. In tutto il documento la Cecenia non è mai nominata.

    All'Europa, quella occidentale come si è già visto si offrono prospettive più favorevoli. Una delle prime osservazioni riguarda l'Unione Europea che sarebbe vista sempre più come istituzione primaria di riferimento piuttosto che la Nato. L'Alleanza atlantica è nominata solo altre due volte: quando si accenna a un possibile strumento militare unico europeo che potrebbe duplicare o soppiantare le forze Nato e quando si prevede che l'Ucraina, la Moldova e la Georgia possano continuare a ricercare l'accesso alla Alleanza.

    Una delle conseguenze della vocazione dell'Europa al multilateralismo potrebbe essere una sua relazione privilegiata con la Cina, ma c'è il dubbio - se non lo scetticismo - sulla capacità degli europei di fare fronte a maggiori responsabilità internazionali. Le possibilità di assumere il ruolo di superpotenza ("Could Europe become a superpower?" è il titolo di un riquadro dedicato) è legata alle riforme che l'Europa sarà in grado di attuare per risolvere i problemi dell'invecchiamento della popolazione, del basso indice di natalità, della pressione fiscale e delle restrizioni imposte al mercato del lavoro.

    L'immigrazione è uno dei più vistosi fenomeni che deve fronteggiare l'Europa e da cui potrebbe trarre in una certa misura anche dei vantaggi con l'immissione di nuove forze lavoro che compenserebbero i problemi demografici di cui si è appena detto. Nel documento però si fa cenno solo all'immigrazione dall'Africa e dal medio oriente e all'integrazione delle sempre crescente popolazione musulmana. Non si tratta della immigrazione dai paesi dell'est che per dimensioni e caratteristiche non è certo trascurabile.

    Si riconosce infine che l'Europa potrebbe rappresentare un modello di governance globale e regionale per le potenze emergenti. Tutto rimane comunque legato alla capacità di raggiungere una maggiore coesione e di rendere più snello il processo decisionale delle istituzioni. Per raggiungere questi obiettivi non è ritenuto necessario un modello federale, mentre l'allargamento potrebbe fermarsi "rendendo improbabile l'accesso per le Turchia e altri paesi balcanici, per non parlare poi delle possibilità a lungo termine quali Ucraina e Russia".

    Manca in questo panorama geopolitico il continente australiano, nominato marginalmente in poche occasioni. Forse il ruolo di deputy degli Usa in Asia che alcuni analisti informalmente avevano attribuito all'Australia fa considerare il nuovissimo continente una semplice estensione di quello asiatico.

    Quanto alle organizzazioni internazionali, oltre all'Ue e alla Nato di cui si è già detto, l'Onu viene nominato nel testo solo in due occasioni, per di più ripetendo la stessa frase: "Certe creazioni del secondo dopoguerra come le Nazioni Unite e le istituzioni finanziarie internazionali rischiano di scivolare nella obsolescenza se non si adattano ai profondi cambiamenti in atto nel sistema globale, inclusa l'ascesa di nuove potenze".

    Per la verità l'Onu è protagonista dello scenario della Pax Americana con la pagina dell'11 settembre 2020 presa dal diario del segretario generale. Le annotazioni si concludono con queste frasi: "… sono combattuto tra i gruppi filoamericani che chiedono la rimozione dell'Onu e numerosi europei e asiatici convinti che l'Onu sia succube di Washington. Spesso mi chiedo quanti passi in avanti realmente siano stati fatti. Devo parlarne con il presidente Usa la prossima volta che ci incontreremo a tu per tu".

    Insomma, se non ci fosse lo zio Sam…

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    Articolo piuttosto lungo, ma interessante, che invito vivamente a leggere.
    Secondo me è piuttosto avveniristico, e a volte scade nella fantapolitica. Alcune cose (come l'emersione della Cina e dell'India) sono probabilmente vere, ma altre secondo me sono poco più che favole.
    Attendo però i vostri commenti.


  2. #2
    boh L'avatar di Jack89
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    Ah, l'articolo si trova a questo indirizzo: click qui


  3. #3
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    Fantastico, abbiamo scoperto che ai vertici della CIA piace John Collings Squire
    Dopo oltre 7 anni di attività, mi rifiuto di postare il decimillesimo messaggio su questo forum. Sarebbe davvero troppo. Addio =*

    20/12/'09

  4. #4
    Verso il domani L'avatar di Luck134
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    Non sapevo che al posto di Tenet fosse andato Nostradamus.

    Ma per favore, sono previsioni inutili e stupide. Basta che nel 2010 vada al governo in un paese importante un folle tipo Hitler perché queste previsioni spariscano nel nulla. E poi, dai, prevedere l'economia che ci sarà tra anni ed anni? Impossibile, e Marcus85 dovrebbe confermarlo.

  5. #5
    Inno alla gioia L'avatar di IL CONTE
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    Citazione Luck134
    Non sapevo che al posto di Tenet fosse andato Nostradamus.

    Ma per favore, sono previsioni inutili e stupide. Basta che nel 2010 vada al governo in un paese importante un folle tipo Hitler perché queste previsioni spariscano nel nulla. E poi, dai, prevedere l'economia che ci sarà tra anni ed anni? Impossibile, e Marcus85 dovrebbe confermarlo.
    Confermo. Fantapolitica, però è una speculazione interessante.

  6. #6
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    Citazione Luck134
    Basta che nel 2010 vada al governo in un paese importante un folle tipo Hitler perché queste previsioni spariscano nel nulla.
    Basta anche non essersi resi conto che un folle tipo Hitler sia andato al governo in un paese importante 4-5 anni fa



    EDIT: mi scusino i repubblicani, ma era servita su un piatto d'argento
    Ultima modifica di Adelchi24; 9-02-2005 alle 15:02:55
    Dopo oltre 7 anni di attività, mi rifiuto di postare il decimillesimo messaggio su questo forum. Sarebbe davvero troppo. Addio =*

    20/12/'09

  7. #7
    Utente L'avatar di Devil 87
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    A me sembra un romanza più che altro, per il resto molte cose sono tutt'altro che novità
    Non ho letto tutto però, è molto lungo
    Si vive per scoprire nuova bellezza, di solito tanta quanta se ne dimentica.

    - Half Devil -

  8. #8
    *Alby*
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    Citazione Adelchi24
    Basta anche non essersi resi conto che un folle tipo Hitler sia andato al governo in un paese importante 4-5 anni fa



    EDIT: mi scusino i repubblicani, ma era servita su un piatto d'argento
    Se è per questo sono due

  9. #9
    EXEC_SPHILIA/. ♥ L'avatar di Glenn
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    Una delle maggiori preoccupazioni indotte dalla globalizzazione, secondo il documento, è lo sviluppo e la diffusione di tecnologie per uso militare che "creano circostanze tali da incoraggiare l'uso della forza militare". La prima diretta conseguenza è che "paesi privi di armi nucleari - specialmente nel medio oriente e nel nord est asiatico - potrebbero cercare di acquisirle nel momento in cui i vicini e rivali regionali lo stanno facendo". Sembrerebbe proprio la fotografia attuale dell'Iran e prossima futura del Giappone.

    Forse volevano dire Korea del Nord...

  10. #10
    Verso il domani L'avatar di Luck134
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    Citazione Glenn
    Una delle maggiori preoccupazioni indotte dalla globalizzazione, secondo il documento, è lo sviluppo e la diffusione di tecnologie per uso militare che "creano circostanze tali da incoraggiare l'uso della forza militare". La prima diretta conseguenza è che "paesi privi di armi nucleari - specialmente nel medio oriente e nel nord est asiatico - potrebbero cercare di acquisirle nel momento in cui i vicini e rivali regionali lo stanno facendo". Sembrerebbe proprio la fotografia attuale dell'Iran e prossima futura del Giappone.

    Forse volevano dire Korea del Nord...
    No, il Giappone di Koizumi sembra avere tutte le intenzioni di ridare dignità militare al Giappone a livello mondiale. Il Giappone è come la Germania: possono in qualsiasi momento produrre testate e disporre di missili intercontinentali però rimangono ambigui sulle loro intenzioni. Visti i rapporti sempre più tesi tra il Giappone e la Cina e l'irrisolta questione della Corea del Nord è probabile che entro breve Koizumi approvi l'opzione nucleare militare.

  11. #11
    Bannato L'avatar di y2k
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    quel documento sarà dopo o senza un 21 dicembre 2012?

  12. #12
    Πολύτρουπος L'avatar di Hobbit83
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    Citazione Jack89
    Secondo me è piuttosto avveniristico, e a volte scade nella fantapolitica. Alcune cose (come l'emersione della Cina e dell'India) sono probabilmente vere, ma altre secondo me sono poco più che favole.
    Attendo però i vostri commenti.
    Concordo con te. Scade ampiamente nella fanatpolitica,anzi direi che è fantapolitica, partendo dalle basi della situazione attuale vista dagli USA. C'è pure il lieto fine: USA ancora sul tetto del mondo e vile Europa implorante aiuto dal buon vecchio Zio Sam

    Utile più che altro per comprendere la visione americana attuale.

    Fra
    3 sono i Re, il 3° era chiamato non ti scordar di me, perchè metteva foto giganti del suo viso: rimase incastrato nel suo proprio sorriso...

  13. #13
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    Citazione Luck134
    No, il Giappone di Koizumi sembra avere tutte le intenzioni di ridare dignità militare al Giappone a livello mondiale. Il Giappone è come la Germania: possono in qualsiasi momento produrre testate e disporre di missili intercontinentali però rimangono ambigui sulle loro intenzioni. Visti i rapporti sempre più tesi tra il Giappone e la Cina e l'irrisolta questione della Corea del Nord è probabile che entro breve Koizumi approvi l'opzione nucleare militare.
    A cui Bush non si opporrà, scommettiamo?

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