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Discussione: Diritto d'autore e libera circolazione delle informazioni

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  1. #1
    uno di passaggio L'avatar di Wiald
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    Diritto d'autore e libera circolazione delle informazioni

    DIRITTI D'AUTORE / LA PROSSIMA RIVOLUZIONE


    Copyright?
    No, copyleft


    Abolire il divieto di copiare. Per liberare le opere dell'ingegno. E diffondere ovunque le idee e il sapere. E' questa la nuova sfida etica lanciata dalla Rete


    di Alessandro Gilioli


    Tanto tempo fa, nella società pre tecnologica, il diritto d'autore era una questione che riguardava una minoranza insignificante di persone: di solito chi scriveva un libro o componeva un'opera musicale. A tutti gli altri non importava nulla. è stato così per più di 250 anni: dalla prima legge sul copyright (1710, Inghilterra) fino agli anni '70 del secolo scorso, quando si sono diffuse le fotocopiatrici e gli studenti universitari hanno cominciato a riprodurre pezzi di libri di cui avevano bisogno: le prime copie-pirata.

    Poi è arrivata la rivoluzione digitale, che mettendo in comunicazione tra loro milioni di persone, di libri, di dischi, di idee, di scoperte, di articoli, di foto, di video, ha amplificato all'infinito il concetto di riproducibilità tecnica, trascinando la questione della proprietà intellettuale nella vita quotidiana di chiunque abbia un collegamento a Internet e può quindi riprodurre con un paio di clic ciò che in teoria è ancora coperto da divieto di copia.

    "Negli ultimi vent'anni attorno al copyright è cambiato tutto, tranne le norme che lo regolano", dice Lawrence Lessig, uno dei massimi studiosi della questione. Già, perché le leggi in merito sono rimaste legate al modello di società in cui sono nate, cioè quello industriale e pretecnologico. E queste prevedono, in sostanza, che le opere dell'ingegno, un libro, una canzone, una foto, ma anche una barzelletta, non possano essere in alcun modo riprodotte né utilizzate e men che meno alterate da nessuno.

    Con la Rete e il pc, i limiti tecnici alla diffusione e alla condivisione delle informazioni si sono azzerati. E la prassi è andata nella direzione opposta rispetto alla legge: milioni di copiature e di remix su milioni di siti, di blog, di telefonini. A fronte di questo scarto tra norme obsolete e crescente condivisione illegale di opere dell'ingegno, la società (imprese, intellettuali, consumatori, politici) ha reagito in modi diversi. Da un lato ci sono i conservatori puri dell'esistente, il cui capofila è Bill Gates. Secondo lui quello attuale americano "è il miglior sistema di proprietà intellettuale" possibile. Uomo di certezze, il fondatore di Microsoft aggiunge che nella sua mente "non c'è alcun dubbio in proposito". La posizione di Gates è viziata da un palese conflitto d'interessi: avendo creato software che nell'attuale sistema gli permettono di essere l'uomo più ricco del mondo, non sente alcun bisogno di modifiche in senso libertario. Tuttavia dalla parte di Gates ci sono anche delle ragioni e sono quelle tipiche dell'economia liberal-capitalista, secondo le quali senza l'incentivo dell'arricchimento personale garantito da copyright e brevetti nessuno sarebbe stimolato a inventare e a competere con le invenzioni altrui.

    Dalla parte opposta ci sono i cultori del copyleft, termine scaturito da un ricco gioco di parole ('left', sinistra, è il contrario di 'right', che in inglese vuol dire diritto ma anche destra; e 'left' è anche il participio passato di 'leave', lasciare: sicché copyleft evoca il 'rinunciare alla proprietà', il 'lasciare che si copi liberamente').

    I vessilliferi del copyleft - una moltitudine battagliera in Rete - detestano Gates e il concetto di 'software proprietario'. Sostengono che qualsiasi opera dell'ingegno è il frutto di un confronto sociale e quindi deve essere messa a disposizione di tutti, perché tutti possano usufruirne ed eventualmente migliorarla. Si occupano particolarmente di brevetti informatici, ma sono convinti che il concetto di copyleft sia estensibile anche agli altri campi della creatività, come i libri e i dischi. Le loro parole d'ordine sono 'condivisione' e 'libera circolazione del sapere'. Secondo Bill Gates, si tratta di "comunisti di nuovo tipo che vorrebbero eliminare gli incentivi per chi produce musica, film o programmi informatici" .

    A parte qualche frangia, i teorici del copyleft non negano l'esistenza di diritti dell'autore sulla sua opera: l'obiettivo del loro impegno è invece "conciliare l'esigenza di un giusto compenso per il lavoro svolto da un autore con la tutela della riproducibilità di un'opera e del suo uso sociale", come scrivono quelli del Collettivo Wu Ming, che da anni teorizzano e applicano il copyleft. Sono convinti che un'opera diffusa su Internet non danneggi economicamente il suo autore, ma al contrario gli convenga, perché ne fa circolare nome e idee, gli dà fama, e sul lungo termine, attraverso il cosiddetto marketing virale, gli fa vendere di più sul mercato tradizionale (librerie e negozi). Pensano che proteggere un'opera per 70 anni dopo la morte dell'autore non abbia nulla a che fare con l'incentivazione, ma sia solo un modo per garantire profitti alle corporation che acquistano i diritti.

    In un ampio territorio intermedio tra il pragmatismo di chi difende il copyright e l'idealismo di chi sogna lo sharing totale c'è il gruppo di studiosi e giuristi che ruota attorno al progetto Creative Commons. Da un punto di vista teorico, si tratta di pensatori più vicini al copyleft che al copyright, perché il loro movimento nasce in opposizione all'avidità delle major (Walt Disney, Sony, Time Warner) che fanno profitti con le royalties. Il loro capofila è un docente di Stanford, il citato Lawrence Lessig, che da anni combatte le pretese delle corporation e scrive libri sulla proprietà intellettuale (l'ultimo, 'Cultura libera' esce in Italia a fine febbraio per Apogeo).

    Lessig e il suo gruppo di lavoro non si limitano a teorizzare e a polemizzare, hanno anche elaborato nuove forme di diritti d'autore per provare ad affrontare più flessibilmente il rapporto tra autori e società digitale, riducendo la forbice tra norme vecchie di secoli e realtà internettiana esplosa negli ultimi dieci anni. Così è nato il progetto Creative Commons, che cerca di definire le sfumature esistenti tra la classica frase 'Tutti i diritti riservati' e il suo contrario assoluto: 'Nessun diritto garantito'. L'idea di base è che un'opera (dal libro al disco, dall'articolo di giornale al blog) possa avere vari e duttili gradi di tutela dell'ingegno: ad esempio, un autore decide che la sua creazione può essere copiata, ma non a fini di lucro; o stabilisce che può essere riprodotta, ma soltanto con citazione della fonte; ancora, che può essere copiata, ma solo integralmente e senza tagli; che è sotto pieno copyright, ma solo fino alla morte del suo autore e non per i 70 anni successivi. E così via, in uno sforzo di flessibilizzazione delle norme che contempla tanto i due estremi (copyright totale e nessun copyright) quanto i vari livelli intermedi, in modo da coprire tutte le aree esistenti di produzione di contenuti: dagli autori professionisti a chi scrive per passatempo, dai fotografi ai blogger. Non è detto infatti che l'unico incentivo di un autore sia quello finanziario: un docente universitario non si illude di diventare ricco con i suoi saggi, ma a essi affida la costruzione della sua carriera e preferisce che circolino molto, anche gratis.

    In Italia le licenze di Creative Commons sono state lanciate meno di due mesi fa, grazie a un gruppo di studio promosso da Marco Ricolfi, docente di Scienze giuridiche a Torino. Alla fine di gennaio a Roma si è tenuta la prima Settimana delle libertà digitali con incontri e conferenze per promuovere il progetto nel nostro paese. L'obiettivo di massima è quello di riformare le rigide leggi attuali sul copyright, ma è anche e soprattutto creare una consapevolezza diffusa e una cultura prevalente in cui la condivisione delle conoscenze (quindi la scelta da parte di un autore e/o di un editore di avvalersi dei propri diritti nel modo più aperto possibile) venga vissuta da tutti come un valore positivo, con un feed back di simpatia e ammirazione (e quindi maggiore propensione all'acquisto) nei confronti di chi non chiude a chiave la propria opera.

    Del resto, seppur in fasce ancora di nicchia, qualcosa di simile sta già avvenendo nel mondo del software, dove Bill Gates è costretto a crescenti sforzi e a spese milionarie per controbattere l'antipatia planetaria nei confronti dei suoi eccessi proprietari, che inducono sempre più individui, enti pubblici e aziende ad avvalersi, quando possibile, di software alternativi e aperti. Le grandi campagne d'opinione contro chi, a fini di profitto, impedisce ogni condivisione della propria invenzione hanno lo scopo di modificare la percezione sociale del problema al punto in cui un giorno chi chiuderà nella cassaforte del copyright la sua creazione subirà danni d'immagine superiori ai benefici economici immediati.

    In prospettiva uno degli aspetti più interessanti di tutta la vicenda sta nel fatto che la stessa ondata ha ormai tracimato anche su aziende che operano in altri campi, come quelle agricole, zootecniche, farmaceutiche, biotech, genetiche e così via.

    Di recente sono sorte organizzazioni indipendenti come Bios (Biological Innovation for Open Society) e Science Commons che applicano ai temi del biotech e della genomica i principi del Creative Commons. Anche loro comunisti, come direbbe Gates? Difficile pensarlo: il progetto Bios, per esempio, è nato con la sovvenzione di un milione di dollari della Fondazione Rockefeller. La distribuzione di tecnologie agricole aperte e di nuove medicine nel Terzo Mondo dipende in gran parte dal successo di queste iniziative. E per successo s'intende la capacità di trovare percorsi intelligenti per conciliare l'economia globalizzata (e quindi la ricerca incentivata dalla sete di profitti) con il bisogno etico di condividere conoscenze per il bene di più persone possibile. Anche per questo al Social Forum mondiale di Porto Alegre, a fine gennaio, il problema del copyright è stato tra i più discussi e lo stesso Lessig era tra i relatori. Come si vede, la questione dello scontro o dell'accordo tra i diritti dell'ingegno e i diritti del pubblico dominio nel XXI secolo riguarda proprio tutti. Anche chi non lo sa.

    http://www.espressonline.it/eol/free...t=807351&m2s=t

    _______________________

    a mio avviso estremamente positivi sono tutti i passi volti ad elaborare una legislazione moderna, in grado di conciliare le esigenze della tutela della proprietà intellettuale con lalibera circolazione delle informazioni.
    spero che l'italia faccia passi in questa direzione.

    la via per il superamento di sé è la liberazione dalle aspirazioni mediocri

  2. #2
    Redattore L'avatar di pape
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    Citazione Wiald
    a mio avviso estremamente positivi sono tutti i passi volti ad elaborare una legislazione moderna, in grado di conciliare le esigenze della tutela della proprietà intellettuale con lalibera circolazione delle informazioni.
    spero che l'italia faccia passi in questa direzione.
    Oddio, non vedo enormi differenze rispetto a ora. Chiunque può pubblicare un'opera e decidere di mantenerne la proprietà intellettuale, pur ridistribuendola (e incoraggiando a farlo) gratuitamente. Nell'articolo si teorizzano varie forme di copy, più o meno limitanti per gli utenti, ma alla fine, chi pubblica un libro/disco/film/programma vorrà sempre avvalersi delle forme più restrittive, che impediscono la copia non autorizzata (e pagata).
    Questo pezzo, come tanti altri trovati in rete, colpiscono perché parlano di nuove forme di distribuzione, sicuramente interessanti, e di un nuovo concetto di proprietà intellettuale. Ma falliscono nel trovare un modo per conciliare l'aspetto pratico con quello economico. Se il sorgente non fosse chiuso, chi proteggerebbe gli algoritmi segreti dei programmi, per i quali sono magari stati spesi milioni di dollari? Se un libro può essere copiato ma non a fini di lucro, chi comprerebbe l'opera originale? NOn lo fanno adesso che è illegale, figurati se diventasse legale la copia all'amico...

    Pape

  3. #3
    uno di passaggio L'avatar di Wiald
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    Questo pezzo, come tanti altri trovati in rete, colpiscono perché parlano di nuove forme di distribuzione, sicuramente interessanti, e di un nuovo concetto di proprietà intellettuale. Ma falliscono nel trovare un modo per conciliare l'aspetto pratico con quello economico.
    è volutamente scritto in questo modo. in questo caso obbiettivo del giornalista è complicare le questione, non scioglierla; stimolare il dibattito, non fornire la soluzione. questo era l'intento dell'articolo, e con lo stesso intento l'ho scelto e riportato.
    Ultima modifica di Wiald; 11-02-2005 alle 18:36:01

    la via per il superamento di sé è la liberazione dalle aspirazioni mediocri

  4. #4
    Redattore L'avatar di pape
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    Citazione Wiald
    è volutamente scritto in questo modo. in questo caso obbiettivo del giornalista è complicare le questione, non scioglierla; stimolare il dibattito, non fornire la soluzione. questo era l'intento dell'articolo, e con lo stesso intento l'ho scelto e riportato.
    Ok, allora, secondo te, come si potrebbe conciliare un simile sistema distributivo con la questione "soldi"'? non limitandosi al software: Linux ha innestato modelli di business diversi "sfruttando" il lavoro gratuito di appassionati e creando attorno a esso una rete di distribuizioni, assistenza e quant'altro. ma un autore che vuole fare soldi da una sua opera (di qualunque tipo sia) come potrebbe fare senza leggi che proteggano il suo diritto al denaro e, di conseguenza, al dimenticare la libera circolazione delle opere, almeno quelle dalle quali l'autore vuole trarre profitto?

    Pape

  5. #5
    uno di passaggio L'avatar di Wiald
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    Ok, allora, secondo te, come si potrebbe conciliare un simile sistema distributivo con la questione "soldi"'? non limitandosi al software: Linux ha innestato modelli di business diversi "sfruttando" il lavoro gratuito di appassionati e creando attorno a esso una rete di distribuizioni, assistenza e quant'altro. ma un autore che vuole fare soldi da una sua opera (di qualunque tipo sia) come potrebbe fare senza leggi che proteggano il suo diritto al denaro e, di conseguenza, al dimenticare la libera circolazione delle opere, almeno quelle dalle quali l'autore vuole trarre profitto?

    Pape
    quello a cui miravo era innescare un dibattito su questa questione, non ho mai preteso di avere la soluzione.

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  6. #6
    Utente L'avatar di cerberus
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    Citazione pape
    Oddio, non vedo enormi differenze rispetto a ora. Chiunque può pubblicare un'opera e decidere di mantenerne la proprietà intellettuale, pur ridistribuendola (e incoraggiando a farlo) gratuitamente. Nell'articolo si teorizzano varie forme di copy, più o meno limitanti per gli utenti, ma alla fine, chi pubblica un libro/disco/film/programma vorrà sempre avvalersi delle forme più restrittive, che impediscono la copia non autorizzata (e pagata).
    Questo pezzo, come tanti altri trovati in rete, colpiscono perché parlano di nuove forme di distribuzione, sicuramente interessanti, e di un nuovo concetto di proprietà intellettuale. Ma falliscono nel trovare un modo per conciliare l'aspetto pratico con quello economico. Se il sorgente non fosse chiuso, chi proteggerebbe gli algoritmi segreti dei programmi, per i quali sono magari stati spesi milioni di dollari? Se un libro può essere copiato ma non a fini di lucro, chi comprerebbe l'opera originale? NOn lo fanno adesso che è illegale, figurati se diventasse legale la copia all'amico...

    Pape
    Mmm... per quanto riguarda un libro ad eccezione di qualche volume universitario ( volumi da 100 euro l'uno ) l'autore difficilmente verrebbe leso dalla libera circolazione dell'opera...
    per ragioni prettamente pratiche e di costi...
    un libro lo si legge stampato, e stampare costa sia in termini di denaro che in termini di tempo...
    personalmente non mi sognerei mai di perdere qualche ora a stampare trecento pagine o più e di buttare via chili di inchiostro per un libro che ( a parte rari casi ) non supera le 15-20 euro...
    Engineers do it better
    "Lo scienziato non studia la natura perché è utile, ma perché ne prova piacere e ne prova piacere perché è bella. Se la natura non fosse bella, non varrebbe la pena studiarla e la vita non varrebbe la pena di essere vissuta”.( Henri Poincaré )
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  7. #7
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    C'è una certa confusione nell'uso dei termini: sembra che diritto d'autore sia la traduzione di copyright, mentre spesso copyright significa solo "diritti del distributore".
    E' una confusione che va superata, perchè se è un dovere quasi morale garantire all'autore una remunerazione (materiale e non) per il suo lavoro, non è tale quello di garantire ai distributori una "rendita di posizione" fondata su leggi scritte in un mondo diverso -- un mondo in cui era politicamente accettabile accordargli profitti sicuri affinchè, investendo i loro soldi con un rischio divenuto accettabile, garantissero la circolazione delle informazioni attraverso l'unico canale disponibile.
    Oggi il valore sociale del loro lavoro si è ridotto (se non annullato) per l'avvento di un canale alternativo -- Internet -- infinitamente più efficiente, nonchè per la disponibilità di strumenti capaci di produrre la versione fisica del flusso di dati con poca spesa. E' quindi necessario pensare a una legislazione che continui a garantire i diritti dell'autore, pur adeguando il suo atteggiamento verso i distributori alla mutata situazione.
    Ultima modifica di L33T; 11-02-2005 alle 19:31:52
    Es ist nichts schrecklicher als eine tätige Unwissenheit.

  8. #8
    Redattore L'avatar di pape
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    Citazione cerberus
    Mmm... per quanto riguarda un libro ad eccezione di qualche volume universitario ( volumi da 100 euro l'uno ) l'autore difficilmente verrebbe leso dalla libera circolazione dell'opera...
    per ragioni prettamente pratiche e di costi...
    un libro lo si legge stampato, e stampare costa sia in termini di denaro che in termini di tempo...
    personalmente non mi sognerei mai di perdere qualche ora a stampare trecento pagine o più e di buttare via chili di inchiostro per un libro che ( a parte rari casi ) non supera le 15-20 euro...
    Si vede che non sei hai frequentato l'università ^_^. Ma tralasciando qyuesto, gli Ebook si stanno diffondendo. E sono già in molti che mettono online libri e fumetti, ovviamente illegalmente. Non è ledere i loro diritti?

    Pape

  9. #9
    Redattore L'avatar di pape
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    Citazione L33T
    Oggi il valore sociale del loro lavoro si è ridotto (se non annullato) per l'avvento di un canale alternativo -- Internet -- infinitamente più efficiente, nonchè per la disponibilità di strumenti capaci di produrre la versione fisica del flusso di dati con poca spesa. E' quindi necessario pensare a una legislazione che continui a garantire i diritti dell'autore, pur adeguando il suo atteggiamento verso i distributori alla mutata situazione.
    NOn mi sembra che manchi. iTunes e i vari Music Store hanno sfruttato i nuovi mezzi di trasmissione dati in maniera eccellente. Il problema è trovare il modo di bloccare chi scarica illegalmente, ma è più una questione culturale che di leguislatura, secondo me.

    Pape

  10. #10
    (un po' meno) cattivo L'avatar di L33T
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    Citazione pape
    NOn mi sembra che manchi. iTunes e i vari Music Store hanno sfruttato i nuovi mezzi di trasmissione dati in maniera eccellente. Il problema è trovare il modo di bloccare chi scarica illegalmente, ma è più una questione culturale che di leguislatura, secondo me.

    Pape
    Si dovrebbe smettere di considerare illegale un'attività insita nella natura di internet. Il p2p è un problema da affrontare solo nella misura in cui danneggia gli autori; che sia causa di un guadagno mancato per i distributori storici, direttamente o per il crollo delle vendite di libri e cd, allo stato non dovrebbe interessare: è nelle dinamiche del libero mercato il prevalere di chi offre il massimo al prezzo minimo.

    Sia chiaro, non mi illudo che si possa subito legiferare in questo senso, visto il complesso rapporto che lega produzione e distribuzione dei contenuti: un compromesso ispirato a questi principi però è possibile (chiedere a chi scarica di pagare un tot al mese e continuare a perseguire chi pretende di avere tutto gratis, ad esempio), a patto che si trovi il coraggio di dire alle major che non estenderanno alla rete i loro privilegi.
    Ultima modifica di L33T; 12-02-2005 alle 18:14:35
    Es ist nichts schrecklicher als eine tätige Unwissenheit.

  11. #11
    Io SO! Tu impara, quindi L'avatar di iamalfaandomega
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    Quel che mi chiedo è perché.
    Perché si vuole gratis quel che prima si pagava? Perché rubarlo è diventato così facile, resistere alla tentazione del furto mi è impossibile, quindi depenalizzate questo reato?
    Scusate, ma sinceramente non riesco a vedere cosa si possa dibattere su questo argomento; volete il diritto di rubare? Credo che ciò strida profondamente con il concetto di "società civile".
    I am Alpha and Omega, the Beginning and the End, the First and the Last

    Né dei, né giganti

  12. #12
    (un po' meno) cattivo L'avatar di L33T
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    Perchè rubare e copiare sono due cose distinte. In un caso c'è la sottrazione di un bene, nell'altro la sua duplicazione.
    Le leggi sulla proprietà non sono precetti morali eterni: perchè non dovrebbero evolversi con i tempi?
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  13. #13
    Utente L'avatar di cerberus
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    Citazione pape
    Si vede che non sei hai frequentato l'università ^_^. Ma tralasciando qyuesto, gli Ebook si stanno diffondendo. E sono già in molti che mettono online libri e fumetti, ovviamente illegalmente. Non è ledere i loro diritti?

    Pape
    Non ho frequentato l'università?
    Bho...
    Comunque non ho detto che è corretto diffondere libri e/o fumetti senza l'autorizzazione dell'autore... e neppure che non venga leso un loro diritto.
    Ho semplicemente detto che non credo ne ricevano un danno così consistente, per le ragioni che ho elencato... ( e ce ne aggiungo un'altra: la tipologia di acquirente... ).
    personalmente sono inoltre convinto che la storiella che si racconta riguardo la pirateria musicale: "scarico l'album così conosco l'artista, poi lo compro originale", possa in qualche modo funzionare per quanto riguarda i libri...
    quindi, in sintesi: sono convinto che se l'autore desse la sua autorizzazione a diffindere on-line la sua opera, ne possa trarre dei benefici...
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  14. #14
    Redattore L'avatar di pape
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    Citazione L33T
    Si dovrebbe smettere di considerare illegale un'attività insita nella natura di internet. Il p2p è un problema da affrontare solo nella misura in cui danneggia gli autori; che sia causa di un guadagno mancato per i distributori storici, direttamente o per il crollo delle vendite di libri e cd, allo stato non dovrebbe interessare: è nelle dinamiche del libero mercato il prevalere di chi offre il massimo al prezzo minimo.
    Si, ma se chi fa la maggior parte dei soldi non rispetta il diritto d'autore, non si tratta di concorrenza leale. Anche perché l'autore non vede un soldo. Hai ragione, il P2P va affrontato quando danneggia gli autori, ma se ci fai caso, la maggior parte del materiale diffuso è coperto da copy.

    Sia chiaro, non mi illudo che si possa subito legiferare in questo senso, visto il complesso rapporto che lega produzione e distribuzione dei contenuti: un compromesso ispirato a questi principi però è possibile (chiedere a chi scarica di pagare un tot al mese e continuare a perseguire chi pretende di avere tutto gratis, ad esempio), a patto che si trovi il coraggio di dire alle major che non estenderanno alla rete i loro privilegi.
    Le major DEVONO investire nella rete, offrendo un servizio migliore di Itunes e altri ( AAC a 128? Che se li tengano, a quel prezzo). E deve cambiare la cultura secondo la quale scaricare non è un reato.

    Pape

  15. #15
    (un po' meno) cattivo L'avatar di L33T
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    Citazione pape
    Si, ma se chi fa la maggior parte dei soldi non rispetta il diritto d'autore, non si tratta di concorrenza leale.
    Forse prende due lire Kazaa, a forza di spyware. Per gli altri la cifra totale incassata è prossima allo 0. Se le major vogliono una quota di 0 virgola qualcosa si facciano avanti, ma non credo siano interessate Il problema sono i mancati guadagni.
    Anche perché l'autore non vede un soldo. Hai ragione, il P2P va affrontato quando danneggia gli autori, ma se ci fai caso, la maggior parte del materiale diffuso è coperto da copy.
    Prendiamo il caso della musica.
    L'autore vede ben poco anche da Itunes: circa 8 cents su 99, una miseria confrontati ai 62 che si prendono le major.
    Meglio di niente? Certo, e senz'altro sono soldi meritati, che in qualche modo dovrebbe guadagnare anche dal p2p. Non così per i 62 cents delle major (intese come distributori) che, visto l'assenza di spese di distribuzione, ridurrei a 0. Se si considerasse anche il loro ruolo nella produzione però andrebbero compensate: 8 cents è la cifra che ritengono congrua per chi fa la maggior parte del lavoro -- l'artista -- e sarebbe adeguata anche per loro. Non includerebbe gli x cents per il diritto di copiare una volta, gli y cents per il diritto di ascoltare la musica sull'autoradio, gli z cents per quello di ascoltare musica in pubblico -- insomma, i diritti che di solito si fanno pagare -- ma d'altra parte non ci sarebbe più motivo di riconoscergli certi privilegi.
    Le major DEVONO investire nella rete, offrendo un servizio migliore di Itunes e altri ( AAC a 128? Che se li tengano, a quel prezzo).
    Secondo i conti di prima ci sarebbero 16 cents di diritti per canzone. Se le major volessero essere concorrenziali dovrebbero proporre un prezzo paragonabile a quello di Apple (attualmente prende 4 cents a canzone, quindi sarebbe intorno ai 20) e offrire qualcosa in più rispetto al p2p. Se ci riuscissero sarei il primo a sostenerle; in caso contrario dovrebbero accontentarsi dei soldi che gli verserei con i cd

    Lo ripeto, nel caso che il condizionale non fosse abbastanza eloquente: a questo scenario non credo neanch'io. Mi basterebbe che ci fosse la disponibilità ad un compromesso, che in fondo converrebbe anche a loro: parafrasando la massima stoica, i cambiamenti trascinano chi è docile e travolgono gli altri.
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