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Visualizzazione risultati da 1 a 10 di 10

Discussione: Il Disumano Umano

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  1. #1
    Utente L'avatar di NamelessOne
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    Il Disumano Umano

    Il Disumano Umano

    Si parla molto oggi dell’olocausto ebreo, innumerevoli sono i dibattiti e forte sembra la volontà di non dimenticare: vogliamo impedire che simili atrocità si ripetano in futuro. Non sembra possibile far finta di non vedere i campi di sterminio coi loro forni crematori dalle alte ciminiere, dove il denso olezzo di morte permea l’aria, in cui l’assurda logica dell’annientamento prende consistenza tangibile e reale: in quei luoghi Dio sembra essere stato ucciso di nuovo. Pare impensabile che l’uomo della storia, che questo essere intelligente e saggio abbia potuto trattare dei suoi simili al pari di oggetti, non “come”, ma “peggio” di bestie: probabilmente però ci stiamo sopravvalutando.
    Il caso tedesco è sì singolare, ma non per la sua efferatezza perché nella storia gli stermini si contano a centinaia: abbiamo solo paura di guardarci allo specchio e quindi preferiamo costruirci la nostra immagine con tanti soavi parole ed altrettanti eterei fatti.
    L’unicità del Nazismo sta esclusivamente nell’estesa e dettagliata documentazione, che a tutt’oggi ci è difficile ignorare e che ha sommerso le nostre vite senza previo consenso. Non ce l’ha fatta ad eliminare le prove della sua disumana umanità e nostro malgrado ci siamo trovati di fronte all’ineluttabile peso delle loro, nostre azioni.
    Perché se davvero questa è stata un’oscura parentesi nella storia umana, altrettanto nera è anche ogni sua altra parte: senza spingersi in epoche troppo remote ci sono i gulag sovietici, le foibe jugoslave e gli orrori commessi dalla nostra stessa Italia nel continente africano.
    Tutti ci siamo macchiati e continuiamo a macchiarci di indelebili colpe e improponibili delitti, ma da sempre è ben salda la volontà di distogliere lo sguardo e di rifugiarci nella nostra inesistente “parte assoluta”, nella nostra finta anima suggestionataci dal pensiero, nel più perfetto strumento a disposizione dell’uomo per restare felicemente inconsapevole di sé. Vogliamo dimenticare e dimenticheremo.
    L’attenzione che oggi riserviamo a questo frammento di memoria poggia le sue fondamenta sulla sabbia: ricordiamo perché così ci viene detto di fare e il nostro dolore non è che un riflesso del dolore che ci viene detto di provare.
    L’idea che abbiamo di noi stessi è un mero pensiero e come tale lo manipoliamo a nostro piacimento, lo giriamo e rigiriamo affinché ci nasconda ai nostri stessi occhi: la nostra presunta umanità è figlia della più crudele bestialità.



    E voi che ne pensate?

  2. #2
    Inno alla gioia L'avatar di IL CONTE
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    Potrebbe essere il punto di Lanfranco Pace, anche se la prosa è un pò complessa e arzigogolata. L'ho riletto due volte per comprendere il messaggio. E sinceramente, non c'ho capito molto.

    Prendo due punti che mi sembrano interessanti.

    L’attenzione che oggi riserviamo a questo frammento di memoria poggia le sue fondamenta sulla sabbia: ricordiamo perché così ci viene detto di fare e il nostro dolore non è che un riflesso del dolore che ci viene detto di provare.
    Il dolore riflesso non ha la stessa intensità del dolore diretto, ma non essendoci un coinvolgimento ad personam forse il giudizio è più libero. Il giudizio può essere libero se parliamo di fatti che non riguardano la politica. Invece, questi massacri sono la deriva della politica e non c'è ancora una memoria condivisa. Ma se una giornata della memoria può far riflettere sulle atrocità commesse dall'uomo ben venga.


    L’idea che abbiamo di noi stessi è un mero pensiero e come tale lo manipoliamo a nostro piacimento, lo giriamo e rigiriamo affinché ci nasconda ai nostri stessi occhi: la nostra presunta umanità è figlia della più crudele bestialità.
    Cosa vuol dire l'ultima frase? E' un controsenso. Come è sbagliato dire presunta umanità. L'umanità nelle persone esiste. Partire da una disgrazia per analizzare l'umanità è riduttivo. Ha fatto anche molte cose buone l'uomo. E' la deriva della politica, dei sentimenti, delle passioni...insomma è l'estremismo a provocare certe disgrazie. Il totalitarismo è sempre un pericolo. Sia nella cultura, sia nella politica.

  3. #3
    Utente L'avatar di NamelessOne
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    Ti ringrazio anticipatamente per l’attenzione prestata: l’analisi da te fatta ha messo in evidenza i punti deboli dell’articolo, e se lo dico è perché credo sia così.

    Forse avrei dovuto inserire l’articolo con una piccola prefazione, però se così non ho fatto è stato solo, e spero me ne scuserai, per testare la comprensibilità del messaggio ricavabile esclusivamente dal testo stesso.

    Quindi vediamo di procedere con le necessarie premesse.
    Innanzi tutto l’autore, ovvero me medesimo: e questo semi-articolo è stato semplicemente il prodotto di un tema in classe, il seguito ad una riflessione sul contenuto dei dibattiti tenutisi durante la “Giornata della Memoria” ed ai quali ho preso parte.

    Al centro del discorso ho deciso di porre la “presunta umanità” dell’uomo, che anche se può sembrare un controsenso, non credo lo sia: il termine “umano” ha sino ad oggi significato “affabilità, benevolenza, benignità, cortesia, pietà e compassione”, ma questa mi è sembrata un’interpretazione eccessivamente pregiudiziale.
    Senza per nulla aver l’intenzione di accusare nessuno, vorrei semplicemente far notare come sembri ovvia e scontata l’associazione “natura dell’uomo = bene”, ed anche tu ne hai dato prova con l’affermazione “L'umanità nelle persone esiste. Partire da una disgrazia per analizzare l'umanità è riduttivo. Ha fatto anche molte cose buone l'uomo”.
    Ma cos’è in realtà questa “umanità”? Nient’altro che un’idea: un qualcosa fatto da noi stessi e, potrei forse aggiungere, “per noi stessi”.
    E da cosa deriva, di cos’è il risultato? Di altre idee, di interpretazioni di fatti, di punti di vista, e sfido chiunque ad affermare il contrario: tutta la Storia ne è egregio esempio, difatti un qualsiasi avvenimento assume un determinato significato in base al punto di vista dal quale viene considerato.
    Questi “fatti” che andiamo poi ad interpretare non sono che “testimonianze storiche”: sia che si tratti di fonti materiali o di fonti scritte (per chi non lo sappia la differenza sta nel fatto che le prime sono “resti concreti e tangibili”, mentre le seconde sono "testimonianze lasciateci dall’uomo a partire dalla scoperta della tecnica di comunicazione").

    Ed esattamente dopo queste considerazioni ho proposto una rivalutazione degli eventi storici posteriori al Nazismo, e delle relative interpretazioni: l’elemento chiave della vicenda non è stata la straordinaria efferatezza dei crimini o la singolare impostazione ideologica (anche se su quest’ultima si potrebbe fare qualche piccola eccezione), ma l’immensa documentazione che ci è pervenuta. Infatti durante la guerra è stato fatto uso per la prima volta delle tecniche cinematografiche, si è usata una “propaganda di massa” e, soprattutto, i nazisti non hanno fatto in tempo a distruggere le prove a causa della rapidità con la quale si è consumata la loro completa sconfitta.
    Se ognuno degli stermini perpetrati anche durante il solo ‘900, fosse stato egualmente documentato, possiamo ancora credere che sia stato il Nazismo il vero “cancro del ventesimo secolo”? A mio avviso No. Altrettanto spietati furono i gulag sovietici, le foibe jugoslave, lo sterminio delle popolazioni eritree tramite la diffusione di gas nervini direttamente sui villaggi da parte degli aerei italiani, e tutto il resto che qui non cito per ovvie ragioni di spazio.
    Ma di questi ultimi, non avendone molte prove non ne abbiamo molta memoria: e sembra siano proprio le “testimonianze storiche” che facciano la differenza, impedendo al pensiero di cancellare i ricordi e le considerazioni spiacevoli e quindi, in un certo senso, pericolose.

    Da qui la considerazione conclusiva che l’uomo tenda a ricordare solo le cose buone, mentre il resto tenda a dimenticarlo, forse per una sorta di autodifesa-interiore: “vogliamo dimenticare e dimenticheremo” e, aggiungo, appena le testimonianze storiche verranno meno, appena non ci verrà più imposto di ricordare (tramite anche eventi quali "a giornata della memoria") questo riflesso del dolore di chi ha vissuto il passato.
    Così è sempre avvenuto e continuerà ad avvenire, così siamo riusciti e sempre riusciremo a nascondere la nostra vera natura dietro uno stelo d’erba, dietro la necessità di crederci buoni.


    Bene, credo di aver finito con la rielaborazione del messaggio. Spero che ora sia più comprensibile, vista anche la fatica che ho fatto per “esplodere” i contenuti.

    Ripropongo:
    Cosa ne pensate?




    In particolare comunque non voglio esimermi dal rispondere al mio fedele, e per ora anche unico, interlocutore:

    - “Il dolore riflesso non ha la stessa intensità del dolore diretto, ma non essendoci un coinvolgimento ad personam forse il giudizio è più libero. Il giudizio può essere libero se parliamo di fatti che non riguardano la politica. Invece, questi massacri sono la deriva della politica e non c'è ancora una memoria condivisa. Ma se una giornata della memoria può far riflettere sulle atrocità commesse dall'uomo ben venga.

    Se non c’è un coinvolgimento ad personam credo si possa solo dire che c’è un punto di vista differente, e quindi una differente interpretazione: ritengo improprio parlare di “maggiore o minore libertà”, è semplicemente solo “diversità”, non c’è un giudizio che vale di più e uno che vale di meno (e soprattutto in ambito storico credo questa considerazione sia davvero fondamentale), sono tutti egualmente importanti e significativi.

    - “Cosa vuol dire l'ultima frase? E' un controsenso. Come è sbagliato dire presunta umanità. L'umanità nelle persone esiste. Partire da una disgrazia per analizzare l'umanità è riduttivo. Ha fatto anche molte cose buone l'uomo. E' la deriva della politica, dei sentimenti, delle passioni...insomma è l'estremismo a provocare certe disgrazie. Il totalitarismo è sempre un pericolo. Sia nella cultura, sia nella politica.

    Lungi da me anche solo l’idea di divenire totalitario. Questo punto comunque credo di averlo spiegato meglio nella rielaborazione stessa.

  4. #4
    Utente L'avatar di Devil 87
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    Penso che hai ragione, ci si sufferma troppo su quello che dobbiamo provare anziché quello che proviamo.
    Inoltre hai messo in rilievo una cosa importante, c'è una tale documentazione sulla Shoa che diviene impossibile ignorarla, troppe prove e testimoni, prima non era possibile.
    Sul ricordare le cose belle è una cosa normale, è facile dimenticarsi delle sofferenze, e se non riusciamo a dimenticarle le incanaliamo in odio e risentimento, il nostro dolore assume un significato nuovo
    Riguardo "l'umanità" questa è uno stereotipo, una pretenziosa concettualizzazione della nostra specie che trova piacevole aggregarsi idealmente sotto questa parola
    Ricordo che ora c'è anche una nuova mentalità, una morale che è mutata in pochi anni, le importanze rispetto una volta sono cambiate
    Si vive per scoprire nuova bellezza, di solito tanta quanta se ne dimentica.

    - Half Devil -

  5. #5
    Utente L'avatar di Devil 87
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    Molto seguito noto
    Si vive per scoprire nuova bellezza, di solito tanta quanta se ne dimentica.

    - Half Devil -

  6. #6
    Mvesim
    Ospite
    Prima di tutto mi scuso subito avvertendo che posto quasi più per l'onore di postare in un thread del genere che per altro.
    Mi viene da considerarlo quasi un topic da elitè e vivo sempre col terrore di farne parte o meno, forse è un po' ipocrita cercare di rispondere solo per dire "Anch'io posso lottare per far parte di un gruppo superiore", ma in ogni caso cercherò di postare un risposta accurata al thread.

    Uhm... tu hai cercato di far capire come il concetto di "uomo" sia molto legato al significato del bene.
    Personalmente io ho visto sempre il "bene" come un fattore MOLTO relativo che può anche essere letto come un "qualsiasi fatto che permetta lo sviluppo della specie", ma parlando ovviamente del singolo si può ridurre benissimo a "qualsiasi fatto che permetta lo sviluppo della persona".
    Ovviamente da ciò ne consegue che: "il bello è l'oggetto che serve allo sviluppo della specie o dell'individuo". (ma ritengo che sia inutile inoltrarsi su discussioni filosofiche).

    Come buoi ben capire sono ben lontano dal dire che il bene sia sempre un fattore positivo come la maggior parte di noi accetta, infatti, se prendiamo Hitler, con la sua mentalità contorta, il bene potrebbe essere stata l'eliminazione di tutti quegli ebrei.
    Di conseguenza tu mi dici che ci sono stati altri fatti del genere e il motivo è molto semplice se l'idea di bene viene contorta, sia per pazzia sia per fatti gravi come la guerra o forti messaggi propagandistici, può automaticamente divenire male (secondo il nostro concetto).
    E quindi si vedrebbero azioni per noi irrazionali come lo sterminio di ebrei, i gulag, mille altri esempi simili e la guerra stessa (dove il bene che si vuole ottenere è confuso con il desiderio di potere e denaro).

    Spero di averti dato una risposta esauriente anche se purtroppo troppo facilmente sono caduto sul filosofico.


  7. #7
    Utente L'avatar di Devil 87
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    Allora Name?

  8. #8
    Bannato L'avatar di uncleFH
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    Citazione NamelessOne
    ...
    la nostra presunta umanità è figlia della più crudele bestialità.

    E voi che ne pensate?
    che "crudele" è di troppo, quindi si potrebbe togliere.. che è una brutta storia e che quella che viene spacciata per "bestialità" altro non è che una "finta" bestialità che trascende il reale significato naturale. Il resto è una bella favola da vivere.

  9. #9
    Utente L'avatar di NamelessOne
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    Citazione Devil 87
    Allora Name?
    Giusto...
    Mi stavo perdendo via

    Citazione Devil 87
    Sul ricordare le cose belle è una cosa normale, è facile dimenticarsi delle sofferenze, e se non riusciamo a dimenticarle le incanaliamo in odio e risentimento, il nostro dolore assume un significato nuovo

    Riguardo "l'umanità" questa è uno stereotipo, una pretenziosa concettualizzazione della nostra specie che trova piacevole aggregarsi idealmente sotto questa parola
    Ricordo che ora c'è anche una nuova mentalità, una morale che è mutata in pochi anni, le importanze rispetto una volta sono cambiate
    Riguardo al bello, ritengo che una riflessione di molto significativa sia quella fatta da Mvesim, "il bello è l'oggetto che serve allo sviluppo della specie o dell'individuo", alla quale mi rifaccio.

    Sulla nuova mentalità che negli ultimi tempi ha sostituito quella precedente, nonché sulla nuova morale, ammetto che qualcosa da dire l’ho di certo: e tra l’altro questo è anche uno dei temi più rilevanti intorno ai quali si sta concentrando la speculazione logica filosofica.
    Potremmo quasi dire che si sia instaurata un’etica ‘tecnologica’, dove tutti gli sforzi dell’uomo sono rivolti esclusivamente verso il suo autopotenziamento, ed appunto con quest’ultimo si identifica il Bene. Motto principale? ‘Se è possibile fare qualcosa, allora va fatto’. Esempi: OGM, clonazione, sviluppo di armi atomiche (che tra l’altro sono arrivate a generare una potenza tale da far sentire il loro effetto in un’area di diametro pari a 6000 km) e così via.
    E tutto questo perché? Evoluzione etica.
    1) All’inizio c’era l’etica cristiana, che dava peso all’intenzione.
    2) Poi è venuta quella laica/kantiana, che dava importanza al mezzo, al ‘come’ si può perseguire un fine.
    3) Dopo è sopraggiunta l’etica ‘della responsabilità’, che dava rilevanza al tipo di fine (e non al mezzo)
    4) Oggi siamo all’etica tecnologica.
    Allora:
    La (1) è decaduta perché nella realtà sono più importanti gli effetti che non le intenzioni (esempio: una persona può tornare in vita se appuro che non avevo l’intenzione di ucciderla? No, quindi maggiore rilevanza lo ha il fatto che la persona sia morta).
    La (2) è decaduta perché ad un certo punto i mezzi sono diventati fini da perseguire, e i fini a loro volta mezzi, e così via finché sono diventati indistinguibili (esempio: se i soldi sono il mezzo e la felicità il fine, ed appunto la felicità servono i soldi, allora anche i soldi sono un fine, ed allora qual è il vero fine? sono indistinguibili).
    La (3) è decaduta perché, in epoche moderne, non si riesce neanche più a prevedere gli effetti di determinate azioni (esempio: che effetto avranno gli OGM a distanza di decenni? nessuno lo sa).
    La (4) è errata perché l’unico bene da perseguire è l’autopotenziamento, quindi l’ottenere nuova potenza; ma se poi questa potenza non la si sa usare nella maniera corretta, può portarci anche all’autodistruzione.
    Quindi vi sorgerà spontanea la domanda: ma quale etica dobbiamo perseguire?
    E allora credo vi risponderò: bella domanda…quando la trovate chiamatemi che non la so neanche io (e dico sul serio).


    Citazione Mvesim
    Prima di tutto mi scuso subito avvertendo che posto quasi più per l'onore di postare in un thread del genere che per altro.
    Mi viene da considerarlo quasi un topic da elitè e vivo sempre col terrore di farne parte o meno, forse è un po' ipocrita cercare di rispondere solo per dire "Anch'io posso lottare per far parte di un gruppo superiore", ma in ogni caso cercherò di postare un risposta accurata al thread.
    Maddai
    Ridefinizione (secondo Mvesim) di topic d'elitè : "topic con scarsissima partecipazione" ( )

    Citazione Mvesim
    Uhm... tu hai cercato di far capire come il concetto di "uomo" sia molto legato al significato del bene.
    Personalmente io ho visto sempre il "bene" come un fattore MOLTO relativo che può anche essere letto come un "qualsiasi fatto che permetta lo sviluppo della specie", ma parlando ovviamente del singolo si può ridurre benissimo a "qualsiasi fatto che permetta lo sviluppo della persona".
    Ovviamente da ciò ne consegue che: "il bello è l'oggetto che serve allo sviluppo della specie o dell'individuo". (ma ritengo che sia inutile inoltrarsi su discussioni filosofiche).

    Come buoi ben capire sono ben lontano dal dire che il bene sia sempre un fattore positivo come la maggior parte di noi accetta, infatti, se prendiamo Hitler, con la sua mentalità contorta, il bene potrebbe essere stata l'eliminazione di tutti quegli ebrei.
    Di conseguenza tu mi dici che ci sono stati altri fatti del genere e il motivo è molto semplice se l'idea di bene viene contorta, sia per pazzia sia per fatti gravi come la guerra o forti messaggi propagandistici, può automaticamente divenire male (secondo il nostro concetto).
    E quindi si vedrebbero azioni per noi irrazionali come lo sterminio di ebrei, i gulag, mille altri esempi simili e la guerra stessa (dove il bene che si vuole ottenere è confuso con il desiderio di potere e denaro).
    Innanzi tutto: cosa determina l’idea di bene/male?
    Credo sia l’Etica, che appunto determina una scala di valori in base alla quale vengono valutate le cose (e qui mi ricollegherei al discorso fatto sopra).
    Forse è che tutto è relativo, e un’idea di bene/male assoluto non esiste, come un’idea stessa di razionale/irrazionale (magari perché non possiamo valutare una cosa se prima non la pensiamo, e se non la pensiamo per noi non esiste, quindi tutto quello che esiste è razionale).
    Ma in base a cosa possiamo dire che ‘qualcosa è relativo’? Ci servirebbe un assoluto credo…ed ecco il grande paradosso.
    Personalmente preferisco fermarmi un po’ prima, e dire semplicemente ‘Tutto è’, ma è una mia scelta dettata dal fatto che è questo il fatto rilevante: non mi interessa se la realtà che vivo è relativa o assoluta, mi interessa solo che ‘è’.
    Forse il vero bene è semplicemente quello maggiormente condiviso, che abbraccia le convinzioni del maggior numero di individui possibili, e quindi varia in funzione degli individui che si prendono in considerazione.
    Ma questo davvero non lo so, e vorrei appunto capire quella che è la vostra idea.

    Citazione uncleFH
    che "crudele" è di troppo, quindi si potrebbe togliere.. che è una brutta storia e che quella che viene spacciata per "bestialità" altro non è che una "finta" bestialità che trascende il reale significato naturale. Il resto è una bella favola da vivere
    Vero: crudele è di troppo; e il concetto di bestialità, come quello di umanità, non sono che belle favole da vivere, davvero troppo trascendenti per attribuirgli significato reale.
    Semplicemente l'uomo è uomo.
    Ma questa non è che una riflessione che, forse, sorge posteriormente al mio discorso e, in un certo senso, dimostra che non è stato del tutto inutile (e cha magari è riuscito a sfatare qualche mito tipo l'uomo buono, e per conseguente analogia della bestia cattiva )

  10. #10

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