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Recensione. Viva Football
Piattaforma: ps one
Anno d’uscita . 1999
Casa. Virgin
Sviluppatore:Crimson studios
Traduzione: manuale e gioco

L’Italia è il paese della pizza, degli spaghetti, del ragù, della musica, dell’allegria, ma soprattutto, è il paese del calcio. Un’intera nazione si paralizza la domenica per assistere alle gesta dei più grandi campioni e dei migliori brocchi che ci sono in circolazione. E in un paese così, inevitabilmente, chiunque tenti di sviluppare un titolo calcistico sa di avere notevoli potenzialità di vendita, se il prodotto è di livello accettabile. Tuttavia esistono titoli che dividono l’opinione pubblica (leggi FIFA) e che puntano in genere su una determinata fetta di mercato gli amanti degli arcade o quelli delle simulazioni vere e proprie. Viva Football tentò di farsi largo, nell’ormai lontano 1999, nell’affollato mondo dei giochi pallonari. L’idea alla base di questo titolo è più o meno questa: bisogna dare al giocatore l’opportunità di poter cambiare la storia calcistica, facendogli giocare i tornei mondiali del passato, con relative fasi di qualificazione. Ed è questa l’unica modalità di gioco, oltre alla tradizionale amichevole e all’allenamento. Potrete scegliere di giocare con una qualsiasi selezione nazionale che abbia partecipato alle fasi di qualificazione di un mondiale, a partire da quello del 1958 in Svezia. In questo titolo si sente una forte influenza della televisione. A questo si deve la scelta del mondiale 1958 come punto d’inizio, in quanto fu il primo ad essere trasmesso in televisione su grande scala ( nel 1954 si erano già fatti esperimenti del genere, ma non su scala planetaria) e le edizioni del ‘58 e del ’62 sono in bianco e nero, proprio perché la televisione in quel periodo non era a colori. Questa scelta appare però discutibile: ad alcuni giocatori potrebbe far piacere giocare con quel tipo di grafica che ricrea il fascino dei vecchi incontri, ma ad altri videogiocatori potrebbe dar fastidio in quanto a volte è davvero difficile riconoscere un compagno da un avversario per via delle divise simili. Ogni edizione è introdotta da un breve filmato, con una musica tipica di quel periodo o di quella nazione ( quando ascolterete quella del mondiale ’74 nella RFT vi sembrerà di essere per qualche secondo all’Oktober Fest ). Prima di partire per il mondiale dovrete, come ogni bravo mister, fare la lista dei convocati. Questo è un altro aspetto del gioco che può creare qualche problema: se per qualche squadra di rango troverete una trentina di giocatori convocabili, per altre riuscirete al massimo a raccattare una quindicina di giocatori, che in un torneo mondiale potrebbero bastarvi a malapena per il primo turno, lasciandovi poi nei pasticci se dovrete scontare qualche squalifica. Forse gli sviluppatori non hanno una grande colpa su questo problema, perché forse è davvero difficile risalire alle riserve di squadre come le Bermuda degli anni settanta o il Kazakistan del 1998, ma è un particolare che al momento di giocare non viene alla mente, lasciandoci imprecare contro quel maledetto che ha inserito solo 15 giocatori. Comunque, se sarete abbastanza bravi da gestire bene le vostre risorse, adattando il modulo di gioco ai giocatori a disposizione, anche 12 giocatori potrebbero bastarvi. La grafica del gioco è discreta, tenendo conto della data di uscita e della piattaforma di gioco. All’inizio di ogni incontro vedrete i giocatori entrare in campo e fare il riscaldamento, il tutto mentre in sovrimpressione scorrono le formazioni delle due contendenti. In questo senso vi sembrerà di assistere ad una vera e propria partita. Quando il gioco comincia però, escono fuori dei piccoli ma fastidiosi bug. Per prima cosa, i fuorigioco sono troppo frequenti, e l’arbitro sembra non riconoscere un tiro da un passaggio: se tirerete in porta dalla distanza, e un vostro compagno si trova vicino la bandierina del corner, quindi lontano dall’azione, l’arbitro fischierà l’off side, lasciandovi a bocca aperta, altre volte invece il direttore di gara sembra sorvolare su interventi da killer professionista, inveendo con cartellini verso i falli “veniali”. Il sistema di controllo poi, è molto complesso: ogni singolo tasto ha una propria funzione per ogni tipo di azione, i passaggi vanno calibrati al millimetro premendo il tasto con la giusta forza e col giusto tempismo, altrimenti il pallone sarà facile preda degli avversari. Premere il tasto sbagliato può rovinarvi un intero torneo, uscendo sconfitti contro il Niger solo perché Cafu non sa effettuare un appoggio di 5 metri. In alcuni frangenti poi, i giocatori sono troppo ligi alle loro statistiche. Mi spiego meglio. Con l’ala destra degli Stati Uniti del 1974( la cui precisione nelle statistiche è bassa) parto in contropiede, accentrandomi in aria di rigore, dribblo il portiere in uscita, mi avvicino alla riga di porta e penso:” ora sfondo la rete!”. E invece, una volta premuto il tasto del tiro, vedo il giocatore calciare in rimessa laterale! Da una distanza di poco più di 2 metri dalla linea di porta! Alcuni portieri poi, sono sorprendentemente facili da battere anche dal cerchio di centrocampo, mentre altri riusciranno a parare una bomba di Pelè da mezzo metro ( come fece Gordon Banks al mondiale del 1970 ) risultando poco credibili. Dopo poco tempo imparerete che il modo più sicuro per andare a rete contro le squadre di medio calibro è il caro vecchio contropiede all’italiana: palla lunga e pedalare. In altri casi vi ritroverete a giocare un mondiale con due Brasile o due Argentina, che spesso arrivano in finale le une contro le altre. Un altro bug, forse marginale, è quello che capita di vedere quando gli avversari battono un calcio di punizione. Il giocatore che ha subito fallo, rimane steso a terra, ginocchia piegate, e scivola letteralmente sul campo, alzandosi in piedi a 30 metri dalla sfera e calciando nel vuoto, ma nonostante ciò, il pallone parte come se fosse stato calciato davvero! Non si verifica sempre, ma quando succede vi lascerà dapprima perplessi, poi comincerete a riderci su. Nonostante tutti questi difetti però, riesce a coinvolgere alla grande, e solo quando avrete portato a termine tutti mondiali, dal’58 al ’98, forse smetterete. In conclusione si tratta di un titolo degno di nota, a patto di sorvolare sui difetti, adatto a chi ama più il calcio ragionato che quello spettacolo. Ora che lo si può trovare a pochi “euri”, è un buon investimento per passare qualche ora in compagnia dei più grandi campioni del passato.



Grafica: 7 molto buona all’epoca dell’uscita, ora appare un po’ datata. Carino il filmato iniziale
Giocabilità 6 i comandi sono molti, vincere nel gioco dipenderà non dal livello di difficoltà ma dalla bravura reale degli avversari
Sonoro 7 non è presente una vera telecronaca, i giocatori e l’arbitro si esprimono nella loro lingua nativa. Buona la colonna sonora iniziale.
Traduzione 6 senza infamia e senza lode
Longevità 9 a patto di sorvolare sui bug di programmazione, vi durerà una vita
Globale 7 un buon prodotto che a causa di alcuni bug fastidiosi non raggiunge il top dei titoli calcistici. Un ibrido fra lo stile FIFA e ISS che potrebbe non piacere ai fan delle due serie.


+ buona ricostruzione storica dei tornei e delle relativa qualificazioni
+ farà la felicità degli amanti dei confronti storici sul calcio
+ longevità elevata

- ad alcuni può sembrare troppo complicato
- bug fastidiosi
- se si è amanti della serie FIFA non piacerà


consigliato a…. Chi ama il calcio storico e vuole rivivere i momenti magici di quel Italia –Germania 4-3
sconsigliato a …. Chi da un gioco vuole divertimento immediato
Vulcan”Alex”Raven