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Discussione: 8 Settembre 1943: cosa avreste fatto il giorno dopo?

Cambio titolo
  1. #1
    101 Airborne L'avatar di maverick84
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    8 Settembre 1943: cosa avreste fatto il giorno dopo?

    Cosa avreste fatto 8 settembre 1943?


    Possibilmente,argomentate la vostra scelta
    Ultima modifica di maverick84; 8-01-2004 alle 10:32:08
    "I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti"
    Ennio Flaiano


  2. #2
    TheCalsipher L'avatar di Kalozzo
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    Spesso sto alla finestra a guardare.
    Talvolta mi dà un senso di superiorità, come se fossi un neutrale osservatore esterno, talvolta mi dà un senso di inutilità come spettatore passivo degli eventi che scorrono ugualmente anche senza il mio intervento.
    Questi sentimenti spesso mi impediscono di schierarmi, e uniti alla consapevolezza che come singolo individuo non posso conoscere le grosse verità nascoste dietro le realtà politiche, preferisco occuparmi della mia vita, già abbastanza incasinata di suo.
    E poi diciamocelo, buttare la vita per un ideale relativo e imposto da qualcun altro... ma neanche per scherzo.

    Tuttavia devo anche riconoscere che, se fossi vissuto a quell'epoca, sarei diverso, quindi non posso sapere esattamente come mi sarei comportato.

  3. #3
    Old times rock and roll! L'avatar di dirkpitt
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    Gilead, Medio-Mondo.
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    Re: 8 Settembre 1943: cosa avreste fatto il giorno dopo?

    Inviato da maverick84
    Cosa avreste fatto 8 settembre 1943?


    Possibilmente,argomentate la vostra scelta
    Avrei cercato di assassinare Badoglio,uomo di paglia,incapace ed inetto,che ha madato in malora quanto era rimasto.
    "Il pistolero si destò da un sogno confuso dominato da un'unica immagine, quella del Mazzo di Tarocchi con il quale l'uomo in nero gli aveva predetto (non si sa quanto onestamente) l'amaro destino. Affoga, pistolero, gli diceva l'uomo in nero, e nessuno gli getta una cima. Il giovane Jake. Ma non era un incubo. Era un bel sogno. Era bello perché era lui ad annegare, quindi non era affatto Roland, bensì Jake e questo gli era di consolazione perché sarebbe stato mille volte meglio annegare come Jake che vivere nei panni di se stesso uomo che, nel nome di un gelido sogno, aveva tradito un bambino che in lui aveva riposto tutta la sua fiducia."

  4. #4
    Bannato L'avatar di Dredd
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    Angloamericani, almeno mi pagavano.

  5. #5
    Bannato L'avatar di GUNLUCKY
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    03-03
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    sulle ali dell'Arcadia
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    Non lo so mav. Proprio non riesco a immaginare come avrei potuto affrontare una situazione simile, troppi i fattori che influenzano il mio pensiero odierno e poi penso che molto potesse dipendere da come era la mia vita in quel periodo( famiglia, amici, ideali, sentimenti, ecc.), e negli anni antecedenti a questa data.
    Comunque posso dirti che avrei agito nel modo più giusto per me, e che sicuramente sarei stato influenzato dagli eventi di vita quotidiana che avrei dovuto affrontare.

    Posto qui un intervista di una delle possibili situazioni in cui un uomo in quel periodo si trovò ad affrontare, e che vuole solo dare l' idea di ciò che quel uomo potè fare in quel periodo... ed invito altri a linkare ulteriori storie, vite, di persone che loro malgardo si trovarono a dover affrontare.

  6. #6
    Utente L'avatar di BILBAO
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    BELFAST
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    2.040
    difficile a dirsi oggi, stante la mia formazione politica che si è formata in un paese libero, in cui il concetto di libertà di parola e di agire politico è un valore riconosciuto e riconoscibile seppure con le storture del caso....ho letto molto sulla questione badoglio e sul x' molti aderirono alla rsi, e molto bello è stato leggere il libro di Pansa "I figli dellì'aquila", la storia di chi ha scelto di stare dalla parte sbagliata secondo molti, dall'8 settembre 1943 sino all'epilogo della fucilazione di Mussolini a Dongo....reputo sia un libro non fazioso, di parte sicuramente in quanto racconta le memorie della compagna di quel ragazzo che scelse di onorare una scelta di patria, di servire quella patria "tradita", per non sentirsi chiamare badogliano in modo dispregiativo.

    "Anche se tutti, noi no" cantavano i giovani repubblichini, una parte sicuramente obbligati dal bando Graziani, pena di morte per i renitenti alla leva, una parte notevole di volontari....cito un esempio: in un campo tedesco dove i repubblichini erano addestrati per poi ripartire per il fronte italico, un gruppo di ufficiali scelse di non rientrare in italia, mentre la truppa compatta decise per il rientro: di qs alcuni lo fecero per disertare in italia, ben sapendo del rischio plotone di esecuzione, ma quasi tutti erano fieri di onorare quella patria, in modo diverso da chi invece si rifiutò, pensado di onorarla seguendo le volontà del re, in quanto essi avevano giurato fedeltà non allo stato fascista, ma al re (cosa che era prassi durante il regime)

    non so mave cosa avrei fatto.... con l'amore per la democrazia e per la libertà che OGGI ho in cuor mio,. forse non sarei arrivato all'8 settembre, forse mi avrebbero fucilato molto prima, ma ti ripeto il mio giudizio è inficiato dall'oggi, da una formazione libera che ai tempi fascisti non poteva essere tale

  7. #7
    Utente L'avatar di BILBAO
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    BELFAST
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    2.040
    posto una riflessione di parte, ma che mi pare degna di essere almeno letta


    "ANZIO COME BAGDAD, ECCO PERCHE’ DECISI DI COMBATTERE" Un volontario della Repubblica Sociale ricorda la sua scelta: "Sapevo che la guerra era persa, ma non sopportavo l’idea del tradimento"
    Barbara Palombelli


    ROMA - «Sapevo che la guerra era persa, dopo il 25 luglio e l'8 settembre... Ma non sopportavo l'idea del tradimento. Mi dava fastidio questa storia italiana per cui, ogni volta che le cose si mettono male, noi passiamo dall'altra parte, ci mettiamo sempre con i più forti. Avevo diciassette anni, dovevo completare l'ultimo anno di ragioneria a Udine, dove vivevo con la mia famiglia. Noi - allora - non sapevamo nulla dei campi di sterminio, dell'Olocausto, eravamo veramente alla periferia del Paese. Era l'inverno del '43: scappai di casa di notte, volevo andare a fare la mia parte, mi arruolai volontario con i paracadutisti della Folgore.
    Mio padre disse che non mi avrebbe mai perdonato ... ».
    Le immagini delle guerre e delle liberazioni sono sempre uguali. C'è un Paese che entra nel caos, ci sono monumenti e statue da abbattere, c'è chi sale sul carro armato dei vincitori, c'è chi arraffa quello che può, chi scappa alla ricerca di una nuova identità. E c'è chi ritiene di dover restare fedele a dei valori, proprio nel momento in cui vengono dichiarati fuorilegge e sconfitti... Il soldato semplice Luciano Orsettigh, classe 1926, è oggi un signore in pensione che ama leggere libri, passeggiare con la sua cucciola terrier, comunicare con il mondo dalla sua stanza con una radiotrasmittente potentissima. Di politica non si è mai occupato, «e non sono mai stato neanche un fazioso, mai portato la camicia nera... ero un giovane innamorato della mia patria e volevo difenderla fino all'ultimo. Per questo ideale, ho pagato un prezzo alto: sono stato per due anni prigioniero degli americani, insieme a migliaia di italiani che forse oggi, vedendo le immagini in televisione ... stanno ricordando, come me, tempi lontani».
    Orsettigh fu fatto prigioniero dalla Quinta divisione americana proprio all'alba del 4 giugno 1944, il giorno della liberazione di Roma: «Dopo qualche mese di addestramento in Umbria, alle Fonti del Clitunno, fui destinato alla settima compagnia della Folgore, nella primavera del '44, fummo spediti al fronte, ad Anzio. Eravamo 110-120, tutti volontari, tutti giovanissimi. I nomi di tutti, oggi, è impossibile ricordarli... C'era un Fiocchi, figlio della dinastia di imprenditori delle munizioni. C'erano i fratelli Civita, romani, rossi di capelli come me, c'era Camuncoli, figlio di un giornalista del Corriere della Sera. Tre mesi di trincea di campagna fra Roma e Anzio, senza caserme né tende. Per dormire, c'era una grotta, andavamo lì a turno. Gli americani avanzavano dal mare verso Roma e noi dovevamo rallentare il loro cammino, a costo di essere distrutti. Di quei 120, restammo vivi in sei. Sapevamo che era una missione disperata: saremmo finiti o morti o prigionieri. L'ultimo ordine che ricevemmo, il 2 giugno, era quello di coprire la ritirata delle altre truppe e delle prime linee tedesche che arretravano: dovevamo tenere il fronte per 24 ore e poi ritirarci anche noi. Noi rimasti vivi, al calar della notte, scadute le 24 ore, cominciammo a tornare indietro per ricongiungerci ai soldati già andati via. Eravamo stanchissimi, ci fermammo in una cascina abbandonata, lasciata dall'antiaerea tedesca. Al risveglio, una cannonata sul tetto ci avvertì che era arrivato il momento di uscire a mani alzate: lungo la strada, scendendo dalla collina, ricordodo come fosse ieri le decine di carri armati che, infila, stavano per arrivare nella capitale».
    Sessant’anni fa, quando eravamo noi un popolo da liberare, con un regime a pezzi e un esercito allo sbando, gli americani fecero prigionieri circa 55 mila italiani, di cui 6 mila scelsero di non collaborare. Orsettigh mi mostra il libro scritto da Gaetano Tumiati nel 1985 (Prigionieri in Texas, Mursia, ndr), dove è raccontatacontata l'esperienza della detenzione: «Ci ritrovammo improvvisamente a migliaia in un campo di concentramento a Hereford, su un altopiano ai confini con il New Mexico. Arrivai là dopo mesi di prigionia in Africa e dopo un lunghissimo viaggio nella stiva di una nave, sbarcammo in Virginia e poi attraversammo in treno quasi tutti gli stati del Sud... Ad Hereford c'erano anche il pittore Alberto Burri, lo scrittore Giuseppe Berto, c'erano persone diverse, dai monarchici ai liberali 'non c'erano solo i nostalgici... eppure, gli americani lo chiamavano il "Criminal Fascist Camp". Indossavamo divise con scritto ovunque PW, prigioniero di guerra. Quelli che collaboravano, invece, avevano la divisa militare americana e una bandierina italiana cucita sul braccio, potevano uscire, frequentare donne, alcuni poi si sposarono le fidanzate di allora. Noi no, noi eravamo sempre chiusi, nel cuore della notte capitava anche qualche legnata, facevamo la fame, al mattino una tazza di caffelatte in polvere e due fettine di pane di riso... Per guadagnare 80 centesimi al giorno e mangiare due panini bisognava lavorare: ho raccolto patate fino a spezzarmi la schiena, in una farm a un'ora di camion dal campo, era l'unico modo per comprarsi le sigarette e le lamette per radersi».
    Quando la guerra finisce, i collaborazionisti vengono liberati subito. Gli irriducibili ci impiegano quasi un anno per tornare a casa:
    «Mancavo da tre anni, arrivai nel 1946 - racconta Orsettigh - e mi avevano dato per morto... Mio padre riuscì a perdonarmi. Ritrovai, per una notte, i miei amici. Non avevo ancora disfatto il mio sacco, che vennero a prendermi i carabinieri. Mi aspettavano altri due mesi di galera, per ragioni ancora oggi misteriose: un altro campo di concentramento, italiano, con tende canadesi piantate nel fango, dalle parti di Arezzo». Grazie a quella difficile esperienza, Luciano Orsettigh conquistò un inglese perfetto. «Mi servì per trovare un lavoro. Da uomo libero, finalmente, scelsi di lavorare per qualche anno proprio alla base americana di Cormons. Indossavo la loro divisa e organizzai l'arrivo di 5 mila americani a Trieste. Dalla tuta grigioverde della Folgore, però, tagliai una striscia di stoffa. Per me, che non sono un uomo di destra, ha sempre avuto una grande importanza, c'è dentro ancora oggi il senso del dovere che mi ha portato a quelle scelte. C'è scritto: "Per l'onore d'Italia". Mi sembra un buon motto, anche sessant'anni dopo».


    IL CORRIERE DELLA SERA Quotidiano del 14 Aprile 2003

  8. #8
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    avrei continuato a combattere nell rsi poi quando nn c'era piu' nulla da fare mi sarei levato la divisa e passato con gli americani per poi andarmene in america e scappare dal comunismo che stava prendendo il sopravvento in italia
    Immagine troppo pesante nella firma.

  9. #9
    Inno alla gioia L'avatar di IL CONTE
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    Inviato da Kent
    avrei continuato a combattere nell rsi poi quando nn c'era piu' nulla da fare mi sarei levato la divisa e passato con gli americani per poi andarmene in america e scappare dal comunismo che stava prendendo il sopravvento in italia
    Saresti tornato subito in Italia perche per fortuna il comunismo non prese campo.

    Cmq non so quale decisione avrei preso.

  10. #10
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    Inviato da IL CONTE
    Saresti tornato subito in Italia perche per fortuna il comunismo non prese campo.

    Cmq non so quale decisione avrei preso.
    me ne sarei rimasto negli Usa e avrei aperto un ristorante a little italy
    Immagine troppo pesante nella firma.

  11. #11
    Rivoluzionario L'avatar di Gendo Ikari
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    Partigiano comunista, ma non per i motivi che pensate voi.
    Partigiano per forza, perchè l'esercito non esisteva più, comunista perchè quelli comunisti erano i più organizzati ed equipaggiati.
    Viva l'Itaglia!

  12. #12
    Bannato L'avatar di Dredd
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    Inviato da Gendo Ikari
    Partigiano comunista, ma non per i motivi che pensate voi.
    Partigiano per forza, perchè l'esercito non esisteva più, comunista perchè quelli comunisti erano i più organizzati ed equipaggiati.
    Il sondaggio è se tu avessi potuto scegliere, se avessi potuto decidere tra tutti quelli, cosa avresti scelto, non cosa dovevi scegliere per forza, è normale che un italiano non poteva essere arruolato tra gli angloamericani.

  13. #13
    Rivoluzionario L'avatar di Gendo Ikari
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    Inviato da Dredd
    Il sondaggio è se tu avessi potuto scegliere, se avessi potuto decidere tra tutti quelli, cosa avresti scelto, non cosa dovevi scegliere per forza, è normale che un italiano non poteva essere arruolato tra gli angloamericani.
    Si, confermo.
    Partigiano per scelta, e tra questi comunista per necessità ma anche per scelta, poichè in fondo mi sarebbe piaciuto partecipare alla resistenza come comunista, e magari iniziare all'epoca a diffondere idee anti-staliniste, pur comuniste.
    Viva l'Itaglia!

  14. #14
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    E' una domanda a cui mi è impossibile rispondere. Escludo lo starmene a braccia conserte ad ammirare la fine della guerra che deciderà le sorti del mondo. Escludo l'arruolamento in un esercito straniero, di qualunque parte. Escludo il supporto al fascismo (a meno che non comportasse per me seri vantaggi nell'anteguerra). Escludo il cambiare fronte da un giorno all'altro passando alla partigianeria (a meno che il fascismo non comportasse per me seri svantaggi nell'anteguerra). Avessimo avuto una monarchia seria avrei seguito gli ordini del re, senza pensarci su più di tanto, per il solo orgoglio nazionale; purtroppo non era questa la situazione italiana. Davvero non so che dire. Oggi come oggi dico che avrei seguito il vento e mi sarei preoccupato solo di campare, ma non posso nemmeno immaginare cos'avrei pensato in una situazione del genere, dove ogni strada mi sembra sbagliata.
    Dopo oltre 7 anni di attività, mi rifiuto di postare il decimillesimo messaggio su questo forum. Sarebbe davvero troppo. Addio =*

    20/12/'09

  15. #15
    101 Airborne L'avatar di maverick84
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    Inviato da Gendo Ikari
    e magari iniziare all'epoca a diffondere idee anti-staliniste, pur comuniste.
    Mi sembra molto difficile,Gendo...in quel periodo Stalin era ben visto e nessuno in europa sapeva i crimini e le nefandezze del suo regime...
    Partigiani comunisti o rossi(storiograficamente)hanno crimini uguali o peggiori a quelli commessi da Mussolini.
    "I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti"
    Ennio Flaiano


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