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The Bye Bye Man – Recensione

di 08/04/2017
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I film horror sono pieni di gente che un film horror non l’ha mai visto. Ci sono davvero pochissime eccezioni alla regola, e The Bye Bye Man non è una di queste. La famigliola che si trasferisce nella casa stregata, l’amica sensitiva, il ragazzo che esplora al buio la cantina polverosa, la bambina che sale le scale non vista dai genitori: ci sono tutti. Ci sono però un paio di elementi che differenziano questo film dagli altri cui – in particolare Blumhouse Production – hanno abituato. The Bye Bye Man inizia con una bella carneficina ambientata negli anni ’60, in cui un giornalista ammazza otto persone perché pare abbiano sentito qualcosa che non dovevano sentire. Salto ai giorni nostri: il protagonista Elliot e la sua ragazza Sasha, giovani ma già desiderosi di convivere e stufi dei dormitori del college, si trasferiscono in una vecchia casa. Con loro va a vivere anche John, il migliore amico di Elliot, sciupafemmine, palestrato e sensibile, ma sono tutti animati dai migliori propositi. Almeno finché Elliot non cita a Sasha un passo di Rilke che descrive il destino come il lancio di una moneta. Da allora cominciamo a sentire monete che cadono qui e là, e in particolare sotto un certo comodino. Elliot lo apre, e scopre che qualcuno ne ha riempito il fondo del cassetto con la scritta “non dirlo, non pensarlo”. Ed è qui che viene introdotto il primo elemento d’originalità del film: tutto gira intorno alla paranoia. Ciò che non devi dire né pensare è il nome del bogeyman, il Bye Bye Man del titolo. Il fatto è che Lui ti fa vedere e sentire cose che non ci sono, e tu in fondo lo sai che è Lui, ma più lo sai e più lo pensi, e più lo pensi più diventa forte e le sue allucinazioni fuorvianti e pericolose.

Prova a non pensare a un elefante. Esatto.

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Provaci.

Non dirlo. Non pensarlo.

Sei un tipo moderno che giudica stupida la gelosia? Lui t’insinua il dubbio e poi ti fa sentire certi rumori orgasmici al momento sbagliato, e senza neanche sapere come ti ritrovi in mano una mazza da baseball. Sei propensa ad aiutare gli altri? E allora credi di aver visto un incidente esattamnete sulla traiettoria di un treno in arrivo. Il potere dello spirito maligno in questione sta tutto lì: induzione di paranoia. Ed è una ventata di freschezza in un paronama fatto solo da infiniti reboot, bambine possedute, tavole ouija e oscure presenze appostate nell’ombra in attesa di chissà che. Anche Bye Bye Man sta nascosto al buio, ma solo in un paio di efficaci momenti a uso jump scare. Per il resto la regista Stacy Title non ha paura di mostrarlo nel suo tetro splendore, ed è questo il secondo elemento originale. Alla faccia di The Conjuring & CO., le loro lenzuola tirate via nella notte e i camioncini giocattolo che tornano da sotto la tenda.

Da tener presente, però, che The Bye Bye Man è un film a basso budget, 7 milioni di dollari o poco più. Per fare un paragone, Don’t Breathe di Fede Alvarez, che ha pochissimi effetti speciali, di milioni ne è costati 9, e The Conjuring 2 è costato più di quattro volte tanto. Ed è a ciò che sono dovute alcuni difetti piuttosto evidenti come l’assenza di sangue in certe occasioni e la blanda CGI dell’orrido cagnaccio che accompagna Bye Bye Man. Ciò nonostante l’horror fa il suo mestiere, e il casting di Carrie Ann-Moss e di Faye Dunaway è stata un’ottima mossa. E il protagonista, interpretato da Douglas Smith, ha una faccia terribilmente odiosa, ed è un piacere vederla scivolare nel baratro della disperazione.

Positivi
  • Non è un reboot o un sequel.
  • Carrie-Anne Moss e Faye Dunaway.
  • Il potere della paranoia.
  • Negativi
  • Poveri gli effetti speciali.
  • Protagonisti sono i soliti teenager.
  • Editor Rating
     
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    The Bye Bye Man è un solido horror che, nonostante i limiti del budget, riesce a far saltare dalla sedia. Fino a un certo punto non si capisce nemmeno che direzione vuol prendere, e questo non fa che alzare la tensione.