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Fargo, è già cult la serie ispirata al film dei fratelli Coen

di 20/04/2017
 

Fargo, serie antologica ispirata al celeberrimo film di Joel e Ethan Coen, ha fatto la sua prima apparizione nell’aprile del 2014. Era un momento in cui l’universo delle serie tv stava esplorando nuovi orizzonti, e il suo obiettivo era semplice quanto ambizioso: eguagliare sul piccolo schermo il potere evocativo del cinema. Fu un cult immediato, applaudito agli Emmy Awards e spianò la strada del successo a Noah Hawaley (ora a lavoro anche sul controverso Legion). Nata come mini-serie evento suddivisa in 10 episodi, alla luce di un buon successo di critica e pubblico la rete americana della F/x ha deciso di brandizzare il marchio di Fargo, trasformandolo in una fra le serie più attese degli ultimi anni. Ogni stagione c’è un cast ed una storia nuova, ma il Leitmotiv rimane sempre lo stesso: attraverso una racconto di corruzione e morte, si vuole fotografare il grande sogno americano, una società allo sbaraglio incastonata in una piccola realtà del Minnesota. Un escamotage molto funzionale che, nelle due stagioni fino ad ora prodotte, ha regalato gli effetti sperati. Una ambientata nel 2006 (più forte e bizzarra) un’altra contestualizzata negli anni ’70 (più eterea ma di grande impatto visivo), le due stagioni sono un meglio dell’altra, ed entrambe costruiscono un puzzle di eventi di sconfinata bellezza.

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Questioni irrisolte.

La prima stagione: un’amara storia di riscatto

Martin Freeman, l’iconico Dottor Watson di Sherlock, interpreta Lester. Lui è un assicuratore sempliciotto, timido e senza successo, ma la vita per lui ha in serbo una svolta inaspettata. Coinvolto in una spirale barbara di macabri omicidi da Lorne Malvo (Billy Bob Thorton), Lester si trova a riconsiderare la sua intera esistenza: spera nel riscatto morale che la vita non gli ha mai regalato. Almeno fino a quando una poliziotta giovane ed intraprendente non cerca di far luce sull’intera vicenda. La prima stagione di Fargo è violenta, destabilizzante, fredda come una tormenta di neve, ma anche grottesca e sarcastica. Tutto merito di una sceneggiatura di ferro, capace di giocare con tutti i personaggi della vicenda, facendo intravedere i loro punti forti e deboli, insicurezze, vittorie e sconfitte. Martin Freeman, sornione protagonista, spicca fra il cast. Ma è Billy Bob Thorton a convincere come non mai, dato che ha regalato al ‘suo’ Lorve Malvo quel pizzico di follia necessaria a rendere il criptico assassino uno fra i personaggi più riusciti dello show. Le citazioni al film dei Coen si rincorrono in lungo ed in largo, ma una cosa è certa: l’annata del 2014 è stata molto importante per le serie antologiche, e Fargo ha saputo calcare l’onda senza strafare ma con la consapevolezza di portare in tv un prodotto diverso dal solito.

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Un allegro quadretto familiare.

La seconda stagione: una controversa saga familiare fra omicidi e patti scellerati

Alla luce di un buon successo, quindi, Fargo ritorna nell’ottobre del 2015 con un nuovo ciclo di episodi. La localizzazione è più o meno la stessa, ma questa volta facciamo un salto temporale negli anni ’70, fra acconciature cotonate e vestisti sgargianti. Una società decisamente diversa rispetto a quella conosciuta nella stagione uno, ma la voglia di sconvolgere il pubblico è sempre la stessa. Kirsten Dunst e Patrick Wilson sono i due personaggi di spicco: la prima è una donna di nome Peggy, insoddisfatta dalla vita e sposata a un macellaio; il secondo è lo sceriffo della città. Alle loro spalle l’ignobile famiglia dei Gerhartd gestisce le attività illecite della zona, ma la morte del loro figlio più giovane (per mano proprio di Peggy) ed una crudele guerra fra bande rivali metterà in moto una serie di eventi che capitoleranno in un vero bagno di sangue. Meno incisiva dal punto di vista dell’azione ma ancora più folle, la seconda stagione di Fargo è una perla di rara bellezza. Nel tratteggiare una storia inusuale, in bilico costante fra dramma familiare e racconto di formazione, questo secondo capitolo si pone l’obiettivo di descrivere la società americana in un momento di grave crisi ma con la voglia di rimettersi in gioco. Con lo spettro della guerra del Vietnam dietro l’angolo, si delinea un substrato sociale in pieno tumulto. Lo si vede sia dalla vita di Peggy, che cerca di emanciparsi (in modi assurdi) dall’influenza del marito, sia dallo stesso sceriffo che, ancora scottato dagli orrori della guerra, cerca di fare la differenza servendo il suo Paese in un modo diverso. Come la prima, anche la seconda stagione di Fargo è un continuo susseguirsi di colpi di scena, scazzottate e … lunghissimi primi paini. La cura per i dettagli qui diventa ancora più ricercata.

E la terza stagione? Arriva Ewan Mcgregor

Proprio ieri è andata in onda negli Stati Uniti il primo episodio della terza stagione di Fargo. Come tradizione, poco o nulla è stato rivelato della trama. Solo che è ambientata nella nostra modernità e che, come al solito, sono previsti 10 episodi della durata di 40/55 minuti. Un nuovo affresco sta per essere dipinto e, questa volta, si unisce al cast nientemeno che Ewan McGregor. L’attore visto da poco al cinema in American Pastoral e Trainspotting 2, interpreterà un nuovo e oscuro personaggio, ma sfidiamo chiunque a non riconoscere l’algido sorriso del noto attore scozzese. E quindi pronti per tornare nell’universo di Fargo? Noi non stiamo più nella pelle. La terza stagione arriverà in Italia dall’8 maggio.





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