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Auguri per la tua morte – Recensione

di 09/11/2017
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Blumhouse Productions da piccolo horror studio indipendente si sta trasformando in una major hollywoodiana grazie ad una formula semplice ma efficace: budget ridotti e libertà completa agli autori dei propri film. Ai prossimi Oscar il buon Jason potrebbe persino giocarsi una possibilità grazie a Scappa – Get Out. Questo, ovviamente, non vuol dire che le azzecca proprio tutte.

Auguri per la tua morte (Happy Deathday) è un remake horror di Ricomincio da capo (Groundhog Day), uno dei miei film preferiti oltreché best comedy, best leading actor e best original screenplay ai Galactic Awards (da me medesimo assegnati) del 1993. In Ricomincio da capo un arrogante meteorologo interpretato da Bill Murray, inviato nel paesino di Punxsutawney, Pennsylvania per seguire le festività del Giorno della Marmotta, si ritrova in un loop che glielo fa rivivere all’infinito. Dopo aver commesso vari tentativi di suicidio ed essersi portato a letto tutte le ragazze carine del paese, comincia a ripensare alla vita e alle sue priorità.

Anche quello di Auguri per la tua morte è un giorno di festa: Therese “Tree” Gelbman (Jessica Rothe), un’egocentrica collegiale, si sveglia nel giorno del suo compleanno, dopo una notte di bagordi, nel letto del compagno Carter Davis (Israel Broussard). Tree passa la giornata come è abituata: ignora le chiamate del padre, tratta tutti male, butta via un cupcake con candelina che le dà la coinquilina e ha una relazione con un professore. Arrivata alla sera, si mette in tiro per andare a un festino ma, lungo il tragitto, viene assalita e uccisa da uno sconosciuto mascherato.

Tipo così.

Perfettamente integra, si sveglia di nuovo nel letto di Carter: è la stessa mattina del Lunedì 18, ma adesso conserva il terribile ricordo della propria morte. Presto scopre di essere, come Bill Murray (che viene a un certo punto direttamente citato), intrappolata in un loop temporale. Ogni sera, nonostante i suoi sforzi, il misterioso figuro la fa fuori. Muore, e ricomincia da capo. Insomma, non ho potuto fare a meno di pensare al mio rapporto con Cuphead (300 deaths and counting).

Benché la premessa abbia quindi una forte presa su di me, a conti fatti lo svolgersi di Auguri per la tua morte mi ha deluso. Non mi aspetto un grande livello di profondità da una horror comedy, ma il film di Christopher Landon è davvero troppo scemo, soprattutto nella seconda parte. La protagonista, ovviamente, deve fare di tutto per ritrovarsi sempre da sola al momento in cui il killer appare e, ad esempio, non le passa mai per la testa – così, giusto per provare – di prendersi un bell’aereo per Honululu. O magari di controllare una stanza prima di barricarcisi dentro! La motivazione dell’assassino, poi, è la più stupida e banale che abbia mai sentito.

La cosa più fastidiosa, però, è il livello di sangue e violenza presente nel film: quasi nullo, per un horror. Perché presentarmi una protagonista così antipatica se mi togli il piacere di vederla morire male?

O così.

Soprattutto, nell’originale con Bill Murray il discorso del loop temporale aveva un senso, e potete saltare questo paragrafo se non volete leggere un piccolo spoiler. Nell’originale, lo scopo del protagonista è produrre il giorno perfetto, è in pratica metafora della vita e della reincarnazione. In Auguri per la tua morte è solo e unicamente sopravvivere. Ma allora, se non è il karma, cosa ha fatto partire il loop? Se dobbiamo regalare a Tree, una s**on*a che nessuno sopporta, un numero x di possibilità di sopravvivere, che almeno venga giustificato. Non chiedo tanto, solo un pizzico di senso in più.

È la protagonista a salvare il film, nonostante la sua idiozia tattica. O, meglio, è chi la interpreta. Jessica Rothe non è solo un bel faccino: è un’attrice davvero brava, e sono le sue doti comiche a rendere molte scene divertenti, piuttosto che imbarazzanti.

Positivi
  • Jessica Rothe è molto brava, date più ruoli da protagonista a questa ragazza!
  • È una produzione Blum.
  • È remake horror di Ricomincio da capo.
  • Negativi
  • Il personaggio principale raggiunge livelli di idiozia tattica aberranti. Ah,
    e ammette di non conoscere né Bill Murray, né Ghostbusters, quindi forse si meritava di morire una sola volta e per sempre.
  • Davvero troppa poca violenza.
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