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Manifesto – Recensione

di 20/10/2017
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Per essere un film interamente composto da monologhi, Manifesto è un film sorprendentemente divertente. Non c’è alcuna trama narrativa, solo tredici situazioni diverse, tutte brillantemente interpretate da Cate Blanchett. Insegnante di quinta elementare, coreografa, casalinga, archeologa, vedova, burattinaia, artista decadente, anchor-woman, curatrice di una galleria d’arte, barbona, Cate recita i manifesti che hanno segnato la storia dell’arte e della cultura decontestualizzandoli dalla loro originaria sede e dando luogo a scene così paradossali, surreali da promuovere un sentimento di pura ironia senza disdegnare una congeniale deriva buffa.

La sovrapposizione delle due linee, quello che vedi e quello che senti, provoca infatti una continua disattesa delle aspettative e se alla lunga può far scalpitare o sbuffare qualcuno lo si deve probabilmente a due o tre performance – delle tredici – che non funzionano del tutto. Certo, ci si aspetta che Manifesto – in ragione delle sue grosse pretese – richieda una bontà e una finezza d’intelletto che non è scontato che lo spettatore voglia mettere a disposizione dell’esperienza cinematografica, del resto a nessuno piace sentirsi dire “ehi, tu, se non capisci è solo perché sei un idiota”. Ma la magistralità dell’opera – tale è Manifesto – consiste proprio nel suo cuore pop, e per spiegartelo usa il surrealismo.

Pop Heart.

Se una madre di famiglia si siede a tavola davanti a un fumante pollo arrosto, mentre figli e marito ascoltano affamati, con remissione e compiacenza, ci aspettiamo che stia per dire una preghiera, e invece con pari solennità recita il suo – lunghissimo – “Credo” in un certo tipo di arte. È proprio a causa del buffo e del surreale che anche noi siamo obbligati ad ascoltare con attenzione le sue parole: il tentativo di dare un senso a ciò che esperiamo è un istinto primordiale, e questo i surrealisti (e Julian Rosefeldt) lo sapevano. Che queste parole ci arrivino nel profondo o ci lascino indifferenti, certo, è la discriminante rispetto a quello che in ultima analisi possiamo provare: amore incondizionato o noia mortale. Fuor di dubbio, comunque, avrà ottenuto la nostra totale attenzione. E non è forse questo il valore dell’arte?

Il film di Julian Rosefeldt nasce come video-installazione: parla di arte, delle sue manifestazioni secondo una linea culturale che parte da Marx ed Engels e attraverso il surrealista André Breton, l’artista pop Claes Oldenburg, il regista indipendente (e artista a tutto tondo) Jim Jarmusch, giunge a Werner Herzog e – evidentemente – a Dogma 95, il manifesto di Lars von Trier e Thomas Vinterberg. È un film per chi crede che l’arte sia contemporaneamente l’uomo e il suo mondo, che sia politica! Affidare alle urla di una barbona la recitazione del Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels del 1848, capirete bene, non può essere casuale. Un uomo senza un tetto è un uomo che la verità ce l’ha dentro, ma la sincerità non gli interessa: l’artista del Manifesto (Kazimir Malevich, 1916).

L’artista.

Scrivere una recensione su Manifesto, adesso posso dirlo, mi terrorizzava. Non solo perché è difficile descriverne l’estetica (chiara, sporca, faraonica, familiare, netta, mai volgare): sentivo che analizzarlo fosse in qualche misura un tradimento, ma – al contempo – la cosa più autentica che un recensore potesse fare.

Se hai una certa sensibilità all’arte finisci con l’aderire ai principi dei manifesti che hai sentito e allora non hai più voglia di analizzare, di dire che cosa hai visto e quindi di fissarlo. Perché cominci a capire cosa significa “la vita è cambiamento” e perché l’artista deve distruggere il passato per “creare un mondo nuovo”. Ma proprio per questo non ti irrigidisci in una posizione definitiva: loro stessi si prendono in giro, suggerendoti che non sono delle bibbie.

Così, infine, scopri che non ti devi inventare niente, perché “niente è originale” (Jim Jarmusch, 2001), che devi guardare alle cose cercando di capire quali ti ispirano di più e da queste creare cose nuove. Ecco, questo è quello che ha fatto Manifesto. In 95 minuti.

Positivi
  • Cate Blanchett magistrale.
  • Irriverente e surreale.
  • Impegnativo ma divertente.
  • Negativi
  • Se non ti piace l'arte mettilo da parte.
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    La rassegna I Wonder Stories inizia con un gran film. Sarà al cinema per soli tre giorni, dal 23 al 25 Ottobre. Imperdibile.