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Homefront – Recensione

di il 15/03/2011
 
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La guerra di casa secondo Kaos Studios. [Review]

Lo scenario videoludico degli ultimi anni ha visto il mercato inondato di una tonnellata di FPS, ma di questi solo pochi sono riusciti a emergere (più o meno motivatamente) nell’oceano di produzioni dedicate al genere. Homefront, ve lo diciamo subito, si pone un po’ a metà strada in questo discorso. Il titolo di Kaos Studios è sicuramente uno sparatutto degno di nota, capace di coinvolgere il giocatore grazie alla permanente sensazione di inferiorità di fronte alla corposa invasione degli Stati Uniti a opera delle truppe coreane nel futuro 2027. Dall’altra parte, però, Homefront è un ricettacolo di cliché senza limiti, a causa principalmente di alcune scelte di design che lo rendono un unico corridoio di proiettili e resistenza, caratterizzato peraltro da una longevità quasi ridicola, visto che si arriva a leggere titoli di coda in poco più di cinque ore.

IL CATTIVO DAGLI OCCHI A MANDORLA
Come abbiamo già avuto modo di raccontarvi nelle numerose preview che abbiamo dedicato al gioco, lo scenario è quello del Nord America Occidentale. Durante un incipit a tratti toccante il nostro alter ego digitale viene liberato di peso da un gruppo di rivoltosi che cerca di opporsi all’invasione coreana, in modo che che si possa unire alle forze ribelli che cercano di ricacciare al loro paese gli insensibili soldati dagli occhi a mandorla. Fin dalle prime battute si capisce subito da quale parte stiano le armi pesanti e chi, invece, sia costretto a lottare con sassi e fionda: la sensazione di pericolo e inferiorità (numerica e di mezzi) è percepibile lungo tutta la campagna, ed è il tratto distintivo di Homefront. E poco importa se in qualche occasione si possono prendere i comandi di un drone da supporto dotato di missili, piuttosto che di un elicottero di fortuna… nella maggior parte del tempo il duello è impari, e tocca farci presto l’abitudine.
Ciò detto, il gameplay – a parte rari casi – si riduce ad avanzare da checkpoint a checkpoint, seguendo pedissequamente gli obiettivi sequenziali predisposti dai designer di Kaos Studios. Dalla via maestra non si scappa mai, così come è davvero difficile utilizzare qualsivoglia tattica, soprattutto a causa di uno scenario urbano che per larghi tratti costringe il giocatore in vicoli e strade chiuse, senza possibilità di uscita. Il suo contributo alla causa lo regala anche un’intelligenza artificiale a corrente alternata: i soldati coreani intervallano momenti in cui si riparano coerentemente dietro alle opportunità offerte dalla morfologia dei livelli, ad altri nei quali si posizionano in mezzo alla strada senza curarsi dei proiettili che la resistenza gli vomita contro. Se proprio vogliamo trovare un motivo tattico in Homefront questo è da ricercare nella necessità di portarsi dietro solo due armi (uhm… dove abbiamo già visto questa cosa?): visto il notevole arsenale statunitense e del blocco sovietico/cinese può anche essere divertente sperimentare gli effetti di un fucile automatico piuttosto che di uno a pompa nelle diverse situazioni.

FUOCHI D’ARTIFICIO
La linearità di Homefront ha comunque permesso agli sviluppatori di approfittare di terreno fertile per quanto riguarda il ritmo e la spettacolarità dell’azione. Gli script si susseguono senza soluzione di continuità e alimentano il fuoco del conflitto con una drammaticità spesso non banale e in grado di tenere col fiato sospeso il giocatore, passo dopo passo. Il contributo lo dà – in parte – un Unreal Engine 3 che, seppur non tirato a lustro, fa il suo onesto dovere, soprattutto su PC dove le texture e il frame rate danno, a tratti, la paga alle versioni console in quanto a qualità delle prime e stabilità del secondo. Gli scenari da guerriglia urbana sono stati prodotti con criterio e sono zeppi di piccole chicche grafiche che denotano una certa cura riposta dagli sviluppatori nell’aspetto visivo. Ciò detto, non possiamo dire altrettanto per quanto riguarda il motore fisico, visto che – al di là di alcuni oggetti sparsi in giro per le mappe – nulla si muove e nulla si distrugge, lasciando talvolta in bocca una strana sensazione di incompiuto.
Due parole devono necessariamente essere spese per il comparto audio. Sotto questo punto di vista il coinvolgimento è garantito in presenza di un impianto 5.1, mentre il sonoro tende un po’ ad appiattirsi eccessivamente qualora si riproducano gli effetti solo attraverso la stereofonia di cuffie o altoparlanti televisivi. Il doppiaggio, infine, risulta più che discreto, nonostante di tanto in tanto alcuni termini siano utilizzati a sproposito.

MOLTIPLICAMI
È indubbio che buona parte del valore di Homefront emerga dalla modalità multiplayer, vista anche l’eccessiva brevità della campagna in singolo. Diversamente da quanto accade in moltissimi altri titoli (che tendono a riciclare le medesime mappe), in Homefront il posizionamento storico è antecedente di due anni rispetto agli accadimenti narrati nella storia. Si tratta di un artifizio che ha permesso di collocare gli scontri in uno spazio temporale in cui ancora impazzano grandi battaglie negli spazi aperti per tutti gli Stati Uniti Occidentali. L’esperienza multiplayer di Homefront tenta un approccio un po’ fuori dal coro, visto che gli enormi combattimenti si svolgono secondo dinamiche a tratti inusuali per un FPS. Buona parte dell’esperienza ruota attorno ai Battle Point, ovvero a punti che vengono guadagnati poco alla volta durante il match e che consentono di acquistare “al volo” un grande ventaglio di upgrade, come veicoli di supporto, armi nuove o anche gadget originali come, ad esempio, un elicotterino radiocomandato da ricognizione. In aggiunta, esiste un comandante virtuale (che si chiama fantasiosamente Battle Commander) il quale è preposto a fornire obiettivi secondari secondo il comportamento dei singoli giocatori, i quali possono così guadagnare fino a cinque stelle di merito. Il completamento di queste micro-missioni parallele garantisce agli interessati un sacco di buff aggiuntivi che, alla lunga, possono risultare decisivi per la vittoria finale.
È indubbio che Kaos Studios sia riuscita con Homefront a proporre un multiplayer davvero interessante ed equilibrato, che impedisca alle battaglie di trasformarsi in inutili ammassi di giocatori che si muovono per le mappe sparando a casaccio. Pur mantenendo una certa frenesia nell’azione, il gioco di squadra e un certo uso della tattica sono gli ingredienti essenziali per arrivare in fondo ai match con una vittoria. Naturalmente, se volete dedicarvi a modalità più classiche, Homefront propone anche i classici Deathmatch a Squadre e una sorta di King of the Hill, che è sempre un bel giocare.

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commenti
 
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  • Ningen88
    15/03/2011 at 18:16

    Mah, rimango perplesso per questo gioco. Anche se non l’ho ancora provato, leggendo delle recnsioni e guardando dei video, mi sembra una copia malfatta di un Cod a caso.
    -Niente scenari distruttibili o fisica
    -i.a. non sempre all’altezza
    -lineare e scriptato
    -tante armi ma ne puoi portare solo 2 (ma vah?)
    -grafica veramente scadente anche rispetto a quella trita e ritrita dei Cod
    -soliti buoni americani, e cattivi chi si mette contro di loro (quanta originalità…)
    -ambientazioni prese di peso da modern warfare 1 e 2
    -più corto di un già corto Cod (la pecca forse più grave)
    Tutte cose che mi fanno pensare che se lo chiamavano Call of duty: Homefront, nessuno avrebbe notato la differenza. Che tristezza, ma davvero gli fps sono arrivati a questo punto? Chiedo scusa per il commento forse troppo lungo, ma l’amarezza è tanta.


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