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Diablo III – Recensione

by on 25/05/2012
 
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Una recensione che è tutta in un proverbio: il Diablo fa le pentole, ma non i coperchi.

Brutta gatta da pelare. Perché stiamo parlando di Blizzard, da cui non ci si aspettano semplicemente grandi cose, ma produzioni perfette. E Diablo III, nonostante i suoi innumerevoli pregi, non si più definire come un prodotto senza difetto alcuno. Eppure, mai come in questo caso è evidente la capacità della software house di Irvine di legare il giocatore al monitor attraverso copiose spruzzate di carisma. Questa è, a tutti gli effetti, la sostanza di Diablo III: un hack’n'slash vecchia scuola, che attinge tutta la sua essenza dall’esperienza che Blizzard ha accumulato con i precedenti capitoli della serie. Punto. Davvero, non c’è altro. Innovazione zero, e persino qualche problemino di gioventù. Eppure si fa davvero fatica a staccarsi dal monitor, a non pensare alla quest lasciata aperta quando non ci si trova davanti al PC, a non sorvolare sulla non ottimale gestione dei server (e del DRM) e su alcune magagne a livello tecnico. Diablo III segue StarCraft II sulla via del vecchio che avanza: qualcuno sarà contento; qualcuno, invece, un po’ meno.

Tanti contenuti. Tanto da giocare. Questo è Diablo III, che non tradisce in alcun modo gli stilemi del genere, donando al giocatore una vagonata di mostri e nemici da abbattere, loot da guadagnare, potenziamenti da ricercare e scenari da esplorare fino all’ultimo anfratto. Di fronte alla ripetitività di alcune situazioni – insita nel DNA degli hack’n'slash, ridondanti per loro stessa natura – il lavoro di Blizzard ha il pregio di consentire un lavorio di cesello sul nostro alter ego, così da poter approcciare le diverse situazioni in modo del tutto personale. A patto di non limitarsi a una prima rush a difficoltà Normale, che funge solo da lungo ed esaustivo tutorial: arrivare in fondo è un esercizio forse un po’ troppo semplice anche per chi non è avvezzo al genere, figuriamoci per chi ha vissuto l’ultimo decennio a pane, Diablo II, Titan Quest e Torchlight.

RIPROVA E CONTROLLA
È invece nella sperimentazione delle varie classi e nell’equilibrio a volte instabile che le governa il vero pregio di Diablo III. E questo, nonostante le abilità vengano sbloccate automaticamente livello dopo livello, lasciando al giocatore il solo compito di selezionare quelle in uso. La mancata distribuzione manuale di punti potrebbe apparire come una semplificazione eccessiva: in realtà, in Diablo III un’abilità sbloccata più avanti non è necessariamente migliore di una vecchia, con la quale abbiamo magari preso la giusta confidenza o che è stata opportunamente potenziata per mezzo di una runa. Anche nel caso delle appena citate rune, peraltro, il discorso può essere applicato in modo similare: quelle più avanzate sono certo più potenti sulla carta, e tuttavia non adattarsi al modo in cui stiamo gestendo il nostro alter ego digitale in quanto a equip e atteggiamenti in combattimento.

Dopo aver sfaciato un po’ di cattivi, giunge l’ora della pulizia: guardate quante belle coside da raccattare!

Tante sfumature, quindi, che non possono però prescindere dal giocare a livelli di difficoltà superiori da quello di default, nel cui caso è elevato il rischio di non dover spremere eccessivamente le meningi per tentare approcci diversi di fronte ai problemi, nonostante le cose si facciano comunque un filo più serie da metà del secondo Atto in poi. Giocare a livello Abisso, o addirittura Inferno, è un altro affare (ancor più impegnativo se affrontato in co-op) e richiede non solo molta attenzione durante l’esplorazione, ma la necessità di ragionare in modo non banale sulla dislocazione di rune, abilità ed equipaggiamento. L’aggiunta della modalità Hardcore – una sola vita a disposizione, e poi addio! – aggiunge ulteriore sapore alla pietanza, anche se i giocatori storici della serie potrebbero vivere costantemente con la sensazione sottopelle che il livello di sfida sia stato in qualche modo ritoccato verso il basso rispetto a Diablo II. Quanto questo sia vero o meno sarà solo una lunga esperienza col gioco a dirlo, anche perché il troppo tempo passato dall’uscita del predecessore mitiga o mitizza i ricordi, rendendoli spesso compagni di giudizio inaffidabili.

Al di là della difficoltà quasi ridicola della modalità Normale, al primo lancio Diablo III è chiaramente pensato per essere amichevole anche con chi non è uso al genere, visto che la modalità Libera (che permette di assegnare indistintamente le abilità a qualsiasi tasto, senza vincoli) è disattivata di default, così che il sistema costringa le possibilità di uso delle skill secondo schemi predefiniti. È inutile dire che la prima cosa da fare nel pannello delle opzioni è proprio quella di attivarla e avere il pieno controllo dell’interfaccia. Resta da dire che, per quanto sia comprensibile la scelta di Blizzard di volerci far prendere piena confidenza attraverso la modalità Normale con il nostro personaggio, le sue skill e le relative rune, è altrettanto vero che impedire di poter affrontare sin da subito una sfida più impegnativa è limitante e finisce per costringere a una scampagnata anche chi mastica da anni pane e Diablo, e vorrebbe sin dal primo giro attraversare le porte dell’Inferno e non quelle del tunnel degli orrori di Gardaland.

VIENI VIA CON ME
Parliamo ora di companion, ovvero dei tre compagni che a turno ci possono accompagnare lungo tutta l’avventura. L’incantatrice, il lestofante e il templare hanno il pregio di essere delle classi ben adattabili e tendenzialmente complementari a quelle nella disponibilità del giocatore. Un mago, per intenderci, non fatica a trovare nel templare il giusto amichetto di viaggio, che possa fungere da tank e tenere botta nella mischia. Parimenti, un barbaro potrebbe scoprire nell’incantatrice un supporto vitale nei momenti in cui le cose si fanno davvero serie. In un modo o nell’altro, i tre companion riescono nell’impresa di rendersi utili e a coprire buona parte delle lacune insite in ciascuna classe. Tra l’altro, i nostri amici possono essere parzialmente gestiti, regalando loro alcuni pezzi basilari di equip o sbloccando alcune abilità supplementari col crescere del loro livello di esperienza.

Naturalmente, nonostante la presenza di questo prezioso aiuto ausiliario, il pallino degli scontri è sempre in mano al giocatore. Scordatevi quindi di mettervi lì a braccia conserte e a mangiare popcorn mentre il companion cerca di fare il suo nel migliore dei modi, perché significherebbe andare incontro a morte certa e dover ripartire dall’ultimo Punto di Controllo. A proposito dei checkpoint, va detto che non sempre sono gestiti nel modo migliore: ad esempio, perché non salvare automaticamente la posizione ogni volta che si ritorna in città a mercanteggiare?

Il Fulcro di Arreat è uno dei luoghi più oscuri e pericolosi di tutto il gioco.

IL MERAVIGLIOSO GIOCO DEL BILANCINO
I
pesi e i contrappesi che regolano l’esperienza di Diablo III non sempre sembrano posizionati sulla bilancia in modo preciso. L’impressione è che il loot sia talvolta un passo avanti rispetto alle reali esigenze del momento, con oggetti equipaggiabili che, in qualche caso, sono eccessivamente potenti rispetto alle situazioni di pericolo che ci si trova ad affrontare. Tra l’altro, la Casa d’Aste non fa altro che amplificare il divario tra sfizio e reale esigenza (a meno che non vi dedichiate anima e corpo alla modalità Hardcore), visto che è spesso possibile acquistare, per cifre non eccessive, pezzi di equip rari o leggendari, in grado di trasformare il nostro personaggio in una macchina da guerra più performante di quelle che sarebbero le necessità del momento.

Fatta questa premessa, va anche detto che le cose cambiano quando si “cappa” l’esperienza e ci si cimenta con le difficoltà superiori, magari attivando la già citata modalità Hardcore. Resta comunque la sensazione che tutto sia stato studiato per incentivare il giocatore a visitare costantemente la Casa d’Aste, piuttosto che a grindare per completare qualche set o per recuperare sul campo un particolare pezzo di equip. Tra l’altro, la Casa d’Aste stessa non è che sia al momento organizzata al meglio, visto che – per dire – non è possibile filtrare per nome tutti gli oggetti presenti (ma solo i leggendari o i pezzi di set), rendendo difficoltoso scegliere a quale prezzo concorrenziale mettere in vendita un nostro item. Parimenti, è incomprensibile la scelta di non rendere disponibile la Casa d’Aste direttamente in game (magari attraverso alcuni NPC, come accade in World of Warcraft e in altri MMO), costringendo a numerosi dentro/fuori il giocatore che volesse dedicarsi massicciamente al commercio.

L’ultima perplessità sulla Casa d’Aste è, in realtà, un dubbio in prospettiva. Quando sarà finalmente disponibile il PvP, c’è il forte timore che l’accesso facile a pezzi pregiati di equip (magari in cambio di soldi veri, su cui Blizzard guadagnerà bei denari in commissioni) possa appiattire verso l’alto l’esperienza, rendendola frustrante per tutti coloro che vorranno “farcela da soli” e poco variegata per tutti gli altri. Tuttavia, come detto, si tratta più di una sensazione che di un dato di fatto, il che renderà necessaria una seconda analisi una volta che Blizzard avrà aperto i server anche allo scontro tra giocatori.

DRM, ONLINE E ALTRI FATTI
Volete giocare a Diablo III e non avete una connessione a internet permanente? Ciccia. Arrangiatevi. Tante care cose. Per quanto questa possa essere una scelta opinabile da parte di Blizzard, ha tutto sommato delle ragioni di opportunità che non possono essere ignorate. Al momento di creare una Casa d’Aste con soldi veri in ballo (giusta o sbagliata che sia come decisione) è normale che si debbano tutelare i giocatori in tutti i modi possibili, il che significa evitare che qualcuno pasticci con le routine che gestiscono i drop sul proprio sistema stando offline, visto che in Diablo III queste esistono solo dal lato server. D’altra parte, però, esistono tantissime persone cui interessa poco o niente delle funzionalità online, sia che si tratti della Casa d’Aste, piuttosto che del co-op o del futuro PvP; o anche, giocatori che non possono (o non vogliono) disporre di una connessione internet permanente, per diversi motivi. Le soluzioni per salvare capra e cavoli ci sarebbero anche state (ad esempio, produrre una Offline Edition senza alcuna possibilità di connessione), ma è evidente che Blizzard ha fatto i suoi calcoli e ha deciso fosse comunque meglio costringere tutti a connettersi ai server di Battle.net e bon. Forse – e dico forse – proprio perché nessuno abbia in mano la parte di codice che gestisce i drop. Sarebbe tutto perdonabile, se alcuni problemi di gioventù non stessero inficiando l’esperienza di molti giocatori, tra disconnessioni e lag. Perché diciamocelo… veder salutare definitivamente un personaggio Hardcore non per proprie colpe, ma perché il server ha laggato di brutto proprio nel momento del boss, è roba da prendere in mano una spada bastarda e salire sul primo aereo in direzione Irvine.

Detto questo, è anche vero che Diablo III ha diverse frecce al suo arco quando si parla di online: entrare o uscire dalla partita di un altro amico è questione di un click, così come ha un suo fascino vedere spuntare gli achievement altrui, sapere sempre a che Atto stanno giocando e con quale personaggio. La componente social, oggi come oggi, è parte integrante del mondo dei videogiochi, e in questo Blizzard sa veramente essere “sul pezzo”.

DE BELLO TECHNICO
Ultime righe di recensione, dedicate per lo più all’aspetto tecnico di Diablo III, come avete intuito facilmente dal titolo. Il titolo di Blizzard è bello da vedere, anche se non c’è nulla che lasci a bocca aperta o faccia gridare al miracolo tecnologico. Diciamo che il comparto grafico fa il suo, e tra scenari evocativi e dungeon claustrofobici (e un po’ pulp) l’esplorazione passa via che è un piacere. Qualche problemino di troppo, invece, appare evidente quando ci si accorge di come il gioco perda qualche frame anche su alcuni PC non proprio debolucci a livello hardware: giusto per dirvi, qui in redazione l’unico sistema che non ha mostrato qualche problema di fluidità (slegato da eventuali questioni di lag) è un Alienware con 8GB di RAM e una 6990M come scheda grafica. Nulla che renda impossibile il giocare, s’intende… tuttavia una delle tante piccole imprecisioni di un titolo ottimo, ma ancora non perfetto, come si è detto in apertura. Il che, parlando di Blizzard, è quasi una novità, per alcuni versi inaspettata. L’altra faccia, positiva, della medaglia è che abbassando il livello di dettaglio, Diablo III è in grado di girare anche su macchine del cenozoico, compreso un PC redazionale che non ha neanche una scheda grafica dedicata, bensì un processore montato sulla scheda madre. Più Diablo per tutti, insomma.

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Commenti
 
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  • Ash84
    25/05/2012 at 13:36

    Tra i contro ci avrei messo anche il sistema di progressione del personaggio.
    Non scelgo nemmeno le abilità del mio personaggio, semplicemente le “sblocco” a un dato livello. Il mio personaggio (salvo il gear) è identico a quello di tutti gli altri…

    Ok che è un hack ‘n’ slash, ok che è lineare ma han tolto anche la personalizzazione…


  • bdx73
    25/05/2012 at 13:42

    Innanzitutto grazie per la recensione sulla quale mi trovo d’accordo in moltissime parti.
    Devo dire che ho provato Diablo 3 con un semplice Pass per ospiti regalatomi da un amico che ha comprato la copia a 59,99€.

    Ecco è qua che volevo arrivare… 60 euri per un gioco bello (ma vecchio), divertente (ma non innovativo) e sinceramente con più di un problema riguardo la connessione Online, un esempio è stata domenica scorsa con i server out per quasi tutto il pomeriggio…
    Io dico 12 anni e svariati mesi di beta test non hanno insegnato nulla???

    Boh comunque pur essendo un fan della serie, non vi dico neanche quanto ho giocato a Diablo 2 e espansioni, per questa volta la Blizzard i miei soldi non li vedrà!!!

    Continuerò a giocare con somma soddisfazione a Kingdoms of Amalur!!!


  • killerlobotomy
    25/05/2012 at 13:51

    Bella e completa recensioni di cui mi trovo in linea pressochè su tutto. Riguardo alla connessione degli utenti però io devo fare una precisazione…so che ci sono stati problemi e il giorno del lancio è stato il delirio ma ragazzi, la SH perfetta non esiste e Blizz si è ritrovata con 3 mln di connessioni in contemporanea…non sono poche e secondo me neanche loro se lo aspettavano. Poi, personalmente sarà che ho una 10MB di Fastweb ma ho sempre giocato quando volevo senza problemi. Il punto è che le linee Europee fanno cagare, difatti ho due PG uno su americhe che gioco sempre e uno su quelle europee dove a differenze delle altre ho sempre problemi di lag…com’è possibile? La colpa difficilmente è di Blizz magari più dei nostri gestori ladri che fanno servizi a pera!!!


  • Beppe4
    25/05/2012 at 18:24

    Scusate ma abbiamo dato un 9 a un gioco che dopo 12 anni non è riuscito al momento del lancio ad implementare la casa d’aste, ad implementare il pvp, e a riuscire ad avere problemi di connessione ai server avendo la pretesa di dover essere sempre collegati online con la scusa del multiplayer???
    Nenache al lancio di half-life 2 erano stati tanto incapaci.


  • Steejans
    25/05/2012 at 20:39

    Scusate un secondo ma hanno dato 9 a mass effect 3 e per mesi hanno continuato a dire che lo meritava senza il minimo di vergogna…..


  • Sentinella
    27/05/2012 at 09:44

    Citazione: AdamWarlock
    se mi dici in pratica che il gameplay del single è pesantemente influenzato dalle aste, che il pvp futuro potrebbe esserlo (e lo sarà), che la gestione dei server è stata problematica nei primi giorni, che c’è 0 innovazione (testuale), che la modalità normale è facile da far schifo, che le abilità vengono sbloccate automaticamente non lasciandoci nessuna scelta, che c’è una semplificazione eccessiva nel gameplay, che c’è bisogno di essere perennemente connessi e che il lag potrebbe causare la perdita definitiva di personaggi hardcore…beh, io faccio 2+2 e non mi trovo con il voto espresso alla fine.

    Concordo, guardando la disparità tra le due cose si ha proprio l’impressione che ci sia una grossa incoerenza di fondo (e poi è ovvio che si debba spiegare 20.000 volte la differenza tra le due).
    Cioè, appena finito di leggere la recensione ho pensato: “Ok, un gioco mediocre che si piglia il classico votone solo perché si chiama Diablo”. Perché boh, io ho sempre il dubbio che si fosse chiamato in altro modo con tutti quei difetti non avrei visto un voto così alto…


  • andry90+
    27/05/2012 at 12:01

    La verità e’ semplicemente che al posto di apparrire sui siti in “rosso” sui vari metacritic/gameranking si viene a sapere che il voto non fa riferimento alla review ma al divertimento.
    Vedendo dunque che nella review sono cmnq evidenziate cose oggettive, oggi capisco che dare il votone serve solo per non farsi mettere sulla lista nera delle sh perché altrimenti son cazzi veramente, e li si che poi si perderebbero ancora + accessi.

    In altre parole il voto giusto quale? quello degli utenti che non hanno nulla da perderci.


  • xenox
    27/05/2012 at 17:36

    Giocando esclusivamente in single player,
    con questo DRM, è come se Blizzard mi PRESTASSE il gioco
    in cambio di 60 euro. No grazie.

    Per giunta interviene anche sulla tua libertà di scelta:
    Se uno decide di chiamare, per sesmpio, “Fuck Yeah” il suo personaggio SINGLE PLAYER,
    non può farlo perchè i sever Blizzard non lo ritengono appropriato.
    ….e questo non mi sta bene.


  • LewsTherin
    27/05/2012 at 18:06

    Qual’è stato l’ultimo grande gioco single player che non vi ha chiesto un account per giocare, che non vi ha obbligato a giocarci tramite Steam/Origin, che non vi ha chiesto altre autenticazioni se non la key? Pensateci.

    The Witcher? :asd:


  • cutter
    28/05/2012 at 00:47

    quante polemiche. il gioco non sarà un capolavoro, ma fa il suo dannato dovere e tiene incollati al pc come pochi altri giochi. questo è il senso del voto, il resto passa in secondo piano. il 6 appioppato dagli utenti è una ridicola rivalsa per un gioco che sprizza potenza da ogni byte.


  • Rio Immagina
    28/05/2012 at 10:17

    Tre considerazioni:
    - L’idea della casa d’aste A PAGAMENTO è un furto galattico: posso capirlo in un mmorpg gratuito, ma perchè blizzard mi chiede 60 euro di base e soldi extra? Capisco il profitto, ma non mi sembra giusto che “se hai poco tempo per livellare, PAGA!”
    - Questione voto: mettetene di più. Trama, realizzazione tecnica, grafica, divertimento. NON solo divertimento! Quindi se un gioco ha 9, mi piacerà sicuramente giusto?
    - Mi piacerebbe capire dove sta la verità in queste mega-discussioni: c’è la classica sindrome da hype (Diablo 4 un FPS? Capolavoro!) o chi commenta è troppo critico?
    Vedendo i “casi” mass effect 3, Duke nukem forever e DA2 sono più per la seconda, ma vorrei avere il parere di ALIASGV


  • Steejans
    02/06/2012 at 16:12

    Per quel che mi riguarda un gioco come questo in cui si è obbligati ad essere online per motivi prettamente commerciali non solo è da boicottare ma dovrebbe essere boicottato dalla stampa, ossia dai recensori di quelle riviste che si fanno paladine dei videogiochi e del loro futuro.
    Per quel che vale il mio pensiero sulle recensioni è che devono appunto essere un consiglio su quale gioco vale la pena di comprare (con quello che costano), stroncando titoli mal fatti o che col tempo peggiorano…
    Per cui non mi venite a dire che si da 9 perchè un gioco è divertente…si dà 9 anche se fa schifo per motivi che ormai si sanno. Non offendete l’intelligenza dei lettori


  • Steejans
    02/06/2012 at 18:42

    Che fine ha fatto il commento che ho scritto?? mi avete censurato?!?!?!?!?!?




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