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Microsoft e la sicurezza della famiglia

di il 28/05/2012
 
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Commenti estemporanei di un genitore qualsiasi nei confronti di Family Safety.

Sulla questione delle opinioni e delle palle, Clint Eastwood ha già detto tutto quel che c’era da dire, e non mi dilungherò oltre. Ergo, non mi addentrerò nella questione “Windows 8 è bello oppure no“, “lo installo e lo provo oppure no“, “l’interfaccia metro è bellissima/ fichissima/ bruttissima/ orrendissima“. Oggi mi interessa quel che Microsoft ha annunciato qualche giorno fa: una nuova caratteristica del suo sistema operativo destinata, piaccia o non piaccia, a suscitare un po’ di polemiche, specialmente all’interno di una famiglia con dei bambini.

Nell’ambito del programma “Sicurezza per la famiglia“, o come decideranno di tradurre “Family Safety“, Windows 8 potrà generare settimanalmente all’amministratore del computer (tipicamente, uno dei genitori) un report che riassume le attività online compiute dagli altri account (ossia, sempre tipicamente, quelli dei figli), a patto che per questi ultimi l’impostazione sia espressamente prevista in fase di creazione dell’account.

In passato, ricorda la stessa casa di Redmond, gran parte delle soluzioni per tenere sotto controllo la navigazione dei bambini su internet si è concentrata sul filtraggio dei siti, sia in versione “blacklist” che, più proattivamente, con le “whitelist” dei soli indirizzi ammessi, tramite software sviluppato da Microsoft stessa, estensioni per browser di terze parti o simili. Un’esperienza, e lo dico anche perché la vivo quotidianamente anche io, apparentemente funzionale ma alla lunga piuttosto farraginosa, nella quale come genitori siamo chiamati ad approvare questo o quel sito, ad aggiungerlo alla whitelist ecc. Con il risultato che, in molti casi, è più veloce e pratico far accedere i bambini direttamente con l’account del genitore, costringendoci a rimanere fisicamente presenti accanto a loro per essere sicuri che qualche ricerca non li spedisca dove non vorremmo. Una soluzione non ideale, sia per banali questioni di tempo (nostro), sia di bisogno di autonomia (loro, che non sempre vogliono mamma e papà accanto a sorvegliarli in tutto ciò che fanno).

Windows 8 offre un approccio più libero, almeno inizialmente, perché genera rapporti di attività a posteriori, dove vengono elencati i siti più visitati, le ricerche più comuni effettuate, il tempo passato davanti al monitor, le applicazioni maggiormente utilizzate e molti altri dati. Rimane comunque possibile impostare restrizioni maggiori (limiti di tempo, safesearch, white list e compagnia bella), ma l’idea alla base mi pare che sia quella di responsabilizzare maggiormente il bambino/ragazzo, in grado di muoversi sostanzialmente libero nella rete, lasciando ai genitori di intervenire successivamente, adottando i correttivi che riterranno necessari, condivisi o meno con il bambino stesso.

Come genitore che comincia a dover affrontare la questione in maniera non banale (ergo, mia figlia di 10 anni comincia a vedere il PC non solo come l’oggetto con cui lavorano mamma e papà e dove sporadicamente si vedono le foto o si gioca a qualcosa, ma come strumento di accesso a internet e tutto quel che contiene), ammetto che la cosa mi lascia piuttosto spiazzato; non riesco a farmela piacere, ma neppure riesco a disprezzarla in toto. In questi anni abbiamo optato, come genitori, per il metodo delle whitelist, gestite tramite un plugin per Firefox, ossia un elenco di siti che possono essere visti, e solo quelli. Un po’ forte, come restrizione, ma per una bambina di sette/otto anni ci è sembrata la soluzione più sicura. Ovviamente bypassabile in maniera banale da chiunque sappia lanciare un secondo browser o disattivare un plugin ma nel suo caso è un problema che ancora non si pone (guarda che tua figlia è molto più sveglia di te, mio caro. ^_^ ndAlias). Oggi, dieci anni suonati, questa soluzione comincia ad andarle (e andarci) stretta, come dicevo prima: basta dover fare una ricerca per la scuola, e con essa la necessità di visitare siti anche non “istituzionali” come Wikipedia, per rendersene presto conto.

Questa del filtro familiare a posteriori è una trovata carina, tutto sommato, come dicevo sopra, per il fatto che non impone limiti a priori; resta l’idea che ci sia comunque qualcuno che osserva, che controlla, un antipatico “Grande Fratello” che fa la spia e spiffera tutto a mamma e papà, e questo non è il massimo. Il che porta alla considerazione, magari piuttosto scontata, che non esiste un sistema più giusto di un altro a priori, e che tutti gli approcci hanno comunque dei pro e dei contro. Può esistere, secondo voi, una terza via?

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