Videogiochi
7Commenti

Spec Ops: The Line – Recensione

by on 26/06/2012
 
NON PERDERTI NIENTE! SEGUI GAMESVILLAGE.IT
Altre informazioni su: 
Questo articolo è riferito a: 

Una recensione sabbiosa piuttosto anzichenò: la serie Spec Ops torna con The Line, e fa capolino nelle calde terre degli Emirati Arabi Uniti.

Ve lo dico subito, così mettiamo i tasselli dove devono stare. Spec Ops: The Line è uno sparatutto pseudo-tattico in terza persona che più tipico di così non si potrebbe. Sì, ci sono le coperture. E sì, si spara con delle armi. E ancora sì, i tre personaggi della Delta Force sono specializzati in sasso, carta e forbice (mira di precisione, fuoco pesante e fritto misto). Come dovreste ben sapere, tuttavia, da queste parti la totale assenza di originalità non è necessariamente vista come un difetto, qualora le cose siano fatte in modo saggio ed equilibrato. Da questo punto di vista, Spec Ops: The Line non è sicuramente un titolo che rimarrà nella storia dei videogiochi, ma si lascia godere alla grande e diverte assai, a patto di avere un po’ di pelo sullo stomaco per star dietro ai deliri di una narrazione tutt’altro che per brufolosi adolescenti.

L’ODORE DEL NAPALM AL MATTINO
Nonostante le apparenze, con Apocalypse Now il titolo di Yager ha molto da spartire. Certo, qui il teatro è un’assolatissima Dubai (ormai ricoperta dalla sabbia che ne ha mangiato le contraddizioni) e non certo l’umida foresta vietnamita. Tuttavia, anche in questo frangente abbiamo a che fare con un capo militare che si è trasformato in un delirante disertore e che deve essere in qualche modo raggiunto e magari fermato, o comunque ridotto a più miti consigli. Manco a dirlo, i nostri tre protagonisti (il Capitano Walker, il Tenente Adams e il Sergente Lugo) si troveranno invischiati in una storia dalle pieghe contorte e psichedeliche, molto più intricata di quella che, all’apparenza, poteva passare come un’ordinaria operazione di recupero e pulizia.

Come detto, Adams si occupa di utilizzare le armi pesanti, Lugo fa il cecchino e Walker, da buon Capitano, copre decorosamente entrambi i ruoli. In questo scenario, Spec Ops: The Line infila una sequela di situazioni che, sebbene non presentino nulla di particolarmente nuovo, riescono a tenere alta l’asticella della varietà. Ai tipici momenti action si alternano altri dove può essere utile un approccio più sfiziosamente stealth, ad altri ancora dove è possibile attuare tattiche di aggiramento, sfruttando le peculiarità di ciascuno dei tre elementi della Delta Force. A ciò si aggiunge la possibilità di impartire un paio di ordini base ai compagni (nulla di che, ma è un’opportunità in più che non fa mai male) e, di tanto in tanto, la presenza di qualche tipica sezione “on rail”, dove liberare piombo senza doversi occupare di gestire anche i movimenti.

Sì, lo so… è un filmato di gameplay di qualche mese fa, ma mostra in modo chiaro cosa aspettarsi da Spec Ops. The Line, e quindi ve lo ripropongo in batta.

LE SABBIE DEL TEMPO… CHE PASSA
Tutto ordinario, certo… ma anche tutto presentato senza sbavature, in particolare per quanto riguarda l’Intelligenza Artificiale, probabilmente uno degli aspetti meglio riusciti di Spec Ops: The Line. A cominciare dai compagni di squadra, sempre presenti a dare una mano, e tuttavia mai invasivi nel togliere il piacere del sangue al giocatore. Ugualmente, i nemici danno il giusto filo da torcere, tentando peraltro qualche tattica per stanare i nostri dalle posizioni arroccate dietro a qualche riparo, magari con l’ausilio di una bomba a mano lanciata come il miglior Kobe Bryant. Si vede, insomma, che dietro c’è del lavoro serio e ben strutturato a livello di routine: sono quindi scusabili alcune piccole sbavature comportamentali, che raramente intercorrono nei soldati nemici quando decidono di diventare impunemente carne da macello anche in presenza di coperture più comode e opportune.

Sbavature perdonabili definitivamente quando ci si imbatte in piccole chicche, che dimostrano la cura riposta da Yager nella preparazione del piatto di portata. Come quando, dopo essere sfilato col mio personaggio lungo un cavo pendente, ho indugiato troppo nella zona di atterraggio, con Lugo che mi è venuto inevitabilmente addosso e mi ha urlato un secco “levati dai piedi!”. Cura che, più in generale, riguarda tutti i dialoghi di contorno tra gli uomini della Delta Force, fino alle fasi di narrazione più importanti, in cui occorrerà prendere persino qualche decisione contraria alla morale comune. Come detto, Spec Ops: The Line non è un titolo per stomaci deboli, e non solo dal punto di vista delle immagini che scorrono a schermo, ma anche per ciò che concerne il modo di trattare certi temi. Se, talvolta, la storia sembra quasi arrampicarsi sugli specchi è perché, mano a mano che ci si avvicina al finale, la follia e le allucinazioni prendono il sopravvento sulla ragione, un po’ come avviene nel già citato capolavoro cinematografico di Francis Ford Coppola.

Sarebbe anche un bel posticino per organizzare un party, se solo non ci fossero soldati un po’ ovunque.

Un peccato, quindi, che la presenza della sabbia e delle tempeste non sia stata sfruttata a dovere, se non in alcuni momenti in cui è possibile abbattere qualche elemento dello scenario per farne cadere un congruo quantitativo sulla testa dei nemici sottostanti. Stando a quelle che erano le iniziali promesse degli sviluppatori, la sabbia avrebbe dovuto assumere un ruolo da comprimaria nell’economia del gameplay, cosa che invece non è, o almeno come avrebbe dovuto nelle originali speranze del nostro Scudiero (che provò a suo tempo il single player e, di recente, il multiplayer). È probabilmente nel gioco in rete che qualcosa in più si è fatto in questo senso, ma ci ritorneremo su qualora trovassimo proprio nel multiplayer un valore aggiunto tale da aggiungere buona ciccia alla non estrema longevità di Spec Ops: The Line, purtroppo completabile in un paio di sedute intense.

Condividi questo articolo con i tuoi amici

Commenti
 
Inserisci Commento »

 
  • killerlobotomy
    26/06/2012 at 16:41

    Mi domando come facciano le software house a cappellare in questo modo? Ma quindi anche per la longevià a quanto sta messa??? Non si capisce, sessioni intense da 3 ore facciamo? Quindi 6 orette in totale???

    “Stando a quelle che erano le iniziali promesse degli sviluppatori, la sabbia avrebbe dovuto assumere un ruolo da comprimaria nell’economia del gameplay, cosa che invece non è”

    Questo motivo e il fatto che il gioco non si può fare in co-op nella campagna, decretano il mio scaffale e attesa di prezzo basso. Un vero peccato perchè ero quasi intenzionato a comprarlo al day one.


  • killerlobotomy
    27/06/2012 at 09:55

    Ho visto un po’ in giro e pare che la longevità si attesti sulle 8-10 ore, il che non è male considerando anche che sembra ci sia una buona dose di rigiocabilità.

    Bhe, 8 o 10 ore non sono male.
    Ma visto che si parlava di 2 sessioni intense per portarlo a termine…io una sessione da 5 ore non l’ho mai fatta alla console rischio di cancararmi le gambe!!!

    non capisco come mai non mettere la coop quì (in cui sarebbe stata una buona aggiunta) e metterla in prodotti in cui non ci dice nulla… (DS3?)

    Effettivamente qui ci stava alla perfezione.
    Su DS3 però non è a scelta? Ovvero la campagna single è giocabile anche per fattacci prorpio o sbaglio? Avevano detto cosi…


  • Mvesim
    27/06/2012 at 11:40

    Da notare che dalla terza foto si capisce che parte del gioco è ambientato nell’isola del Giglio.


  • Mvesim
    27/06/2012 at 11:40

    Da notare che dalla terza foto si capisce che parte del gioco è ambientato nell’isola del Giglio.


  • xenox
    27/06/2012 at 15:38

    Il solito TPS ambientato in un corridoio dove ci si mette dietro ai soliti ripari,
    si spara ai soliti nemici mediorientali e si passa al solito riparo successivo.
    Per me è anche troppo lungo, visto che mi sono stufato della demo ancora prima di finirla.

    Tutti questi giochi a la “Gears of Wars” stanno diventando una piaga.


  • xenox
    27/06/2012 at 15:44

    Il solito TPS ambientato in un corridoio, dove ci si mette dietro al solito riparo,
    si spara ai soliti mediorientali e si passa al solito riparo successivo.
    La longevità è addirittura eccessiva visto che mi sono stufato ancora prima di finire la demo.

    Non se ne può più di tutti questi giochi a la “Gears of War”, sono diventati una piaga.




Devi Effettuare il Log in Per pubblicare un commento