Videogiochi
2commenti

Halo 4 – Recensione

di il 01/11/2012
 
NON PERDERTI NIENTE! SEGUI GAMESVILLAGE.IT
Altre informazioni su: 
Questo articolo è riferito a: 

Zucche, dolcetti e un casco da Spartan ben piantato in testa: buona recensione di HALOween!

Per guardare la nostra sontuosa videorecensione, cliccate qui!

9 ore, 21 minuti, 39 secondi. Questo è il tempo che ho impiegato a portare a casa la Campagna di Halo 4 a difficoltà Normale. Le prime tre missioni a Leggendario mi hanno grattato via più o meno lo stesso quantitativo di vita. Una space-opera travestita da sparatutto: questo è l’Halo 4 orfano di Bungie. I genitori adottivi (343 Industries) non hanno fatto rimpiangere quelli biologici. Niente vizi, ma nemmeno pugno duro: il pupo è cresciuto in equilibrio e ha raggiunto una maturità mai vista prima nella serie. Che sia questo il miglior capitolo di sempre? Beh… per alcuni di voi magari no, però ci siamo molto, molto vicini.

JOHN E CORTANA, UNA COSA SOLA
Punto primo: la storia c’è.
C’è, perché una volta tanto è abbastanza comprensibile e non tende a perdersi eccessivamente dietro a masturbazioni mentali su “chi ha fatto cosa a chi”, se non in minima parte.
C’è, per un crescendo emozionale che inizia al capitolo 3 e finisce al capitolo ultimo, come se ci si prendesse un lungo respiro e lo si trattenesse per paura di perdere qualche vibrazione per strada.
C’è, soprattutto, per una Cortana più donna che macchina, e un Master Chief più uomo che soldato. È questo rapporto simbiotico a costituire la testata d’angolo di tutto il progetto narrativo, tanto che i frequenti dialoghi tra i due rappresentano i momenti più alti.

Punto secondo: il gioco c’è.
C’è, perché le mura del canalone sono state dipinte ora dagli affreschi delicati di Michelangelo, ora dalle follie creative di Andy Warhol, ora dagli schizzi nervosi del Picasso cubista: si spara sempre ad alieni assortiti, ma lo si fa variando lo schema e il contorno con una frequenza sufficientemente elevata da mascherare la linearità.
C’è, perché le nuove armi, così come quelle vecchie, hanno pregi e difetti in assonanza col level design, e operare una scelta per l’una e per l’altra ha sfumature ben più profonde di una mera scelta di campo.
C’è, perché le Abilità Armatura, già introdotte nel multiplayer di Halo: Reach, ora sono parte del DNA della Campagna.

Sorridi… cheeese… blam!

A tal proposito, i designer hanno dovuto lavorare di gran cesello per non rompere la scatola che avvolge il compartimento stagno di ogni livello, perché un conto è poter effettuare un breve scatto aggiuntivo, e un altro è avere a disposizione un jetpack che, in molte situazioni, può svoltare una situazione di impasse. A prescindere da quale sia l’Abilità Armatura a disposizione di Master Chief, ogni angolo di stage ha una sua funzione tattica, tanto che in qualche momento è persino possibile sperimentare il piacere dell’esplorazione, come accade nelle lussureggianti foreste di Requiem. Forse, il disequilibrio diventa realtà solo quando si ha a disposizione l’Auto-Sentinella, troppo comoda (a livello Normale… a Leggendario è un’altra storia) per eliminare piccoli gruppi di nemici senza sprecare munizioni in modo improvvido. L’altra grande novità, ovvero lo Scudo di Luce antisommossa, è invece sostanzialmente inutile il più delle volte, anche se ha il pregio di spostare per qualche secondo la telecamera in terza persona e mostrarci le bellezze dell’armatura di Master Chief. Proprio come avviene negli assassinii, momenti in cui cogliere i nemici da dietro ed eliminarli con un solo, silente colpo.

DAMMI LA MANO, AMICO
La Campagna è la solita cavalcata, seppur confezionata in una veste lussuosa e luccicante. Eppure, riviverla con gli amici (magari con qualche teschio attivato) è un’esperienza a tratti mistica, che può donare in aggiunta un po’ di sani punti esperienza per il nostro Spartan virtuale, ovvero il nostro alter ego per le sfide online.

Eh già… le sfide online: il vero valore aggiunto della serie da Halo 2 in avanti, per quanto ricordi con nostalgia le serate a casa di amici con quattro Xbox connesse in System Link, altrettante copie di Combat Evolved e fiumi di birra a tenere umida la bocca. In Halo 4 è stato costruito attorno tutto il pretesto della UNSC Infinity, la nave da guerra la cui sorte si incrocia su Requiem con quella di Master Chief. Il nostro Spartan è un pivellino da poco arruolato nella squadra di quelli che contano, e quindi deve esercitarsi con il simulatore virtuale dei Giochi di Guerra, ovvero la classica caciara multiplayer che esplode di modalità e sotto-modalità di ogni tipo.

Le parti in volo sono da bava che scende lenta lenta dai margini della bocca.

Parallelamente, ecco l’idea delle Spartan Ops, che se fossimo in Call of Duty si chiamerebbero Spec Ops e non cambierebbe granché. Qui si scende in campo per davvero, visto che si tratta di vere e proprie missioni sul pianeta (che si incastrano parzialmente con quelle della Campagna in singolo), suddivise in Episodi e Capitoli, scaricabili di tanto in tanto da Xbox Live se avete un abbonamento Gold. Nella confezione è presente un secondo disco che contiene il primo Episodio, spezzato in cinque Capitoli che possono essere affrontati da soli o in co-op assieme ad altri amici, fino a un massimo di quattro Spartan in squadra. Anche in questo caso si possono mettere da parte un congruo quantitativo di punti esperienza, così che il nostro soldato possa salire di livello e guadagnare – poco alla volta – tutta una serie di armamenti, Abilità Armatura e perk.

IL SANGUE DALLA RAPA
Che quelli di 343 Industries non fossero dei cialtroni, incapaci di programmare su Xbox 360, è stato chiaro fin dalle prime volte in cui ho avuto modo di mettere gli occhi su Halo 4. Tuttavia, un conto è assistere a presentazioni ad-hoc e un altro è vedere girare il gioco nella propria console, comodamente seduto sul divano di casa. Sia a livello di direzione artistica, sia dal punto di vista meramente tecnico, Halo 4 è una vera gioia per gli occhi, tanto che a volte ho dovuto farmi dare un pizzicotto dalla moglie perché non riuscivo a capacitarmi di come un hardware ormai vecchiotto potesse mostrare tanta meraviglia. Frame persi per strada? Praticamente mai.

La bontà di Halo 4, tuttavia, non si limita ad esplodere nella magnificenza grafica, ma nell’insieme degli aspetti tecnici. Per dire, l’Intelligenza Artificiale è un ritocco di quella già più che buona di mamma Bungie, con nemici che tendono a spalleggiarsi e a coprirsi anche ai livelli di difficoltà inferiori a Leggendario. Il net code, poi, è granitico, sempre preciso e puntuale nel fornire partite multiplayer al massimo delle possibilità offerte persin
o da connessioni cacca-pupù come quelle italiane (anche se un giudizio complessivo su questo aspetto andrebbe fatto a posteriori, visto che – al momento – sono presenti online solo altri giornalisti e alcuni sviluppatori).

Il nostro Spartan può essere agghindato con tutti i pezzi di armatura più alla moda, a patto di aver raggiunto i livelli più alti.

Non parliamo, poi, dell’audio, anch’esso a livelli eccellenti. In presenza di un impianto 5.1 le cose si fanno serie: il panning degli effetti nei vari canali è ottimo e ha una funzionalità anche a livello di gameplay, il sub è in grado di restituire tutta la drammaticità della morte di un Hunter e il centrale è tonico nel riprodurre le voci dei vari protagonisti, in particolare quella di Cortana. A proposito del doppiaggio, la versione da me provata era in lingua inglese, ma con le Spartan Ops in italiano: splendido il lavoro degli attori originali nella Campagna, buono quello dei doppiatori nostrani nei panni dei pivellini della USNC Infinity. Serve che vi parli dell’epicità toccante della colonna sonora, da sempre marchio di fabbrica della serie? No dai, tanto sapete perfettamente cosa attendervi da essa.

Condividi questo articolo con i tuoi amici

  • N-Rico

    Molto interessante…non vedo l’ora di provarlo!!!

  • mauro.ruz

    si spera che esca per il pc cavolo