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BioShock Infinite – Recensione

by on 25/03/2013
 
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C’è vita oltre all’hype fra le nuvole di Columbia? Dipende se volete credere al Falso Profeta o meno…

Per guardare la videorecensione, clicca qui.

Che questo sia uno dei giochi più attesi dell’anno è un dato di fatto. Per quanto mi riguarda, BioShock Infinite fa parte di un trittico di titoli che nella mia testa formano, almeno al momento, i possibili GOTY del 2013. A lato di BioShock Infinite ci sono The Last of Us e Beyond: Two Souls, produzioni piuttosto distanti l’una dall’altra in quanto a genere, ma accomunate da una forte componente narrativa. Da sempre ho avuto un debole per i cosiddetti “story driven”, tanto è vero che amo alla follia la saga di Metal Gear Solid, per certi versi il pinnacolo del genere (piaccia o meno).

Potete quindi immaginare che razza di film mi ero fatto per questo ultimo lavoro di Ken Levine, uno che a curriculum si trova robetta come System Shock 2 e, soprattutto, il primo BioShock. Perché diciamocelo, quest’ultimo è stato un vero e proprio apripista per l’attuale generazione di console, con l’elemento dell’acqua non più mero orpello grafico, ma parte integrante del gameplay. La città di Rapture, costruita sul fondo dell’oceano, era un capolavoro di art nouveau e sci-fi, una parafrasi del concetto di uomo/super uomo, la realizzazione dell’ideale utopico di una civiltà perfetta. Quel concetto di tecnologia dell’arte espresso recentemente da Richard Garriott, il quale, pur con una certa spocchia (ma possiamo capirlo), ha messo nero su bianco una realtà che pochi riescono a concretizzare. La giocabilità non deve essere funzionale al tecnicismo, semmai il contrario, altrimenti hai una bellissimo benchmark o poco più.

Levine, quando si è sganciato dall’idea di realizzare un seguito di BioShock, non è andato a coltivare campi di patate, ma si è gettato immediatamente in un progetto ancora più ambizioso. Cinque anni di duro lavoro, buona parte dei quali avvolti nel totale silenzio, fino al momento dell’annuncio ufficiale. Da lì però è stato un continuo inciampo sotto il mero profilo dello sviluppo: a parte i numerosi rinvii, ci sono state non poche defezioni fra le file di Irrational, alcune delle quali tutt’altro che trascurabili; il segno che qualche ingranaggio, a lungo andare, non ha funzionato come previsto. Chi segue questo ambiente da qualche lustro sa bene che in genere simili problematiche sono il sintomo di qualcosa di più grosso e nessuna rassicurazione da PR riesce a tranquillizzare del tutto l’appassionato videogiocatore. Questa lungo preambolo dovrebbe farvi capire che BioShock Infinite non è proprio il capolavoro che era lecito attendersi, e ci sono parecchi motivi a conferma di questa mia affermazione. Dato che la questione è delicata e non vorrei far passare un messaggio troppo negativo, andrò per gradi, analizzando ogni singolo aspetto.

A cosa porterà questa scelta? A voi scoprirlo.

È giusto quindi partire con la trama e, più in generale, il background. Sotto questo aspetto Irrational ha svolto un lavoro sensazionale, creando un mondo, quello di Columbia, davvero strepitoso. La città volante non poteva essere costruita meglio di così, ma quel che stupisce davvero è la direzione artistica, in grado di restituire un’identità architettonica senza eguali. Badate, non è che siamo di fronte a un nuovo Crysis, tutt’altro direi, ma è proprio il classico caso dove l’arte rimpiazza le deficienze tecniche (siam pur sempre di fronte all’Unreal Engine 3) in maniera pregevole, senza cadere nella tentazione di strafare con chissà quale improbabile innovazione grafica (qualcuno ha detto TressFX?).

Ma, al di là del mero aspetto, è il contorno che la fa da padrone. Eventi storici e politici sono fusi con ogni elemento del gioco, dando vita a trame e sottotrame che svelano lentamente dettagli sulla vita dei vari personaggi che gravitano intorno a Columbia. Non voglio addentrarmi in particolari di alcun genere: questo, più di altri, è un titolo da scoprire e assaporare pezzo per pezzo, e ogni dettaglio svelato finirebbe con il sottrarre un qualcosa all’esperienza. Se volete approfondire la questione, abbiamo pubblicato due speciali in merito, uno dedicato a Elizabeth e un altro incentrato sui risvolti sociali e le relative controversie.

Su Elizabeth però tocca tornarci sopra, dato che il suo coinvolgimento nel ruolo di IA permanente ha un peso non da poco sullo svolgimento del gioco. Il rapporto fra Booker e la ragazza appare fin da subito abbastanza contrastato e si evolve nel corso degli eventi in maniera piuttosto interessante. Ciò nonostante, il suo ruolo nel gameplay vero e proprio rimane marginale: la donzella si limita ad aprire qualche serratura usando dei grimaldelli nelle fasi esplorative, mentre nei combattimenti, di tanto in tanto, cercherà di procurarci rifornimenti di vario tipo. È anche in grado di aprire degli squarci nel tessuto spazio-temporale, dai quali richiamare elementi in grado di aiutarci negli scontri (torrette, automi e ganci ai quali appendersi). Nulla di trascendentale, anche perché questi strappi nel continuum sono presenti in posizioni ben precise e non possono essere generati dove ci pare e piace. In genere, comunque, Elizabeth funziona, anche perché il suo essere perennemente fuori dal centro dell’azione aiuta a evitare complicazioni d’ogni genere. Una scelta furba, ma comprensibile.

Elizabeth è un’ottima scassinatrice.

Il grosso del lavoro, l’avrete capito, tocca ovviamente a Booker. Il protagonista parlante di BioShock Infinite non è esattamente uno stinco di santo, e nemmeno il battesimo iniziale lo assolve un granché dai suoi peccati. Del resto si trova a Columbia non certo per un atto di fede: trovatosi in guai seri con persone poco raccomandabili, ha accettato l’incarico suicida di rapire Elizabeth in cambio dell’azzeramento di un pesante debito. Per portare a termine questo sporco lavoro dovrà confrontarsi con un pericoloso antagonista, Zachary Comstock, alias il Profeta: fanatico religioso, xenofobo e razzista, incarna il peggio dell’americanità di inizio secolo scorso, spinta ai suoi eccessi. Non di meno, a guardia della giovine vi è pur
e un essere spaventoso e apparentemente inarrestabile, il Songbird, praticamente ossessionato dal suo ruolo di protettore e carceriere. C’è da dire che, dopo tutto il ciarlare intorno a questa creatura, mi sarei immaginato un ruolo più centrale negli eventi del gioco. E qua mi fermo, ché ho già detto troppo.

Booker comunque non è uno sprovveduto. Da bravo ex-militare sa imbracciare praticamente ogni tipologia di arma, dalle pistole ai lanciarazzi. Ciò detto, saranno ben altri gli strumenti offensivi a sua disposizione: parliamo dei Vigor, a tutti gli effetti una versione alternativa (ma non troppo) dei Plasmidi di BioShock. L’utilizzo, del resto, è il medesimo e si basa proprio sulla possibilità di lanciare attacchi più o meno efficaci, come sfere infuocate, fulmini, uno stormo di corvi e via discorrendo. Nulla di trascendentale, e di certo chi ha percorso le claustrofobiche ambientazioni di Rapture troverà fin troppo familiari questi poteri. Una sensazione di déjà vu che permane per buona parte del gioco, a partire dalle meccaniche di base, come il dover guardare in ogni baule, barile, cassa ecc., per recuperare soldi, proiettili ed energia di vario genere (oltre a quella vitale e ai Vigor, esiste uno scudo in grado di proteggerci ulteriormente). Non mancano neppure i distributori per acquistare upgrade relativi ad armi e Vigor, mentre come novità troviamo dei capi di abbigliamento (che in realtà non vediamo mai) in grado di alterare parzialmente abilità e statistiche, seppur molto alla larga.

Il problema più grosso di BioShock Infinite, del resto, è proprio la sua estrema somiglianza con i suoi illustri predecessori. Bella forza, direte voi, fa parte del titolo! E avete ragione, ma, dopo tutto questo tempo e il martellamento di Levine, trovarsi di fronte alla copia volante di Rapture mi ha un po’ spiazzato, lo ammetto. L’impressione che ho avuto, durante le undici ore di gioco che mi hanno portato ai titoli di coda, è che, dopo mille discussioni e divergenze, Irrational abbia optato per un ritorno alle origini, tagliando con l’accetta le poche innovazione introdotte. Parlo, ad esempio, degli squarci, utilizzati proprio al minimo sindacale e, ancora peggio, dei movimenti sui binari. Considerando quanto è stata pompata questa meccanica fin dai primissimi trailer, mi sarei aspettato di trovarla implementata in maniera più efficace e continuativa; invece, alla fine, trova applicazione giusto in qualche combattimento, risultando utile più che tutto per levarsi di mezzo giusto il tempo per recuperare un po’ di energia.

E questi due chi sono? Non ve lo potete proprio immaginare…

Certo, la libertà di movimento e le dimensioni degli ambienti fanno la loro bella differenza, ma rimane il fatto che Columbia è a tutti gli effetti una città a compartimenti stagni, con tanto di caricamenti a separare le varie zone. Non aspettatevi la libertà di movimento dei Batman firmati Rocksteady: questo non è un sandbox game e le scelte sono tutte piuttosto guidate. Per fortuna sono presenti delle variabili: di tanto in tanto si può decidere se esplorare un’area piuttosto che un’altra, e non mancano neppure porte apribili solo grazie a un certo numero di grimaldelli. Manca, tuttavia, quella componente inquietante che si respirava a Rapture, quell’aria malsana di una civiltà ormai decaduta, che non trova altrettanta forza fra la popolazione razzista e bigotta che anima Columbia. Nemmeno la contrapposizione fra i Fondatori e i Vox Populi convince del tutto, anche perché la storia, per quanto interessante e particolare, tende a diventare alquanto convulsa, sovrapponendo dimensioni alternative ed eventi vari in maniera non proprio limpidissima.

Un plauso invece lo merita la scelta dei brani per la colonna sonora, che spaziano da rarissime composizioni di inizio ’900 a pezzi ben più moderni, suonati però con gli strumenti di un secolo fa. Mi è capitato di udire una Girl Just Want to Have Fun rifatta con l’organetto, anche se i momenti musicalmente più importanti sono riservati all’immancabile classica, a cominciare dal Requiem di Mozart. Ottimo anche l’adattamento in italiano, che presenta una localizzazione delle voci particolarmente riuscita, anche se il lip-synch di tanto in tanto non è così preciso. D’altro canto, la recitazione, fondamentale per un titolo del genere, si mantiene sempre su ottimi livelli.

L’opera summa di Ken Levine è in definitiva un prodotto controverso fin nel profondo, a partire dalle sue difficili tematiche, fino alla scelta di ritornare a un gameplay in tutto e per tutto simile al primo BioShock. Nulla, però, sembra essere giunto al suo reale compimento e l’odore di compromesso permane nell’aria di Columbia per tutto il tempo. Un vero peccato, che nemmeno il battesimo di Padre Comstock riuscirebbe a mondare.

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Commenti
 
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  • killerlobotomy
    25/03/2013 at 13:29

    Io non capisco, dal commento finale e dalla recensione si capisce bene che il gioco non spicca in molte cose eppure, to guarda 8,7 di voto. Mah…diciamo allora che i voti li regaliamo dai. Il voto giusto era 7 ma siccome dietro c’è Levine…
    Va bhe dai, io da quello che leggo lo lascio al calo di prezzo.


  • wicky nick
    25/03/2013 at 14:15

    oook, e adesso che mi piglio? Tomb Raider o Bioshock?

    Ti posso giurare che anche io sono indeciso tra questi due titoli e non so quale prendere XD


  • Alulabxxx
    25/03/2013 at 14:54

    Recensione scritta davvero molto bene, finalmente la qualità si sta rialzando =)
    Complimenti !


  • Simonedel75
    25/03/2013 at 20:05

    Mi avete spiazzato, di solito i voti sul sito (come su Tgm) sono piu’ alti rispetto a quelli dei vostri colleghi esteri, Invece questa volta avete confezionato una recensione molto obiettiva, senza farvi travolgere dall’ hype.
    BRAVI.


  • bellisimowtc
    26/03/2013 at 12:47

    voglio Bioshock 3.


  • botahv79
    26/03/2013 at 15:37

    prima oretta di game e gioco promosso.Le meccaniche son quelle collauidate, certo l’ambientazione marina aveva il suo fascino…a questo mi ci devo ancora abituare…..ma e’ moooolto piacevole.


  • cinghialebianco
    26/03/2013 at 15:45

    tmb hai giocato in modalità 1999?dalle interviste sembrava potesse garantire un maggior coinvolgimento


  • Ryuga73
    26/03/2013 at 21:04

    Io il gioco l’ho preso oggi(versione rigorosamente PC),però non l’ho ancora insatallato,perchè in settimana mi arrivano i pezzi nuovi del pc…..quindi non vale la pena giocarlo su quello vecchio!
    Da quello che ho letto nella recensione,mi sembra che le cose siano andate anche troppo bene,e sicuramente sò già che mi divertirò un sacco con questo nuovo capitolo!!!
    Lo sò….magari qualcuno si aspettava qualcosa di veramente innovativo,ma alla fine (almeno per quello che mi riguarda),il gioco saprà sicuramente regalarci delle belle emozioni,e tanto sano divertimento…..che….alla fine,è veramente la cosa che più conta.

    Un saluto a tutti…..Ryuga3.


  • botahv79
    26/03/2013 at 22:58

    piu’ ci gioco e piu’ mi piace….lo sto giocando in modalita’ 1999 ed e’ molto fun….
    certo di primo acchito rapture aveva un’altro fascino, ma anche la nuova location ha i suoi perche’….io credo che il primo resti sempre inarrivabile come dice tmb per il fatto che appunto era il primo… l’hype era alto e’ vero si poteva osare, ma comunque e’ sempre bioshock e fatto bene pure.


  • batmauri89
    27/03/2013 at 16:00

    Dal modo in cui ha scritto il recensore si capisce chiaramente la delusione che prova per un titolo che poteva dare 1000 volte di più; purtroppo siamo in una gen dove sono in pochi ad avere il coraggio di osare,di cercare la svolta, ma si cerca sempre di fare il minimo ottenendo il massimo profitto, poi parlando del voto, alla fine ci sta, ed è coerente, se pensiamo che COD e assasin’s creed sono sempre uguali da un secolo e si pigliano sempre 9 / 9,5…


  • War Machine
    28/03/2013 at 08:51

    Di solito non mi affido alle recensioni o ai voti, però non vi nascondo che ho riso come un pazzo leggendo le recensioni di questi giorni dove i 95 di metacritic e soci fioccavano a gogo. Mi stupisce inoltre, che nei Pro ci sia la longevità…il gioco si finisce in 8-9 ore scarse, ovvero massimo due giorni se ci si dedica appieno. Detto questo, comunque rimane un bel gioco, ma è triste comunque vedere voti così pompati, non nel vs caso per fortuna, per un titolo che poteva offrire molto di più.


  • Sessolose
    10/04/2013 at 17:27

    Finalmente l’ho finito e confermo in pieno quello che ti ho scritto nel mio primo commento: non ho parole per come si possa considerare un “difetto” il non essersi distaccati da quel capolavoro che è bioshock. Certo si sente “puzza” di plasmidi ovunque come dici tu e gli audio-log sono sempre li… Ma sinceramente sono più marchi di fabbrica che altro e ci sono perché in un gioco di Levine certe cose sembra debbano esserci (e funzionano anche bene).
    Ma per il resto: abbiamo una comprimaria interessante e ben gestita, il rampino che rende DAVVERO le sparatorie più emozionanti e varie, nemici accaniti e una trama che se non fa rimanere di stucco per il colpo di scena (come per il capostipite) regala grandi emozioni con personaggi fantastici e un’ambientazione sotto molti aspetti molto più viva e dettagliata di Rapture. Aggiungiamo che la durata è decisamente dignitosa e cosa si ottiene? Un’esperienza da consigliare senza riserve a QUALSIASI GAMER SERIO SULLA FACCIA DELLA TERRA.
    Quindi non venirmi a dire che i due o tre decimi sono stati tolti perché il singolo è uguale a quello di bioshock perché è una fesseria… Se prende 9 e più un qualsisasi Call of Sempre Uguale Duty allora stramerita un NOVE PIENO (o anche più a mio avviso) un gioco del genere.


  • Kazir
    11/04/2013 at 16:49

    Per come la vedo io, che ho giocato BioShock Infinite (pur non avendolo ancora finito. Mi è esploso il PC, nel mentre -.-), dargli un voto più basso sarebbe stato criminale. Infinite funziona, diverte, tanto. Solo, il primo BioShock rimane probabilmente inarrivabile. Nella videorecensione (montata ad arte! :D), ci sono un paio di frasi davvero significative, in cui mi sono riconosciuto. Pare davvero che diverse idee di Levine siano rimaste solo sulla carta. E questo, davvero, è un peccato.
    A ogni modo, esattamente come TMB, non posso far altro che consigliare BioShock a chiunque. E non vedo davvero l’ora di confrontarmi con chi lo ha provato (tradotto: spicciatevi, che c’è di che chiacchierare :)).

    Anche io non vedo l’ora di confrontarmi….Per adesso l’ho bazzicato un paio d’ore nelle quali più che altro ho visto molto ma passivamente e raccolto talune utilità ma senza pugna degna di cotal nome… Mi esprimerò con maggiore cognizione di causa….Ad maiora


  • Kazir
    11/04/2013 at 18:36

    Per come la vedo io, che ho giocato BioShock Infinite (pur non avendolo ancora finito. Mi è esploso il PC, nel mentre -.-), dargli un voto più basso sarebbe stato criminale. Infinite funziona, diverte, tanto. Solo, il primo BioShock rimane probabilmente inarrivabile. Nella videorecensione (montata ad arte! :D), ci sono un paio di frasi davvero significative, in cui mi sono riconosciuto. Pare davvero che diverse idee di Levine siano rimaste solo sulla carta. E questo, davvero, è un peccato.
    A ogni modo, esattamente come TMB, non posso far altro che consigliare BioShock a chiunque. E non vedo davvero l’ora di confrontarmi con chi lo ha provato (tradotto: spicciatevi, che c’è di che chiacchierare :)).

    Anche dall’alto dei miei 21 anni di TGM, non vedo l’ora di darti un responso credibile….ad maiora….


  • Kazir
    20/04/2013 at 22:01

    Finito.
    Ora posso parlare e lo farò in modo semplice: và giocato alla difficoltà più alta perché l’intermedia è ridicola; per un terzo (l’inizio) può risultare noioso; poi recupera e ti ingarra abbastanza; sicuramente ricorda i primi due ma tutto sommato si differenzia; dura abbastanza; penso che in effetti il voto della redazione (8,7) sia congruo……Questo è quanto, semplice e sincero……Bye




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