In quest'ultimo anno abbiamo assistito a un curioso fenomeno, quello del ritorno del 3D, una tecnologia che tanto aveva esaltato (prima di debuttare) e poi deluso (quando è uscita) non so più neanche quanti anni fa, con i ridicoli occhialini con una lente blu e una rossa e che creava un finto effetto tridimensionale grazie allo sdoppiamento cromatico delle immagini. Al punto che la cosa era stata di fatto abbandonata. Fino a poco tempo fa, appunto.
Sono stati fatti notevoli passi avanti, e il treddì ha debuttato con un certo successo anche nelle sale cinematografiche, dove è possibile ammirarlo in film come Viaggio al centro della Terra o il prossimo venturo Ice Age 3. Potevano forse i videogiochi, luogo per antonomasia in cui le tre dimensioni la fanno da padrone da ormai una decina d'anni, rimanere a guardare? Ovvio che no. Ci sono diverse tecnologie attualmente disponibili per creare un'immagine tridimensionale a schermo: una è quella dei cosiddetti
shutter glasses (Wikipedia), scelta da nVidia e Samsung, che nei giorni scorsi hanno presentato alla stampa i risultati dei loro sforzi congiunti. E che il sottoscritto ha lungamente provato su diversi titoli, mettendo a dura prova la pazienza di Luciano, il gentilissimo responsabile di nVidia presente alla postazione di gioco (e che ringrazio pubblicamente anche in questo spazio) ^_____^
Prima di passare alla "prova su strada" vera e propria, vediamo di capire un po' meglio la tecnologia di cui stiamo parlando, e che per funzionare richiede tre due cose: un monitor in grado di gestirla (come il
Samsung SyncMaster 2233RZ presente in esposizione), una scheda nVdia di classe superiore (dalla 8800 GT in su, per intenderci) e gli "occhialini" speciali prodotti da nVidia, i
GeForce 3D Vision. Questa tripletta, che si accompagna ai nuovi driver ForceWare, prende i titoli DirectX 10 (quindi per Windows Vista) e li "converte" in treddì stereoscopico, aggiungendo informazioni sulla profondità degli oggetti presenti su schermo e contribuendo quindi a creare una sensazione di tridimensionalità.
I driver prendono sostanzialmente i dati dei giochi e renderizzano una medesima scena (un singolo fotogramma) per due volte, una per l'occhio destro e una per quello sinistro; ogni immagine è sfasata rispetto alla sua "duale". La GPU manda queste informazioni al monitor 3D, che opera alla frequenza di 120 Hz e mostra i frame pari all'occhio sinistro (0, 2, 4, ecc.) e quelli dispari all'occhio destro (1, 3, 5). GLi occhiali 3D cosa fanno? Si sincronizzano ai frame del monitor aprendo e chiudendo la lente destra o sinistra in fase con esso (quindi a 60 Hz per ogni lente), così da dare all'occhio l'illusione di osservare una scena stereoscopica, dotata di profondità reale.
La novità di questo "pacchetto" sta nel poter operare a livello di driver: ciò significa che non servono patch particolari o chissà quali versioni dedicate per poter beneficiare di questa esperienza. Attualmente, infatti, nVidia ha già garantito il supporto a oltre trecento titoli, con un indice di qualità indicato dalla stessa casa che va dall'eccellente (per titoli più recenti come Burnout o Mirror's Edge) all'accettabile (per roba più vecchiotta).
Gli occhiali funzionano tramite un apposito trasmettitore a infrarossi che si collega al PC via USB, e sono dotati di una batteria che, stando alle specifiche di nVidia, dovrebbe durare 40 ore.