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Botanicula – Recensione

by on 09/05/2012
 
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Amanita Design fa un passo indietro e torna al punta e clicca tout court. Sarà sufficiente per bissare il successo di Machinarium? Scopritelo nella nostra recensione di Botanicula.

Botanicula è l’ultima fatica di Amanita Design, il team ceco responsabile, tra gli altri, di Machinarium e Samorost, due punta e clicca votati al coinvolgimento sensoriale e all’immediatezza dell’esperienza di gioco: puzzle molto lineari, backtracking praticamente assente e situazioni da sgarbugliare, senza diventare matti con inventari stracolmi o botta e risposta strampalati. Se in Machinarium, però, un minimo di logica consequenziale era comunque presente, tanto in Samorost prima, quanto in Botanicula poi, essa è molto limitata. Il più delle volte, infatti, per avere la meglio sull’enigma del momento è sufficiente cliccare su tutto ciò che c’è di “cliccabile” nelle vicinanze. Se questa precisazione può sembrare pleonastica, in realtà ha il preciso scopo di scongiurare il pericolo che un lettore distratto possa confondersi e credere che Botanicula, al pari delle altre avventure grafiche, narri una storia arzigogolata e ritmata da avvincenti sessioni di gameplay. No, ecco… nulla del genere.

Il racconto rimane sullo sfondo e serve più per contestualizzare gli innumerevoli sketch interattivi che per guidare il giocatore nei meandri di una trama complessa o sfaccettata. Al netto di tutto questo, i 150 scenari offerti dal Botanicula sono quanto di più bello la tecnologia Flash possa offrire. È vero, gli screenshot parlano da soli, ma senza averle “toccate” con mano è impossibile comprendere l’altissima qualità delle animazione, degli effetti sonori o delle tante trovate disseminate dagli sviluppatori all’interno del mondo di gioco.

Se pensate che questa immagine sia bella, dovreste vederla in movimento!

L’incipit è molto semplice: uno strano seme, scampato alle grinfie di un parassita, finisce tra le zampe di una squadra di “pessimi elementi” (cit.) che popola i rami di un albero. Uno dei protagonisti, colpito alla testa, ha una visione di un futuro in cui questo seme, finalmente piantato nel terreno, germoglia e prende vita. Detto fatto, per i cinque amici inizia la discesa verso le radici della pianta; un viaggio che li porterà a conoscere una varietà infinita di curiose creature e luoghi tanto bizzarri da essere lontani da qualunque immaginazione possibile.

Date le premesse, è facile intuire che le meccaniche da punta e clicca sono atte a liberare la strada dagli ostacoli che si frappongono tra il livello del suolo e i cinque piccoli avventurieri: un cervo volante che ha smarrito la nidiata ed è deciso a sgomberare la strada solo dopo averla ritrovata; un guscio di lumaca che necessita una spinta per essere utilizzato a mo’ di scala; un fagiolo “lucchettato” pronto a rivelare il suo contenuto segreto solo a chi è in possesso di tutte le chiavi. La varietà delle situazioni affrontabili è invero molto alta e in tante occasioni lo scenario prende vita anche solo grazie al movimento del puntatore. Quasi ogni elemento a schermo, infatti, è passibile di interazione e non è raro il caso in cui, per raggiungere un punto preciso del livello, ci si imbatta, senza volerlo, in fiori che sbocciano quando sfiorati, in foglie che si agitano come mosse dal vento o in minuscoli moscerini che spiccano il volo quasi si fossero spaventati. Nonostante sia fine a se stesso, è inutile negarlo: il risultato è di grande impatto.

Arzigogoli d’autore… peccato solo che finscano in fretta.

Volendo tirare le somme, Botanicula è un prodotto dal design impeccabile e dal concept così originale da meritarsi, anche solo per questo, una promozione senza riserve. Tuttavia, la decisione di non inquadrare il gameplay in una narrazione più strutturata confina il gioco di Amanita Design al mero ruolo di passatempo estemporaneo. Visto il prezzo non proprio contenuto, la scelta di affrontare le quattro ore di Botanicula non può prescindere dalla presa di coscienza che il grado di coinvolgimento dello storytelling è molto lontano dallo standard definito da Machinarium e che, a differenza di quanto successo con quest’ultimo, difficilmente si arriverà ai titoli di coda convinti di essersi cimentati con un capolavoro imprescindibile.

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