
Questa è la storia di una piccola software house che aveva grandi idee. Si era messa in testa di creare un mondo assai particolare e di ambientarci incredibili storie, in una pentalogia che avrebbe dovuto rappresentare un modo molto originale di dar vita a un franchise, senza per questo scadere nella serialità (roba al limite della fantascienza di questi tempi). Si chiamava Oddworld Inhabitants e divenne famosa per aver prodotto, sulla prima PlayStation (e PC), due titoli un po' platform e un po' puzzle, con protagonista uno strano umanoide dalle sembianze anfibie, che sovente usava esprimersi con poche parole e molti peti. Le avventure di Abe furono rivoluzionarie, un po' per l'uso accorto della computer grafica, un po' perché erano davvero due gioconi, difficili, ma ricchi di trovate davvero geniali: all'epoca fecero davvero storia e in particolare divennero un vero e proprio riferimento sulla neonata piattaforma di Sony. Sorprese quindi, in un certo senso, il voltafaccia all'indomani dell'annuncio di PS2, ritenuta troppo complicata da programmare e non in grado di soddisfare le aspettative degli sviluppatori. Certo, c'era anche una Microsoft battagliera e in cerca di esclusive per la sua neonata Xbox, e l'occasione fu troppo ghiotta per rinunciarvi. Arrivò così Munch's Oddysee, che vantava un engine completamente 3D (nel senso di poligoni e texture), introduceva un nuovo personaggio e diverse meccaniche interessanti, seppur non del tutto sviluppate.
Non fu particolarmente amato dal pubblico e, forse anche per questo, gli Oddworld decisero di voltare pagina tre anni dopo, con l'uscita di Stranger's Wrath: nuovo protagonista, il misterioso Straniero e, soprattutto, nuova impostazione di gioco, quasi completamente votata all'azione. Insomma, un vero e proprio FPS, ma con in più la possibilità di passare in terza persona per le fasi di esplorazione. Il tutto immerso in ambientazioni davvero evocative e avvolto da una trama per nulla scontata. Purtroppo Microsoft se ne lavò le mani, troppo impegnata a soffocare nella culla la sua Xbox in preparazione dell'erede a 360 gradi, lasciando la pubblicazioni in mano a una Electronic Arts poco propensa, in quel periodo, a dedicarsi al lancio di nuovi IP. Stranger's Wrath uscì in totale sordina e i risultati al “botteghino” furono davvero miseri, tanto da costringere gli Oddworld a una triste ritirata dal mondo dei videogiochi. Fortunatamente, però, le cose stanno per cambiare, grazie a una piccola ma coraggiosa software house inglese e alla voglia di remake che ormai imperversa un po' ovunque.
I ragazzi di Just Add Water non sono proprio degli sconosciuti, almeno all'utenza PS3/PSP: al loro attivo, infatti, troviamo Gravity Crash, shoot'em up che si rifà ai classici degli anni '80, caratterizzato da una grafica in stile vettoriale e un comparto sonoro davvero notevole. Certo, poca roba se paragonato a un titolo della caratura di Stranger's Wrath, del quale comunque gli sviluppatori non hanno voluto fare un semplice adattamento in alta definizione, bensì un vero e proprio remake, completamente reinterpretato dal punto di vista tecnico.
Le modifiche operate al motore di gioco sono tante e tali da non poter essere classificate come marginali. Anzitutto, ogni singolo personaggio è stato totalmente rimodellato, vantando un numero di poligoni sensibilmente superiore all'edizione originale. Stesse destino è toccato al design di alcuni oggetti, resi più tondeggianti e dettagliati, mentre texture e vegetazione non solo presentano una definizione superiore, ma vantano una densità mai vista prima. Il tutto poi si muove a 60 frame al secondo e solo in sporadici casi si nota un qualche calo, mentre è da elogiare l'estrema pulizia del quadro generale, possibile grazie all'utilizzo dell'antialias di tipo MLAA. Le uniche due promesse mancate sono il supporto per il 3D stereoscopico e quello relativo al Move, non implementate unicamente per motivi di tempo, anche se i JAW hanno promesso un upgrade in merito attraverso una futura patch.
Parlando del gioco in sé, come precedentemente sottolineato, ci troviamo di fronte a un FPS alquanto atipico, piuttosto lontano dalle logiche dei moderni esponenti del genere. Prima di tutto lo Straniero è un personaggio alquanto particolare, parecchio rude nei modi e di certo figlio di quella iconografia tipica dei cacciatori di taglie del selvaggio West. Solo che qua non ci troviamo nelle immense praterie del Nord America, anche se il territorio di Mudos per certi versi le ricorda non poco. Obiettivo ultimo quello di riuscire a catturare il maggior numero di banditi locali in modo da totalizzare ben 20.000 moolah (la moneta locale), cifra necessaria per portare a termine una misteriosa operazione chirurgica al nostro corpo. Spostandoci da una città all'altra, avremo il nostro bel da fare per assicurare alla giustizia i numerosi malfattori presenti nelle vicinanze. Uno stile di gioco che ad alcuni potrà ricordare il recente RAGE: difficile credere che il buon Carmack non abbia preso, seppur in minima parte, una certa ispirazione da Stranger's Wrath, anche se quest'ultimo è un gioco (che ci crediate o meno) assai più profondo e meno banalotto dell'apocalittica visione di id Software.
Non solo la storia viene raccontata con maggiore efficacia e coinvolgimento, ma presenta un vero e proprio colpo di scena intorno a metà gioco, che finisce per modificare alcuni aspetti relativi al protagonista stesso.
È comunque l'arma principale dello Straniero a fare la differenza. La scelta vincente non è quella di proporre al giocatore un numero finito di fucili, pistole e robe simili, bensì di dotarlo della sola balestra, la quale però può essere caricata con dei proiettili alquanto particolari: si tratta infatti di veri e proprio esseri viventi di vario genere, ognuno dotato di caratteristiche e abilità uniche. Abbiamo per esempio i Bolamiti, specie di ragni in grado di paralizzare momentaneamente i nemici (se catturati vivi valgono sempre di più), gli Scoiattoli, in grado di attirare l'attenzione di uno o più ostili, che possono poi cadere in una trappola fatta di Sferoidi, aggressive palle di pelo dotate di una bocca piena zeppa di denti affilatissimi. Non mancano neppure delle velocissime Api, capaci di inseguire un bersaglio anche se in movimento, oppure l'Elettromosca, che si ricarica in pochi secondi ed è in grado di stordire i banditi o attivare meccanismi ad alimentazione elettrica.
Il tutto è studiato in modo da lasciare al giocatore una vasta gamma di scelte, premiando il tatticismo e cercando di rendere l'esperienza quanto meno lineare possibile (anche se lo è, sia chiaro). Sotto questo aspetto Stranger's Wrath è davvero encomiabile e bastano un paio di ore per capire quanto fossero avanti gli Oddworld Inhabitants, tanto da riuscire a mettere in imbarazzo alcuni notissimi esponenti del mondo FPS odierno. Il gioco, inoltre, si dipana per una decina abbondante di ore, senza dover ricorrere a missioni secondarie e, soprattutto, senza annoiare mai.
L'unico aspetto che potrebbe scoraggiarvi è la parziale mancanza di traduzione in merito ad alcune fasi di gioco: se le scene d'intermezzo e i dialoghi principali presentano almeno i sottotitoli, nelle restanti sezioni dovrete affidarvi alla vostra conoscenza dell'inglese parlato per districarvi al meglio. Può capitare, infatti, che occorra parlare con alcuni NPC per avere informazioni o dettagli sulla missione in corso, e se non riuscirete a capire le loro risposte potrebbe essere un problema. Se invece vi siete fatti le ossa a furia di vedere serie TV in lingua inglese, senza dubbio riuscirete a cavarvela e potrete godervi uno dei migliori titoli usciti sul PSN negli ultimi 12 mesi.



















Commento della redazione
Quando prendi un titolo ammantato di gloria come Stranger's Wrath, classica produzione incompresa e fonte di lodi da parte di chiunque ci abbia giocato sulla prima Xbox, è davvero difficile riuscire a deludere le aspettative. Non è invece così scontato che il risultato finale riesca a raggiungere vette qualitative tanto elevate: personalmente, in questi mesi ho messo mano su un gran numero di remake in HD, alcuni davvero eccellenti, altri meno, ma qui siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso, poiché ogni aspetto è stato interamente rivisto, potenziato e migliorato, tanto che lo si potrebbe considerare quasi una riscrittura piuttosto che un restauro. Un trattamento meritatissimo per lo sfortunato FPS di Oddworld Inhabitants, che finalmente trova la sua giusta collocazione in questa generazione di console. Ci sono voluti quasi sette anni, ma meglio tardi che mai. Ora sotto con gli altri remake, amici di JAW, perché mi è tornata una gran voglia di giocare con Abe!