Da un film di animazione tutto sommato dedicato ai più piccoli (ma anche ai grandicelli, via...) non poteva non scaturire un tie-in che ne seguisse la trama e che ne sapesse catturare lo spirito giocoso e ballerino. Ve lo dico subito: Happy Feet 2 non è certo un tie-in che rimarrà nella storia dei videogiochi, e comunque non è che ne ricordi molti di titoli che nascano come trasposizioni ludiche di una pellicola e che possano contemporaneamente fregiarsi della nomea di capolavoro. L'impresa è in genere ardua, visto che quelle che ci troviamo tra le mani sono spesso produzioni dal basso budget, non certo in grado di competere con i best seller che fanno capolino sugli scaffali in ogni momento dell'anno. Tuttavia, Happy Feet 2, nella sua semplicità e nonostante i palesi difetti, è un gioco più che discreto e capace di far divertire per qualche ora, il che è un pregio non da poco, viste le aspettative.
Giacché il lungometraggio tratta di pinguini ballerini, lo sviluppatore non poteva esimersi dal mettere nel calderone una componente spiccata di rhythm-game. Ridurre però a questo la descrizione di Happy Feet 2 sarebbe davvero riduttivo: il tie-in in questione, difatti, è anche una sorta di puzzle col vestito da platform. Ciò che viene richiesto al giocatore è di raggiungere l'uscita di una serie di livelli, raccogliendo i pinguini sparsi in giro per la mappa e aprendosi la strada sfruttandone le peculiarità. Giusto per fare un esempio, una volta trovato un pinguino imperatore diventa possibile eliminare blocchi rocciosi altrimenti indistruttibili. I livelli pullulano di note musicali da raccogliere e che possono essere sfruttate come moneta di scambio per acquistare diversi brani di accompagnamento. Seppur questo possa sembrare un aspetto secondario, non dimenticatevi che poche righe fa vi ho scritto che Happy Feet 2 è anche un rhythm-game: è proprio sulle note del brano scelto a inizio livello (e tamburellando a tempo su uno dei pulsanti del joypad) che dobbiamo esibirci continuamente per raccogliere tutte le note. Di tanto in tanto vanno affrontati alcuni boss che devono essere sconfitti in un mini-gioco dal sapore musicale, dove i quattro pulsanti principali vanno alternati a tempo, seguendo lo spartito mostrato a video. A spezzare un po' il triumvirato platform/rhythm/puzzle intervengono di tanto in tanto gli eventi Corsa, in cui il nostro protagonista Mambo si lancia in discesa lungo un percorso ghiacciato, assieme al compagno di merende Ramon.
Come detto, Happy Feet 2, pur non mostrando nulla di nuovo, si è rivelato un videogioco ben oltre il decoroso. Il design dei livelli, ad esempio, pur nella sua parziale linearità, incentiva l'esplorazione alla ricerca dei segreti, delle note dorate nascoste e di tutti i pinguini presenti. Non si tratta certo di una sfida in grado di impensierire il videogiocatore scafato (il target di riferimento è comunque il piccolo neofita): tuttavia, il tempo scorre piacevolmente, fosse anche solo per soddisfare l'animo da completista che, in misura diversa, scorre nelle vene di ciascuno di noi. Va detto che, alla lunga, le soluzioni a livello di level design tendono a ripetersi, spianando ulteriormente la già non impervia strada verso i titoli di coda. Le sessioni ritmate con i boss e le pseudo-corse rappresentano gli unici momenti in cui l'adrenalina entra vigorosamente in circolo, laddove, più che il ragionamento, può il riflesso e l'istinto.
Anche dal punto di vista tecnico, Happy Feet 2 non stupisce, ma nemmeno delude. La monotonia dell'ambientazione polare (bianco, ghiaccio, neve... stop) è parzialmente mitigata da un buon sistema di illuminazione che ne caratterizza il look, ora in piena luce, ora con il sole arancione al tramonto, ora ancora nella cupezza di una giornata uggiosa. Nei primi piani, che si sprecano principalmente durante le sessioni ballerine, è anche possibile ammirare un fur-effect piacevole e – in generale – un discreto dettaglio nella realizzazione dei personaggi, sempre e comunque rapportati al budget non stratosferico che è stato messo a disposizione dello sviluppatore. Se proprio, il difetto imperdonabile a livello tecnico riguarda la gestione automatica della telecamera, che non solo non è liberamente ruotabile, ma che ogni tanto decide di mettersi in posizioni lontanissime rispetto allo svolgersi dell'azione, soprattutto quando si affronta l'avventura in compagnia di un secondo giocatore umano (Happy Feet 2 supporta il co-op per due giocatori in locale... non ve lo avevo ancora detto?).



















Commento della redazione
Una cinquantina di euro rappresentano forse un obolo eccessivo per un tie-in decoroso, ma che di certo non passerà alla storia. Ciò premesso, Happy Feet 2 fa il suo e si lascia giocare, ancor di più se affrontato in coppia con il figlioletto o il fratellino di turno, a patto di saperlo prendere come un diversivo piacevole tra una sessione e l'altra di Star Wars: The Old Republic. Il buon mix tra rhythm e puzzle/platform garantisce un minimo di varietà, anche se - alla lunga - il gioco ripropone bene o male quei quattro o cinque schemi consolidati a livello di design e poco altro. Peccato per la gestione un po' insulsa della telecamera, che a tratti mette alla prova anche il limite delle persone più pazienti.