NeverDead non è esattamente il blockbuster più atteso degli ultimi anni, diciamoci la verità, ciò nonostante ho sempre trovato in questo gioco un qualcosa di accattivante. Non per altro, ma la prima volta che mi sono imbattuto nel trailer di questa produzione targata Rebellion ho avuto la sensazione che potesse essere una “bella scemata”, uno di quei titoli che, pur senza grandi pretese, poteva comunque strappare qualche soddisfazione. Vedere il protagonista squartato, mutilato e più in generale fatto a pezzi, e ciò nonostante in grado anche di combattere senza le gambe o con un solo braccio, mi sembrava un'idea almeno originale, nella sua intrinseca follia. Ma un video racconta sempre e solo una parziale verità e, come quasi sempre accade, la delusione non di rado è dietro l'angolo.
Partiamo dal principio. Cos'è NeverDead? Se volessi bollarlo in quattro e quattr'otto mi basterebbe definirlo un incrocio fra Devil May Cry e Shadow of the Damned, senza la complessità di mosse del primo e neppure il carisma del secondo. Il protagonista è Bryce Boltzmann, un cacciatore di demoni che, dopo aver tentato di affrontare il potente Astaroth con la moglie, si è ritrovato improvvisamente vedovo e con una maledizione modello vampiro: l'immortalità. Che sfortuna, eh?
La trama riprende cinque secoli dopo il nostro scontro con il signore dei demoni, in una moderna metropoli, a quanto pare preda di attacchi piuttosto violenti da parte di creature infernali di vario genere. Il nostro compito, essendo affiliati a una sorta di agenzia che risolve situazioni dell'altro mondo, sarà quello di rispedire mostri e affini al loro paese. Al nostro fianco troveremo una biondina piuttosto irascibile, tale Arcadia Maximille, che ci seguirà per quasi tutte le nostre scorribande, influenzando poco e niente gli esiti del gioco, considerata la sua scarsissima intelligenza artificiale (infatti più volte toccherà farla resuscitare).
Facile perdere la testa per una bambola del genere... il difficile è riattaccarsela al collo.
Per fortuna Bryce ha dalla sua questa incredibile facoltà che gli permette di continuare a vivere anche se fatto a pezzi: può perdere entrambe le braccia, le gambe, persino la testa (che rotolerà in giro allegramente), e nonostante ciò riuscirà comunque a muoversi, in una qualche maniera. Certo, senza arti le cose si complicano, perché zampettare su una sola gamba non è esattamente comodissimo, mentre perdere un braccio limita la possibilità di fuoco, visto che di base è possibile sparare con due armi contemporaneamente. Gli arti, però, possono essere raccolti rotolandoci sopra, cosa che può dare vita anche a bizzarre (e disturbanti) combinazioni. Se poi l'indicatore che fa capo ai nostri poteri di rigenerazione sarà pieno, potremo ritornare tutti interi, perché va bene tutto, ma spostarsi sotto forma di testa o con il solo torso è mediamente terribile. Non tanto per la condizione in sé, ma per l'oscena telecamera, che fa di tutto per impedirci una visuale corretta, nel tentativo disperato di passare fra nemici d'ogni risma, muri, alberi e vegetazione, che sarà poca, ma quando c'è, vorresti morire. Sul serio.
Il problema è che più si va avanti nel gioco e più è probabile finire decapitati, anche perché per risolvere alcuni (banalissimi) puzzle occorrerà strapparsi letteralmente la capa dal collo, per lanciarla attraverso tubi e condutture. Il cranio rotolante, per quanto simpatico, non è però così tanto immortale, ed è infatti il punto debole di Bryce. Del resto i Rebellion dovevano trovare un modo per giustificare il game over di un immortale, e non hanno trovato nulla di meglio se non mettere in giro per i livelli queste maledettissime creature sferoidali e peduncolose: ogni volta che avranno a tiro il nostro bel crapino, tenteranno di aspirarlo come neanche il Folletto della Vorwerk. Se dovesse verificarsi questa sventurata ipotesi, l'unico modo per salvarci dalla digestione eterna sarà quello di affrontare un minigioco geniale, roba mai vista prima: bisognerà - pensate un po' - premere un tasto nel momento in cui una barretta gialla e un quadratino si troveranno sovrapposti. Evviva.
In NeverDead ne ferisce più la spada che la penna... garantito!
Tolta questa meccanica dello smembramento/rigenerazione, il gioco non è altro che un normalissimo sparatutto in terza persona, senza nessuna opzione di copertura fra l'altro. I combattimenti sono caotici e quasi a senso unico: ogni area racchiude un certo quantitativo di nemici da far fuori, ma in particolare bisognerà distruggere delle specie di bocche giganti che non smetteranno di sputare fuori nuove creature. In tal caso sarà meglio affidarsi all'arma secondaria, una spada la cui gestione è affidata allo stick analogico destro: scelta originale, ma tutt'altro che comoda. Inoltre, le mosse eseguibili sono pochissime ed è davvero difficile capire quando si sta davvero colpendo un nemico. Vista la scarsa affidabilità dell'arma bianca, bisognerà impugnare pistole, mitra e fucili vari per difendersi, ma in questo caso toccherà stare attenti al numero di proiettili a disposizione, che tendono a esaurirsi molto in fretta. Inoltre, alcuni nemici sono quasi immuni al piombo delle pallottole, costringendoci a numerosi scambi fra spada e armi da fuoco. In questo turbinio di lame e proiettili, il fondale per una volta non ha solo un ruolo estetico, tanto che in diversi frangenti si possono distruggere elementi architettonici di varia natura, con l'idea di farli precipitare sui nostri nemici.
Bryce può potenziarsi acquistando nuovi poteri e abilità (velocità, potenza di fuoco, arti esplosivi, etc.) previo scambio di XP, classici punti esperienza che si accumulano falcidiando demoni e raccogliendo delle particolari pietre rosse sparse nei livelli. Peccato che i game designer abbiano deciso di implementare un sistema di slot (pochi a dir la verità) che limitano in maniera sostanziale l'utilizzo dei power-up, anche perché molti di questi occupano 3 o 4 posti, su una dozzina a disposizione. Certo, si possono incrementare, ma di pochissimo. Questo costringe spesso a fare avanti e indietro fra i menu per togliere o mettere una determinata miglioria, anche perché non sono previste configurazioni multiple.
Ecco un momento in cui Bryce avrebbe voluto essere più... in gamba.
Infine, un'ultima nota dolente: il livello di difficoltà completamente random. Non si può certo dire che NeverDead sia un titolo complessissimo, che invero tende a sfiancare il giocatore con continue ondate di nemici (sempre gli stessi fra l'altro) e attacchi che sembrano studiati più per tediare che non a imporre un livello di sfida più alto. La fase finale, purtroppo, porta alla luce tutti i limiti dell'unica meccanica interessante del gioco, lo smembramento. Ci si ritrova costantemente fatti a pezzi ed è frustrante constatare quanto tempo si perda a ricomporsi, tramutando uno dei pochi aspetti originali di questa produzione nel suo tallone d'Achille.
Un'occasione sprecata insomma, che poteva essere sfruttata infinitamente meglio, ma così non è andata. Son cose che succedono...


















Commento della redazione
Non mi meraviglierei se scoprissi che NeverDead ha subito un'infinità di cambiamenti durante lo sviluppo, perché in più di un occasione mi è sembrato alquanto sconclusionato, poco rifinito, con alcune idee buttate lì con poco interesse e senza troppo entusiasmo. Essere fatti a pezzi e lanciare la testa (o le braccia) sono cose spassose per qualche minuto, dopo di che diventa solo l'ennesimo aspetto poco approfondito e alla fine ci si rende conto che essere smembrati è solo un altro modo di rappresentare la classica barra dell'energia. Un modo originale, è vero, ma sfortunatamente non riesce a sorreggere il peso di un gioco ripetitivo, a tratti frustrante, e più in generale poco ispirato. Non è una titolo orrendo, ma poteva e doveva essere sviluppato meglio. Così rimane solo un mix di vari generi, nessuno dei quali particolarmente invitante.