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01/06/2012 12:50
 

Resistance: Burning Skies - Recensione

PSVita   genere: FPS  
A cura di
tmb
I nostri voti
PSVita
5.9
 
 
 
 
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Gioco d'esordio ai tempi del tormentato lancio di PlayStation 3, Resistance si è fatto subito notare per il suo gameplay alquanto impegnativo (vedi energia assai limitata) e una serie di armi originali, quanto variegate. Che poi il gioco in sé non fosse un capolavoro è ormai assodato, ma di certo proponeva una sfida notevole e soprattutto una realizzazione tecnica quasi esemplare a livello di pulizia di codice, roba che sulla console Sony si è vista in titoli analoghi assai di rado nei primi anni. Poi è arrivato un seguito che doveva essere un colossal, sfiancato però da una giocabilità traballante e alcune scelte di game design piuttosto discutibili (come lo scontro con l'enorme Leviatano, davvero pessimo). Ma, perché c'è sempre un “ma” in ogni storia che si rispetti, è con il terzo capitolo che le cose hanno preso una piega assai diversa, con l'introduzione di elementi survival e un'atmosfera davvero favolosa, in grado di rivaleggiare con i capisaldi del genere. Un titolo a mio avviso imperdibile, caratterizzato da una buona storia, una lodevole varietà di situazioni e in grado di tenere il giocatore sempre sulle corde, senza mai ammorbarlo in inutili scontri tutti uguali.

L'esordio su PS Vita di questa saga era quindi parecchio atteso dagli appassionati, che speravano di ritrovare lo stesso livello qualitativo, anche se io mi sarei accontentato di una versione rivista e corretta di Retribution, che su PSP aveva decisamente il suo perché.

Io ve lo dico, quell'arma lì non va proprio bene per questo mostro.
 
Burning Skies
è ambientato a cavallo fra il primo e il secondo capitolo, durante la fase iniziale dell'invasione Chimera a danno degli Stati Uniti. Così, mentre New York brucia sotto il bombardamento nemico, un eroico pompiere (tale Tom Riley) si erige a salvatore dell'umanità e, tanto che c'è, pure della sua famiglia. Non sarà ovviamente un compito facile facile, vista la quantità mostruosa di nemici con cui dovrà confrontarsi, alcuni dei quali davvero enormi. Ma chi ha giocato a un Resistance qualsiasi queste cose le sa benissimo, del resto siamo pur sempre di fronte a uno sparatutto in prima persona che non lascia adito a chissà quali varianti sul tema.

La differenza sostanziale, rispetto al gioco uscito su PSP (che però era un TPS), è in questo caso meramente legata a una questione hardware: parlo ovviamente di quel benedetto secondo stick analogico, anelato giustamente per anni e - a mio modo di vedere - una delle caratteristiche davvero in grado di fare la differenza rispetto a qualsiasi soluzione concorrente. E non mi venite a raccontare che con i touch screen si possono emulare esperienze simili, perché il feedback tattile non è neanche lontanamente paragonabile. La predisposizione di PS Vita agli FPS è quindi ben più che una supposizione, ma se il software non è all'altezza, non c'è dual stick che tenga. Sfortunatamente Burning Skies è un po' una summa di tutto quello che non si dovrebbe fare per realizzare un gioco del genere, almeno uno di quelli destinati al mercato del 2012.

Del resto, non ci vuole molto per rendersi conto di quanto sia limitata e limitante la giocabilità di questa fattezza di casa Nihilistic, un team fra l'altro non particolarmente noto per le sue produzioni passate. Se da un parte il sistema di controllo funziona egregiamente (una volta fatta la mano ai piccoli e sensibili stick analogici di PS Vita), sono le componenti touch quelle meno convincenti. Basate su gesture di vario genere, sono quasi sempre legate al fuoco secondario delle armi o al lancio delle granate: a parte quest'ultimo caso, però, appaiono quasi sempre molto forzate e costringono a mollare i comandi fisici in molti casi, anche perché lo schermo della console è molto grande e se avete bisogno di colpire un nemico che sta in mezzo al display, molto difficilmente ci arriverete allungando il pollice... Inoltre è praticamente ignorata la superficie touch posteriore, che può essere giusto utilizzata con un doppio tap per abilitare la corsa. Peccato che all'atto pratico risulti tutt'altro che comodo, tanto che è preferibile usare l'equivalente funzione mappata sulla croce digitale. Forse bisognerebbe spiegare agli sviluppatori che il touch non è una di quelle cose di cui non si può fare a meno e che, magari, andrebbe implementato solo quando ha davvero una ragion d'essere.

Certi Chimera sono davvero impressionanti.
 
Non è comunque solo una questione puramente tattile, poiché in diversi altri aspetti questo Resistance non funziona proprio benissimo. Le armi, per esempio, da sempre un cavallo di battaglia della serie, non sono state sfruttate a dovere, con un farraginoso processo di potenziamento relegato a dei particolari cubi alieni. A parte il fatto che si possono abilitare non più di due power-up alla volta, questi risultano scarsamente entusiasmanti e lontani dall'idea di base originale (dove la crescita dell'arma era determinata dal suo utilizzo).

Il gameplay in sé non è neppure così malvagio, ma se pensiamo al livello degli FPS odierni, è difficile non considerare l'intera struttura di gioco un filo démodé. Non si può proprio soprassedere sui combattimenti a ondate con pochissime varianti, sui boss poco ispirati, sul sistema di cover che funziona una volta su dieci e sull'intelligenza artificiale random della nostra compagna d'avventura (che fra l'altro “spawna” qua e là fin troppo spesso), ogni tanto precisissima, ogni tanto completamente incapace di colpire un Chimera a mezzo metro di distanza. Un'altalena qualitativa che si rispecchia tale e quale nel comparto tecnico, a volte sorprendente per la modellazione di certi mostri (vedi alla voce Abominio), altre poco entusiasmante in quanto a texture e dettaglio grafico, più da gioco PS2 che PS3. Pessimi poi i filmati d'intermezzo, compressi all'inverosimile e senza alcun motivo, considerato lo stile minimalista utilizzato per raccontare la storia. Forse Sony avrebbe dovuto relegare l'esordio di una IP così importante a un team più preparato, perché quel che emerge, alla fine della fiera, è un'evidente mancanza di talento e d'ispirazione, che minano Burning Skies fino alle sue radici.

 
Commento della redazione

Quando un grosso titolo viene trasmutato in versione “portatile”, il peggior rischio è quello di realizzare una pallida imitazione dell'originale, deludendo su tutta la linea. Ci sono pochi team in grado di portare a casa un risultato ineccepibile (mi vengono in mente giusto i Ready at Dawn con i loro due God of War su PSP), tanti invece si perdono per strada e alla fine confezionano un prodotto molto distante dalle aspettative. Burning Skies non fa eccezione, essendo un sunto del “vorrei ma non posso”:  da un lato vuole a tutti i costi dimostrare che su PS Vita è possibile replicare l'esperienza di un vero FPS, dall'altro pecca di ingenuità sotto diversi punti di vista. La campagna è davvero poco ispirata, lunga non più di 6 ore e con fastidiosi picchi di difficoltà dovuti più che altro a un game design molto legnoso. Anche se non è quel gioco osceno dipinto da certe recensioni, non si può negare che questo sia senza dubbio l'episodio di Resistance meno riuscito di sempre. E non è proprio un bel biglietto da visita...

pro

  • Un FPS portatile senza compromessi hardware

  • Tecnicamente ha qualche picco notevole

contro

  • Pecca di varietà e situazioni

  • Trama poco ispirata

  • Controlli touch più che altro fastidiosi

 

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