Non è davvero il caso che mi metta a ripetere, una per una, le caratteristiche di Max Payne 3, già analizzate con competenza dal mitico tmb per lo storymode e per il multiplayer su PS3 e Xbox 360. Questo perché il gioco non solo è esattamente lo stesso a livello di dinamiche e contenuti giocabili, ma è anche in grado di offrire la stessa quantità di divertimento su tutte le piattaforme, grazie a un gameplay duttile e a un certosino lavoro di rifinitura su hardware e controlli. Il poliziotto più famoso del videoludo inanella acrobazie balistiche senza pari su qualsiasi macchina da gioco, circondato da una delle migliori vesti grafiche di questa generazione di videogame. Su PC, poi, il godimento è pari solo al dolore di Max.
Quanto detto fin qui non deve far pensare alla perfezione assoluta. Rockstar ha avuto l'ardire di aggiungere diversi dettagli intorno al personaggio, senza con questo toccare la sua storia personale: purtroppo, però, la perfetta costruzione drammatica del primo capitolo, opera di un artista del livello di Sam Lake, rimane irraggiungibile (personalmente, tuttavia, ritengo questo capitolo complessivamente migliore, rispetto al secondo episodio. Bestemmia?) e fa apparire meno incisivo il nuovo intreccio, comunque valido e sceneggiato con cura. Oppure, se prendiamo le lievi sbavature del gameplay, tra i potenziali difetti di Max Payne 3 emerge l'imprecisa gestione della feature “last chance”: quando spara da terra, prossimo alla morte, Max non è sempre in grado di rispondere al fuoco, per esaurimento munizioni o per la frapposizione di un pezzo di scenario, ma la sequenza va comunque avanti fino in fondo, quasi beffarda nella sua imperfezione.
Tali magagne quasi spariscono, però, di fronte alla compiutezza dell'opera: Max Payne 3 splende nelle caratteristiche classiche del personaggio, dal bulletime allo shootdodge, nella resa estetica debitamente stilosa, nelle IA e ancor di più nell'eccezionale qualità delle animazioni, frutto dalla lunga collaborazione tra Rockstar e Natural Motion. Certo, ogni tanto è possibile imbattersi in qualche folle reazione fisica, con contorsioni e corpi che si ribaltano all'improvviso, ma si tratta pur sempre del risultato più alto mai raggiunto nella rappresentazione delle movenze umane in un videogioco (in tempo reale, dunque, laddove il cinema ha tutto il tempo di truccare le carte).
Mira assistitaaaaa, la senti questa voceeeee...
Bene, ora prendete tutti questi pregi, soprattutto quelli a carattere tecnico, e spediteli nel regno delle altissime risoluzioni, dei più potenti processori, delle memorie e delle schede video dedicate. E, mi raccomando, eseguite l'operazione senza pensare alle scarse prestazioni che hanno afflitto GTA IV e L.A. Noire su PC: Max Payne 3 vola via fluido sulla gran parte delle macchine assemblate (con coscienza e amore) negli ultimi 2 o 3 anni, grazie a caratteristiche dedicate a ogni “scaglione” delle DX, ovviamente con la massima punta qualitativa nell'undicesima versione delle librerie. Per quel che mi riguarda, ho spinto al massimo il gioco su un multi-processore di fascia medio-bassa (i5 a 2.7 Ghz), 4 GB di RAM e un'onesta scheda video (GeForce GTX 570), senza incontrare problemi di sorta: in queste condizioni il gioco difficilmente supera la soglia degli 80 fps, come invece avviene in DX9, ma tesselation e FXAA lavorano comunque in modo consono e preciso, aggiungendo dettagli e morbidezza d'immagine senza pesare troppo sulla fluidità. A queste attenzioni gli utenti Nvidia possono aggiungere il pieno supporto su 3D Vision e sulla modalità surround, con risultati che ho potuto verificare personalmente nel primo caso, con notevole godimento.
Pollice alto anche per la conversione dei controlli: in particolare, l'eliminazione degli aiuti per la mira via mouse riporta il livello di difficoltà sugli standard medio-alti visti su console, almeno dalla modalità “difficile” (quella che serve per sbloccare tutte le opzioni dello storymode) in poi. Per lo stesso motivo, in ambito multiplayer diventa ancora più importante la scelta fra partite con mira manuale o semi-assistita, rispetto alla controparte console, perché la differenza di stile dei combattenti si fa davvero abissale.
La peculiare componente multigiocatore, peraltro, mostra gli stessi pregi e le stesse “onorevoli” limitazioni: l'ambiente competitivo di Max Payne 3 non può essere paragonato ai più famosi mostri del frag, specie su PC, ma riesce comunque a divertire in modo intelligente, anche per lungo tempo, con le sue caratteristiche “narrative” e la sua orgia di personalizzazione sul giocatore e le squadre. È un contorno di lusso, insomma, che va ad arricchire una prima portata già eccezionale, a prescindere dalla piattaforma.


















Commento della redazione
Più volte Rockstar ha sottolineato lo sviluppo separato di questa versione di Max Payne 3, e così la debita attenzione alla “madre di tutte le piattaforme”. Una volta tanto, però, un simile proclama è stato rispettato fino in fondo, segnando il punto di svolta nel rapporto fra la casa americana e le conversioni PC: non solo Max Payne 3 gira fluido su un notevole numero di macchine, con opzioni grafiche largamente scalabili, ma riesce anche a sfruttare a dovere le primizie (appena percettibili, per la verità, senza uno schermo debitamente ampio) offerte dall'ultima generazione di schede video. Per il resto, il gioco è esattamente lo stesso, nelle sue caratteristiche migliori come nelle perdonabili sbavature. Dunque è un gran bel pezzo di software, non c'è che dire.