Inversion è uscito già da un mesetto negli Stati Uniti e non è che sia stato accolto benissimo dalla critica, tanto che nei sempre più inutili aggregatori di voti il titolo di Saber Interactive non riesce a raggiungere nemmeno la sufficienza. Tuttavia, credo personalmente che si sia fatto un eccessivo disfattismo, probabilmente a causa del fatto che tutto il discorso sulla gestione della gravità non si è rivelato quella grandissima idea rivoluzionaria (ehm) che avrebbe dovuto dare una spinta decisiva alle sorti del gioco. Eppure Inversion, nel suo essere uno sparatutto in terza persona abbastanza becero e ignorante, funziona in modo più che decoroso, nonostante alcune limitazioni evidenti. Ma andiamo con ordine.
Come già dovreste sapere, la storia tutt'altro che originale vede la città di Vanguard City invasa improvvisamente da una sorta di popolazione aliena sul barbaro andante, che si fa chiamare Lutadore. Questi simpatici e oltremodo educati invasori hanno la capacità di giocare con la gravità, non solo mettendo sottosopra l'arredo urbano attraverso zone in cui questa scende a zero, ma anche ruotando di 90° la spinta che tiene attaccati alle superfici. In questo contesto un po' confusionario, vestiamo i panni del poliziotto David Russel, accompagnato dall'inossidabile collega Leo Delgado. La storia, narrata in modo tutto sommato piacevole ed empatico, vede il nostro eroe partire alla ricerca della figlia rapita dai Lutadore: non un salvatore della patria, dunque, ma un padre che fa di tutto per riunire quel che resta della propria famiglia; se poi, in tutto il marasma, ci scappa anche di salvare il genere umano, beh... tanto meglio.
Inversion – ormai lo avrete intuito – nel suo essere TPS è un clone in tutto e per tutto di Gears of War. La differenza sta, appunto, nella presenza delle varianti gravitazionali, che intervengono di tanto in tanto a rimescolare un po' le carte in tavola. Diversamente da quelle che erano le aspettative, nella maggior parte dei casi i modificatori gravitazionali intervengono in determinate situazioni e non possono essere maneggiati direttamente dal giocatore. Ecco quindi che, attraversando un pezzo di livello con i piedi ben piantati a terra, ci si trova a dover superare una bolla a gravità zero, lanciandosi da un appiglio all'altro (faticosamente, e con un sistema di controllo assolutamente non amichevole) come se si fosse nello spazio. Oppure, muovendosi vicino alla parete di un edificio, può capitare di imbattersi in una sorta di imbuto che trasforma il muro del palazzo nel pavimento ove camminare. Si tratta di varianti che hanno un discreto senso a livello di level design, anche se si ha sempre l'impressione che non siano state sfruttate secondo le potenzialità che una struttura del genere avrebbe potuto esprimere a briglie più sciolte. Per dire, la linearità di molti livelli fa si che i nemici si trovino comunque sempre di fronte a noi (anche se, magari, stanno camminando su un muro), appiattendo un po' l'esperienza di gioco; il discorso sarebbe stato diverso se si fosse sfruttata l'occasione per creare livelli più avvolti su se stessi, così da aver dovuto tenere d'occhio cosa fosse accaduto anche sopra, dietro e sotto il nostro duo di poliziotti incazzati.
Volavolavolavola, l'Ape Maya!
A ogni modo, oltre a questi passaggi obbligati il nostro David può sfruttare le proprietà del Gravlink, una sorta di pistolone gravitazionale che permette di sollevare e muovere oggetti via via sempre più pesanti, mano a mano che si prosegue nell'avventura e si conquistano upgrade. Anche in questo caso, il level design abbastanza piatto impedisce all'oggetto in questione di sprigionare tutto il suo potenziale: nella maggior parte dei casi in cui l'uso non è obbligato, la struttura abbastanza rigida degli scenari non consente quindi di dare sfogo alla fantasia.
Se il fatto gravitazionale non è che sia questo granché, la parte tipicamente TPS è piacevole e si lascia giocare senza troppi patemi. Le armi, pur non eccellendo in personalità e originalità, consentono comunque di variare un minimo l'approccio. Le coperture fanno il loro dovere e il fatto che alcune siano distruttibili spinge il giocatore a cambiare spesso posizione, senza arrugginirsi in posizioni di arrocco; anche perché i nemici sono spesso dotati di Gravlink, che usano per sollevare David da terra e portarlo allo scoperto qualora il nostro eroe restasse per troppo tempo inchiodato dietro a un riparo. Ciò che è veramente rotto, come vi ho accennato poco sopra, è il sistema di controllo e coperture nelle fasi a gravità zero, dove Inversion dorrebbe dare quello sfizio in più e dove invece fallisce miseramente, visto che la gestione del personaggio è talmente farraginosa che conviene sempre liberare la zona da fermi, piuttosto che volteggiare da una parte all'altra come avrebbero voluto gli sviluppatori.
Parliamo ora del comparto tecnico. Il motore grafico proprietario ha pregi e difetti abbastanza evidenti. Tra i primi, una buona visione d'insieme e un frame rate non granitico, ma comunque sufficientemente stabile. Tra i secondi, un dettaglio sulle texture troppo basso per essere accettato nel 2012 senza storcere un po' il naso e animazioni a tratti un po' legnose nelle fasi prettamente action (meglio, invece, nelle scene d'intermezzo, realizzate con lo stesso Saber 3D Engine). Il doppiaggio in lingua inglese, con sottotitoli in Italiano, è efficace nel rendere sia la convinta tensione di un padre che non si vuole arrendere di fronte a un nemico apparentemente imbattibile, sia la sbruffonaggine da duro di un compagno di viaggio che riesce a fare da spalla in modo abbastanza convinto nelle 7/8 ore che servono per arrivare in fondo alla storia. Il multiplayer? Divertente nelle prime due ore, e successivamente dimenticabile in ogni sua forma.


















Commento della redazione
Inversion non sarà un capolavoro, ma non è nemmeno quella porcheria dipinta dai media statunitensi al momento della sua uscita sul suolo americano. Il titolo di Saber Interactive inciampa proprio su quello che avrebbe dovuto essere il suo punto di forza, ovvero la mutazione della gravità a uso e consumo del gameplay. Tuttavia, quello che resta è un TPS ben oltre il decoroso, spesso divertente e narrato sufficientemente bene. Si fosse chiamato Gears of Inversion, sono abbastanza sicuro che l'accoglienza non sarebbe stata così tiepida... ah, il potere del marketing!