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12/07/2012 15:18
 

The Dark Eye: Chains of Satinav – Recensione

PC   genere: Avventura grafica  
A cura di
Simona Maiorano
I nostri voti
PC
7
 
 
 
 
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Avete presente i maglioni natalizi con le renne? Il film Il diario di Bridget Jones insegna che la gente si divide in due tipologie: quelli che li indossano – e disgraziatamente li regalano pure – con orgoglio, e quelli che alla loro vista provano una vasta gamma di sentimenti negativi quali imbarazzo, ribrezzo e improvvisi attacchi di piromania.

L’orgoglio nazionale è un po’ come questi maglioni, con la differenza che, non importa quali decorazioni natalizie ci si porti addosso, chi vince sembra sempre tanto figo, mentre chi perde è il male assoluto. Al primo caso appartiene Daedalic Entertainment, sviluppatore ormai non più emergente che sul suolo tedesco ha raccolto contributi, premi e plausi per The Whispered World e A New Beginning. Lasciamo perdere il discorso sugli incentivi all’industria videoludica, che meriterebbe una disamina complessa e articolata, e focalizziamoci sulla valorizzazione delle risorse; in particolar modo dell’universo di Das Schwarze Auge, The Dark Eye nella versione inglese, il gioco di ruolo cartaceo tedesco che ha ispirato Chains of Satinav, oltre alla serie Drakensang.

L’avventura ha luogo proprio nel continente di Aventuria, noto ai giocatori di Uno sguardo nel buio come Atlantide, e narra la storia di Geron, un giovincello segnato da un passato di cui non ha colpa ed evitato perché figlio di una strega. Quella di Chains of Satinav è la storia del suo riscatto morale e della scoperta della forza interiore che gli consentirà di affrontare un’oscura maledizione. È proprio il caso di parlare di forza, di poteri per la precisione, perché Geron, grazie all’incontro con la fata Nuri, è in grado di ricomporre e distruggere gli oggetti. Una caratteristica, questa, che consente di manipolare gli elementi dell’inventario, pur se con qualche inevitabile limitazione. Per esempio, non si può distruggere un muro, ma piuttosto un vaso per distrarre un Personaggio Non Giocante. Si tratta di una modalità alternativa per interagire con gli oggetti che fa un po’ il verso al genere GdR cui Chains of Satinav si ispira. Ancor più evidente è la struttura a quest dei vari obiettivi di gioco.

Takai -Takai - Karrka... ma smettila!
 
Tali aspetti contribuiscono a dare al titolo di Daedalic Entertainment un’impronta più dinamica e marcata, anche se non particolarmente originale soprattutto per quanto riguarda la trama. I personaggi incarnano i classici stereotipi fantasy: a chi piace il genere non sembrerà un difetto, infatti non lo è, però, rispetto ad altre produzioni dello stesso sviluppatore, Chains of Satinav è meno incisivo proprio sotto il profilo narrativo, pur risultando un’esperienza gradevole. Complice di questo è l’aspetto estetico: i disegni sono realizzati a mano e in alta definizione, e ricordano le atmosfere dei libri di fiabe dei fratelli Grimm. Credo che non sia un caso, dato che siamo di fronte all’avventura più classica di Daedalic. Lo stesso sistema di controllo non introduce novità che disorientino il giocatore: attraverso il mouse s’interagisce con i PNG e le ambientazioni, da cui si possono ricavare informazioni, raccogliere oggetti o impiegarli con altri elementi presenti sullo scenario. Gli enigmi sono basati essenzialmente sugli oggetti e Chains of Satinav offre ai principianti una serie di strumenti che semplificano maggiormente il tutto. In ragione di ciò, gli avventurieri più esperti faranno bene a disattivare gli aiuti, anche perché così un certo livello di sfida è assicurato e si gustano meglio le ambientazioni, che integrano oggetti attivi e fondali senza sbavature evidenti.

Peccato per alcuni bug: zone sensibili lievemente sovrapposte, ritardo nelle animazioni e cali di frame rate sono difetti che possono essere risolti, ma fino a quel momento macchieranno l’esperienza di gioco, rendendo noiosi i filmati d’intermezzo che, altrimenti, non sarebbero affatto male. Un plauso va alle musiche, curate da cantanti e musicisti esperti nelle sonorità medievali e fantasy, anche se per una decina di ore di gioco la tracklist è troppo esigua.

Tutto sommato, anche The Dark Eye: Chains of Satinav è riuscito bene: renne e maglioni, però, sono ormai troppo prevedibili. Per il futuro, vorrei che Daedalic Entertainment continuasse a portare la bandiera delle avventure grafiche indossando calzini bianchi e infradito (in quest’ordine). Come dire: titoli classici, ma anche un po’ coraggiosi e (perché no?) scioccanti.

 
Commento della redazione

The Dark Eye: Chains of Satinav conferma l’esperienza maturata dallo sviluppatore tedesco Daedalic Entertainment, una gran caparbietà e competenze artistiche d’alto livello. I difetti possono essere in parte neutralizzati con una patch, e mi auguro che ciò avvenga in fretta. Comunque, Chains of Satinav merita l’attenzione degli avventurieri che amano il fantasy, le belle storie, i disegni fatti a mano. E i maglioni con le renne.

pro

  • Trama ricca di stereotipi fantasy, ma affascinante.

  • Colonna sonora poco varia, ma gradevole.

  • Scenari incantevoli.

contro

  • Alcuni bug qua e là.

  • Poche animazioni.

  • Difficoltà adatta ai principianti.

 

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