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Anteprima – Wolfenstein: The New Order provato per voi!

di il 26/02/2014
 
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Quando è stato annunciato il nuovo Wolfenstein, noi di GamesVillage.it siamo stati tra i primi a poterlo vedere in anteprima e provare con mano. In quell’occasione ero piuttosto scettico sull’intera operazione di reboot della serie: non tanto per le capacità – ancora tutte da dimostrare – di MachineGames, che rimane la software house con il nome più fico di sempre, quanto per i rischi che una simile operazione si porta appresso. Abbiamo ahimé sperimentato fin troppe volte in questi anni che i reboot/rilanci/versioni 2.0/chiamatelicomevipare sono spesso fonte di cocente delusione, e l’unico risultato che ottengono è quello di far tornare una voglia smodata di giocare all’originale.

NELLE GUERRE PRECEDENTI…
Dopo l’annuncio ufficiale ho provato Wolfenstein: The New Order in altre quattro occasioni: ai Bethesda Days dello scorso aprile, all’E3 di Los Angeles e alla gamescom di Colonia, ad agosto. L’ultima, infine, un paio di settimane fa, in una minuscola saletta di un albergo di Milano, dove Bethesda ha predisposto un po’ di postazioni per la stampa, su cui girava una ricca e piuttosto lunga demo senza limitazioni, contenente i primi capitoli del gioco.

...quand'ecco che un piccolo amico si avvicina.

…quand’ecco che un piccolo amico si avvicina.

La “nuova” storia di B.J. Blazkowicz prende il via nel 1946 insieme alla sua squadra, a bordo di un aereo militare impegnato in una missione congiunta con le altre forze armate per cercare di arginare l’avanzata nazista. E già dall’anno in cui ci si trova si capisce che le cose non sono andate come nella realtà. Dopo aver fallito la missione ed essere stato catturato da un sadico generale nazista (il dottor Deathshead, scappato dal castello in cui era prigioniero), B.J. viene salvato da una barca di pescatori e portato in un manicomio polacco, dove trascorre i successivi quattrordici anni in uno stato quasi vegetativo. Si “risveglia” giusto in tempo per salvare Anya, l’infermiera che per tutto questo tempo si è occupata di lui, e scoprire che nel frattempo la Seconda Guerra Mondiale è finita, che i nazisti hanno vinto e che il mondo è precipitato nelle loro mani. Tanta roba da digerire, anche per uno grosso e cazzuto come B.J.. Pronti via, quando gli viene proposto di unirsi alla Resistenza per cercare di abbattere il regime di Hitler, il nostro eroe non si fa pregare, e per quella misteriosa magia che solo nei videogame è possibile, sarà proprio lui, praticamente da solo, a salvare il mondo. Il demo termina proprio mentre B.J. e Anya si trovano sul treno che li condurrà a Berlino, nel cuore dell’Impero Nazista e della Resistenza.

IL VECCHIO E IL BAMBINO
Nel corso delle tre ore abbondanti passate a giocare a Wolfenstein: The New Order gli altri colleghi giornalisti presenti hanno dovuto sorbirsi gli improperi e i rant di un tizio corpulento seduto al PC, che sbatteva il mouse sul tavolo quando moriva per un errore da pivello (spesso), che imprecava quando ne prendeva troppe (spesso), che insultava i nazisti quando riusciva a farli fuori (spesso), e che si lasciava andare a improbabili autocelebrazioni quando gli riusciva qualche colpo particolarmente di classe (rarissimamente). Una scena imbarazzante per tutti i presenti – me ne rendo conto – ma che testimonia soprattutto una cosa: che per tre ore e mezza mi sono divertito un sacco.

Ho urlato come un pazzo forsennato, lo ammetto.

Ho urlato come un pazzo forsennato, lo ammetto.

Wolfenstein è uno sparatutto in soggettiva che non fa mistero delle sue origini, e anzi le prende per le corna e le cavalca, urlando a squarciagola e brandendo due mitra contemporaneamente. Che non si può fare, perché uno dovrebbe avere quattro braccia, ma siamo nei videogiochi e quindi va bene lo stesso. Il nocciolo del gameplay sta nelle sparatorie, che si svolgono quasi sempre all’interno di livelli chiusi, da cui non ci si muove fin quando l’ultimo nemico ha esalato l’ultimo respiro. Il gameplay riesce, almeno nei livelli che ho provato, a raggiungere un risultato da molti inseguito senza successo, quello di fondere tra loro tradizione e novità, elementi che solitamente si considerano parte di un passato che manca solo ai nostalgici come me e aspetti che, invece, non possono più mancare in uno sparatutto moderno. L’energia si rigenera, ma solo fino a 20 punti sui 100 totali, il resto si recupera a suon di curativi più o meno nascosti in giro (con un gradito “boost” temporaneo se il medikit fa sforare i 100 punti salute); di armi se ne possono portare quante se ne vuole e alcune possono addirittura essere usate contemporaneamente, per il massimo della potenza di fuoco e dell’assurdo; se però preferite un approccio più moderno, esiste l’opzione di mirare con l’ironsight.

L’armatura e i proiettili si recuperano come oggetti o dai corpi dei nemici. Il loro comportamento non convince sempre, a dimostrazione che la versione provata non era definitiva e che di limature da fare ce ne sono ancora parecchie. A volte sono aggressivi e ti vengono addosso sparando come dei pazzi; altre volte se ne stanno coperti in attesa che tu arrivi da loro; di quando in quando fanno tutt’e due le cose, e in generale non danno l’idea di sapersi muovere granché in squadra. Le mappe offrono vari ripari ed è sempre bene approfittarne, visto che i nemici fanno altrettanto. Non c’è un tasto dedicato alle coperture, ma uno per sporgersi di lato come ai vecchi tempi (il lean!); gran parte delle protezioni offrono un riparo temporaneo, perché i proiettili tendono a distruggerle. Il quadro complessivo è decisamente vario, divertente, mai monotono, e in alcune occasioni anche parecchio impegnativo. Un aspetto che oggigiorno non si può dare per scontato.

Ci sarebbe anche il fatto stealth. Ci sarebbe...

Ci sarebbe anche il fatto stealth. Ci sarebbe…

LIVELLI DI OTTIMO LIVELLO
L’apparente banalità della struttura ad arena di gran parte degli scontri è ben nascosta da un level design davvero ispirato: l’assalto “in parete” al castello ha dalla sua un certo gusto per la spettacolarità, la struttura simmetrica di uno dei checkpoint che dovremo superare per raggiungere la stazione dei treni rende difficile capire da quale parte arrivano i nemici e l’assalto di due enormi mech metterà in crisi anche i più arroganti marmittoni virtuali. Più in generale, si confermano le ottime impressioni che mi ero fatto nelle precedenti prove su strada di Wolfenstein, in cui avevo potuto giocare un altro paio di livelli.

Segnalo, per puro dovere di cronaca, la presenza di diversi percorsi all’interno di una stessa mappa, che consentono in alcuni passaggi di cimentarsi con lo stealth (piuttosto all’acqua di rose). Come ho scritto già un anno fa, non aspettatevi un Dishonored in salsa Nazi, ma è una di quelle cose che potrebbe aggiungere qualche punto a favore della rigiocabilità. Per quel che mi riguarda, non saprei dirvi se funziona o no, e quanto: gioco a Wolfenstein, sono un soldato mascelluto che affronta i nazisti, mi danno un mitra pesante per ogni mano, e secondo loro dovrei muovermi in punta di piedi? Apprezzo il pensiero ma no, grazie, per questa volta passo (e aspetto Dishonored 2). Nel novero delle concessioni alla modernità vanno inserite anche le sequenze scriptate che intervallano le sparatorie vere e proprie, o che servono ad aggiungere un po’ di varietà: nella primissima missione a bordo dell’aereo, per esempio, dobbiamo inizialmente liberarci del carico nella stiva, poi correre nella torretta a giocare a Space Invaders con i bombardieri nemici. Anche qui, niente di rivoluzionario, ma ben costruito e per nulla invasivo.

Non ti preoccupare, amica interista... vincerete lo Scudetto il prossimo anno.

Non ti preoccupare, amica interista… vincerete lo Scudetto il prossimo anno.

CIOÈ, CHE STORIA!
Quel che si è invece rivelata una delle sorprese di questo “nuovo” Wolfenstein, e che sicuramente rappresenta un elemento di rottura rispetto agli shooter degli anni Novanta, è la storia. Gli autori di MachineGames sono partiti da un universo distopico piuttosto convenzionale e ci hanno costruito sopra un racconto che – ripeto, a costo di consumare i tasti, per quel che ho visto fino a questo momento – non è per nulla banale, scontato o messo lì tanto per far numero.

Ci sono momenti drammatici, ma drammatici davvero, che ti buttano in faccia gli orrori della guerra; altri più inaspettati, come un Blazkowicz in tenuta da Dexter, con tanto di motosega, pronto a estorcere informazioni a un ufficiale nazista; più di tutto, però, c’è un’inaspettata capacità di raccontare, fatta di inquadrature, di stacchi e rallenti al momento giusto, come il lungo piano sequenza in bianco e nero, che racconta i quattordici anni di B.J. in manicomio, e la sua lenta presa di coscienza in cui ogni colpo di pistola sparato da un soldato nazista per uccidere un innocente è punteggiato da un breve, quasi impercettibile ma efficace ritorno alle immagini a colori.

COSA MANCA?
Manca di vedere il resto del gioco ovviamente, per capire se gameplay e storia sono in grado di reggere fino alla fine, e per quello non si può far altro che attendere la recensione. Manca di saperne un po’ di più del sistema di perk, che non ho praticamente toccato, ma che dovrebbe permette di far “crescere” le abilità di B.J. nel corso della campagna; manca il multiplayer, e questo già lo si sapeva, ed è sempre una buona notizia: detto onestamente, l’idea di qualcosa messo lì tanto per far numero non interessa più di tanto (Crysis 3, anyone?). Ci sono già un sacco di ottimi prodotti che assolvono assai bene a questo compito, e altri che stanno per arrivare: meglio spendere il tempo e il denaro nel mettere a posto al meglio tutto il resto, che sviluppare un multiplayer che non si filerebbe nessuno. Mancano i veicoli da guidare, che erano stati promessi al momento dell’annuncio del gioco e di cui al momento non se ne è saputo più nulla. Magari è una sorpresa che i PR di Bethesda tengono da parte per le ultime settimane prima dell’uscita del gioco, ma al momento non ce n’è traccia.

Uno dei tanti momenti "ganassa".

Uno dei tanti momenti “ganassa”.

Manca un po’ di ottimizzazione: il PC su cui ho giocato era pompato assai, con un paio di NVIDIA di fascia medio-alta in SLI. Da buon rompiscatole, ho messo subito tutto al massimo, ma tutto tutto: il risultato per gli occhi era più che godibile, ottimo in molti casi, ma i rallentamenti c’erano, e in alcune occasioni anche piuttosto vistosi. Ripeto, con tutto sparato al massimo, comunque. Per completezza, segnalo che alcuni colleghi hanno lamentato scatti sporadici anche nelle versioni console (Xbox One e PlayStation 4) da loro provate.