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Alaloth: Champions of the Four Kingdoms – Anteprima

 

Si parla tanto di Italia del videogioco, e a ragione, perché ormai sono sempre di più gli studi che operano sul nostro territorio, dimostrando che tutte le tirate sulla creatività del popolo italico, in fondo, un bel po’ di senso ce l’hanno. Visitando il booth di Gamera Interactive in gamescom, dove il CEO Alberto Belli ci ha presentato Alaloth: Champions of the Four Kingdoms, ho avuto una positiva sensazione di concretezza. Alaloth è sicuramente un “dream project”, ma realizzato con la consapevolezza di un mercato spietato dove non è permesso sbagliare un singolo colpo. Ma andiamo per ordine.

Sostanzialmente, Alaloth è il figlio del classico Moonstone e di Dark Souls, un RPG isometrico con un combat system estremamente profondo e complesso, basato sulla fisicità e sull’osservazione dei movimenti e dei pattern del nemico. Potrebbe sembrare il classico Uovo di Colombo, ma il gioco non si limita a ereditare meccaniche e ossessioni degli anni ’90, ma trasmuta il tutto con una formula alchemica che si muove agilmente tra tradizione e creatività.

Alaloth: Champions of the Four Kingdoms

Il Belli, quasi a schernirsi, definisce Alaloth un grosso sistema di combattimento. In realtà si tratta di un palese “understatement” dal sapore britannico, perché di carne al fuoco ce n’è davvero tanta. Già, perché come sanno tutti coloro che non hanno acceso l’Internet cinque minuti fa, il gioco è stato realizzato in collaborazione con Chris Avellone, sceneggiatore di videogiochi che ha lavorato a capolavori come Planescape Torment, probabilmente una delle riflessioni esistenziali più complesse che si siano mai viste in un gioco di ruolo. Insomma, un tipo con le “palle quadrate”. Non fatevi ingannare da una punta di provinciale scetticismo: il suo coinvolgimento non è soltanto una facciata per far gongolare il reparto marketing e i fan adoranti di Fallout e Obsidian. Avellone ha infatti prodotto un gigantesco faldone, che era in bella mostra all’interno del booth, e a quanto pare il suo input creativo è costante e straripante. E, in effetti, il mondo di gioco di Alaloth è davvero interessante e stimolante; sebbene non abbiamo ancora avuto modo di immergerci nella lore, abbiamo già vibrazioni molto positive, principalmente dettate dall’atmosfera. Alaloth promette del resto di essere un fantasy molto brutale, sia dal punto di vista della violenza grafica, ma anche e soprattutto premendo il pedale dell’acceleratore su elementi quali il sesso e gli intrighi politici. Game of Thrones insegna. Un fantasy anticonvenzionale, dove si dicono tante parolacce e non ci si vergogna di affrontare anche gli aspetti più “bui” del genere.

Ma la storia è solo la glassatura della torta, una torta molto buona che fa dell’approccio libero il suo mantra. Come in Moonstone, potremo infatti muoverci fluidamente attraverso una mappa, divisa in quattro regni (umani, elfi, orchi e nani), alla ricerca di speciali artefatti; il gioco può essere affrontato in compagnia di altri giocatori, o di alcuni PNG, ognuno con proprie caratteristiche, sia a livello di statistiche che di personalità: anche qui, la penna di Chris Avellone è destinata a emergere in maniera prepotente. La meccanica di fondo è magnetica e old school: si combatte per diventare più forti, e spendere gli skill point che abbiamo acquisito per sviluppare il nostro personaggio all’interno di tre diverse ramificazioni, ossia la Way of Arms, legata alle armi e ai loro potenziamenti; la Way of Gods, legata invece alle abilità curative; e infine la Way of Nature, collegata agli elementi. Nel corso della nostra demo a porte chiuse, abbiamo avuto modo di vedere questi alberi delle skill, che ci hanno stupito non soltanto per la loro vastità eccezionale, ma anche per la possibilità di combinarli in maniera assolutamente libera, offrendo l’opportunità di creare senza limiti il proprio guerriero, informando così uno stile di gioco personale con tutte le implicazioni strategiche che ne derivano.

Alaloth: Champions of the Four Kingdoms

A livello di meccaniche, quindi, Alaloth sembra già da adesso essere davvero solidissimo, principalmente perché si basa sull’intuizione intelligente di allestire un’impalcatura ed elaborare su di essa. Incasellata la “core mechanic”, i prossimi mesi saranno probabilmente dedicati ad arricchire di contenuti tutta l’avventura. Che si preannuncia essere davvero spettacolare: in quella che è una smaccata e appassionata citazione a Moonstone, infatti, sono presenti anche dei draghi, che si muovono in maniera randomica sulla mappa portando distruzione ovunque si rechino, e che naturalmente costituiscono una scocciatura non da poco nell’eventualità vi si dovessero parare davanti. Il gioco, ci garantiscono gli sviluppatori, ha un altissimo livello di rigiocabilità, nonché un’invidiabile quantità di contenuti, soprattutto per quanto riguarda le quest, che nel caso di quelle secondarie saranno generate proceduralmente, mentre quelle principali saranno firmate dal vate Avellone. E insomma, l’hype c’è, e pure tanto. Vorrei vedere di più della trama, e avere la possibilità di insultare le mamme di qualche elfo, ma per il momento quanto ho visto mi ha stuzzicato l’appetito, e non vedo l’ora di banchettare nell’infernale mondo partorito dal team di Padova.