Videogiochi

Prey – Hands On

di 15/02/2017
 

Dal 2012, dopo l’uscita di Dishonored, Arkane Studios è divenuto sinonimo di qualità: lavorando a titoli particolari, ben elaborati e soprattutto originali, ha sempre portato in commercio delle perle che necessitano senza ombra di dubbio di essere giocate. Prey, è questo il titolo della loro nuova avventura spaziale, non ha collegamenti alcuni con il primo Prey (ne tantomeno con il cancellato sequel): sarà una storia nuova, un’avventura intrisa di mistero, alieni, spazio profondo e vite a rischio. Martedì 7 febbraio siamo andati a Londra, negli uffici di Bethesda Softworks, per provare una versione non definitiva del gioco: un’ora di gameplay per scoprire questo titolo in soggettiva che tanto ci ha emozionato durante lo scorso E3.

Lo spazio misterioso

Senza rischiare inutili spoiler, visto che il titolo basa molto sulla trama, vi servirà solo sapere che il gioco è ambientato in una linea temporale alternativa: in essa, John F. Kennedy è sopravvissuto all’assassinio, e ha puntato molto sulla ricerca spaziale. Questa continua attività umana nello spazio ha attirato i Typhon, razza aliena che ha attaccato la terra. L’America e la USSR hanno quindi creato Talos I, stazione spaziale in orbita sulla terra che funge da prigione e zona di ricerca. E’ qui che la TranStar studia i Typhon per applicarli sul cervello umano, in quanto sono in grado di conferire abilità superumane. Il protagonista del gioco, Morgan Yu (che potrà essere scelto sia di sesso maschile sia femminile), sarà privo di ricordi e starà a voi, proseguendo nel gioco, ricostruire il suo passato e capire cosa è successo nella base, visto che adesso pullula di alieni con l’unico scopo di uccidere. La premessa, sebbene nulla di rivoluzionario, incalza il giocatore in un crescendo ansiogeno capace di incollarlo allo schermo.

Nulla è ciò che sembra

Naturalmente, i Typhon non sono tutti uguali: molte tipologie sono state viste, ma nella versione di prova abbiamo potuto combattere contro due di esse: i Mimic, piccoli ragnetti capaci di imitare gli oggetti che ci circondano, e i Phantom, umanoidi (dovuti alla corruzione di umani da parte dei Typhon ) molto veloci e letali. Se i secondi si sono rivelati dei veri ossi duri, i primi sono la parte divertente del gioco: seguire con la coda dell’occhio il nemico, per poi vederlo girare l’angolo e perderne le tracce è qualcosa che unisce due stati d’animo molto diversi, ansia e euforia. Imparerete col tempo a capire bene quale oggetto prima non era presente, iniziando a guardare le location con occhi diversi.

Altri nemici sono presenti nella mappa, ognuno con caratteristiche diverse: i Cystoid, più piccoli dei Mimic, i Poltergeist, capaci di diventare invisibili, i Telepath con i propri minion controllati mentalmente e i Nightmare, gli incubi, i veri boss del gioco, molto simili a Nemesis di Resident Evil 3.

Una stazione desolata

Naturalmente, vista l’atmosfera del gioco, la stazione sarà quasi totalmente deserta: soltanto dei robot aiutanti saranno in giro pronti a rispondervi (come gli pare) alle vostre domande. La stazione, però, sarà comprimario all’interno del titolo, creando situazioni e dinamiche molto interessanti. Spesso avrete infatti la possibilità di sfruttare differenti approcci e differenti strade, moltiplicando la varietà del gioco stesso e la sua rigiocabilità.

Molti oggetti all’interno delle location potranno essere sollevati (attraverso delle skill), permettendo a Morgan Yu di lanciarli addirittura addosso ad altri ostacoli o nemici: alcuni oggetti complessi, quali torrette o estintori, se usati con diligenza vi aiuteranno molto nel gioco. La stazione, infine, nasconde molti segreti riguardanti la sua storia: esplorarla al massimo (vista la presenza di molte stanze facoltative) vi permetterà in primis di scoprire dettagli sul progetto Talos I, ma anche di trovare oggetti particolari.

Acchiappa l’alieno

Il vostro protagonista però, non sarà l’ultimo arrivato: avrà infatti le giuste skill per combattere questi alieni, dapprima con una semplice chiave inglese, poi con il GLOO Cannon, fucile capace di sparare una sostanza gelatinosa che a contatto con l’aria si solidifica. Questo pseudo silicone sarà utile per rallentare i nemici e permettendovi poi di colpirli, ma anche per neutralizzare trappole e zone che possono arrecare danno (spararla sul fuoco aiuta molto) e, ultimo ma non per importanza, creare sostanza distruttibile all’interno di fessure e spazi, in modo da poter rompere alcune porte e barriere.

Oltre a queste armi, non mancheranno le classiche armi da fuoco: nella demo abbiamo ricevuto un fucile a pompa, anche se siamo certi della presenza di pistole. Badate bene però, le munizioni non saranno infinite, anzi sarà davvero difficile riuscire a trovarne di nuove, costringendovi spesso ad andare avanti di combinazione GLOO Cannon – Chiave Inglese.

prey

Un po’ di collirio, per favore

Non solo le armi saranno pronte per aiutare Morgan: un sistema di modifica cerebrale basato sui Typhon (e che sarà il filo portante della storia) ha permesso la creazione delle Neuromod, potenziamenti che sfiorano il superumano: Morgan, non da meno, per salvarsi la pelle potrà farne utilizzo, migliorando alcune qualità come hacking (permettendovi di aprire porte con un minigioco), forza (permettendovi di sollevare oggetti massicci) e tante altre (legate ad agilità, salute, attacchi e skill specifiche). Tra le ultime avremo invece veri e propri poteri: Morgan potrà in alcuni casi emulare le caratteristiche dei Typhon , compresi Mimic e Phantom.

La soluzione di design per potenziare le abilità è affidata ad un iniettore oculare che, a prima vista, non sembra poco doloroso: sarà necessario però potenziarle, altrimenti alcune zone rimarranno accessibili. Questa caratteristica, infine, crea un’enorme motivo per ritornare sui propri passi, alcune volte per esplorare zone prima inesplorabili.

Un provetto costruttore

Tra armi e abilità, non mancheranno delle skill di farming e crafting: tre grandi stazioni, presenti in alcune zone della mappa, vi garantiranno la possibilità di creare svariate cose: il crea-operatore (robot aiutante), che vi sfornerà un fido alleato per alcune parti dell’avventura, il riciclatore, strumento dove potrete buttare tutte le inutilità raccolte (l’inventario non è infinito), così da creare cubi di materiale, che saranno utili in successiva alla macchina dedicata alla costruzione di oggetti (nella demo abbiamo creato una seconda chiave inglese, ma sicuramente ci sarà molto altro). Gli oggetti per costruire, infine, saranno sparsi per le mappe, sotto forma di circuiti, cavi, pezzi di metallo e altre tipologie di oggetto.

Una stazione ben fatta

Dal lato tecnico, sebbene fosse una versione non definitiva, il gioco mostra davvero dei dettagli fantastici: dalle finestre che si affacciano sul vuoto, ai vari mobili e agli oggetti sparsi, ogni singolo poligono è definito al massimo, creando ancora più immersione nel gioco. Il comparto audio poi, riesce a far rabbrividire ad ogni passo, distorcendo il suono di tanto in tanto, come una sorta di disturbo generale, fastidio tedioso, ma soprattutto spaventoso.

La demo è durata un’ora, nella quale abbiamo concluso la missione (che ci lascia con un cliffhanger pauroso, dedicato al proseguimento della trama), e abbiamo esplorato varie zone in totale libertà, scoprendo anfratti e stanze diverse tra loro, ricche di storia, di oggetti, di armi. Il curriculum di Arkane Studios è d’oro al momento, e Prey, una nuova IP (sebbene abbia un nome già utilizzato), potrebbe essere la ciliegina sulla torta atta a mostrare in che modo si possa rischiare in un mercato gremito di sequel e remastered, e di come ciò possa portare a ragion del vero molti più vantaggi. Alcune cose vanno rifinite di certo, altre sono perfette: l’atmosfera a metà tra un Bioshock e un Dead Space riesce a bilanciarsi bene, non annoiando neanche nelle fasi più lente. Non rimane che attendere maggio, mese d’uscita del gioco, pronti a vestire i panni di quel povero sopravvissuto, Morgan Yu, e ad esplorare Talos I.





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