Videogiochi


Prey – Hands On

di 13/04/2017
 

Su gentile invito di Bethesda Softworks, siamo volati nell’incantevole Londra per provare l’atteso Prey, reinvenzione di una vecchia IP della celebre software house statunitense. La storia di Prey è un’avventura intrisa di mistero, alieni, morte e spazio profondo. Senza dilungarci oltre sulla trama, onde evitare spiacevoli spoiler, sappiate solamente che Arkane Studios ha voluto riscrivere la storia contemporanea dell’uomo: John F. Kennedy, scampato al tentato assassinio, nel corso della sua presidenza ha deciso di puntare non poche risorse sulla ricerca spaziale. A causa dell’intensa e fiorente attività spaziale umana i Typhon, un’ostile razza aliena, è stata attirata con un conseguente attacco alla Terra. L’America e l’URSS, per fronteggiare questa minaccia, hanno deciso di creare Talos I: una sontuosa stazione spaziale destinata a essere un centro di ricerca e una prigione inespugnabile. Qui ci viene presentata la TranStar, una misteriosa società formata da un gruppo di luminari e ricercatori riuniti per un solo scopo: studiare i Typhon per applicarli al cervello umano, in quanto riescono a donare delle abilità superumane. Il protagonista principale del gioco si chiama Morgan Yu e, attraverso il proseguire dell’avventura, dovrete scoprire il suo passato e tutti i vari misteri celati all’interno di quella stazione spaziale; potrete inoltre deciderne il sesso: uomo o donna.

BENVENUTI A TALOS I

Pad alla mano la nostra esperienza è finalmente iniziata e, senza neanche accorgercene, le sensazioni provate sono state un misto tra angoscia e solitudine: il tutto dovuto anche a una colonna sonora di primissimo livello. Il comparto sonoro di Prey riesce a far immergere il giocatore in un’atmosfera emotiva che, sorprendentemente, non ha bisogno di alcuna immagine o altro d’accompagno: chiudere gli occhi e immaginare realmente di essere li, sulla stazione spaziale, è una delle qualità più sorprendenti del gioco. La narrazione è comunque una delle componenti più influenti e coinvolgenti del titolo che, associata all’ambientazione, ci ha intrattenuto per tre ore filate, senza accusare alcun tipo di sforzo se non quello dovuto alla difficoltà. In Prey, pur essendo uno shooter soprannaturali) in prima persona, scordatevi di andare all’arrembaggio all’interno delle varie zone di Talos I; al contrario, dovrete ragionare sempre su ciò che volete e soprattutto usare al meglio ogni risorsa abbiate a disposizione o, in emergenza, crearne voi pur di sopravvivere.

Non è un titolo che si evolve e sviluppa in un singolo binario poiché, oltre a proseguire nella più classica delle main quest, qui potrete sbizzarrirvi ore e ore alla ricerca di registrazioni vocali, diari, oggettistica varia e, soprattutto, dei Neuromod: gli agognati potenziamenti di cui Morgan potrà beneficiare. Un classico albero delle abilità sbloccabili permette di interagire con questi particolari bonus, che ricordano un po’ i Plasmidi di BioShock. Potrete ottenere punti aggiuntivi utilizzando costantemente la funzione di scansione dell’ambiente sui nemici, utile anche per carpirne la resistenza e le debolezze a un determinato elemento/arma. Tali potenziamenti permettono al protagonista di apprendere diverse abilità, come riparare le torrette o gli estintori presenti nel gioco, aumentare la propria salute e resistenza, imparare tecniche sovrumane e, soprattutto, imitare completamente alcune delle abilità manifestate dagli stessi Typhon.  È bene sottolineare come vi siano diverse tipologie di creature, anche se noi al momento ne abbiamo incontrate solamente tre: Mimic, Fantasma e Tessitore. I primi, che richiamano palesemente la forma di un ragno, imitano determinati oggetti (come ad esempio una tazza del caffè) assumendone pienamente le fattezze; i secondi sono invece degli umanoidi (umani corrotti dalla natura maligna dei Typhon) che hanno dalla loro parte una velocità ed una potenza rilevante; i terzi infine riescono a controllare a distanza gli umani, trasformandoli in esseri dotati di poteri decisamente mortali: scariche elettriche, onde d’urto ravvicinate e molto altro. Su conferma di alcuni sviluppatori presenti durante il nostro provato, possiamo confermare la presenza di una diversa moltitudine di Typhon, ciascuno differente per abilità e forma e ognuno, ovviamente, pronto a farci la pelle senza esitare minimamente.

Prey

MASSACRO ALIENO

E come potremo fronteggiarle? Semplice, con un vasto arsenale di armi come insegna mamma Bethesda da sempre. Oltre ai vari potenziamenti, Morgan Yu dovrà ricorrere anche alle vecchie maniere: la forza bruta. Armato di una chiave inglese sin dall’inizio, il protagonista randellerà i propri nemici (soprattutto i piccoli ed indifesi Mimic) alternando però armi bianche ad armi da fuoco, come ad esempio il fucile a pompa, la balestra lancia-dardi, le granate, la pistola silenziata per non attirare troppo l’attenzione e, soprattutto, il GLOO Cannon: fucile capace di sparare una sostanza liquida che a contatto con l’aria si solidifica come cemento. Quest’ultima arma citata è perfettamente utile per farvi capire come l’essere parsimoniosi sulle risorse a propria disposizione risulterà vitale nel prosieguo dell’avventura; ad esempio il GLOO Cannon, oltre ad uccidere e rallentare i propri nemici, vi permetterà di disinnescare trappole, tappare le perdite di gas e rompere porte e pareti. Chiudendo infine il discorso delle armi e delle abilità, Prey ha in sé determinate feature che rendono il farming e il crafting un vero e proprio must: all’interno di tre grandi zone sicure poste all’interno di Talos I, Morgan Yu potrà riciclare il materiale recuperato in giro (cavi, metallo, etc…) ed usarlo per costruire nuove armi o particolarità come il robot aiutante che potrete portarvi in giro per dar supporto alla vostra battaglia.

Dopo aver concluso il nostro provato, con molta difficoltà soprattutto nelle fasi finali, possiamo affermare come il titolo, se manterrà l’esatto rapporto di forza/resistenza di Yu contro i Typhon, darà del filo da torcere anche agli hardcore gamer data l’estrema difficoltà nel razionare le esigue risorse e, soprattutto, la necessità di studiare e imparare egregiamente tutti i vari pattern d’attacco dei nemici; sotto questo aspetto lo si potrebbe paragonare a Dark Souls data l’alta incidenza delle morti. Infine, a livello tecnico, pur sottolineando come tutto ciò di cui abbiamo parlato riguardi una versione non definitiva del titolo, è più che soddisfacente se non ottimo: grafica eccellente e cali di frame rate pari a zero duranti le fasi concitate e frenetiche; evidenziamo anche la perfetta ricostruzione fisica degli oggetti presenti nel gioco e la cura maniacale in generale su tutti i dettagli. Non possiamo ancora dare una sentenza netta a Prey ma, stando a queste premesse, potrebbe essere veramente il culmine di una crescita costante di qualità per Arkane Studios e, perché no, anche un chiaro e netto segnale alla games industry odierna: osare nei videogiochi è ancora lecito.