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The Evil Within 2 – Recensione

 

L’orrore nei videogiochi ha avuto un recente rinascimento grazie al controverso (almeno sui lidi di GamesVillage) Resident Evil 7. Tuttavia, innovare un genere per natura sporco e underground come l’horror, e renderlo potabile e adatto per un nuovo pubblico di giocatori, può essere un compito decisamente delicato. È bello vedere invece che The Evil Within 2 gestisce questo compito in grande scioltezza, facendo uso in maniera sapiente di elementi familiari del genere, non risparmiando citazioni allo stesso Resident Evil, a Silent Hill, al recente Outlast, ma anche ritagliandosi una propria forte e decisa identità.

the evil within 2

Un’atmosfera claustrofobica

Una delle cose che ho più apprezzato di questo gioco è l’atmosfera claustrofobica della sua narrazione: ancora una volta, il gioco di Tango tiene fede al suo nome originale, Psychobreak, raccontando una vicenda costantemente sull’orlo di una crisi di nervi, espandendo ulteriormente la folle mitologia del gioco. Del resto, la vicenda si apre con un Sebastian Castellanos ormai completamente alla deriva, mosso da una motivazione forte, ossia ritrovare sua figlia scomparsa. Sebastian è un personaggio molto più sfaccettato rispetto al primo episodio, più ruvido e persino più tormentato. La ricerca lo porta all’interno di Union, un luogo maledetto che ricorda il Beacon del primo episodio. Si sprecano naturalmente le citazioni: drappi rossi e pavimento bicolore rimandano subito la memoria alle visioni di Twin Peaks, in un divertissement delicato di citazioni e rimandi che tiene incollati allo schermo. Il gioco non si fa problemi a citare altre opere, dicevamo, ma saccheggia anche se stesso, riproponendo situazioni analoghe a quello del primo episodio.

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ALLUCINAZIONE PERVERSA

Tuttavia, questa volta il respiro è molto più ampio, soprattutto dal punto di vista del level design; gli autori infatti hanno diminuito le sezioni incanalate su binari fissi, preferendo invece dare al giocatore la possibilità di sperimentare liberamente all’interno di ambientazioni più aperte, finanche ad arrivare a delle vere e proprie sezioni open world. Per quanto credo che “open world” e “horror” siano concetti agli antipodi, questi passaggi contribuiscono a rendere il gioco più vario; la sensazione è che il team abbia deciso di affrancarsi dalla necessità di spaventare il giocatore a tutti i costi, preferendo invece dare un taglio più avventuroso e libero all’orrorifica discesa all’inferno di Sebastian Castellanos. In questo senso, The Evil Within 2 ha dei maestri illustri, e un producer che risponde al nome di un certo Shinji Mikami. Ho l’idea infatti che il gioco rappresenti l’anello evolutivo mancante tra Resident Evil 3 e Resident Evil 4, recuperando dal primo l’atmosfera opprimente che si taglia un coltello, e dal secondo la componente action.

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Un pantheon di orrori

Il team di sviluppo è riuscito a mantenere questo equilibrio con grande costanza, muovendosi “sul ghiaccio sottile”, ma evitando saggiamente di scivolare rovinosamente nell’abisso. La vicenda quindi è meno intimista rispetto al primo episodio, principalmente perché ci sono più personaggi con cui interagire, che a loro volta permettono di approfondire degli elementi della storia che nel primo episodio non erano stati debitamente esplorati. La sensazione che mi sono fatto, è che Tango abbia voluto esaudire le richieste di quel pubblico di fan che ha chiesto a gran voce la possibilità di saperne di più sul mondo che ha creato; anche se siamo ancora lontani dal carisma di un Resident Evil, l’universo narrativo di The Evil Within sta assumendo forme e contorni sempre più appassionanti, e vengono gettate in questo episodio le fondamenta di un universo interessante e complesso.

La natura più aperta del gioco fa sì che le strutture siano più fluide, pur rimanendo legate tra di loro (il che, purtroppo, si traduce in un fastidioso “backtracking”, uno dei fattori che impedisce al gioco di ottenere un voto più alti. Il team è riuscito ad alternare con grande maestria dei classici momenti “hitchcockiani”, dove la telecamera crea tensione nei confronti di quello che ci aspetta, ad altri momenti invece più liberi. È proprio la libertà la chiave per il potenziale orrorifico di questo seguito, che gli permette di essere tanto efficace nel terrore; se avete mai avuto la (s)fortuna di esplorare una casa infestata assieme ai vostri amici, allora avrete anche una sensazione molto vivida di quello che vi aspetta in The Evil Within 2.

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I GUFI NON SONO QUELLO CHE SEMBRANO

Il gioco non si abbandona ai cliché del jumpscare e dello spavento a basso costo, ma piuttosto costruisce una tensione costante dove siete voi i protagonisti, plasmando grazie alla direzione artistica e al sound design un vero e proprio pantheon di indicibili orrori. Tra inquietudini nascoste, e inquietudini invece sparate in faccia molto esplicitamente, The Evil Within 2 è un gioco spaventoso e in alcuni tratti persino disturbante, che mescola sapientemente elementi dell’horror giapponese e delle paure occidentali, culminando in un un’unione blasfema che rapisce e conquista. C’è poco da fare, quando si tratta di orrore i giapponesi hanno una marcia in più, e da questo punto di vista potremmo definire The Evil Within 2 il figlio illegittimo di Resident Evil e Silent Hill, capace di riprendere dal primo gli orrori più espliciti, e dal secondo la sottile paura che il nostro cervello sia andato alle ortiche.

Spaventoso e disturbante[/quotedx]Visivamente parlando, The Evil Within 2 è un gioco solidissimo, perché il nuovo motore grafico ripulisce la serie di tutte le sbavature del primo episodio, introducendo tutta una nuova serie di giochi di luci e ombre che contribuiscono a costruire l’atmosfera senza speranza del titolo. Vi consigliamo di godervelo su un bel televisore 4K, al buio e con le cuffie, ovviamente se avrete il coraggio di farlo. Il gioco è altrettanto solido a livello di gunplay, con sparatorie molto soddisfacenti e boss battle al cardiopalma, con la possibilità di personalizzare e potenziare il proprio arsenale; alcuni passaggi stealth, e tesissimi momenti survival, ricordano molto da vicino il capolavoro The Last of Us di Naughty Dog. Non citiamo a caso il viaggio di Joel ed Ellie, perché The Evil Within 2 si focalizza molto sulla gestione delle risorse, facendovi ragionare attentamente prima di buttarvi nella mischia e sprecare proiettili come se non ci fosse un domani.

The Evil Within 2 quindi è un ottimo esempio di “more of the same”, ma non nel senso negativo del termine. Al contrario, Tango ha elaborato sulla pregevolissima impalcatura di cui già disponeva nel primo episodio, espandendo i suoi elementi migliori e introducendo degli aspetti di rottura, risultando in un secondo capitolo che realizza tutte le ambizioni che, per un motivo o per l’altro, il predecessore non era riuscito a realizzare. Il nuovo episodio quindi va elogiato per le sue capacità di “world building”, grazie a un racconto interessante e mai noioso, e soprattutto da personaggi che, man mano che si va avanti, diventano sempre più interessanti da esplorare e nei confronti dei quali, alla fine dell’avventura, proverete un sincero attaccamento. Motivazioni, tematiche e sfumature sono sempre l’indice di una buona storia, e con The Evil Within 2 lo sviluppatore ha dimostrato non soltanto di aver avuto una sagace intuizione originale, ma anche di saperne esplorare le premesse.

Info
 
Pro
  • Grande atmosfera e caratterizzazione
  • Livelli aperti di grande impatto
  • Fa paura... ma non solo
  • Contro
  • Sequenze di backtracking poco ispirate
  • Ancora qualche inciampo tecnico
  • Editor Rating
     
    Globale
    8.0

    Voto
    8.0

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    Globale
    8.5

    Voto Utenti
    8.5

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    Commento
     

    The Evil Within 2 è una grandissima dimostrazione di come si realizza un sequel, ossia capitalizzando su tutti gli aspetti positivi del predecessore e migliorando la formula. Un nuovo livello di libertà, e tante illustre ispirazioni provenienti dall'horror psicologico, rendono il nuovo dramma di Sebastian Castellanos degno di essere vissuto. Fa paura? Sì, anche tanto in alcuni momenti, ma il motivo per cui lo giocherete sarà scoprire i personaggi e i retroscena di un mondo malato.