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L.A. Noire versione Nintendo Switch – Recensione

 

L.A. Noire è stata un’opera dirompente, strana e sicuramente fuori dagli schemi di quello che comunenemente viene proposto dalla games industry. Per dirla più chiaramente, un capolavoro, nel vero senso di una parola che purtroppo viene abusata così spesso. A beneficio del lettore, cerchiamo di capire meglio cosa rende veramente grande L.A. Noire, il sogno di Brendan McNamara, un grande game designer tuttavia scomparso dai radar dopo essere stato subissato di polemiche.

L.A. Noire

LA CITTÀ DEGLI ANGELI

L.A. Noire è un gioco investigativo con elementi d’azione, ambientato nella Los Angeles del secondo dopoguerra e ispirato a classici della letteratura come i romanzi di James Ellroy. L’ambientazione ricca di fascino lavora in sinergia con un gameplay molto diverso dai canoni Rockstar, che propone sì elementi action, ma i momenti che fanno davvero battere il cuore sono le fasi investigative. Mutuando elementi dalle avventure grafiche di altri tempi, L.A. Noire permette infatti di esaminare scene del crimine, raccogliere indizi e, soprattutto, interrogare altri personaggi. È qui il senso di tutto il gioco: grazie alla tecnologia MotionScan, è possibile infatti leggere i volti delle persone con cui abbiamo a che fare, intuendo se stanno mentendo o dicendo la verità, in base ai piccoli e quasi impercettibili movimenti dei loro muscoli facciali. Queste sessioni, anche solo tecnicamente, non hanno eguali nel panorama videoludico, e ancora oggi, a distanza di sei anni, riescono ancora a stupire per il loro realismo. Tali fasi sono stati trasposte su Nintendo Switch in maniera molto fedele, senza perdere in qualità grafica e verosimiglianza, ma anzi con una sostanziosa dose di rifiniture.

Va detto che L.A. Noire è un gioco sostanzialmente incentrato sulla narrazione; se cercate azione esplosiva, probabilmente dovete cercare da qualche altra parte, perché il fascino del gioco di Team Bondi si basa tutto sul piacere della ricostruzione, sui dialoghi, sulle tematiche, sull’approfondimento dei personaggi e dell’ambientazione, una Los Angeles bella e maledetta come non se ne sono mai viste in un videogioco, vera e propria protagonista del gioco. Tutti questi elementi, ovviamente, sono senza tempo e non c’è remastered che tenga: ancora oggi, la scrittura di L.A. Noire brilla come un diamante, e tiene attaccati allo schermo fino al finale, uno dei migliori nella storia di Rockstar.

Un feedback tattile molto più immersivo

Una volta definito il gameplay mutuato dall’originale, è il momento di vedere quali sono le peculiarità della versione Nintendo Switch. Partiamo innanzitutto dai controlli: la versione Nintendo Switch offre diverse modalità di interazione, alcune particolarmente innovative senza tuttavia difettare di una versione standard analoga a quella PS4 e Xbox One; scegliendo invece di staccare i Joy-Con, è possibile vivere il gioco in maniera molto più originale. Le fasi sulla scena del crimine sono state infatti integrate con la tecnologia dei controller, ed è quindi possibile esaminare gli oggetti ruotando i Joy-Con, grazie al giroscopio; non solo, la presenza dell’HD Rumble, ossia del sistema di vibrazione avanzato, consente di avere un feedback tattile molto più immersivo quando si tiene in mano un oggetto. Sono piccoli tocchi di classe, che contribuiscono non poco ad accrescere il fascino dell’avventura. L’HD Rumble dà il meglio di sé anche nelle fasi di azione, sparatorie e scontri corpo a corpo, dando una seconda giovinezza anche a queste sezioni che, in realtà, erano le meno ispirate del titolo Team Bondi. Non solo, la presenza del touch screen consente anche di zoomare agilmente sulla scena “pizzicando” lo scherma; questa versione permette infine anche di scegliere tra una telecamera più o meno ravvicinata, quest’ultima particolarmente utile quando si decide di giocare in modalità portatile.

L.A. Noire

L’interfaccia è stata fortunatamente rivista anche per quanto riguarda gli elementi della HUD, che risultano essere più grandi in modo da funzionare bene anche in modalità portatile; in generale, l’esperienza di L.A. Noire sembra essere nata per girare su Switch, considerata la sua natura riflessiva e poco orientata all’azione frenetica. A livello di gameplay il gioco è rimasto sostanzialmente invariato, anche se è stata introdotta una modifica, richiesta a gran voce dalla community di giocatori. Laddove nell’originale era presente la possibilità negli interrogatori di scegliere tra Verità/Dubbio/Menzogna, ora è presente invece la triade Asseconda/Forza/Accusa. Si tratta di una scelta semantica, che sostituisce un verbo con un sostantivo e, pur non rivoluzionando il gioco, lo rende sicuramente più contestualizzato, soprattutto per quanto riguarda le reazioni di Cole, che chi ha giocato l’originale si ricorderà sicuramente essere a volte un po’ stranianti. Come nell’originale, le fasi di investigazione sono funzionali alle fase di interrogatorio, dal momento che ci forniscono gli indizi per mettere alle strette le persone che interroghiamo, e decidere infine se accusarle o, piuttosto, lasciarle andare.

L.A. Noire

L’illuminazione è stata esaltata

Purtroppo c’è una nota dolente, e riguarda principalmente l’aspetto grafico dell’ambientazione, soprattutto per quanto riguarda gli esterni; il problema, se di problema vogliamo parlare, è che il make-up grafico è presente ed esalta dettagli come l’illuminazione, e gode anche di una maggiore rifinitura dei modelli 3D dei personaggi; tuttavia, è tutt’altro che perfetto, qualcosa che si nota soprattutto quando la console viene inserita nel dock. Anche perché di fondo già lo stesso L.A. Noire era meno prestante per quanto riguarda le ambientazioni, dal momento che preferiva puntare sulla resa dei volti e delle espressioni. Si segnalano, inoltre, dei pop-up fin troppo frequenti, nonché la presenza di un aliasing a tratti invasivo. Segnalare sbavature minori come gli sporadici cali di frame rate è doveroso, ma indicarle come un difetto veramente rilevante nell’economia globale del titolo, tuttavia, equivarrebbe a essere gli stolti che indicano il dito piuttosto che la luna. Già, perché la Hollywoodland di L.A. Noire, con le sue luci, le sue ombre e la sua atmofera, è uno degli open world più carismatici che si siano mai visti in un videogioco. L.A. Noire è il classico esempio di gioco dove la direzione artistica subentra anche al mero aspetto tecnico.

Ribadiamo ancora con forza che L.A. Noire è un gioco particolare, e la sua peculiarità è anche la ragione della sua grandezza. È un’opera intensamente cerebrale, di rottura, che punta tutto sull’immedesimazione narrativa. Al di fuori del gameplay, e delle nuove sfumature introdotte dalla versione Switch, quella che rimane è una storia cruda, a tratti spiazzante, con un protagonista come non se ne erano mai visti in altre produzioni interattive. C’è poco da fare: la forza è tutta lì, nella scrittura, nella volontà di aderire al cliché hard boiled pur ritagliandosi un’identità propria in virtù dell’interattività. Poter godere di tutto questo su Switch, quando si vuole e come si vuole, è senza dubbio un enorme privilegio.

Info
 
Piattaforma:
Pro
  • Grande atmosfera e senso di immersione
  • Fasi investigative di grande impatto
  • Il Joy-Con migliora il gioco
  • Contro
  • Qualche difetto grafico
  • Editor Rating
     
    Globale
    9.5

    Voto
    9.5

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    L.A. Noire è un classico senza tempo dei videogiochi, e questo è qualcosa che non si può cambiare. La versione Nintendo Switch esalta tutta la magnificenza dell'opera originale, aggiungendo degli elementi innovativi possibili grazie ai Joy-Con. Il risultato è l'incarnazione definitiva di un capolavoro, da riscoprire di nuovo, pronti a stupirci di fronte a lui come se fosse la prima volta.