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Phantom Trigger – Recensione

 

Il gaming è morto, evviva il gaming! Nonostante il riadattamento poco felice di un famoso motto, la verità dei fatti è che i videogame sono sempre meno giochi e sempre più qualcosa di diverso, più evoluto e maturo. Una maturità che pervade non solo la tecnica e il comparto visual, ma anche e sopratutto la sezione narrativa, i temi esposti e la caratterizzazione dei personaggi (ovviamente, nei casi in cui il titolo effettivamente sia orientato verso questi lidi sempre meno praticati). A questo proposito, può facilmente balenarci Hellblade: Seuna’s Sacrifice, le cui tematiche ruotano attorno alla psicosi di cui la protagonista soffre. Io, da giocatore un po’ più attempato, ho memoria del troppo sottovaluto Sanitarium, punta e clicca dai toni oscuri e che proprio della mente e della condizione dell’uomo faceva il suo fulcro narrativo.

Nonostante la sua natura arcade action, impreziosita da elementi hardcore, roguelike e ruolistici, anche Phantom Trigger partirà da alcune premesse mature: il giocatore vestirà i panni di Stan, ammalato di una patologia rara e che sta per sottoporsi ad una cura salva-vita sperimentale, di cui non si conoscono i reali effetti. Ma, improvvisamente, il gioco ci catapulta nelle vesti consunte di uno straniero, approdato in una landa sperduta e quasi mistica. Anche il nostro misterioso eroe avrà i suoi fantasmi da tenere a bada, in un mondo di gioco allucinato seppur disperato e buio. Qual è la connessione fra i due personaggi? E’ proprio questa domanda che ci spingerà a proseguire ed esplorare a fondo il titolo, realizzato dallo studio indipendente Bread Team.

Ma parliamo proprio di questa introduzione “pesante” seppur in grado di accendere il fuoco dell’interesse: nonostante le premesse mature e l’artwork complessivo del titolo siano in linea e sulla stessa lunghezza di quanto sottolineato nel paragrafo precedente, la storia in se si trasformerà ben presto in un qualcosa di piuttosto ordinario e non particolarmente ispirato. Stesso discorso va fatto per i personaggi, suggestivi e quasi catartici nella battute iniziali, ma che effettivamente non ci cattureranno con il loro spessore. E’ questo un male? Lo è, ma in misura minore visto che il focus del gioco è totalmente rivolto verso le proprie playing mechanic. Ovviamente, non è mai semplice mantenere una linea narrativa solida anche con delle ottime premesse, ma un’elaborazione più profonda della story line avrebbe sicuramente giovato. L’evolversi della trama avverrà attraverso dei continui rimbalzi fra le peripezie dell’innominato eroe che combatte amenità antropomorfe in un mondo al Neon e Stan, alle prese nel combattere la sua malattia: in generale, anche vista l’assenza di bottini da raccogliere (con buona pace degli hard looter), poche possibilità di personalizzazione a livello di abilità et similia ed una effettiva durata piuttosto corta del gioco, che sarà orientativamente attorno alle 10 ore), Phantom Trigger non gode al momento di una grandissima longevità e, in linea di massima, solo gli amanti delle sfide ultra impegnative proveranno i livelli di difficoltà più alti.

Come già specificato prima, il titolo sarà sostanzialmente un action in 2D con elementi ruolistici e roguelike, intriso anche di una notevole difficoltà che ci riporterà alla mente un pacchetto ludico simile alla serie dei Souls. Phantom Trigger, infatti, sarà impostato con una difficoltà di base settata ad Hard che, anche se non si fosse giocatori di primo pelo, metterà in serie discussione le nostre abilità. Ed è proprio questo forse uno dei pregi/difetti principali del gioco: anche ai livelli più bassi, la sfida offerta sarà decisamente alta e basterà un nonnulla per provocare la fine prematura della nostra avventura. Oltre ai combattimenti, saremo impensieriti anche dai puzzle che incontreremo sparsi per il gioco, non particolarmente difficili ma estremamente punitivi nel caso si commettano errori. Questo rende di fatto il gioco difficile da masticare per i neofiti o per chi non è esattamente un campione (o che non abbia molto tempo da dedicare al titolo), rendendolo invece una perla per chi ricerca una sfida assoluta. A venirci parzialmente in soccorso saranno dei checkpoint sparsi per la mappa che, oltre a salvare i progressi di gioco, ci consentiranno di ripristinare i nostri punti ferita per continuare a combattere.

Persino le meccaniche di gioco sono state concepite per fornire un aiuto risicato agli intrepidi che decideranno di avventurarsi nel bizzarro mondo di Phantom Trigger. Ad esempio, nonostante sia presente un level system, questo funzionerà in modo totalmente diverso rispetto ai canoni che il mondo ruolistico ha definito da decadi. Ebbene, i livelli andranno “semplicemente” a sbloccare nuove combo in relazione alle armi che utilizzeremo e a cui potremo accedere, ma le caratteristiche e le statistiche del nostro alter ego resteranno invariate. Ad aggiungere fuoco al fuoco, è bene sottolineare che non ci sarà un tutorial a presentarci i meccanismi base del gioco, rendendo effettivamente la sfida ancora più impegnativa. In più, nonostante la piattaforma ludica di riferimento del gioco sia al momento il PC, Phantom Trigger si dimostrerà fin da subito ed in modo inequivocabile un gioco da pad e non da mouse e tastiera.

Per quanto concerne il combat system, esso sarà ovviamente il cuore pulsante del titolo e, direttamente, il motivo dei nostri dissacranti anatemi che coloreranno le nostre avventure al neon. Nonostante la relativa semplicità delle meccaniche combattive, le quali ci daranno la possibilità di schivare e di eseguire attacchi leggeri e pesanti, diventarne abili maestri sarà complicato, anche perchè non potremo semplicemente dedicarci al button smashing più selvaggio senza incontrare una fine impietosa. A nostra disposizione avremo una spada di ghiaccio, rapida e veloce a breve distanza, una frusta, che servirà per avvicinare a se i nemici e risolvere alcuni puzzle, e dei pugni infuocati, lenti ma piuttosto potenti. Padroneggiare il sistema di combattimento sarà una sfida decisamente ardua, anche in relazione alla crescente “durezza” dei nemici che ci troveremo ad affrontare, che differiranno da livello a livello per statistiche ma anche per abilità e pattern d’attacco. Non sono tantissimi i giochi in cui, dopo le primissime battute iniziali, sia fondamentale imparare sin da subito le animazioni e, di contorni, gli skill set avversari, senza la cui conoscenza avanzare è quasi impossibile. L’esplorazione delle mappe di gioco, piuttosto labirintiche e contorte, non ci consentirà di acquisire loot o strumenti particolari (che, effettivamente, non esisteranno nel senso “canonico” del termine): gli unici oggetti di valore che riusciremo a trovare, saranno degli specchi che ci consentiranno di ottenere esperienza per un determinato tipo di arma.

Da un punto di grafico e tecnico, il gioco è sicuramente di alto livello. Lo stile artistico è eccezionalmente ispirato, intelligentemente legato ad un passato ludico piuttosto remoto ed in linea con le tematiche decadenti e disperate che il gioco ci sussurra all’orecchio, tematiche che il gioco introduce e ravviva nel corso della sua evoluzione narrativa. Non sono incappato in nessun problema tecnico maggiore ma, anzi, l’intera esperienza di Phantom Trigger è scorsa fluida e netta, con un particolare plauso alle animazioni davvero ben realizzate e armonicamente intersecate fra loro. Il comparto audio, nonostante determinati limiti (ascolteremo praticamente tre o quattro track con delle variazioni marginali), è comunque di buona realizzazione e ben si sposa con il clima generale del gioco.

Info
 
Pro
  • Premessa narrativa interessante
  • Meccaniche di combattimento fluide e ben congegnate
  • Visivamente accattivante
  • Una sfida impegnativa...
  • Contro
  • ...forse troppo per i meno esperti
  • Non particolarmente longevo
  • Poche personalizzazioni e zero looting
  • Editor Rating
     
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    Commento
     

    Phantom Trigger è un'esperienza ludica non adatta a tutti palati. Nonostante alcune indubbie doti generali, quali la realizzazione tecnica, la fludiità di gioco e le scelte artistiche visual, il gioco offrirà un'esperienza ludica di difficile digestione e non adatta a tutti gli stomaci, persino ai livelli di difficoltà più bassa. Mi sento quindi di consigliare il gioco a quei player alla ricerca di una sfida difficile e ardua da completare.





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