Venerdì 13

A volte ritornano… Veramente non se ne vanno mai via i mostri assassini delle saghe horror degli ultimi decenni, i babau, i boogeymen, gli uomini neri che al cinema contendono a vampiri, lupi…

Regia: Marcus Nispel
Cast: Jared Padaleki, Danielle Panabaker, Amanda Righetti
Distribuzione: UIP
Voto: 60

A volte ritornano… Veramente non se ne vanno mai via i mostri assassini delle saghe horror degli ultimi decenni, i babau, i boogeymen, gli uomini neri che al cinema contendono a vampiri, lupi mannari, streghe e fantasmi il gradimento del pubblico. Parliamo di Michael Myers di Halloween, di Freddy Kruger di Nightmare, del più recente Jigsaw di Saw e di Jason Voorhees di Venerdì 13, che stavolta ha l’onore di essere resuscitato per la dodicesima volta da Marcus Nispel, autore già di un valido remake di Non aprite quella porta oltre che di Pathfinder e di un Frankenstein da noi inedito. Creato all’inizio per sfruttare l’onda del successo dell’Halloween di Carpenter nel 1980, è divenuto poi oggetto di passione per molti fan, che lo hanno seguito attraverso 11 film, nell’arco di quasi trent’anni.

Sui titoli di testa scorre un rapido “prequel”, che ci informa sull’antefatto. Poi , ai giorni nostri, cominciano ad arrivare i soliti pulmini o Suv di adolescenti in cerca di spasso e lo spettatore sa che non esiste richiamo migliore per il killer di turno. Ecco materializzarsi così nel bosco ancora una volta Jason, qui in forma “umana”, senza tutte le trasformazioni cui lo hanno sottoposto i numerosi sequel di cui è stato vittima (pure lui…). Infatti da povero bimbetto deforme, vittima di bullismi e indifferenza, che crescendo (molto) si è trasformato in un basico killer vendicativo e spietato, negli anni cinematografici è diventato zombie, demone, cyborg, sempre più invulnerabile.

Spazzato via il primo manipolo di villeggianti, subito dopo arriva il secondo, composto da ragazze più belle e ragazzi più ricchi (e odiosi), che a differenza dei primi che stavano in tenda, soggiornano in una lussuosa villa. Ciò non impedirà a Jason, con atteggiamento democratico, di sterminarli tutti. Intanto nella zona si aggira il fratello di una delle vittime precedenti, alla ricerca della sorella scomparsa, che resterà coinvolto col gruppo all’interno della villa. Non si dice nulla di arrischiato, perché si sa che in questo genere di film a salvarsi sono sempre una/due persone al massimo, fra quelle con i comportamenti meno detestabili o stupidi ( e che non si drogano né fanno sesso, moralisti questi sceneggiatori).

Si muore molto, oltre che di classico machete, anche di ascia, freccia, punteruolo e pure di corna di cervo imbalsamato. All’inizio Jason ha la faccia coperta da un lurido cappuccio di tela, poi trova la famosa maschera da hockey e l’icona è completata. Nel cast troviamo Jared Padaleki, star della serie tv Supernatural, un paio di ragazze anche loro televisive e altre facce viste qua e là. Derek Mears, uno stunt professionista oltre che attore, si nasconde dietro la maschera di Jason.

Però: così come non ha più molto senso continuare a scrivere storie tutte uguali, con sceneggiature fatto davvero con lo stampino, anche questo remake è tutto sommato superfluo. Si può scegliere di “rifare” un classico perché la pellicola originaria è davvero vecchia e, come per il Venerdì 13 del 1980, fatta davvero male (anche se gli FX erano del mitico Tom Savini), con pochi soldi e un cast irrilevante, e visibile ormai solo in DVD. Si può fare per riportare la storia al suo stato di “purezza” iniziale senza tutti i contorcimenti narrativi dei numerosi sequel, ripartendo da zero, con i personaggi di base, come ha fatto Nispel. Ugualmente, al di là della perizia professionale, per cui uno spettatore ben disposto, nonostante la totale prevedibilità di ogni secondo della sceneggiatura, può anche fare i suoi sobbalzi sulla poltrona (questo è in fondo il fine ultimo), ormai non se ne può più di questi gruppetti di ragazzi/e, obbligatoriamente stupidi e antipatici, che pensano solo a sesso e droga e, appena c’è bisogno di una minima reazione, più che pasticci illogici non combinano, gettando in prevedibile anche se infastidito sconforto il medesimo spettatore.

Come personaggio Jason non è mai stato particolarmente rilevante, vuoi perché sempre mascherato, vuoi per carenze di scrittura nel conferirgli un qualche spessore. Così tutta la faccenda diventa noiosamente meccanica, costellata di ammazzamenti già visti nelle infinite pellicole sanguinolente dal 1970 in poi. Nispel, regista al quale non manca una certa estetica, è ancora una volta assistito dalla fotografia di Daniel C. Pearl, personaggio nato professionalmente con Tobe Hooper sul set di Non aprite quella porta del ’73, che dopo una lunga ed onorevole carriera ha incontrato il regista tedesco per il remake del 2003 e non se ne è più separato.

Creato dallo sceneggiatore Victor Miller e da Sean S. Cunningham, regista del primo film, Jason è considerato l’iniziatore del filone cosiddetto slasher, che però storicamente andrebbe attribuito a Black Christmas di Bob Clark, anche lui di recente fatto oggetto di un remake da parte del suo stesso autore. Costato all’epoca solo 500.000 dollari, incassò cifre altissime, come tutti i film horror di quel periodo, invogliando i produttori ad accanirsi in sequel. Ci sono stati otto film negli anni ’80, uno nei ’90 e tre (con questo di Nispel) nel 2000. Un counter su internet attribuisce a Jason il record assoluto di ammazzamenti, 169 vittime in tutti i film (escluso l’ultimo). Dopo una dodicesima, ci toccherà una tredicesima versione di Venerdì 13? Scommettiamo che a qualcuno la spiritosa idea verrà….