Gravity Hook

Prendete un gameplay semplice e coinvolgente (“addictive”, direbbero gli anglofoni), concepito sfruttando la fisica – che va tanto di moda oggi, avvolgetelo in una coperta fatta di grafica e musica …

Prendete un gameplay semplice e coinvolgente (“addictive”, direbbero gli anglofoni), concepito sfruttando la fisica – che va tanto di moda oggi, avvolgetelo in una coperta fatta di grafica e musica “old school” come quella che i possessori di Amiga e C64 certo ricorderanno con nostalgia, e il risultato è un “giochino” di quelli da non lasciarsi assolutamente scappare. La trama è condensata nelle prime righe dello splash screen iniziale: “in una base segreta sotto la superficie, un uomo si chiede quanto sia in profondità…”

Da qui lo spunto per il gioco, nel quale dovremo solo cercare di arrivare più in alto possibile. La base è disseminata di mine, a cui ci potremo aggrappare con una fune elastica (cliccando su di essa con il pulsante sinistro del mouse), tirandole verso di noi e contestualmente facendoci sollevare verso l’alto. Dovremo ovviamente “sganciarci” da una mina e aggrapparci a un’altra prima dell’impatto con l’ordigno.
Da un lato, man mano che il protagonista e la mina diventano più vicini, aumenta la loro velocità di avvicinamento, dall’altro avremo la spinta necessaria per salire e aggrapparci a un’altra mina.

Occhio però a non sceglierne una troppo lontana, altrimenti la fune si tende troppo e invece di farci avvicinare alla mina ci allontanerà fino a farci cadere a terra, dove moriremo.

Come potete facilmente immaginare, la situazione diventa caotica e convulsa nel breve volgere di pochi metri. Io non sono ancora riuscito, dopo numerosi (e sottolineo NUMEROSI) tentativi a superare lo scoglio dei cento metri… Sigh…