Non aprite quella porta – Ultimate Edition

E in principio fu Non Aprite Quella Porta: pellicola basica per molti più giovani registi il cui immaginario sarebbe altrimenti stato monco, pietra miliare di un genere, l’horror, che negli anni ha…

Regia: Tobe Hooper
Cast: Gunnar Hansen, Marilyn Burns, Allen Danzinger
Distribuzione: Dall’Angelo Pictures
Lingue: italiano, inglese
Sottotitoli: italiano
Schermo: 1.78:1
Audio: DD 2.0
Dischi: 2
Extra: disco 1: ciak sbagliati; la casa ieri e oggi; trailer. Disco 2: The Texas Chainsaw Massacre, tutti i retroscena del film; Flesh Wounds, genesi di un capolavoro; slide shaw fotografico; scene tagliate

E in principio fu Non Aprite Quella Porta: pellicola basica per molti più giovani registi il cui immaginario sarebbe altrimenti stato monco, pietra miliare di un genere, l’horror, che negli anni ha subito variazioni e contaminazioni e degenerazioni, affossato ciclicamente da mancanza di idee con (talvolta) superflui sequel, remake e prequel, rianimata dalla ventata orientale con i vari Ring e Grudge, con conseguenti rifacimenti made in USA, anch’essi però poi spenti dalla ripetitività. The Texas Chainsaw Massacre, classe 1974, mentre millanta l’ispirazione a fatti realmente accaduti dichiarando di ispirarsi alla lontana al serial killer del Wisconsin, Ed Gein, si dice già preso a modello per il Norman Bates di Psycho, racconta invece una favola nera elementare, dalla quale traspaiono abusate massime popolari: non lasciare mai la vecchia strada per la nuova, non dare confidenza agli sconosciuti e il sempre valido, la prudenza non è mai troppa….(e naturalmente “non aprire quella porta” come raccomandava amorevole Barbablù). Insomma tutte le cose che le mamme raccomandano ai bambini prima di lasciarli uscire di casa da soli.

Ma se la “casa” è il Grande Paese e i “bambini” sono adolescenti cresciuti, per di più cittadini spersi nelle campagne, che non hanno imparata bene la lezione, correranno il rischio concreto di affondare all’inferno. Dopo i soliti ignorati segnali di allarme, arriveranno davanti alla Casa, all’apparenza vuota, isolata e silenziosa. Uno dopo l’altro vi entreranno, e lo spettatore con loro, andando incontro ad un destino atroce, in un crescendo di incredulo orrore. A suo tempo un vero pugno nello stomaco, anche se il film non eccedeva nella dettagliata esibizione di sevizie né in zoomate anatomiche su dettagli raccapriccianti come usa oggidì. Nel 1974 davvero nessuno avrebbe potuto pensare quanto Non aprite quella porta sarebbe divenuto mitico e quanto avrebbe dato origine ad un intero genere (Wrong Turn 1 e 2, il remake di Marcus Nispel The Texas Chainsaw Massacre, il dimenticabile prequel The Beginning e il recente Frontiers, francese, oltre all’australiano Wolf Creek, all’omaggio di Rob Zombie La casa dei 1000 corpi ed a La maschera di cera (impreciso titolo italiano per House of Wax), che mescola l’atmosfera di Non aprite al famoso horror del ’53 con Vincent Price (a sua volta remake del film del ’33 di Michael Curtiz con Lionel Atwill), solo per citare i più conosciuti.

Ma per la gioia dello spettatore ancora e sempre ci sarà qualche incosciente comitiva che sciamerà spensierata lungo la strada sbagliata e sbagliatissima sarà la porta che aprirà, concedendogli così un oretta di torture, mutilazioni, urla e sevizie varie che, si sa, sono tanto catartiche.

The Texas Chainsaw Massacre è un film che ha segnato anche le carriere e di conseguenza le vite di realizzatori e interpreti, attori non memorabili che negli anni si sono identificati con i loro personaggi, percorrendo, in mancanza di altri successi, una carriera da fenomeni da baraccone, invitati a convention, festival e raduni per ripetere e raccontare all’infinito le loro gesta, ed ha fatto assurgere un attrezzo usuale e necessario per le abitazioni di campagna come la sega a motore ad icona assoluta di terrore. Ha inoltre ispirato un paio di generazioni di artisti che si sono buttati anima e corpo a riprodurre arti mozzati, addomi squarciati, cadaveri smembrati, mutilazioni sempre più terrificanti, inventando nuove sostanze e materiali sempre più realistici, in un’escalation di sadica esibizione ravvicinata che ha anestetizzato il pubblico di fronte agli orrori veri, come quelli che capita di vedere nei notiziari televisivi. Tobe Hooper, insieme a Wes Craven (Le colline hanno gli occhi, L’ultima casa a sinistra) indiscusso maestro del genere horror, si è ben guadagnato un posto imperituro nel paradiso di celluloide dei registi.

A fronte di questo inatteso successo allora aveva però rischiato la bancarotta. Il film infatti era stato distribuito dalla Bryanstone Picture (quella di Gola profonda), che dopo aver incassato ben 20 milioni di dollari (il film ne era costati solo 140.000), aveva chiuso senza che Hooper vedesse un dollaro, subendo pure una causa da parte di alcuni membri della troupe che non avevano ricevuto la paga. Dopo qualche anno di carriera altalenante, si era ripreso solo nel 1980, con il successo di Poltergeist. Nel bel cofanetto con la copertina con effetto metallizzato troviamo sul primo disco, oltre al film, una serie di ciak sbagliati, uno speciale “La casa ieri e oggi” e “Rivelazioni”, una serie di interviste con vari personaggi che raccontano curiosità sulla lavorazione. Per concludere, due trailer.

Nel secondo disco troveremo 25 minuti di immagini e scene mai viste, alcune senza sonoro, una galleria di locandine e foto di scena, e due documentari. “Flesh Wounds, Seven Stories of the Saw, genesi di un capolavoro” (70 minuit), suddiviso in otto sezioni, che ripercorre la nascita e la formazione di un mito. Interessante la lunga intervista con Daniel Pearl, il “cameraman” del film, divenuto in seguito direttore della fotografia anche a fianco di Marcus Nispel nel remake del 2003 e quella con Gunnar Hansen, che nel film interpreta Leatherface, divenuto anche scrittore. Anche gli altri filmati sono ricchi di informazioni e curiosità sul film e su attori e realizzatori. Si spazia dagli addetti al makeup ai raduni annuali dei fans, con un omaggio anche gli attori deceduti nel frattempo. “The Texas Chainsaw Massacre: The Shocking Truth” (un’ora e 12 minuti) svela ulteriori retroscena con altre interviste e curiosità varie. In allegato troviamo anche un booklet informativo, con un saggio di taglio sociologico sulla società americana di quel periodo, con le delusioni, i fallimenti e le speranze, che nel film vengono metaforicamente distrutte, fatte a pezzi come i corpi dei protagonisti.

L’immagine di questa versione restaurata e rimasterizzata offre un quadro pulito, luminoso e di soddisfacente dettaglio, nella resa della fotografia originale molto “sporca e malata”, come si usava dire, sgranata, sfocata, con la macchina da presa sempre in movimento su personaggi in fuga, con voluti controluce e colori spesso saturi (si pensi all’inquietante sequenza finale). L’audio semplicemente stereo restituisce con una certa secchezza i dialoghi e la frastornante colonna sonora, composta dallo stesso Hooper, fatta di musica/rumori e soprattutto urla strazianti.

Film: 100
Audio/Video: 70
Extra: 100