Fist of the North Star: Ken's Rage

La divina scuola di Hokuto cerca di colpire il punto di pressione di Xbox 360 e PlayStation 3. Sarà la volta buona? [Review]

“Mai, mai, scorderai…”. Con queste parole iniziava la sigla del cartone animato più amato di tutti i tempi, almeno in Italia. Una serie che ha praticamente traghettato almeno un paio di generazioni dall’adolescenza all’età adulta, nonostante i tentativi di censura da parte dei soliti benpensanti, che in passato hanno provato a bloccare le avventure di Ken e soci bollandole come violente e senza senso. Invece, di senso la storia scritta da Buronson ne ha da vendere: la lunga e intricata vicenda narrata in questa terra post-atomica non è solo fatta da punti di pressione segreti e gente che esplode, ma anche di onore, battaglie fratricide e amore per una donna sulle quali pesa il destino del mondo, Julia.

Diciamoci la verità, chi non ha mai sognato almeno una volta di poter interpretare il ruolo dell’unico vero successore della Divina Scuola di Hokuto? In passato i videogiochi in merito non sono proprio mancati, anzi: quasi ogni piattaforma da oltre 20 anni a questa parte ha ospitato le avventure di Kenshiro. Probabilmente, in questo senso il più famoso in occidente rimane Last Battle, un picchiaduro a scorrimento orizzontale uscito su Megadrive e poi convertito su Amiga nel lontano 1991. Gli estimatori, però, ricorderanno con piacere il primo capitolo in 3D, uscito sulla prima PlayStation nel 2000 (proprio sul nascere della PS2), che vantò la conversione di un beat’em up 2D 1vs1 prodotto nientemeno che dagli sviluppatori di Guilty Gear X2. Entrambe produzioni validissime (eh, insomma… ndAlias), ma per pochi, visto che non hanno mai varcato i confini del Giappone.
C’è voluta la Koei per poter risentire il classico “uattà” uscire dalle casse dei nostri impianti audio, e ora c’è solo da capire se tutta questa attesa è stata in qualche modo ripagata.

Anzitutto, cominciamo col dire che questo gioco è una variante della saga Musou. Del resto gli autori sono gli stessi Omega Force che da secoli producono tonnellate di Dynasty/Samurai Warriors un po’ per tutte le console esistenti. Si tratta di picchiaduro in terza persona, dove il protagonista si trova ad affrontare ondate su ondate di nemici, spesso in numeri davvero notevoli, con centinaia di guerrieri pronti a essere falcidiati con le mosse più fantasiose. Sotto questo punto di vista, Fist of the North Star è un filo più moderato e, in genere, è difficile trovarsi a combattere contro più di qualche dozzina di ostili: questo introduce uno stile di gioco meno sincopato e più ragionato se vogliamo, anche se questa affermazione può sembrare finanche eccessiva in una produzione di questo tipo.

Di base rivivremo tutta la prima serie di Ken il Guerriero (il fumetto, la serie animata infatti differisce in alcuni aspetti) a partire dalla scontro con Shin, passando per il Clan della Zanna, Jagger, Amiba, il terribile Sauzer, fino al confronto con Raul, che avverrà, nel rispetto della narrazione originale, in due parti. Man mano che proseguiremo nei vari capitoli (14 in tutto), sbloccheremo poi tutta una serie di personaggi, compresi Mamiya, Rei e Toki, di cui potremo rivivere le gesta. Sotto questo aspetto il lavoro svolto dai designer di Koei è di gran pregio, con il preciso intendo di seguire con coerenza le tavole di Buronson, modificandone al massimo il finale.

Ogni stage mette il giocatore nelle condizioni di svolgere determinati compiti, come scoprire zone segrete, aiutare cittadini in pericolo di vita e raccogliere oggetti rari. Tutte cose che contribuiscono ad aumentare il numero di stelle (in tutto sette, ovviamente) relative alle missioni del capitolo in corso; non si tratta di una banale perdita di tempo, poiché ogni stella ha la sua bella influenza sulle dinamiche della partita, e la raccolta degli astri può fruttare sia preziosi punti abilità, sia modificare momentaneamente le statistiche in positivo.
Questi punti abilità sono poi spendibili fra un livello e l’altro in una sorta di schema di crescita del personaggio definito Mappa dei Meridiani. Partendo dal centro, si possono potenziare le caratteristiche base del personaggio (forza, difesa, aurea e vita), sbloccando di conseguenza nuove tecniche speciali, abilità e colpi segreti di vario genere. Purtroppo, in determinati frangenti non è ben chiaro il funzionamento di alcuni upgrade, quindi il rischio di ritrovarsi con una mossa nuova praticamente inutile è piuttosto alto.

È sicuramente un contorno piacevole e invitante quello preparato da Koei, ma il piatto principale – ahinoi – lascia parecchio a desiderare. I combattimenti sono fondamentalmente lenti, l’esecuzione delle mosse è tutt’altro che rapida e contrasta con la natura del personaggio: ogni colpo è cadenzato, e la presa in particolar modo sembra quasi in slow motion. Più che tutto, non aspettatevi chissà quante combo: anche se è possibile sbloccarne di nuove, si finisce sempre per utilizzare il pattern più efficace, facendo diventare il tutto piuttosto ripetitivo. All’ennesimo “Rimorso di Hokuto” o “Colpo che distrugge le parti molli” vi passerà un po’ la voglia, insomma. L’intelligenza artificiale è ridotta ai minimi termini e gli scontri con i vari “boss” sono spesso lunghi e tediosi, in ogni caso tutt’altro che dinamici o particolarmente coinvolgenti.

Il lato tecnico è quantomeno mediocre, con una grafica che sembra arrivare dritta dritta da un’altra generazione di console, con texture spesso in bassa risoluzione e una realizzazione dei fondali davvero molto semplice, quasi elementare. Le due console si equivalgono a livello visivo, con un leggero vantaggio per quanto riguarda la versione PS3 in quanto a resa cromatica e velocità dei caricamenti. Apprezzabile anche la colonna sonora: peccato, però, che non sia stata utilizzato nessuno degli splendidi brani del cartone animato originale.

In definitiva, siamo di fronte a un’ennesima occasione sprecata, perché con un po’ di attenzione si sarebbe potuto creare il gioco definitivo di Kenshiro. La scuola di Hokuto, insomma, non ha ancora trovato la sua degna controparte digitale…

Maratoneta di serie TV, appassionato di cinema e accumulatore compulsivo di DVD, oltre che PC Master Race da almeno 15 anni; in tutto questo ogni tanto si ricorda pure di essere uno studente di biologia.