Cosa ci fanno gli zombie in mezzo alla foresta vietnamita? Ma che domande… boh?
Di FPS ispirati alla guerra tenutasi dalle parti del Vietnam negli anni ’70 ne sono stati fatti un bel po’. L’ambientazione è decisamente inflazionata: fin dai tempi del Commodore 64 si sono susseguiti sparatutto a scorrimento, in soggettiva, giochi strategici di vario tipo e qualità Un FPS ambientato in Vietnam con gli zombie, però, mi pare una novità. Certo, non ci sono nemmeno stati giochi ambientati in Vietnam con le bambole gonfiabili o con i Puffi, però perché non cominciare la saga dei nemici assurdi proprio con gli zombie?
Beh, comunque qua non si tratta di zombie, quindi fate finta di non aver letto nulla fino a ora, visto che i nemici in Shellshock 2 (a parte i vietcong), infatti, sono zombie solo all’apparenza, ma in realtà sono solo combattenti infetti che si innervosiscono talmente tanto da correre contro chiunque non sia come loro per assaggiarne la carne e aggiungerlo al club degli impestati. La storia, a parte la faccenda degli infetti, va raccontata con dovizia, soprattutto perché – una volta tanto! – la conosco quindi la scrivo. Voi impersonate un soldato americano che viene chiamato dal suo comando per far rinsavire il fratello (che è infetto) e fargli rivelare qualcosa sulla sua misteriosa malattia. Il fratello però è “leggermente” recalcitrante a rivelare dettagli sul suo stato e si limita a gridare, sbavare e cercare di azzannare gli astanti. Caso vuole che una bomba colpisca la vostra postazione e che il fratellino riesca a liberarsi e scappare… a voi il compito di scovarlo e far luce sul virus.
È un bel gioco Shellshock 2? Beh, definirlo bello sarebbe eccessivo, così come sarebbe eccessivo definirlo buono e anche medio… diciamo che è intelligente ma non si applica e sputa carta masticata contro la lavagna.
Sono principalmente tre i difetti che attanagliano il titolo Eidos.
Punto primo: tecnicamente è accettabile (a tratti) ma decisamente lontano dalle produzioni di riferimento per questo genere, cioè Crysis e Far Cry 2: ci sono saltuariamente dei momenti in cui uno dice: “Beh dai, carino”, ma generalmente il commento è: “Mah”.
Punto secondo: circa metà del gioco è senza zombie, ma si ha a che fare coi vietcong. I vietcong in Shellshock 2 si impegnano anche, ma sono tutti uguali, hanno una mira formidabile da lontano e da vicino sono stupidi come le galline. Un FPS nel quale i nemici sono stupidi da vicino e bravissimi da lontano fa venire il nervoso e basta. Fortunatamente per una buona metà ci sono gli zombie, che magari non brillano per arguzia ma almeno è divertente fargli saltare la testa con un fucile a pompa. E poi ti vengono contro come i matti, cosa che se accade nella penombra (e quasi tutto il gioco è immerso nella penombra) fa venire anche una certa tensione.
Punto terzo… non mi ricordo più. Ah sì, punto terzo, la varietà complessiva lascia abbastanza a desiderare: ok che i nemici sono un po’ tutti uguali tra loro (del resto sono soldati, non si poteva pretendere ‘sta gran varietà), ok che lo scenario è poco vario (ci sono edifici e foresta, del resto il Vietnam è così), però almeno un po’ più di armi le potevano mettere, essù… sono davvero quattro in croce, ma soprattutto non c’è il fucile da cecchino. Ragazzi, qua siamo all’ABC: che sparatutto è se non c’è il fucile da cecchino? È come il festino tra amici senza il filmino porno. Poi magari c’è, per carità, forse nascosto da qualche parte, in qualche cassa magari lo hanno messo, ma io (giurin giuretta!) l’ho cercato con il massimo impegno fino alla fine, ma… niente.
In definitiva Shellshock 2 è un FPS con una forte componente survival horror in grado saltuariamente di far venire un po’ di strizza per via degli attacchi zombeschi. Complessivamente, però, è troppo ordinario per poter essere consigliato.








































