Ieri sera ho dedicato qualche minuto a leggere le recensioni internazionali di Yoshi’s New Island, che più di quelle italiane hanno bocciato il nuovo videogioco di Nintendo dedicato al celebre draghetto cagauova. Devo personalmente dissociarmi fin da subito di fronte all’onda di disfattismo che ha colto alcuni esimi colleghi, anche se gli occhi dell’amore che ho per il personaggio contribuiscono in parte a vedere con più clemenza i difetti, e in parte a esaltarne con maggior enfasi i pregi. Fatto sta che Yoshi’s New Island è tutto tranne che un titolo da buttare, pur nella consapevolezza che siamo ben lontani dai fasti di quel Super Mario World 2: Yoshi’s Island che ancora oggi rappresenta un’esperienza totalizzante per coloro che amano i platform pensati come si deve.
In parte, dello Yoshi’s Island che fu il nuovo titolo dello sviluppatore Arzest (fondato nel 2010 dal core team ex Artoon, che si era già occupato di Yoshi’s Island DS) ne riprende alcuni tratti, seppur ammorbidendo l’esperienza in modo che sia fruibile a un pubblico meno hardcore. Al solito, Baby Mario si fa scarrozzare da un livello all’altro in groppa a una serie di yoshi variopinti, capaci di inghiottire i nemici e trasformarli in uova. Queste ultime possono essere sfruttate per diverse operazioni, lanciandole per colpire tanto i nemici stessi, quanto alcuni elementi attivi dello scenario, come ad esempio pulsantoni per alzare grate o nuvolette con un punto di domanda che “accendono” bonus di diverso tipo.
Una delle peculiarità essenziali di Yoshi’s New Island è la totale assenza di un countdown temporale. Questo significa che il giocatore ha tutto il tempo che vuole per esplorare i livelli e scovare tutti i segreti ivi contenuti. Per completare al 100% uno stage è necessario raccogliere trenta monete rosse più o meno nascoste e cinque fiori. In aggiunta, è d’uopo arrivare in fondo con trenta stelline, che rappresentano contemporaneamente un elemento collezionabile e l’indicatore della vita di Baby Mario. Quando il nostro yoshi viene colpito, difatti, il piccolo protagonista viene disarcionato e incluso in una bolla fluttuante: per ogni secondo che passa tra quel momento e quello in cui lo recuperiamo, l’indicatore delle stelline scende di una unità.

Arrivare in fondo al gioco è fin troppo facile. Anche il videogiocatore meno esperto non faticherà a percorrere i sei mondi di gioco, soprattutto se si considera che l’assenza di un limite temporale consente di affrontare ogni passaggio con la dovuta calma. Portare a casa il fatidico 100%, invece, non è una passeggiata, in particolare perché alcuni stage richiedono di affrontare dei minigiochi (che sfruttano il giroscopio del 3DS), dove non sempre è possibile raccogliere tutto in una sola passata. Raramente, poi, Yoshi può trasformare un enorme Tipo Timido in un uovo gigante che, se lanciato, può distruggere lo scenario allo stesso modo di Mario in New Super Mario Bros. dopo che ha inghiottito un Super Fungo.
Il level design fa il suo, anche se vive di qualche momento di stanca, per lo più dovuto alla ripetizione di alcune dinamiche che, una volta assimilate, trasformano certi passaggi in un affare più “meccanico” che dipendente dall’abilità di chi ha in mano il 3DS. Alti e bassi si ripetono anche a livello stilistico: graficamente Yoshi’s New Island non è certo da buttare via, e anzi fa un buon uso di tinte pastello e di un tratto leggero e colorato, che rende bene perfino in 3D; tuttavia, alcuni mondi funzionano visivamente meglio di altri, e fa quasi specie notare come i migliori stage dal punto di vista della direzione artistica siano anche quelli che regalano più soddisfazione in quanto a gameplay. C’è, insomma, un po’ la sensazione che la lavorazione di Yoshi’s New Island sia passata attraverso fasi serene e altre un po’ meno, dove evidentemente la vena ispiratrice non ha condotto sangue come avrebbe dovuto.
Detto questo, se siete capaci di prendere Yoshi’s New Island per quello che è (e quindi senza fare paragoni con uno scomodo passato), allora il divertimento è garantito, nonostante quanto detto poco sopra. Di certo, il titolo di Arzest non passerà alla storia tra le migliori esperienze proposte da Nintendo su 3DS, ma si lascia giocare e fa comunque il suo. Resta purtroppo costante la sensazione che con un po’ di impegno in più (e un aiutino maggiore da parte di Miyamoto, diciamocelo!) Yoshi’s New Island avrebbe potuto assurgere a ben altri livelli qualitativi.









































