Se siete dei nostalgici di Hermione Granger, se vi piace l’interpretazione spontanea e un po’ impacciata di Daniel Bruhl e se avete apprezzato il precedente lavoro di Floran Gallenberger (John Rabe), allora andate al cinema a vedere Colonia. Non fatelo per nessun’altra ragione, perché, in effetti, non ce ne sono. Il film sembra promettere più di quel che mantiene e, invece di parlare della situazione in Cile dopo il colpo di Stato di Pinochet o dei veri orrori di Colonia Dignidad, finisce col raccontare una poco convincente storia d’amore che finisce in un thriller alla Mission Impossible.
Andiamo con ordine: Colonia è il titolo del nuovo film di Gallenberger (Premio Oscar per il cortometraggio Quiero Ser) e prende il nome da Colonia Dignidad, una setta cilena che, durante il regime di Pinochet e per 40 anni, ha perpetrato orrori di ogni tipo, tanto a sfondo religioso (abusi sessuali, maltrattamenti, annullamento di dignità, emozioni e pensiero) quanto a sfondo politico (tortura di sospetti traditori e fornitura di armi al regime). Se il regista, come nel caso di John Rabe, vuole mantenere il suo impegno politico raccontando l’orrore di storie realmente accadute, questo non succede nel suo nuovo lavoro. In Colonia, una voce fuori campo contestualizza l’incipit della storia con scene da documentario, raccontando di quanto sta avvenendo in Cile tra elezioni democratiche, colpi di stato e Guerra Fredda nel 1973. Ma gli avvenimenti esterni vengono ben presto accantonati a favore di un ritratto appena accennato di quanto avviene all’interno della recinzione di Colonia Dignidad: non sappiamo e non sapremo nulla delle sue origini, di come e perché vengono reclutate persone esterne, del culto che vi viene praticato. Il capo di Colonia Dignidad, Paul Schäfer, viene interpretato come santone dai capelli lunghi da Michael Nyqvist (Uomini che uccidono le donne), che solo in una scena o due cerca di incarnare la mania di onnipotenza del personaggio; per il resto, appare il viscido leader di una propria comunità in cui fa il bello e cattivo tempo.
Se parliamo di personaggi, però, il vero problema sta alla base, cioè ai protagonisti Emma Watson nei panni dell’assistente di volo Lena e Daniel Bruhl in quelli di un giovane tedesco coinvolto nella campagna di sostegno a Salvador Allende. Dei due non viene fatto alcun ritratto: vengono semplicemente buttati nella mischia della situazione, con una storia d’amore che si consuma in un paio di scene di risate e scatti fotografici. Quando Daniel viene catturato con l’accusa di tradimento e rinchiuso a Colonia Dignidad, Lena non esita a corrergli dietro, facendosi accettare da Schäfer per accedere in un vero e proprio campo di prigionia; qui è disposta a tutto pur di ritrovare il suo Daniel, persino a infrangere le regole e a venire convocata a un’adunata (dove di solito si è fortunate a sopravvivere). Ma anche in questi casi, al di là di una fotografia che esalta le scene in notturna per suscitare un maggior senso di oppressione negli spettatori, ogni tortura è puramente accennata, mentre avrebbe molto più effetto una semplice costruzione delle scene o dell’immagine tale da trasmettere un rifiuto più fisico che emotivo di quanto appare sullo schermo.
[quotedx]Il film prende il nome da Colonia Dignidad, una setta cilena durante il regime di Pinochet[/quotedx]
Al trascorrere lento degli eventi e delle sequenze filmiche all’interno di Colonia Dignidad si contrappone l’ultimo quarto d’ora del film, in cui il ritmo accelera esponenzialmente fino a raggiungere un climax dominato dall’espressione alla so-tutto-io di Hermione Granger. Non mancano ovviamente cliché da fuga dell’ultimo minuto, con perdite lungo la strada, colpi di scena e inseguimenti su piste di aeroporto, un cambio di regia che spiazza totalmente lo spettatore. Purtroppo, questo è solo uno dei difetti dell’ultima pellicola di Gallenberger, che soffre di così tanti punti deboli da sembrare un colabrodo; gli interpreti fanno il minimo sindacale per rendere interessante il film, ed è evidente che Emma Watson, sebbene affascinata dai panni dell’eroina che salva il proprio uomo, deve sbrigarsi a trovare uno script che le assegni un nuovo ruolo nel panorama delle giovani star femminili hollywoodiane.









































