Warcraft: L’inizio – Recensione (di un malato di WoW)

La genesi del film di Warcraft è stata senza dubbio travagliata. Ricordo che se ne parlava quando ancora muovevo i miei primi passi in questo settore, quando ancora il progetto era nelle mani di Sam Raimi, il genio visionario autore di film come La Casa. L’oneroso compito di realizzare il film, successivamente, passò a Duncan Jones, figlio d’arte (di David Bowie) e autore di pellicole molto apprezzate dalla critica, come la space opera intimista Moon e l'”Inception-like” Source Code. Le aspettative, quindi, erano parecchio alte, considerata soprattutto la capacità di Jones di scavare nelle psicologie dei personaggi. E infatti, Warcraft: L’inizio è un film che vive di luci e ombre, di buone intenzioni ma anche di molte delusioni.

Warcraft

A beneficio del lettore, vorrei essere inquadrato nella tipologia di fan della serie: ho apprezzato gli strategici classici di Blizzard, ma mi sono veramente appassionato alla saga solo quando diventò un MMORPG, con World of Warcraft, che ho giocato dal lancio fino all’espansione Cataclysm, interpretando principalmente un Night Elf classe Rogue. Sono un giocatore atipico di WoW, nel senso che ho lasciato un po’ da parte la corsa all’equipaggiamento migliore e all’endgame, per concentrarmi sulle atmosfere e sulle avventure che permetteva di vivere questo mondo online. Credo che sia un punto particolarmente importante da sottolineare, dal momento che Warcraft: L’inizio è un film che sprizza fan service da tutti i pori. Il che, a livello di marketing, aveva anche piuttosto senso all’inizio della lavorazione della pellicola, momento di massima prosperità per il mondo persistente di Blizzard; oggi, invece, come sappiamo il gioco ha subito delle fisiologiche fluttuazioni d’utenza. Il film soffre la maledizione tipica degli adattamenti cinematografici da videogiochi. Ossia, la necessità di dover mediare tra far contenti i fan e, invece, essere leggibile per tutti coloro che del materiale sorgente non ne hanno mai sentito parlare. Il risultato, come spesso avviene in questi casi, è un ibrido che rischia di scontentare tutti.

Warcraft: L’inizio è un film che sprizza fan service da tutti i pori

Warcraft: L’inizio lancia infatti tante strizzatine d’occhio ai fan, tentando di assomigliare quanto più possibile al videogioco. Ma, allo stesso tempo, costruisce una trama per coinvolgere lo spettatore “casual”. Alla fine dei conti, quindi, gli appassionati si trovano un film eccessivamente diluito, e tutti gli altri finiranno per sentirsi irrimediabilmente estromessi. Questa schizofrenia si riscontra in tantissimi aspetti della messinscena, a partire innanzitutto dalla direzione artistica. World of Warcraft ha un particolare stile cartoon, con colori accesi e saturi. Al cinema, nel frattempo, c’è negli ultimi anni una tradizione di creare film dalle tinte oscure. Ed ecco quindi che ci ritroviamo di fronte un pasticcio, che non ha la freschezza visiva di un gioco Blizzard, ma risulta anche essere poco credibile sul grande schermo. La sensazione “fan movie”, purtroppo, è davvero molto alta, e anche qui si riscontrano diversi alti e bassi. Le ambientazioni negli esterni sono notevoli, ma poi ci si sposta negli interni, con i primi piani dei personaggi, e i prop risultano essere davvero troppo plasticosi. Anche il casting risulta essere a mio parere ben poco ragionato, e gli effetti speciali, con occhi fiammeggianti ed incantesimi appariscenti, sono visivamente interessanti ma anche evidentemente fuori luogo in una pellicola live-action.

Warcraft 2

Gli orchi sono truccati bene (tranne l’orchessa Garuna, uscita a mio parere da un Lucca Comics qualsiasi), ma poi si vedono di sfuggita degli elfi e il sopracciglio si inarca. Il materiale di partenza, peraltro, è volutamente ironico, ma come funziona tutto questo in un mondo che pretende di essere preso sul serio? Semplice: non funziona. Che posto può avere un incantesimo che trasforma le persone in pecore, in un film che si sforza di essere epico quanto Il signore degli anelli di Peter Jackson? Desideravo con tutte le mie forze sentirmi parte di questo mondo, ma tanti piccoli dettagli hanno bombardato la mia sospensione dell’incredulità. Warcraft: L’inizio soffre di evidenti problemi di tono, derivanti dal desiderio di voler soddisfare tutti. Una piccola nota a margine: il mondo di Warcraft nasce dall’alchimia tra le diverse razze. Perché, quindi, limitare la vicenda a Orchi e Umani?

[quotedx]Warcraft: L’inizio lancia tante strizzatine d’occhio ai fan, tentando di assomigliare quanto più possibile al videogioco[/quotedx]

Ma il tradimento più grande è senza dubbio nello spirito della pellicola. Quella di Warcraft è sempre stata una storia epica, dai toni marziali e a tratti solenni. Basta guardarsi le cinematiche di Warcraft, o quelle di World of Warcraft, per rendersene conto. È una saga fatta di grandi valori, di uomini che passano al lato oscuro, di guerre fratricide. Jones ha dimostrato di aver colto tutto questo, ma non è stato in grado di azzeccare i tempi. Il film finisce per essere, sfortunatamente, troppo verboso, con tanti punti morti ed eccessivamente prolisso nei dialoghi. Di solito sarei portato a considerarlo un fattore positivo, ma la vicenda che c’è alla base del film è davvero troppo esile per giustificare una simile ridondanza. C’è del buono nella pellicola di Jones: mi è piaciuto molto il modo in cui sono stati umanizzati gli orchi, e si è cercato di dare uno spessore e delle motivazioni a questi personaggi guidati dalla brama per la battaglia. Jones è stato anche bravo a replicare uno dei temi portanti di Warcraft, ossia che non c’è nessuna razza buona o cattiva, ma semplicemente ognuna di esse ha le proprie ragioni per agire, anche a scapito degli altri. Ma è davvero troppo poco in un film che aveva un potenziale così grande. Se vogliamo vedere il lato positivo, c’è da dire che Warcraft: L’inizio getta le fondamenta per un universo cinematografico, ma Jones e compagnia dovranno impegnarsi davvero molto di più per ricreare l’essenza della serie Blizzard. Da fan mi reputo scottato da questa esperienza. Sarei voluto uscire dalla sala esaltato e divertito, ne sono uscito invece più dubbioso che mai. Il fantasy su grande schermo ha i giorni contati? I videogiochi al cinema non funzioneranno mai? Beh, non ho le basi per dirlo, ma di certo finché non si cambierà mentalità, la strada da percorrere sarà ancora assai lunga.