[Fantafestival 2016] Blood on Melies’ Moon – Recensione

Blood on Melies’ Moon non è un film dell’orrore qualsiasi. Blood on Melies’ Moon parla del cinema e dei mondi fantastici che il regista Luigi Cozzi ama da sempre. E lo fa nel modo più surreale e visionario possibile, ai limiti della parodia. I fratelli Lumiere hanno davvero inventato il cinema nel 1895 oppure l’ha ideato qualcun altro prima di loro? Ma chi è quindi questo Melies? Quale mistero si nasconde dietro la sua figura e dietro al libro titolato L’Univers Vagabond? Queste le basi di un racconto ambientato per la maggior parte del tempo nella Roma dei giorni nostri, scandito da toni stravaganti e assurdamente visionari, nonostante talvolta adori anche prendersi tremendamente sul serio. Non troppo, perlomeno.

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Misteriosi personaggi, alcuni appartenenti proprio alla cinematografia horror classica nostrana, collegati da un unico filo comune neanche troppo difficile da decifrare: le origini del cinema, più in particolare di quel Louis Aimé Augustin Le Prince, inventore (pare) del processo che anticipava di alcuni anni quello dei più noti Lumière e scomparso nel nulla a bordo di un treno. Cozzi nel ruolo di se stesso, attraverso i sogni che gli giungono da “dimensioni parallele”, si attiverà per cercare di svelare proprio il mistero di Le Prince. E per farlo, Luigi getta nel calderone quanti più riferimenti al suo modo di intendere il cinema, creando un vero e proprio parallelo tra la città di Roma e la storia del cinema: il negozio di Profondo Rosso, il Museo di Dario Argento, la presenza di Barbara Magnolfi (si, proprio l’attrice di Suspiria), Lamberto Bava, Manlio Gomarasca, Antonio Tentori e persino Alain Schlockoff, il direttore dell’Ecran Fantastique, nei panni di loro stessi e molto spesso protagonisti di situazioni al limite del surreale. 

Quale mistero si nasconde dietro al libro titolato L’Univers Vagabond?

L’opera di Cozzi (due ore e passa) è un mix di effetti digitali grossolani, di colori psichedelici, di sequenze che a prima vista appariranno ridicole ma che in realtà trasudano passione verso quel cinema che ha permesso a Luigi di dare vita a “perle” come Star Crash e Contamination, scandito da budget ridicoli che spesso costringevano a risolvere i problemi di produzione in maniera creativa ed intelligente. Blood on Melies’ Moon è quindi un’esperienza volutamente trash, in cui Luigi ha sempre creduto intensamente nei lunghissimi anni che hanno portato alla sua realizzazione, pur senza l’ausilio di ingenti capitali (e si vede, nonostante tutto). L’Ed Wood italiano, come Luigi stesso adora essere definito, ha quindi finalmente sfornato il suo capolavoro? La risposta è si.