Sin dalla primissima fotografia mostrata di Scarlett Johansson nei panni del Maggiore, gli appassionati di Ghost In The Shell si sono subito scagliati contro la direzione di Rupert Sanders, criticando qualsivoglia materiale promozionale del film e accusando la produzione di aver portato avanti un altro caso di whitewashing nell’industria cinematografica.
Fortunatamente, grazie a un’intervista a IGN, il direttore dell’anime originale, Mamoru Oshii, ha potuto dire la sua sulle critiche che sono state rivolte verso il presunto whitewashing di Motoko Kusanagi, protagonista di Ghost In The Shell e interpretata nel live action dall’attrice statunitense:
“Quale problema potrebbe mai esserci nel suo casting? Il Maggiore è un cyborg e la sua forma fisica è stata completamente formata da zero. Il nome di Motoko Kusanagi e il suo corpo non solo il suo nome e il suo corpo originali, per cui non ci sono le basi per dire che un’attrice asiatica debba necessariamente impersonarla. Anche se il suo corpo originale (sempre se esista una cosa simile) fosse stato di una donna giapponese, avrei comunque compreso la scelta. Nelle pellicole, John Wayne può vestire il ruolo di Genghis Khan e Omar Sharif, un arabo, può tranquillamente interpretare dottor Živago, uno slavo. Sono tutte convenzioni della cinematografia. Se non vengono permesse più queste cose, allora Darth Vader non dovrebbe più parlare inglese. Credo che Scarlett per il ruolo di Motoko sia stata la scelta migliore per il film. Posso solo percepire un motivo politico per questa opposizione, e credo che l’espressione artistica debba liberarsene. Se questo film dovesse rivelarsi un remake dell’anime, non credo che rimanere fedeli alle cose espresse nell’opera originale sia strettamente necessario. Il direttore dovrebbe esprimere la sua libertà registica il più possibile. Se non lo facesse, non ci sarebbe nemmeno un senso per produrre un remake.”
Fonte: IGN







































